{"id":20772,"date":"2025-07-31T21:03:15","date_gmt":"2025-07-31T21:03:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/20772\/"},"modified":"2025-07-31T21:03:15","modified_gmt":"2025-07-31T21:03:15","slug":"prati-generali-2-nazione-indiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/20772\/","title":{"rendered":"Prati generali #2 | NAZIONE INDIANA"},"content":{"rendered":"<p>Da qualche giorno assistiamo a una bolla di commenti, da parte di chi scrive romanzi, su quanto sia frustrante e inutile e pure dispendioso andarsene in giro per l\u2019Italia a presentare i propri libri a un pubblichetto di una manciata di persone a dir tanto. Noi che facciamo poesia ci siamo fatti due risate, memori delle decine di passaggi su gomma e rotaia rubati al sonno per arrivare in piazzetta a Roccacannuccia a \u2018presentare\u2019 \u2018la\u2019 \u2018poesia\u2019 a tre signore fermatesi a mangiare il gelato. Va cos\u00ec, i libri si stampano, magari si scrive bruciando, le poesie avvampano. Ma il peso specifico di quest\u2019arte \u00e8 diventato quello della neve. Non ci importa granch\u00e9 della querimonia annosa circa l\u2019irrilevanza del genere o dei suoi praticanti. Anzi, spesso abbiamo pensato che va proprio bene cos\u00ec: non essere cooptati da nessuna forza. Guadagnare un\u2019altra tacca alla nostra (a volte imperscrutabile) esperienza. Senonch\u00e9, questa desertificazione fa il gioco dell\u2019ideologia della GPU (Grande Poesia Universale), tutta ornamento e salvezza, grandi ego ipertrofici e vacue sfide nell\u2019acquario. Mentre si fa strame di forme di vita, scuola, quartiere, studio, incontro, complessit\u00e0, pensiero critico, progetti, esperienze divergenti o sotterranee, sensibilit\u00e0 sommesse, memorie di luoghi, corpi imprevisti, voci nuove, dissenso, legami tra culture, amicizie, stranezze senza marketing e altre cose da poter immaginare, del passato, nel futuro, mica solo questo. Quanto ancora potremmo allungare questa lista?<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u201cCosa possiamo fare?<\/p>\n<p>Come vogliamo farlo?<\/p>\n<p>Chi dovrebbe ascoltarci?<\/p>\n<p>Che dobbiamo aspettarci?\u201d<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Sono le domande che ci eravamo posti ai\u00a0<a href=\"https:\/\/www.nazioneindiana.com\/2024\/09\/12\/prati-generali\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\" data-saferedirecturl=\"https:\/\/www.google.com\/url?q=https:\/\/www.nazioneindiana.com\/2024\/09\/12\/prati-generali\/&amp;source=gmail&amp;ust=1754036636728000&amp;usg=AOvVaw2rOrWX8Sy9BhjMJ6Qt3kYk\">prati generali<\/a> dello scorso anno, il 15 settembre 2024 a Fermo. Non c\u2019era\/c\u2019\u00e8 un che di irrimediabilmente fuori dal tempo in queste domande? Domande altissime in un reale cos\u00ec greve che sembrano quasi domande improprie. Il bello era farcele \u2013 una ventina di poeti \u2018vicini di casa\u2019 \u2013 consapevoli di essere al di l\u00e0 di ogni istituzione, centro, potere. In un parco di provincia, senza patrocini, finanziamenti, pubblicit\u00e0. Neanche un volantino. Scambiandoci idee, dunque, stando in ascolto, provando a leggere e dialogare in modo multiforme. Non si pu\u00f2 dire che ci somigliamo, n\u00e9 per formazione, n\u00e9 per et\u00e0, occupazione, posizioni ma neanche scritture. E allora? Qualcosa da dire e fare ci \u00e8 rimasta, a ogni modo. Siamo in procinto di riaprire il prato.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Adelelmo Ruggieri, Alessio Alessandrini, Mariagiorgia Ulbar, Renata Morresi<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>L\u2019invito \u00e8 dunque a:<\/p>\n<p><b>Prati generali, Incontro di poesia<\/b><\/p>\n<p>(secondo di cinque)<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Pianoro di Colle San Marco,\u00a0<b>Ascoli Piceno<\/b><\/p>\n<p><b>3 Agosto 2025<\/b>, dalle 15,30 in poi<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-114805\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/cartolina-prati-generali-2025_page-0001.jpg\" alt=\"\" width=\"1755\" height=\"1241\"  \/><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>(Una lettera di Lorenzo Mari, che l\u2019anno scorso ha aperto i lavori)<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p align=\"RIGHT\"><b>CIP E CIOP <\/b><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><b>Una lettera<\/b><\/p>\n<p align=\"RIGHT\">Car* amic*,<\/p>\n<p>e gi\u00e0 questo inizio potr\u00e0 fare storcere il naso a qualcuno, ma va bene cos\u00ec\u2026<\/p>\n<p align=\"RIGHT\">Scrivo a voi e insieme scrivo a me stesso \u2013 e, proprio per questo motivo, rivendico intanto di poter prendere una forma, per quanto provvisoria \u2013 <strong>una lettera che cerca di cogliere il senso del laboratorio iniziato sui Prati Generali di Fermo, nel tentativo di mantenerne vivo un potenziale trasformativo<\/strong> \u2013 per tutt*, a partire in primo luogo da me stesso: ne avevo bisogno, e voi avete risposto a questo mio bisogno; ne ho ancora bisogno\u2026 \u2013 che rimanga sempre aperto verso esiti imprevisti.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Gli interrogativi posti \u2013 Cosa possiamo fare? Come vogliamo farlo? Chi dovrebbe ascoltarci? Che dobbiamo aspettarci? \u2013 mi portano, innanzitutto, a interessarmi di nuovo al noi che viene postulato in ciascuna e in tutte e quattro le domande suggerite da Renata Morresi e Adelelmo Ruggieri.<\/p>\n<p align=\"RIGHT\">Ora, pensare in termini di noi non risolve di per s\u00e9 il problema dell\u2019ego ipertrofico, del problema dell\u2019autore-personaggio, sempre esistito, eppure modificato e amplificato in modi nuovi da un uso pi\u00f9 social che sociale. Pensare a noi, pensare-noi, non \u00e8 una panacea: ogni incontro pu\u00f2 ridursi a una riunione di tanti io ipertrofici. (O tante monadi, per fare teoria della lirica.) Un\u2019impressione che pu\u00f2 benissimo uscire anche da uno specifico lavoro in termini di noi, ossia dalla lettura di <a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?tag=poesia-prima-persona-plurale\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">tutti i contributi<\/a> finora pubblicati nell\u2019ambito dell\u2019indagine che Gianluca Rizzo e io abbiamo inaugurato nel 2022 su Le Parole e Le Cose, con un <a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=45566\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">questionario sul pronome di prima persona plurale in poesia<\/a>.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Chi legger\u00e0 potr\u00e0 trarre le proprie conclusioni su questo lavoro, che resta in fieri, e sulle varie declinazioni di noi che ne sono finora emerse. Gianluca e io abbiamo maturato, nell\u2019ultimo anno, l\u2019intenzione e il progetto di una pubblicazione cartacea che segni un ulteriore passo in questa elaborazione individuale\/collettiva: non una (ennesima) antologia di poesia, ma una selezione di testi \u2013 non necessariamente \u201cpoetici\u201d\u2026 \u2013 di chi ha gi\u00e0 dato il proprio contributo; testi che diano ascolto ai tanti noi gi\u00e0 espressi, non solo al proprio, e cerchino di dedurne qualcosa d\u2019altro.<\/p>\n<p align=\"RIGHT\">Ascolto \u00e8, in fondo, una parola chiave per noi: sembra banale, ma talvolta non lo \u00e8. Non lo \u00e8 nemmeno la parola progetto, o progettazione, come si pu\u00f2 leggere in questa citazione da \u201cPer una definizione di avanguardia\u201d (1966) di Elio Pagliarani apportata da Gianluca al nostro testo introduttivo per il questionario, e dove alla parola \u201cnuovo\u201d si pu\u00f2 facilmente sostituire la parola \u201cnoi\u201d, per i nostri scopi:<\/p>\n<p>Molti fra i pi\u00f9 impegnati dell\u2019avanguardia [\u2026] ritengono [\u2026] che la finalit\u00e0 e\/o funzione dell\u2019arte sia quella dell\u2019opposizione [\u2026] Ma qui preme far rilevare che l\u2019opposizione \u00e8 una modalit\u00e0 e non una finalit\u00e0. [\u2026] Allargando l\u2019orizzonte, [\u2026] la negazione si \u00e8 specificata come contestazione. Contestazione dei significati, dei significati precostituiti, che lo scrittore trova nella lingua [\u2026]. Contestazione dei significati precostituiti e usurati della langue, e progettazione di nuovi significati. Progettazione e non fondazione di nuovi significati, perch\u00e9 la fondazione di nuovi significati relativamente alla lingua \u00e8 opera della collettivit\u00e0, della societ\u00e0 nella storia [\u2026]. Progettare il nuovo, perch\u00e9 non basta negare [\u2026].<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Progettare, progettare continuamente \u2013 cos\u00ec come studiare, studiare continuamente\u2026 \u2013 sono parole d\u2019ordine (o di disordine) che per me risuonano con tutt\u2019altro autore e posizione teorica: Fred Moten, in <a href=\"https:\/\/tamuedizioni.com\/tproduct\/467310025-475502958311-undercommons\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Undercommons<\/a>, e nella raccolta poetica <a href=\"https:\/\/www.neroeditions.com\/product\/la-sonora-reticenza\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">La sonora reticenza<\/a>, alla cui traduzione ho avuto la fortuna di collaborare (in una sua poesia, i projects sono \u201cprogetti\u201d e \u201cproiezioni\u201d, ma anche, grazie alla polisemia del termine nell\u2019inglese statunitense e vernacolare, anche le \u201ccase popolari\u201d). Non sono due imperativi categorici n\u00e9 ideologici \u2013 l\u2019accusa di ideologismo \u00e8 talvolta la pi\u00f9 ideologizzata di tutte, non sapendo nemmeno di esserlo \u2013 sono piuttosto due \u201cmodalit\u00e0\u201d, affinch\u00e9 l\u2019opposizione non sia la \u201cfinalit\u00e0\u201d ultima, e riposante in s\u00e9 stessa, dell\u2019agire, anche poetico.<\/p>\n<p align=\"RIGHT\">E sull\u2019opposizione, o la resistenza (parola ormai fuori tempo massimo?), mi vorrei soffermare a lungo, ma non lo far\u00f2, anche perch\u00e9 nel corso dell\u2019incontro si \u00e8 cercato a pi\u00f9 riprese di smontare la contrapposizione destra-sinistra \u2013 talvolta, e con buone ragioni, in favore della scrittura, dello \u201cscrivere bene\u201d\u2026. Pur ricordando che i Prati generali nascono anche da un\u2019idea di politica culturale diversa da quella in atto a livello locale e regionale (ma anche nazionale, trans\/locale, ecc.), anche io ho cercato di svicolare dalla polarizzazione destra\/sinistra. \u00c8 verissimo, in fondo: oggi quella dicotomia sembra una cosa del Novecento, buona per i dazebao degli anni Sessanta\/Settanta (e bisognerebbe dire, a tal proposito, che alcuni \u201cdazebao\u201d erano e continuano ad essere poeticamente eccellenti), eppure un fare poetico che si intreccia con una determinata politica culturale \u2013 sia essa di \u201cdestra\u201d o di \u201csinistra\u201d, a livello partitico \u2013 corre alcuni rischi, primo fra tutti quello di confermare un io ipertrofico ai danni non solo di s\u00e9, o di noi, ma anche di una latente \u201cdomanda di giustizia\u201d come quella formulata esplicitamente, a un certo punto, da Renata.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">E anche io mi sono inserito nella scia della decostruzione di questo binarismo ricorrendo ai lavori collettivi \u2013 curati insieme a Rosaria Lo Russo e Luciano Mazziotta \u2013 portati avanti tra il 2023 e il 2024, tra Firenze e Bologna, sull\u2019opera di Furio Jesi. Se oggi rileggiamo Cultura di destra (1979) non lo facciamo soltanto per tracciare con maggior nettezza la genealogia culturale e politica \u2013 perlopi\u00f9 nota, salvo il caso rumeno \u2013 dei fascismi e neo-fascismi europei, ma anche per vedere nella cultura di destra \u2013 assai presente anche, e soprattutto, in quella che superficialmente si auto-considera come \u201ccultura di sinistra\u201d \u2013 la cristallizzazione e l\u2019assolutizzazione di valori che invece sono immersi nella storia e nelle sue contingenze. Fra questi, c\u2019\u00e8 la Poesia con la P maiuscola, cos\u00ec come dev\u2019essere scritta ogni volta che la si invochi come territorio puro da contaminazioni (ideologiche, ad esempio\u2026 ma non solo!), intrinsecamente divergente e costitutivamente resistente: invocazione che spesso pu\u00f2 nascondersi, in modo anche molto subdolo, dietro quella della \u201cscrittura buona\u201d (che invece, ripeto, \u00e8 il primo orizzonte del fare poetico, per s\u00e9 e per noi; primo, perch\u00e9 \u00e8 quello pi\u00f9 vicino al nostro naso). La poesia pu\u00f2 morire, in un certo senso deve morire, se vogliamo fare festa \u2013 altro concetto-cardine, per Furio Jesi \u2013 e portare una traccia di quella festa dentro la nostra \u2013 buona \u2013 scrittura. Altrimenti rifaremo la Poesia con la P maiuscola, che \u00e8 \u201ccultura di destra\u201d e, soprattutto, qualcosa di diverso da quello di cui ho, forse abbiamo, bisogno.<\/p>\n<p align=\"RIGHT\">Portare una traccia della festa dentro al lavoro della poesia \u00e8 come portare il silenzio dentro la voce, o l\u2019invisibile dentro il visibile. (Dentro, o forse fuori: la questione, comunque, \u00e8 dialettica\u2026) Se ci preoccupiamo dell\u2019invisibilit\u00e0 e della mancanza di ascolto, non \u00e8 il \u201cdare voce a chi non ha voce\u201d \u2013 cos\u00ec paternalista! \u2013 che risolver\u00e0 le nostre preoccupazioni: al contrario, si pu\u00f2 pi\u00f9 produttivamente dare voce a chi ha gi\u00e0 avuto voce \u2013 magari flebile, o una voce che non ci \u00e8 giunta, per vari motivi, in una lingua e con un volume che potessimo udire \u2013 traducendola. Tradurre poesia, ma tradurre anche le pratiche di ascolto che hanno luogo fuori dagli incontri di poesia, e che superano le linee di esclusione che la pubblicazione di poesia o l\u2019organizzazione di eventi poetici continua a perpetuare, essendo chiaramente marcata la Poesia, ancora oggi \u2013 e lo si pu\u00f2 dire per una semplice osservazione empirica, fuori di ogni posizionamento woke o anti-woke \u2013 come territorio bianco, borghese, maschio, cis, abile, non-animale, ecc.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Non basta, insomma, fare le quote rosa agli incontri o nelle pubblicazioni antologiche, non \u00e8 mai bastato ed \u00e8 anche un po\u2019 peloso (pelo di bianco, borghese, maschio\u2026). N\u00e9 bastano le traduzioni esistenti di poesia \u2013 non basteranno mai, com\u2019\u00e8 ovvio, se ci si mette di fronte all\u2019immane prolificit\u00e0 della letteratura-mondo\u2026 Perch\u00e9 continua a esserci un mondo fuori dalla porta del nostro circuito poetico \u2013 circuito che talvolta assomiglia cos\u00ec tanto, e cos\u00ec disperatamente, alla \u201cterra e bar\u201d convocata da Jacopo Curi.<\/p>\n<p align=\"RIGHT\">Molte di queste faccende ruotano attorno alla presa di parola, sulla quale \u00e8 forse opportuno interrogarsi ogni qual volta ci si para un microfono davanti per una lettura di poesia.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"RIGHT\">D\u2019altro canto, per\u00f2, non \u00e8 nemmeno un problema da prendere troppo sul serio: in fondo, si potrebbe migliorare la nostra posizione rispetto alla politica culturale, come proponeva Marco Di Pasquale a tavola, creando un sindacato di chi scrive poesia (una Confederazione Italiana dei Poeti), che chieda, ad esempio, la dignit\u00e0 di rimborsi e compensi per lo spostamento delle persone, e un sindacato di chi organizza poesia (Confederazione Italiana Organizzatori di Poesia), per liberarsi dall\u2019assillo di chi non \u00e8 stat* invitat*\u2026<\/p>\n<p align=\"RIGHT\">Io mi iscriverei immediatamente a entrambe, ma conviene ricordare che si ha comunque a che fare con due sindacati, con CIP e CIOP\u2026 E questo fa \u2013 anche \u2013 molto ridere.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Al di l\u00e0 di questo, e uso un noi esortativo che riguarda soprattutto me e i mei bisogni: ascoltiamo, progettiamo, interroghiamoci sulla presa di parola.<\/p>\n<p align=\"RIGHT\">Forse non vale nemmeno la pena di farlo per la Poesia, ma contro di essa.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"RIGHT\">Lorenzo Mari<\/p>\n<p>                    <a href=\"#\" rel=\"nofollow\" onclick=\"window.print(); return false;\" title=\"Printer Friendly, PDF &amp; Email\"><br \/>\n                    <img decoding=\"async\" class=\"pf-button-img\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/printfriendly-pdf-button.png\" alt=\"Print Friendly, PDF &amp; Email\" style=\"width: 112px;height: 24px;\"\/><br \/>\n                    <\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Da qualche giorno assistiamo a una bolla di commenti, da parte di chi scrive romanzi, su quanto sia&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":20773,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1445],"tags":[1608,203,204,1537,90,89,1609],"class_list":{"0":"post-20772","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-libri","8":"tag-books","9":"tag-entertainment","10":"tag-intrattenimento","11":"tag-it","12":"tag-italia","13":"tag-italy","14":"tag-libri"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20772","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=20772"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20772\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/20773"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=20772"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=20772"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=20772"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}