{"id":207874,"date":"2025-11-10T07:49:09","date_gmt":"2025-11-10T07:49:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/207874\/"},"modified":"2025-11-10T07:49:09","modified_gmt":"2025-11-10T07:49:09","slug":"larte-di-ai-weiwei-e-pura-liberta-la-piu-politica-delle-turandot","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/207874\/","title":{"rendered":"&#8220;L\u2019arte di Ai Weiwei \u00e8 pura libert\u00e0&#8221;. La pi\u00f9 politica delle \u201cTurandot\u201c"},"content":{"rendered":"<p>Ma che cosa c\u2019entra un rivoluzionario artista figurativo contemporaneo cinese dissidente, che non ha mai fatto il regista di teatro, che ascolta pochissima musica e che detesta l\u2019opera lirica, con la messa in scena della <strong>Turandot<\/strong> di Puccini al <strong>Teatro dell\u2019Opera di Roma<\/strong>? C\u2019entra, eccome. Lui \u00e8 <strong>Ai Weiwei<\/strong>, artista coraggioso, inviso al governo cinese, che lo ha arrestato, segregato, picchiato, incarcerato pi\u00f9 volte. Lei \u00e8 Turandot, l\u2019ultimo capolavoro di Giacomo Puccini, che mor\u00ec senza averne scritto l\u2019ultima nota. Ai Weiwei ha preso fra le sue manone la Turandot, le ha tolto molta polvere di dosso, e le ha dato una nuova valenza politica e sociale, una vitalit\u00e0 tutta contemporanea. Tutto questo lo scopriamo vedendo il documentario <strong>Ai Weiwei\u2019s Turandot<\/strong>, presentato come evento speciale della 66\u00aa edizione del <strong>Festival dei Popoli<\/strong>, la pi\u00f9 grande manifestazione europea di cinema non fiction.<\/p>\n<p>Il regista, <strong>Maxim Derevianko<\/strong>, \u00e8 stato alle calcagna di Ai Weiwei nel lungo percorso che lo ha portato fino all\u2019aprirsi del sipario, nel marzo 2022, con due anni di ritardo rispetto al progetto iniziale, per via della pandemia. Derevianko ha filmato Ai Weiwei, la sua coreografa cinese, lo scenografo, la creatrice dei costumi: tutti messi in crisi dalle richieste di Ai Weiwei, ma anche esaltati dalle sfide che l\u2019artista cinese proponeva loro. Balletti che richiamano il Moonwalking di Michael Jackson, una mappa del mondo come scenografia, dove gli oceani stanno per\u00f2 in alto e i continenti sono come delle buche; e ancora, costumi mai visti, con la costumista costretta a interpretare idee che all\u2019inizio sembrano folli, e poi si rivelano geniali. E alla fine, nell\u2019allestimento scenico trovano posto anche riferimenti alla guerra in Ucraina, con immagini filmate della drammatica marcia dei rifugiati ucraini sullo sfondo.<\/p>\n<p>Maxim Derevianko, 34 anni, \u00e8 nato e cresciuto a Roma. La nonna, dalla quale prende il cognome, era ucraina. Maxim \u00e8 figlio di un ballerino russo del Bolshoj e di una solista del corpo di ballo del teatro dell\u2019Opera di Roma. Il bisnonno era primo violinista del teatro dell\u2019Opera.<\/p>\n<p>Derevianko, come \u00e8 nato questo film? &#8220;\u00c8 iniziato come \u201cmaking of\u201c dell\u2019opera, per raccontare il processo creativo di Ai Weiwei. Ma dieci giorni dopo che avevo iniziato a girare, tutto si \u00e8 fermato per il Covid. Disperato, sono andato da Ai Weiwei e gli ho chiesto dieci minuti di intervista. Ho pensato: o questa cosa distrugger\u00e0 per sempre il film, o lo render\u00e0 qualcosa di diverso, e pi\u00f9 grande&#8221;.<\/p>\n<p>\u00c8 quello che \u00e8 accaduto. Il film \u00e8 diventato un documentario che si interroga sul senso dell\u2019arte. &#8220;Esattamente. Ai Weiwei, essendo uno dei pi\u00f9 grandi artisti viventi, rende il film una riflessione sull\u2019arte e sulla sua forza. Su quanto l\u2019arte pu\u00f2 essere politica. Il Covid e la successiva guerra in Ucraina sono entrati prepotentemente anche dentro l\u2019allestimento dell\u2019opera&#8221;.<\/p>\n<p>Come \u00e8 entrato in rapporto con Ai Weiwei? &#8220;Gli ho raccontato molto di me, della mia storia: ho capito che era entrato in connessione con me. Abbiamo avuto un rapporto molto schietto: mi diceva, molto chiaramente, quando potevo filmarlo e quando preferiva che certe cose non fossero mostrate. Non perch\u00e9 fosse una star che fa i capricci, ma per le conseguenze politiche che poteva subire&#8221;.<\/p>\n<p>L\u2019opera rimane uno spettacolo per le classi pi\u00f9 privilegiate. Il film potr\u00e0 arrivare a un pubblico pi\u00f9 vasto? &#8220;Lo spero proprio, anche perch\u00e9 \u00e8 sempre stato il mio credo. Mi proposi per lavorare al Teatro dell\u2019Opera nel 2015 avendo l\u2019idea di fare video per il mondo internet, per arrivare alla mia generazione, per rendere la danza e l\u2019opera molto contemporanei. Spero proprio che questo documentario sia il pi\u00f9 accessibile&#8221;.<\/p>\n<p>Ha scelto di rendere visibile il libretto dell\u2019opera. &#8220;Nasce da un\u2019esigenza che ho sentito fin da bambino: detestavo l\u2019opera perch\u00e9 non capivo le parole che venivano pronunciate. Con un testo in sovrimpressione tutto sarebbe stato risolto&#8221;.<\/p>\n<p>Quella del Festival dei popoli \u00e8 stata la prima italiana del film. &#8220;S\u00ec: e sono molto orgoglioso che il film venga mostrato dal pi\u00f9 importante festival di cinema documentario d\u2019Europa, e in una citt\u00e0 alla quale Ai Weiwei \u00e8 molto legato, con la grande mostra Ai Weiwei. Libero che lo ospit\u00f2 e celebr\u00f2 a Palazzo Strozzi&#8221;.<\/p>\n<p>Siete pronti per il centenario della prima mondiale della Turandot, che fu nel 1926. &#8220;Esatto. Abbiamo perso per pochi mesi la celebrazione del centenario della morte di Giacomo Puccini; ma siamo in tempo per il centenario del debutto di Turandot alla Scala&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Ma che cosa c\u2019entra un rivoluzionario artista figurativo contemporaneo cinese dissidente, che non ha mai fatto il regista&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":207875,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1442],"tags":[1615,203,454,204,1537,90,89,2451,1521,477,14067,124004,124003],"class_list":{"0":"post-207874","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-film","8":"tag-arte","9":"tag-entertainment","10":"tag-film","11":"tag-intrattenimento","12":"tag-it","13":"tag-italia","14":"tag-italy","15":"tag-liberta","16":"tag-movies","17":"tag-politica","18":"tag-pura","19":"tag-turandot","20":"tag-weiwei"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115524309419604109","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/207874","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=207874"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/207874\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/207875"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=207874"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=207874"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=207874"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}