{"id":207965,"date":"2025-11-10T09:06:18","date_gmt":"2025-11-10T09:06:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/207965\/"},"modified":"2025-11-10T09:06:18","modified_gmt":"2025-11-10T09:06:18","slug":"la-cucina-alchemica-di-leonora-carrington","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/207965\/","title":{"rendered":"La cucina alchemica di Leonora Carrington"},"content":{"rendered":"<p>Il formidabile nesso tra cucinare, nutrire, dare al contempo la vita e la morte, cos\u00ec presente nella sua opera, fa da esca al pensiero, lo provoca, gli impone di slittare via dalle tante analisi accademiche che l\u2019hanno rinchiusa nel perimetro surrealista.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"8f50db4d-2788-46aa-b906-5f9f797f0807\" height=\"520\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/01 Carrington_La cucina aromatica di nonna Moorhead_ 1975.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nLeonora Carrington, La cucina aromatica di nonna Moorhead, olio su tela, 1975.<\/p>\n<p>Nata a Lancaster, Inghilterra, il 6 aprile 1917 e morta a Citt\u00e0 del Messico il 25 maggio 2011, Carrington comincia a dipingere da ragazzina. Tra il 1932 e il 1933, durante un lungo soggiorno fiorentino, guarda, osserva, studia, probabilmente conta e misura, si impregna di Rinascimento italiano per poi creare un ciclo stupefacente, Sisters of the Moon, sorelle della luna, una serie di piccole tavole ad acquerello, grafite e inchiostro su carta, poco pi\u00f9 di 26 x 18 cm ciascuna. Chi volesse scoprire questo tesoro ignoto ai pi\u00f9, non perda la mostra a cura di Tere Arcq e Carlos Mart\u00edn allestita presso Palazzo Reale a Milano (aperta fino all\u201911 gennaio 2026) o si procuri il sapiente catalogo Electa che la accompagna.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 l\u00ec, in quel primo affacciarsi sull\u2019abisso della creazione, Carrington sembra superbamente sicura di s\u00e9 e di quel che ha da dire. Nel suo muoversi sul crinale sottile tra mito, cultura, folclore e inconscio non ha tentennamenti. Inutile aspettare il tormentone biopic che la vorr\u00e0 per sempre impigliata (e debitrice) nella relazione complessa con Max Ernst, nell\u2019internamento in una clinica psichiatrica spagnola durante la seconda guerra mondiale, nell\u2019oscillazione incostante tra Nord e Sud del mondo, tra Europa\/Stati Uniti e Messico.<\/p>\n<p>Come non chiedersi, a margine, se si appartenga al luogo in cui si \u00e8 nati o non piuttosto a quello in cui si muore.<\/p>\n<p>Le sue \u201csorelle della luna\u201d, che i curatori della mostra hanno voluto in bella evidenza nella prima e illuminata sala, sembrano alludere a una genealogia femminile e forse \u2013 stiracchiando un po\u2019 attribuzioni e intenti \u2013 femminista. Come se Carrington andasse considerata un\u2019involontaria capostipite del pensiero e della pratica politica che sfoceranno nelle mutagene Camille del Chthulucene di Donna Haraway e nel quantum queer di Karen Barad. Intuizione da prendere molto sul serio, a partire proprio dall\u2019iconografia dei testi e dei siti che a quel pensiero e a quelle pratiche rimandano. La \u2018visionariet\u00e0\u2019 di Carrington, che \u00e8 capacit\u00e0 di vedere e pre-vedere, di osservare al di l\u00e0 di ci\u00f2 che appare, di guardare a occhi ben aperti sul fondo, oggi sconcerta per realismo. Le superfici piane sono le pi\u00f9 ingannevoli, l\u2019uomo e l\u2019umano non sono al di sopra e al centro della scena, le compartimentazioni non si addicono al reale. Lei lo sapeva. Le scienze contemporanee e gli approdi femministi pi\u00f9 avanzati lo hanno dimostrato.<\/p>\n<p>\u00abSono nata cinquantatr\u00e9 anni fa come animale umano di sesso femminile. Questo, dissero, significava che ero una \u201cDonna\u201d.<\/p>\n<p>Ma non ho mai capito che cosa intendessero.<\/p>\n<p>Innamorati di un uomo e vedrai\u2026 Mi sono innamorata (pi\u00f9 volte), ma non ho capito.<\/p>\n<p>Dai alla luce un figlio e vedrai. Ho avuto un figlio, e di nuovo non ho capito.<\/p>\n<p>Chi sono io? E sono, chi?<\/p>\n<p>Sono ci\u00f2 che osservo o ci\u00f2 che mi osserva?<\/p>\n<p>Io sono potrebbe essere un\u2019invenzione disonesta, che in realt\u00e0 designa una moltitudine. Je pense donc je suis, ma perch\u00e9? Bella pretesa, Monsieur Descartes!<\/p>\n<p>Se la mia identit\u00e0 coincide con i miei pensieri, allora potrei essere qualsiasi cosa: dal brodo di pollo a un paio di forbici, un coccodrillo, un cadavere, un leopardo o una pinta di birra.<\/p>\n<p>Se invece coincide con i sentimenti, allora sono amore, odio, irritazione, noia, felicit\u00e0, orgoglio, umilt\u00e0, dolore, piacere e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>Se sono il mio corpo, allora oscillo da feto a donna di mezza et\u00e0 che cambia ogni secondo.<\/p>\n<p>[\u2026] Cos\u00ec cerco di ridurre me stessa ai fatti. Per ora sono una femmina umana che invecchia: presto sar\u00f2 anziana e poi morir\u00f2.\u00bb<\/p>\n<p>Che cosa dipinge, come dipinge e come racconta ci\u00f2 che dipinge un\u2019artista che \u00e8 anche scrittrice raffinata come Carrington? I fatti, senza dubbio, il ciclo vitale che prevede una lenta, complessa maturazione perch\u00e9 arrivi a compimento il destino individuale, che \u00e8 sempre e gi\u00e0 collettivo, non districabile da ci\u00f2 che ci ha precedute e che si ramificher\u00e0 in ci\u00f2 che verr\u00e0 dopo di noi. C\u2019\u00e8 un dipinto, in una delle sale opportunamente immerse in un\u2019oscurit\u00e0 onirica di Palazzo Reale, che inscena una situazione che potremmo definire archetipica. Guardiamolo insieme.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"18206ec4-9908-4d3c-9b40-1239b6de67f8\" height=\"560\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/02 Carrington, Gli amanti_1987 .jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nLeonora Carrington, Gli amanti, olio su tela, 1987.<\/p>\n<p>Innanzitutto la campitura e la velatura. Distribuito in strati sottili che lasciano intravedere il tono sottostante, il colore sembra dare intenzionale omogeneit\u00e0 a una scena estremamente composita. C\u2019\u00e8 un dentro che sconfina nel fuori, un dentro precario, poroso, instabile, una tenda nel deserto. A sinistra un cielo stellato, a destra un letto occupato da due figure \u2013 n\u00e9 distese, n\u00e9 sedute \u2013 simili a quelle del Sarcofago degli sposi conservato nel Museo etrusco di Cerveteri. Sarcofago-bara, che sigilla per sempre un patto d\u2019amore.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"c67fbb5c-760c-408c-8567-fa0fd28010f7\" height=\"553\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/03 Sarcofago degli sposi.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nIl Sarcofago degli sposi, 530-520 a.C.<\/p>\n<p>Intorno agli amanti \u2013 due macchie di colore che spezzano l\u2019uniformit\u00e0 terrosa del dipinto e rimandano al blu del cielo, al rosso e blu dell\u2019uccellino che sfreccia ai piedi del letto, alla gamba umana del lupo azzoppato sulla sinistra, al viola (la tinta che risulta dall\u2019unione del blu e del rosso) dell\u2019indumento nuziale in primo piano \u2013 una folla di figure incappucciate avvolte in monastiche tuniche bianche e piccoli, chimerici animali che sembrano vigilare. Sospensione, attesa, benevolenza, minaccia? Quel che \u00e8 certo \u00e8 che la scena primaria \u00e8 affollata. Il due, in amore, non \u00e8 mai solo due. Si dirama, si moltiplica, si complica. Carrington lo sa, come sa che la famiglia \u00e8 un luogo insicuro, in particolare per la madre e per i piccoli che spesso, nelle sue tele, spiano attoniti. \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"j\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"3402ef0c-53af-472d-a6ef-d52853bbbe83\" height=\"935\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/04 Carrington_Monito alla madre_1973.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\n\u00a0\u00a0 \u00a0 Leonora Carrington, Monito alla madre, 1973. \u00a0<\/p>\n<p>Ha attraversato un intero secolo, Carrington, e ha dipinto tutto il tempo, per quasi settant\u2019anni in Messico, paese la cui cultura doveva esserle congeniale. In quella societ\u00e0 ibrida, lacerata, composita, dalla spiritualit\u00e0 incandescente, imbevuta di magia e humour nero, il suo \u2018surrealismo\u2019 \u2013 come \u00e8 stato detto pi\u00f9 volte anche a proposito di Frida Kahlo, Mar\u00eda\u00a0Izquierdo, Remedios Varo \u2013 non era una scelta stilistica e narrativa, ma la forma adatta a dire la vertiginosa temporalit\u00e0 dell\u2019inconscio nell\u2019altrettanto voraginosa temporalit\u00e0 della storia che ti \u00e8 contemporanea.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un\u2019altra grande artista che ha abitato quasi l\u2019intero Novecento lasciandosi alle spalle l\u2019Europa per poi dedicare la propria esistenza a fare i conti con quella spaccatura. Come Carrington, Louise Bourgeois (Parigi 2011-New York 2010) molto presto abbandona la casa paterna alle porte di Parigi e va \u2018altrove\u2019, movimento che include l\u2019andare verso, ma anche un andare via da, un avventurarsi e un sottrarsi. Estremamente cosciente di ci\u00f2 che la muove, al pari di Carrington nel lavoro artistico non intellettualizza, sperimenta. Crea, riflette e scrive. \u00c8 il fare, il mettere in forma, a consentire a entrambe una stupefacente attenzione, la capacit\u00e0 di non distrarsi e di non lasciarsi distrarre, di osservare con sguardo acuto e curioso anche il processo dell\u2019invecchiare, la mutazione del corpo, l\u2019affilarsi dell\u2019intelligenza che il tempo leviga come un sasso.<\/p>\n<p>Nella mostra di Palazzo Reale c\u2019\u00e8 un breve filmato in cui Carrington, intervistata nei primi anni duemila da un vieppi\u00f9 sgomento interlocutore, alternando lo spagnolo all\u2019inglese gli parla del tempo che precede la morte, che non \u00e8 la vecchiaia, ma quel frammento di vita in cui si diventa pienamente consapevoli di s\u00e9, vale a dire della propria \u2018mortalit\u00e0\u2019, che \u00e8 ci\u00f2 che ci fa vivi in mezzo al vivente. Seduta a un tavolo nella sua casa di Citt\u00e0 del Messico, batte con grazia la mano sul ripiano di legno e, risoluta e ironica, constata che mentre lei a breve non ci sar\u00e0 pi\u00f9 quel tavolo sar\u00e0 ancora l\u00ec.<\/p>\n<p>La sopravvivenza degli oggetti non coincide forse con la fantasmatica presenza dei morti? Con un passato che non \u00e8 nostro e che pure persiste, tenue e spettrale, in mezzo a noi? Di questi fantasmi gentili ed evanescenti le tele di Carrington pullulano. Li vediamo venire alla luce a poco a poco per scomparire subito dopo risucchiati da una lama di luce o zittiti dalla perentoriet\u00e0 di una teiera viola pervinca.<\/p>\n<p>E contate i piedi, nei suoi dipinti, e osservate come raramente poggino sul terreno. Le sue figure levitano, un po\u2019 come quando nei sogni si cammina sull\u2019acqua senza sfiorarla. Le calzature di cui lei li dota non sono fatte per camminare, ma appunto per sognare.<\/p>\n<p><strong>Leggi anche:<\/strong><br \/>Alessandra Sarchi | <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/leonora-carrington-dea-della-metamorfosi\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Leonora Carrington, dea della metamorfosi<\/a><br \/>Maria Nadotti | <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/leonora-carrington-penna-pennello-e-altre-chimere\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Leonora Carrington: penna, pennello e altre chimere<\/a><\/p>\n<p>In copertina, Leonora Carrington, Dando da Mangiare a un tavolo, 1959<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il formidabile nesso tra cucinare, nutrire, dare al contempo la vita e la morte, cos\u00ec presente nella sua&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":207966,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89,124064],"class_list":{"0":"post-207965","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-intrattenimento","16":"tag-it","17":"tag-italia","18":"tag-italy","19":"tag-leonora-carrington"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115524612251368005","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/207965","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=207965"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/207965\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/207966"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=207965"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=207965"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=207965"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}