{"id":208162,"date":"2025-11-10T11:52:17","date_gmt":"2025-11-10T11:52:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/208162\/"},"modified":"2025-11-10T11:52:17","modified_gmt":"2025-11-10T11:52:17","slug":"quando-la-fotografia-diventa-avanguardia-la-mostra-di-man-ray-a-milano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/208162\/","title":{"rendered":"Quando la fotografia diventa avanguardia. La mostra di Man Ray a Milano"},"content":{"rendered":"\n<p>Il rapporto tra la fotografia <a href=\"https:\/\/www.exibart.com\/tag\/man-ray\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">e <strong>Man Ray<\/strong><\/a> inizia da un malcontento. Un\u2019insoddisfazione causata dalla riproduzione delle proprie opere allestite nel 1915 durante la prima personale presso la Daniel Gallery di New York. Sta di fatto che, in quella circostanza, Man Ray decise di fotografare lui stesso. Dinamica istintiva, volont\u00e0 di rendere al meglio il lavoro proposto, oppure il semplice incontro con un mezzo necessario all\u2019esperienza che, in qualche modo, ingaggia l\u2019intuito e porta ad agire di getto. La storia lo afferma, tuttavia: nel rapporto tra l\u2019artista di origine ebrea-russa e la fotografia si cela l\u2019avanguardia. Un modo di vedere e di dare forma che nulla evita del passato, ma rompe la retorica artistica nell\u2019impatto con la realt\u00e0 del proprio presente. La mostra Man Ray. Forme di luce, esposta fino al prossimo 11 gennaio 2026 a <a href=\"https:\/\/www.palazzorealemilano.it\/mostre\/forme-di-luce\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Palazzo Reale a Milano<\/a>, con la curatela di <strong>Pierre-Yves Butzbach<\/strong> e <strong>Robert Rocca<\/strong>, ha come focus la novit\u00e0 quale generazione creativa e poetica capace da s\u00e9 di leggere l\u2019attualit\u00e0 e di rivelarne gli sviluppi futuri.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-1168503\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/5-2-685x1024.jpg\" alt=\"man ray \" width=\"685\" height=\"1024\"  \/>Lee Miller, 1930 ca. \u00a9 Man Ray 2015 Trust, by SIAE 2025<\/p>\n<p>Man Ray, all\u2019anagrafe Emmanuel Radnitsky, nato a Philadelphia nel 1890 si presenta, quindi, fuori dagli schemi. Ovvero, fuori dall\u2019arroganza del compiacimento e teso alla \u201cdiversit\u00e0\u201d della via estetica. Di formazione anomala, deve in parte la sua educazione al Ferrer Centre di New York, una scuola detta \u201clibertaria\u201d che inizia a frequentare tra il 1911 e il 1912. L\u2019anno successivo ha poi occasione di visitare l\u2019Armory Show organizzato, sempre a New York, dall\u2019Associazione dei pittori e degli scultori americani. Una mostra che presentava buona parte dell\u2019arte europea, da <strong>Delacroix<\/strong> a <strong>Corot<\/strong>, fino a <strong>Picasso<\/strong> e allo scandalosissimo Nudo che scende le scale N.2 di <strong>Marcel Duchamp<\/strong>. Ed \u00e8 nel connubio con quest\u2019ultimo che Man Ray concepisce l\u2019arte come una sorta di stravolgimento all\u2019insegna dell\u2019umorismo, dell\u2019assurdo e del provocatorio. Duchamp era il compagno ideale.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-1168504\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/2-2-825x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"696\" height=\"864\"  \/>Rrose Selavy (Marcel Duchamp travesti), 1921 \u00a9 Man Ray 2015 Trust, by SIAE 2025<\/p>\n<p>Si pensi poi alla frequentazione continua della Galleria d\u2019arte 291 fondata da <strong>Alfred Stieglitz<\/strong> e il gioco \u00e8 fatto. La fotografia poteva essere il mezzo. Lo strumento prediletto che gi\u00e0 nella prima sala dell\u2019esposizione milanese si manifesta nel gioco irrisolto dell\u2019autoritratto. Soggetto della tradizione attraverso il quale Man Ray si reinventa, scardina le propensioni della presentazione di se stesso giocando con i codici e ribaltando ludicamente il concetto di identit\u00e0. Irriverente nei suoi confronti (Autoportrait \u2013 demi ras\u00e9, 1943) e irriverente per via di camouflage, quando il viso era il suo (Autoportrait (d\u00e9guis\u00e9 en cur\u00e9), 1945) e nel ritratto altrui. Come nel celebre Duchamp nei panni del suo alter ego femminile Rose Selavy (Rrose S\u00e9lavy (Marcel Duchamp travesti), 1921); o nelle finte lacrime di glicerina poste sul viso di Lydie, modella e ballerina di cancan (Larmes (Glass Tears), 1932). Il movimento Dada (nato nel 1916 a Zurigo) aveva intaccato il nuovo mondo per poi, dopo la seconda guerra, fare ritorno in quel di Parigi. Man Ray \u00e8 stato figlio del suo tempo, agile d\u2019intuito e maestro per metodo e intelligenza. Nel lavoro individua le novit\u00e0. Le sale dedicate alle sue muse ne sono una riprova. Alla figura di Kiki (Alice Prin) si devono scatti noti come Noire et Blanche del 1926, ispirata a <strong>Constantin Brancusi<\/strong> e deplorevole per un mondo colonialista e razzista. Oppure Le Violon d\u2019Ingres (1924), una ripresa della pittura classica e del Bagno turco di <strong>Jean-Auguste-Dominique Ingres<\/strong>. Sulla stampa di Kiki bellissima, con il turbante in testa e le braccia nascoste, Man Ray aveva disegnato con la mina a piombo e inchiostro due fori a f che fanno coincidere il corpo con un violino.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-1168505\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/3-3-1024x781.jpg\" alt=\"\" width=\"696\" height=\"531\"  \/>Rayographie \u201cLe baiser\u201d, 1922 \u00a9 Man Ray 2015 Trust, by SIAE 2025<\/p>\n<p>Unit\u00e0 e rapporto, stima e formazione. Muse e modelle erano amanti mai fini a se stesse. Con <a href=\"https:\/\/www.exibart.com\/mostre\/bellezza-macerie-e-surrealismo-la-grande-mostra-di-lee-miller-da-camera-a-torino\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><strong>Lee Miller<\/strong><\/a>, ad esempio \u2013 anch\u2019essa fotografa e descritta quale \u201callieva che studiava fotografia con me\u201d \u2013 scopre accidentalmente la tecnica della solarizzazione. Accesa per sbaglio la luce della camera oscura durante lo sviluppo, le parti non esposte del negativo (lo sfondo nero) sono colpite da una luce intensa che creava sulla stampa un contorno che delimita le zone chiare da quelle scure (Lee Miller, c. 1930). Il gusto consapevole della ricerca eleva la tecnica al gioco cosciente, come nella predilezione all\u2019uso della doppia esposizione (non cos\u00ec semplice da realizzare all\u2019ora), e nella manifestazione improvvisa di una via da perseguire. Le Rayografie, realizzate con qualsiasi oggetto gli capitasse sotto mano, sono, infatti, scoperte per caso: lavorando in una camera oscura improvvisata e rendendosi conto che alla luce di una lampada rossa a soffitto le forme degli oggetti si imprimevano sulla carta. Man Ray dava credito a ci\u00f2 che trovava. Osservava, cercava muovendosi tra i temi classici del nudo e del ritratto, attraversando il cinema e la moda giudicata banale e scovando in essa l\u2019indossatrice che doveva essere partecipe di un ritratto. Nel solco di un mondo in crisi c\u2019era bisogno di essere insoliti senza cercare di essere originali, come amava dire, ma cercando di essere veri.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il rapporto tra la fotografia e Man Ray inizia da un malcontento. 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