{"id":209160,"date":"2025-11-11T02:12:14","date_gmt":"2025-11-11T02:12:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/209160\/"},"modified":"2025-11-11T02:12:14","modified_gmt":"2025-11-11T02:12:14","slug":"pediatra-friulana-racconta-lorrore-del-sudan","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/209160\/","title":{"rendered":"pediatra friulana racconta l\u2019orrore del Sudan"},"content":{"rendered":"<p>Si chiama Giulia Chiopris, ha 34 anni, \u00e8 originaria di Udine e lavora come pediatra a Parma. Da due mesi si trova nel Darfur Settentrionale, in Sudan, dove opera con Medici Senza Frontiere all\u2019interno dell\u2019ospedale di Tawila. Il suo racconto \u00e8 un pugno nello stomaco: bambini che sopravvivono mangiando cibo per animali, neonati senza latte, madri denutrite, feriti di guerra che non smettono di arrivare.<\/p>\n<p>Una guerra dimenticata<\/p>\n<p>Dall&#8217;aprile 2023, il Sudan \u00e8 devastato da una guerra civile tra l\u2019esercito regolare e le Rsf (Rapid support forces), un gruppo paramilitare che da mesi cerca di conquistare la regione. Negli ultimi giorni le Rsf hanno preso il controllo di El Fasher, citt\u00e0 chiave del Nord Darfur. \u201cLa popolazione \u00e8 passata da 100 mila a oltre 850 mila persone in pochi mesi \u2013 racconta la dottoressa Chiopris \u2013. Vivono in tende di fortuna, fatte di paglia o plastica, senza elettricit\u00e0, con pochissima acqua potabile e quasi nessun genere alimentare\u201d. Le persone fuggono da El Fasher verso Tawila, 50 chilometri pi\u00f9 a ovest, camminando per giorni sotto il sole o nella notte per evitare i controlli armati. \u201cMolti arrivano feriti o traumatizzati, dopo aver assistito a uccisioni di massa\u201d, aggiunge la pediatra.<\/p>\n<p>&#8220;Bambini malnutriti che rischiano di morire&#8221;<\/p>\n<p>All\u2019ospedale di Tawila la dottoressa coordina il reparto di pediatria, dove ogni giorno arrivano decine di piccoli in condizioni disperate. \u201cI livelli di malnutrizione acuta superano di molto la soglia d\u2019emergenza dell\u2019Organizzazione mondiale della sanit\u00e0. A El Fasher la carestia dura da mesi: ci sono bambini che mangiano mangime o pelli di animali per sopravvivere\u201d. I pi\u00f9 colpiti sono i piccoli sotto i cinque anni: \u201cMolti hanno infezioni ricorrenti, anemia grave, ipoglicemia. Alcuni non riescono neppure a bere da soli e vanno nutriti con il sondino. Il loro sistema immunitario \u00e8 completamente spento\u201d.<\/p>\n<p>Madri senza latte, neonati senza speranza<\/p>\n<p>La crisi alimentare colpisce anche gli adulti, soprattutto le donne. \u201cLe madri sono talmente denutrite da non riuscire pi\u00f9 ad allattare \u2013 ci racconta la dottoressa \u2013. Vediamo neonati in pericolo di vita nelle prime settimane perch\u00e9 non hanno niente da bere, il latte artificiale non esiste. \u00c8 un\u2019intera generazione di orfani: i piccoli arrivano accompagnati da sconosciuti dopo aver perso i genitori\u201d.<\/p>\n<p>Nell&#8217;ospedale<\/p>\n<p>Mentre Medici senza frontiere potenzia l\u2019ospedale di Tawila con una nuova sala operatoria, chirurghi e infermieri affrontano turni massacranti per assistere centinaia di feriti di guerra. \u201cLa maggior parte dei pazienti adulti arriva con ferite da arma da fuoco, bombardamenti o torture. Facciamo il possibile, ma le risorse sono limitate. E una volta dimessi, i pazienti non hanno dove tornare: niente case, niente acqua pulita, niente sicurezza\u201d.<\/p>\n<p>\u201cIl mondo guarda Gaza, ma qui la catastrofe \u00e8 addirittura peggiore\u201d<\/p>\n<p>\u201cMentre il mondo guarda con attenzione a Gaza \u2013 spiega Chiopris \u2013 in Sudan si consuma una tragedia altrettanto devastante, ma quasi priva di eco mediatica. Migliaia di persone restano intrappolate senza cibo n\u00e9 cure, nell\u2019indifferenza generale\u201d. L&#8217;associazione continua a lavorare senza sosta, ma i bisogni sono enormi: farmaci, personale sanitario, acqua, cibo e rifugi.<\/p>\n<p>Dall\u2019Universit\u00e0 di Udine alle missioni umanitarie<\/p>\n<p>Giulia Chiopris si \u00e8 laureata in Medicina all\u2019Universit\u00e0 di Udine. Poi ha vinto il concorso nazionale che l\u2019ha portata a Parma per la specializzazione in Pediatria. \u201cHo partecipato a cinque missioni: due con Emergency e tre con Medici Senza Frontiere. Sono stata in Yemen, nella Repubblica Centrafricana e in Sudan, ma in zone diverse da quella attuale\u201d. Alla domanda su cosa la spinge a tornare ogni volta, ci dice: \u201cSoffro molto l\u2019indifferenza e il razzismo che vedo nella nostra societ\u00e0. Cercare di aiutare chi non ha voce \u00e8 il mio modo di reagire, e lo faccio dando il mio contributo con le\u00a0capacit\u00e0\u00a0che\u00a0ho\u201d. E lancia un appello: \u201cNon dimentichiamo il Sudan. Anche una piccola donazione a Medici senza frontiere pu\u00f2 salvare delle vite. Qui ogni giorno vediamo bambini che lottano per sopravvivere. Meritano di essere aiutati\u201d.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Si chiama Giulia Chiopris, ha 34 anni, \u00e8 originaria di Udine e lavora come pediatra a Parma. 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