{"id":209626,"date":"2025-11-11T10:15:21","date_gmt":"2025-11-11T10:15:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/209626\/"},"modified":"2025-11-11T10:15:21","modified_gmt":"2025-11-11T10:15:21","slug":"guido-guidi-quando-il-quotidiano-diventa-filosofia-di-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/209626\/","title":{"rendered":"Guido Guidi, quando il quotidiano diventa filosofia di vita"},"content":{"rendered":"<p>                        di<br \/>\n\t\t\t\t                    <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/1846p_redazione-finestre-sull-arte.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><br \/>\n                    Redazione <\/a><br \/>\n                    , scritto il 10\/11\/2025<br \/>\n\t\t<br \/>Categorie:                 <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/12c_opere-e-artisti.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Opere e artisti<\/a>                             \/ Argomenti: <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/fotografia.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Fotografia<\/a> <\/p>\n<p>\n                Una grande retrospettiva partita dal MAXXI di Roma e adesso a Udine, Museo d\u2019Arte Moderna e Contemporanea &#8211; Casa Cavazzini (fino al 6 gennaio 2026), ha ripercorso l\u2019intera attivit\u00e0 di Guido Guidi, uno dei maggiori fotografi contemporanei, e ha contribuito a definire il suo ruolo per la fotografia contemporanea: Guidi ha elevato il quotidiano a filosofia di vita.            <\/p>\n<p>L\u2019opera di <strong>Guido Guidi<\/strong> (Cesena, 1941) pu\u00f2 essere paragonata a quella di un geologo che, invece di cercare l\u2019oro o i diamanti, si concentra sulle rocce sedimentarie e sulle fessure del terreno apparentemente comuni. Guidi non cerca la bellezza spettacolare (la montagna intatta), ma la stratificazione storica e concettuale insita nel cemento, nei muri di provincia e nelle inquadrature casuali. La sua importanza risiede proprio nella capacit\u00e0 di aver <strong>trasformato la semplicit\u00e0 del quotidiano in un complesso trattato di filosofia visiva<\/strong>, dimostrando che l\u2019atto di fotografare \u00e8 un dialogo continuo e profondo tra l\u2019occhio, il tempo e la macchina, non solo una registrazione estetica. Il suo ruolo \u00e8 stato chiarito dalla grande mostra Guido Guidi. Col tempo, 1956 \u2013 2024, la pi\u00f9 grande esposizione mai dedicata all\u2019autore, curata da Simona Antonacci, Pippo Ciorra e Antonello Frongia, che dopo l\u2019esordio al <strong>MAXXI <\/strong>di <strong>Roma <\/strong>dal 13 dicembre 2024 al 30 marzo 2025 \u00e8 continuata con una seconda tappa a <strong>Udine<\/strong>, negli spazi del <strong>Museo d\u2019Arte Moderna e Contemporanea<\/strong> \u2013 <strong>Casa Cavazzini<\/strong>, dal 27 settembre 2025 al 6 gennaio 2026.<\/p>\n<p>Nato a Cesena nel 1941, Guidi \u00e8 riconosciuto come un <strong>maestro fondamentale della fotografia odierna<\/strong>. La sua attivit\u00e0 di ricerca, iniziata negli anni Sessanta, ha avuto la capacit\u00e0 di ridefinire in modo profondo le relazioni tra l\u2019immagine e l\u2019ambiente circostante, cos\u00ec come quelle tra la fotografia e il campo dell\u2019architettura, esercitando un impatto duraturo su\u00a0tantissimi fotografi (uno di questi, per esempio, \u00e8 <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/opere-e-artisti\/enrico-amici-quando-la-fotografia-e-risonanza\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Enrico Amici<\/a>). La sua importanza non \u00e8 limitata solo al piano artistico; Guidi \u00e8 considerato un punto di riferimento imprescindibile anche nell\u2019ambito didattico, forte della sua esperienza di insegnamento presso l\u2019Universit\u00e0 IUAV di Venezia. Il valore della sua opera \u00e8 confermato dalla presenza delle sue creazioni nelle collezioni di alcuni dei musei pi\u00f9 prestigiosi a livello mondiale, tra cui il MoMA di New York, il Centre Pompidou di Parigi e il San Francisco Museum of Modern Art.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Guido Guidi, San Giorgio, 1993 \u00a9 Guido Guidi\" title=\"Guido Guidi, San Giorgio, 1993 \u00a9 Guido Guidi\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/guido-guidi-san-giorgio.jpg\" width=\"750\" height=\"595\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nGuido Guidi, San Giorgio, 1993 \u00a9 Guido Guidi&#13;<\/p>\n<p>L\u2019opera di Guidi pu\u00f2 essere considerata anche come una vasta narrazione lunga oltre sessant\u2019anni di attivit\u00e0. Il titolo stesso della mostra di Roma e Udine, Col tempo, ripreso da un cartiglio di un dipinto di Giorgione, simboleggia l\u2019intera produzione dell\u2019artista e il punto di arrivo raggiunto grazie al trascorrere del tempo.<\/p>\n<p>Guidi appartiene a quella schiera di autori di rilievo internazionale che hanno impresso una svolta nel nostro <strong>modo di percepire e interagire con il paesaggio<\/strong>. La sua prospettiva artistica si distingue per una visione che \u00e8 al contempo <strong>rigorosa e intrisa di poesia<\/strong>. Inoltre, ha dato vita a una poetica visiva tra le pi\u00f9 influenti della cultura contemporanea, sviluppata attraverso una meditazione intensa sul linguaggio dell\u2019immagine. Il suo lavoro affronta in modo concettuale tematiche cruciali che riguardano il meccanismo della rappresentazione visiva, trattando la fotografia come un vero e proprio linguaggio che comunica attraverso un suo proprio sistema di segni. Ogni scatto di Guidi racchiude una riflessione sull\u2019atto stesso del vedere, sul mezzo impiegato per catturare la realt\u00e0 e sullo scorrere inesorabile del tempo.<\/p>\n<p>Guidi trova le fondamenta di questa \u201cscrittura\u201d visiva non negli scenari idilliaci, ma nel <strong>paesaggio quotidiano<\/strong>, disordinato e apparentemente privo di qualit\u00e0 della provincia in cui ha sempre vissuto, in particolare la sua <strong>Romagna<\/strong>, che ha fotografato con insistenza lungo tutto il suo percorso. La sua visione \u00e8 radicale in quanto rifiuta le gerarchie estetiche precostituite e i soggetti tradizionalmente privilegiati, concentrandosi sui <strong>dettagli apparentemente insignificanti del paesaggio<\/strong> e attribuendo lo stesso peso sia al banale che al monumentale. Questa ricerca, coerente e originale, prosegue ininterrotta dal 1956.<\/p>\n<p>Il percorso di Guidi inizia con una formazione importante, prima all\u2019Istituto Universitario di Architettura di Venezia (IUAV), dove ha seguito i corsi di figure eminenti come Carlo Scarpa, Bruno Zevi e Mario De Luigi, e poi al Corso Superiore di Disegno Industriale, studiando con Italo Zannier e Luigi Veronesi. Gi\u00e0 nelle sue prime immagini, negli anni Cinquanta, si manifesta la sua peculiare abilit\u00e0 nel conferire una <strong>struttura visiva riconoscibile<\/strong> persino agli <strong>eventi pi\u00f9 semplici della vita di tutti i giorni<\/strong>. Le opere realizzate tra gli anni Sessanta e Settanta, come le serie Esercizi, Al mare e Attesa, sono caratterizzate da una stimolante incertezza, tipica di questi primi momenti di sperimentazione. Questi <strong>oggetti fotografici<\/strong>, curati con grande attenzione nella scelta del loro vocabolario visivo, possiedono una materialit\u00e0 intrinseca, recando con s\u00e9 la memoria della loro creazione, i segni del loro utilizzo e le imperfezioni dovute alla produzione artigianale. Spesso, la precisione ottica tipica della prospettiva fotografica si fonde con l\u2019aggiunta di scritte, volte a registrare informazioni ai margini dell\u2019immagine, aspetti che rimarranno costanti nel suo lavoro.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Guido Guidi, Ravenna, 2004 \u00a9 Guido Guidi\" title=\"Guido Guidi, Ravenna, 2004 \u00a9 Guido Guidi\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/guido-guidi-ravenna-2004.jpeg\" width=\"750\" height=\"594\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nGuido Guidi, Ravenna, 2004 \u00a9 Guido Guidi&#13;<\/p>\n<p>Durante gli anni Settanta, Guidi ha sperimentato lungo due direzioni complementari: da un lato, l\u2019uso di <strong>apparecchi di piccolo formato<\/strong> per documentare il suo microcosmo personale, spazi privati e incontri casuali nei suoi spostamenti tra il Veneto e la Romagna. Queste fotografie mostrano <strong>composizioni complesse, forme distorte o anticlassiche<\/strong>, dove il campo visivo pu\u00f2 essere sfocato, compromesso dal movimento o accecato dalla luce artificiale di un flash. In serie come Coincidenze e Andata e ritorno, Guidi ha persino sperimentato l\u2019abbandono del controllo totale sulla composizione, scattando senza portare la macchina all\u2019occhio. In Di sguincio, il tema del tempo \u00e8 affrontato attraverso istantanee che mirano a generare quella che egli definisce una \u201cperformance dell\u2019incontro\u201d. Contemporaneamente, dal 1972, anche grazie a uno studio approfondito del lavoro di Walker Evans, Guidi ha avviato una lunga indagine sull\u2019edilizia comune di provincia, concentrandosi in particolare sul soggetto della facciata, di cui sottolinea il carattere quasi antropomorfo.<\/p>\n<p>Il decennio degli anni Ottanta segna un\u2019evoluzione stilistica cruciale: Guidi approfondisce la sua <strong>esplorazione del paesaggio costruito<\/strong>, prediligendo l\u2019impiego del medio e del grande formato. Questa scelta tecnica risponde all\u2019esigenza di ottenere una maggiore nitidezza, un controllo pi\u00f9 meticoloso sull\u2019inquadratura e una maggiore lentezza nel processo creativo, mentre l\u2019uso del colore diviene sempre pi\u00f9 sistematico.<\/p>\n<p>Dalle immediate vicinanze di Cesena, pur mantenendo sempre un\u2019attenzione costante verso i luoghi della sua vita, la geografia esplorata da Guidi si espande in modo significativo. Dopo aver lavorato su Napoli, il suo obiettivo si sposta su Trieste, sulla Via Emilia, sulla citt\u00e0 industriale di Marghera, e su Graz, per arrivare fino alla provincia di Milano. Nonostante l\u2019adozione di apparecchi come il 20&#215;25, Guidi non rinuncia a quelle \u201ctrasgressioni\u201d che sono state da sempre un tratto distintivo della sua indagine sul linguaggio fotografico. Ne \u00e8 esempio il lavoro a Rubiera e a Gibellina nel 1989, dove ha inclinato l\u2019apparecchio lateralmente, raggiungendo equilibri compositivi del tutto inediti. A Rimini, nel 1991, ha utilizzato la messa a fuoco selettiva e il basculaggio per sviluppare uno sguardo \u201cin soggettiva\u201d, riportando l\u2019attenzione del fruitore direttamente sull\u2019atto del vedere.<\/p>\n<p>Guidi ha interpretato anche i numerosi incarichi di <strong>documentazione dell\u2019architettura e del territorio<\/strong>, ricevuti da istituzioni internazionali e italiane, con una filosofia essenziale: \u201cIl fotografo non ha idee. Deve adattarsi a quello che c\u2019\u00e8. Con questo cosa posso fare?\u201d. Tra il 1993 e il 1996, ha intrapreso un viaggio lungo la strada B1 che collega Kaliningrad a Santiago de Compostela, realizzando un atlante inedito degli spazi che si trovano tra le citt\u00e0.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Fotografie della serie In montagna, 1983 - 1988\" title=\"Fotografie della serie In montagna, 1983 - 1988\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/guido-guidi-in-montagna.jpg\" width=\"750\" height=\"500\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nFotografie della serie In montagna, 1983 &#8211; 1988&#13;<\/p>\n<p>Nel campo specifico dell\u2019architettura, una commissione del CCA di Montr\u00e9al gli ha offerto l\u2019opportunit\u00e0 di fotografare diverse realizzazioni di Carlo Scarpa, tra cui spicca la Tomba Brion. In questo lavoro, Guidi ha cercato di<strong> penetrare nel processo mentale dell\u2019architetto<\/strong>, riuscendo a scoprire configurazioni di luce e materia che sino a quel momento non erano state rilevate dagli studiosi. Successivamente, Guidi ha rivolto il suo obiettivo verso le architetture di maestri come Le Corbusier, Mies van der Rohe e \u00c1lvaro Siza, mettendo in luce giochi di luce, ombre, geometrie, codici e dettagli che egli ha individuato quasi \u201ca dispetto\u201d degli stessi autori. In Guidi, sono i capolavori di questi architetti a integrarsi nel suo paesaggio personale, e non viceversa.<\/p>\n<p>La complessit\u00e0 e la profondit\u00e0 teorica del pensiero di Guidi non sono restituite unicamente dalle <strong>stampe fotografiche<\/strong>, che, nella mostra Col tempo, hanno superato le 350 opere distribuite in 34 sequenze curate dall\u2019autore stesso. Un ruolo fondamentale \u00e8 svolto dai <strong>materiali d\u2019archivio <\/strong>e dalle <strong>teche<\/strong>. Attraverso quaderni, materiali manoscritti, volumi della sua biblioteca, stampe e provini, i visitatori possono approfondire l\u2019evoluzione del suo linguaggio visivo. Questi documenti tematici rivelano i suoi riferimenti, che spaziano dalla storia dell\u2019arte ai maestri contemporanei come Carlo Scarpa e Walker Evans, e approfondiscono gli aspetti tecnici legati alla stampa e alla sperimentazione con diverse macchine fotografiche.<\/p>\n<p><\/p>\n<p>                                    La consultazione di questo articolo \u00e8 e rimarr\u00e0 sempre gratuita. 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