{"id":209704,"date":"2025-11-11T11:16:13","date_gmt":"2025-11-11T11:16:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/209704\/"},"modified":"2025-11-11T11:16:13","modified_gmt":"2025-11-11T11:16:13","slug":"questo-film-italiano-ha-trasformato-lattesa-in-una-delle-esperienze-piu-potenti-del-nostro-cinema","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/209704\/","title":{"rendered":"Questo film italiano ha trasformato l\u2019attesa in una delle esperienze pi\u00f9 potenti del nostro cinema"},"content":{"rendered":"<p><strong>Il deserto dei Tartari<\/strong> (1976) di <strong>Valerio Zurlini<\/strong> \u00e8 un film che<strong> trasforma l\u2019attesa in esperienza sensoriale e morale<\/strong>. Alla Fortezza Bastiani, avamposto ai margini del nulla, una guarnigione veglia da anni su un orizzonte immobile in attesa di<strong> un nemico che non arriva mai<\/strong>. Il tenente<strong> Giovanni Battista Drogo<\/strong>, interpretato da<strong> Jacques Perrin<\/strong>, varca quella soglia convinto di restare poco e scopre invece che la ritualit\u00e0 militare, i turni, le parate, le ipotesi di pericolo e i miraggi di gloria sanno trattenere pi\u00f9 di qualunque catena.<\/p>\n<p data-start=\"916\" data-end=\"1490\">Zurlini porta a compimento la sua <strong>poetica dell\u2019assenza e della disillusione<\/strong> con un\u2019opera radicale per misura, severit\u00e0 e coerenza. L\u2019adattamento dal <strong>romanzo di Dino Buzzati<\/strong> non punta alla fedelt\u00e0 letterale dello spirito metafisico, ma concretizza l\u2019allegoria in un mondo militare rigorosamente organizzato, dove regole e gerarchie sostituiscono, quasi per ipnosi, il senso stesso della vita.<\/p>\n<p data-start=\"1534\" data-end=\"2255\">La scelta delle location \u00e8 decisiva: l\u2019Arg-e Bam iraniano diventa la Fortezza Bastiani, architettura che sembra scolpita nel vento. La fotografia di Luciano Tovoli disegna un universo di ocra, grigi e neri sotto un cielo duro e terso: la luce scava i volti, cristallizza gli spazi, astrae i movimenti. Il deserto attorno alla fortezza non \u00e8 solo geografia, \u00e8 <strong>una zona mentale dove si proiettano desideri, paure, autoinganni<\/strong>. Ogni inquadratura lavora per sottrazione, trasfigurando il reale in simbolo: la preghiera nel cortile, i cambi della guardia, gli sguardi lanciati oltre le mura. Le musiche di Ennio Morricone, marziali e circolari, tengono insieme rito e inquietudine, come una pulsazione che non concede catarsi.<\/p>\n<p data-start=\"2305\" data-end=\"2976\">Il film convoca un<strong> ensemble internazionale<\/strong> impressionante: oltre a Perrin, spiccano Max von Sydow, Laurent Terzieff, Philippe Noiret, Jean-Louis Trintignant, Fernando Rey, Francisco Rabal, Vittorio Gassman e Giuliano Gemma. Non tutti viaggiano sulla stessa frequenza emotiva, e questa eterogeneit\u00e0 talvolta produce attrito; ma<strong> Zurlini orchestra il gruppo come un corpo unico<\/strong>, dove ogni figura incarna una declinazione dell\u2019attesa: la disciplina che si fa abitudine, il coraggio che si corrode, l\u2019ambizione che si aggrappa a cerimonie svuotate di scopo. Gemma sorprende per misura e durezza, Gassman impone un\u2019autorit\u00e0 quieta, von Sydow scolpisce un destino di malinconia.<\/p>\n<p data-start=\"3003\" data-end=\"3587\">Zurlini sfrutta la lentezza per far sentire <strong>la pressione del tempo che non passa e del senso che non arriva<\/strong>. L\u2019intreccio avanza per micro-variazioni, soste, esitazioni, minime fratture nel cerimoniale. Le sequenze pi\u00f9 dialogate tendono a irrigidirsi, ma quando il film respira per immagini trova slanci di pura potenza visiva. Momenti come la presentazione di Drogo agli ufficiali o la liturgia della preghiera, fino al suicidio fuori campo di Hortiz, restano impressi per precisione grafica e eco emotiva.<\/p>\n<p data-start=\"3639\" data-end=\"4222\">Il percorso di Drogo \u00e8 una curva che sale verso un\u2019ipotesi di compimento e si spezza un attimo prima dell\u2019arrivo. Quando il segno dell\u2019attacco finalmente compare oltre l\u2019orizzonte, l\u2019uomo che lo ha atteso tutta la vita \u00e8 ormai fuori dal cerchio: malato, congedato, escluso dalla propria occasione. L\u2019epilogo non cerca lo shock, ma un\u2019umiliazione sottile e devastante che rovescia il senso dell\u2019eroismo. Il film afferma che l\u2019attesa dell\u2019evento, pi\u00f9 dell\u2019evento stesso, modella le esistenze fino a svuotarle; e che <strong>la vita spesa nel futuro ipotetico perde il presente che la sostiene<\/strong>.<\/p>\n<p data-start=\"4247\" data-end=\"4805\">Ultimo lungometraggio di Zurlini, Il deserto dei Tartari \u00e8 insieme testamento estetico e ritratto morale di <strong>un\u2019Italia che, dopo il boom e le disillusioni, sente la tentazione della stasi<\/strong>. \u00c8 anche un\u2019opera che, vista oggi, parla con forza di lavoro, rituali aziendali, burocrazie totalizzanti, vite rinviate a un domani che non arriva. Pi\u00f9 che \u201ctrasporre\u201d Buzzati, Zurlini lo traduce nel proprio alfabeto: togliendo indeterminatezza e fissando la vicenda in un contesto storico concreto, rende tangibile l\u2019allegoria e ne mostra l\u2019usura sul corpo degli uomini.<\/p>\n<p data-start=\"4807\" data-end=\"4831\">Leggi anche: <a href=\"https:\/\/www.bestmovie.it\/news\/dimenticato-da-tutti-questo-film-italiano-ha-battuto-sul-tempo-uno-dei-piu-grandi-capolavori-sci-fi\/945740\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Dimenticato da tutti, questo film italiano ha battuto sul tempo uno dei pi\u00f9 grandi capolavori sci-fi<\/a><\/p>\n<p><b class=\"proprietary\">\u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA<\/b><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il deserto dei Tartari (1976) di Valerio Zurlini \u00e8 un film che trasforma l\u2019attesa in esperienza sensoriale e&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":209705,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1442],"tags":[203,454,204,1537,90,89,1521],"class_list":{"0":"post-209704","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-film","8":"tag-entertainment","9":"tag-film","10":"tag-intrattenimento","11":"tag-it","12":"tag-italia","13":"tag-italy","14":"tag-movies"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115530785527563532","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/209704","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=209704"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/209704\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/209705"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=209704"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=209704"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=209704"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}