{"id":210251,"date":"2025-11-11T18:28:13","date_gmt":"2025-11-11T18:28:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/210251\/"},"modified":"2025-11-11T18:28:13","modified_gmt":"2025-11-11T18:28:13","slug":"vi-racconto-la-montagna-nellarte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/210251\/","title":{"rendered":"\u00abVi racconto la montagna nell&#8217;arte\u00bb"},"content":{"rendered":"<p><b>Pubblichiamo in anteprima un brano dal nuovo libro di Vittorio Sgarbi Il cielo pi\u00f9 vicino. La montagna nell&#8217;arte, in libreria da oggi (La nave di Teseo, pagine 306, euro 21,00 illustrato). Sgarbi, sulle orme di Ren\u00e9 de Chateaubriand, conduce in un viaggio attraverso la storia dell\u2019arte per raccontare la natura e la montagna interpretata dai pi\u00f9 grandi artisti, dal Trecento ad oggi. Dal primo pittore a raffigurarla, Giotto, il pi\u00f9 umano di tutti, alle Dolomiti nei quadri di Mantegna, dalla purezza dei paesaggi di Masolino agli scorci aspri di Leonardo, dove le rocce incorniciano le vergini senza tempo, agli impalpabili acquerelli alpini di D\u00fcrer in viaggio da Venezia verso la Germania. A fianco dei maestri celebrati, Bellini, Giorgione, Tiziano, Turner, Friedrich \u2013 Sgarbi ricorda capolavori di artisti meno noti, cresciuti in provincia, come Ubaldo Oppi, Afro Basaldella, Tullio Garbari. Un viaggio che attraversa le Alpi e le altre vette d\u2019Italia dipinte nel realismo di Courbet e nel simbolismo di Segantini, nei colori di Van Gogh, nell\u2019espressionismo di Munch e nei fantasmi di B\u00f6klin.<\/b><\/p>\n<p>Niente si oppone alla natura pi\u00f9 dell\u2019arte, per ragioni costituzionali. L\u2019arte infatti tende a istituire un universo proprio e chiuso in se stesso, con sue interne leggi che mirano a determinare una seconda natura. Nelle sue espressioni pi\u00f9 sublimi, l\u2019arte punta all\u2019annullamento della natura, a sostituirsi a essa o a riprodurla a un tal grado di perfezione da farla dimenticare. Di fronte a un paesaggio di Claude Lorrain, di Jean-Baptiste Camille Corot, di Paul C\u00e9zanne o di Giorgio Morandi non sentiamo nessuna nostalgia e nessun desiderio di conoscere i luoghi reali che li hanno ispirati. L\u2019arte finisce in se stessa e non rimanda a nessuna realt\u00e0 esterna, anche se apparentemente evocata. Cos\u00ec di fronte agli stessi luoghi che vediamo dipinti proviamo ben diverse emozioni. E, di pi\u00f9, molto spesso chi resta incantato di fronte ai fenomeni naturali e ammira in estasi tramonti infuocati non ha nessuna reazione e nessuna sensibilit\u00e0 per gli stessi rappresentati in un dipinto; per converso chi sente, conosce e ama con educata sottigliezza le opere d\u2019arte pu\u00f2 essere indifferente davanti alla natura.<\/p>\n<p>Un singolare ed eccentrico drammaturgo francese, Alfred Jarry, scriveva che l\u2019amore fisico \u00e8 un atto senza importanza perch\u00e9 si pu\u00f2 ripetere all\u2019infinito. Come tutto ci\u00f2 che appartiene alla natura, lo stesso pu\u00f2 dirsi anche per il tramonto; con minime varianti \u2013 ma con le stesse emozioni dei suoi numerosi ammiratori \u2013 sappiamo che anche il pi\u00f9 straordinario tramonto in montagna potr\u00e0 ripetersi domani, poi ancora fra qualche giorno; e che per tutta la vita potremo godere di indimenticabili tramonti. Ma un\u2019opera d\u2019arte ha qualcosa di unico e certamente di irripetibile. Niente sar\u00e0 pi\u00f9 come una volta \u00e8 stato nella mente e negli occhi di Lorrain, di Corot, di C\u00e9zanne e di Morandi. Ci\u00f2 che vediamo in quei pochi centimetri quadrati di tela ha un\u2019altra dimensione, ha una forma propria, una concentrazione di pensiero che passa attraverso tutta l\u2019esistenza di chi l\u2019esprime. Cos\u00ec di fronte a uno stesso luogo dipinto da due artisti non possiamo avere dubbi e sentiamo di vedere due luoghi diversi. Il luogo dipinto appartiene totalmente alla poetica dell\u2019artista e il suo rapporto fenomenico con la realt\u00e0 ha un\u2019incidenza puramente esterna.<\/p>\n<p>E la montagna? Il tempo della montagna \u00e8 il tempo della ricerca dell\u2019uomo che attende un segnale dal cielo. Oltre la montagna c\u2019\u00e8 il cielo pi\u00f9 alto, il luogo del desiderio, dell\u2019elevazione, dove la nostra mente trova i pensieri che la terra non consente. Nulla \u00e8 pi\u00f9 vicino all\u2019eterno della montagna e allo stesso tempo niente permette di intendere meglio i limiti dell\u2019uomo, la sua fragilit\u00e0. L\u2019uomo e la montagna hanno una storia, che l\u2019arte ha raccontato nella sua autonomia espressiva. Un racconto che inizia con Giotto e arriva fino ai testimoni del nostro tempo. Un lungo percorso, ricco di sfumature, ma che ha una stessa sostanza, un solo pensiero. Che \u00e8 il pensiero di un assoluto.<\/p>\n<p>Sar\u00e0, il nostro, un viaggio libero, inseguendo i dipinti di artisti imprescindibili e di artisti che amo, alcuni molto noti, altri meno, ma non meno importanti, e che ho sempre guardato con attenzione. L\u2019arte ha dato un volto alle emozioni che animano chiunque si avvicini alle Alpi, alle Dolomiti, al Sella, le cui vette creano effetti straordinari, sorprendenti, come fossero creazioni artistiche, ma creazioni di Dio, di un Dio che diventa artista. Quelle creste, quel ritmo jazz che accompagna la visione dei monti, tra alti e bassi, rocce spezzate e incastri di cielo azzurro e spruzzi di bianco, hanno ispirato artisti non necessariamente di paesaggio, proprio perch\u00e9 la montagna ispira ed evoca altro. Esse fanno da sfondo a episodi sacri o mitologici, ne determinano a volte il significato, la composizione. E spesso diventano protagoniste del dipinto, accentrando su di s\u00e9 ogni significato, sacro o profano.<\/p>\n<p>In questa escursione tra le montagne ho avuto accanto un compagno, silenzioso e presente, uno dei grandi scrittori del romanticismo, Ren\u00e9 de Chateaubriand. Nella Lettera sul paesaggio in pittura del 1795, ma pubblicata solo nel 1830, lo scrittore francese, in esilio in Inghilterra, rivolgendosi a un giovane artista, stabilisce con naturalezza e semplicit\u00e0 i principi dell\u2019estetica romantica, gli stessi che ancora oggi guidano il nostro sguardo di fronte a certi spettacoli della natura, anche se non lo sappiamo. Chateaubriand scrive pensieri all\u2019apparenza provocatori, ad esempio che i pittori paesaggisti non amano abbastanza la natura e la conoscono poco. Ma \u00e8 davvero una provocazione?<\/p>\n<p>I grandi maestri sono coloro che in qualche modo sentono che la montagna deve raccontare qualche cosa che non \u00e8 quello che si vede, ma quello che si sente. La montagna, pi\u00f9 di ogni altro paesaggio, forse solo come il mare, ci pone il problema del rapporto con il cielo, del rapporto con Dio. Ecco perch\u00e9 ho voluto questo titolo, Il cielo pi\u00f9 vicino. Percorrendo le strade che salgono verso o dentro le montagne, da ragazzo in compagnia dei miei genitori o da adulto, nei miei viaggi, di giorno o di notte, ho sempre sentito che qualche cosa che sta non di qua, ma di l\u00e0, oltre le nuvole, riguardava la mia anima, non i miei occhi, non il mio sguardo. Il tema della montagna reca con s\u00e9 il pensiero di Dio.<\/p>\n<p>Come scrive Chateaubriand: \u00abIl pittore che rappresenta la natura umana deve occuparsi dello studio delle passioni. Se non conosce il cuore dell\u2019uomo, conoscer\u00e0 male il suo volto. Il paesaggio, come il ritratto, possiede una parte morale e una intellettuale, eppure \u00e8 necessario che parli, che, attraverso l\u2019esecuzione materiale scaturiscano fantasticherie e sentimenti da cui nascono i diversi scenari\u00bb. E ancora: \u00abCos\u00ec, nell\u2019arte che costituisce il soggetto di questo tema di paesaggio per rappresentarci il grande noi ci immaginiamo montagne alte sino al cielo, torrenti, precipizi, il mare agitato, frutti immensi che solo l\u2019onda dei nostri pensieri rende visibili, e, ancora, venti e tuoni\u00bb.<\/p>\n<p>Ecco, iniziamo il viaggio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Pubblichiamo in anteprima un brano dal nuovo libro di Vittorio Sgarbi Il cielo pi\u00f9 vicino. 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