{"id":211011,"date":"2025-11-12T05:31:14","date_gmt":"2025-11-12T05:31:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/211011\/"},"modified":"2025-11-12T05:31:14","modified_gmt":"2025-11-12T05:31:14","slug":"la-cosa-piu-difficile-lobbligo-di-stare-bene-perche-non-siamo-morti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/211011\/","title":{"rendered":"La cosa pi\u00f9 difficile? L&#8217;obbligo di stare bene perch\u00e9 non siamo morti"},"content":{"rendered":"<p><strong>Catherine Bertrand<\/strong> ha la stessa testa scura di capelli che disegna per il suo personaggio a fumetti. Mentre parla, seduta ai tavolini di un bar dietro place de la Republique, se li tiene stretti di lato. La voce \u00e8 ferma, gli occhi grandi e tondi proprio come se li tratteggia sulla carta. Prima del 2015 fare l\u2019illustratrice era un hobby, ma dalla notte in cui \u00e8 sopravvissuta alla carneficina del <strong>Bataclan<\/strong> tante cose sono cambiate. Ad esempio, per molto tempo non ha pi\u00f9 potuto leggere: \u00abNon riuscivo a concentrarmi, era impossibile \u00bb. Cos\u00ec ha iniziato a disegnare per raccontare cosa le succede dentro e si \u00e8 autopubblicata la graphic novel <strong>\u201cCronache di una sopravvissuta\u201d<\/strong>. L\u00ec i suoi traumi li ha immaginati come delle palle pesanti che si trascina. Forse cos\u00ec riesce a farsi capire anche da chi le continua a dire \u201cche 10 anni sono tanti ed \u00e8 ora di andare avanti\u201d. Lei ci sta provando : \u00e8 vice presidente dell\u2019<strong>Associazione vittime di terrorismo<\/strong> (Afvt) ed \u00e8 stata sua l\u2019idea di organizzare una corsa e una marcia, prima delle celebrazioni ufficiali, per andare a rendere omaggio ai luoghi degli attacchi. Per portare la vita, dove la violenza ha cercato di distruggere tutto. Una delle prime volte che \u00e8 riuscita a tornare in pubblico \u00e8 stato per vedere una partita delle Paralimpiadi: \u201c<strong>Lo sport mi ha rasserenata<\/strong>\u201d. Allora ha pensato che avrebbe desiderato portare in piazza tutti i francesi, \u201cnon per piangere\u201d, ma per esserci come una comunit\u00e0. E\u2019 nata cos\u00ec l\u2019idea di una marcia, organizzata dal basso: con lei le famiglie delle vittime \u2013 tra cui <strong>Luciana Milani<\/strong>, mamma della vittima italiana Valeria Solesin \u2013 ma anche tante persone che da quel lutto sono state sfiorate. \u201cTutti quella sera ricordano dov\u2019erano o hanno avuto paura che un loro caro fosse morto. Anche loro hanno sofferto\u201d. Bertrand ogni tanto si ferma e accenna un sorriso. Poi si rimette a parlare del suo nuovo mondo: dei <strong>flashback<\/strong> improvvisi che la riportano a quella notte, della <strong>\u201csindrome dei sopravvissuti\u201d<\/strong> che si sentono obbligati a stare bene, delle altre vittime diventate come fratelli e sorelle. Quando li ha visti dal palco, nella piazza dell\u2019<strong>Hotel de Ville<\/strong>, le \u00e8 tremata la voce: \u201cHo sentito solo dell\u2019amore, ne abbiamo bisogno\u201d, ha detto al microfono. Perch\u00e9 dopo dieci anni, le reti di supporto servono come il primo giorno.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-8190538 alignleft\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Chroniques-d-une-survivante.jpg\" alt=\"\" width=\"184\" height=\"269\"\/><\/p>\n<p><strong>Com\u2019\u00e8 andata la marcia?<\/strong><br \/>Siamo davvero felici. Finalmente una vera mobilitazione per il 13 novembre.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 ha cercato un coinvolgimento collettivo?<\/strong><br \/>Quella sera non hanno attaccato solo me o le altre vittime. E\u2019 stata attaccata la Francia per i valori di libert\u00e0, uguaglianza, fratellanza. Hanno colpito lo sport, la cultura, un modo di vivere. E dopo dieci anni, io credo fosse il momento di invitare non solo le vittime, ma tutti i francesi. E non per piangere, ma per stare insieme.<\/p>\n<p><strong>Riguarda molte pi\u00f9 persone di quello che pensiamo?<\/strong><\/p>\n<p>Tutti i francesi sanno esattamente cosa stavano facendo quella sera. C\u2019\u00e8 un trauma nazionale: le vittime nella maggior parte dei casi sono state prese in carico, anche se resta molta sofferenza. Ma tutti i francesi che quella sera hanno provato l\u2019angoscia che uno dei loro cari fosse morto o erano l\u00ec vicino e hanno sentito gli attacchi, anche loro sono legittimati a sentirsi vittime. Il mio messaggio era a chi ha sofferto in un modo diverso : andiamo avanti, ma facciamolo insieme.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 proprio una corsa?<\/strong><br \/>Ho adorato le Olimpiadi di Parigi l\u2019anno scorso. All\u2019inizio le temevo molto perch\u00e9 soffro di stress post-traumatico e sono diventata agorafobica. Pensavo che sarei stata chiusa dentro casa. Invece, quando ho visto la cerimonia d\u2019apertura in televisione, sono impazzita di gioia. Mi sono sentita rasserenata e mi sono resa conto che i valori sportivi sono quelli che cerca la vittima di un attentato.<\/p>\n<p><strong>Ovvero?<\/strong><br \/>La benevolenza, il rispetto, la dignit\u00e0. Quando si ascoltano gli atleti di alto livello, molti di loro hanno un trauma del passato che hanno superato grazie allo sport. Per noi vittime di attentato \u00e8 un\u2019ispirazione. E poi lo sport fa bene al fisico, ma anche alla salute mentale.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-8191637\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/IMG_3883-630x473.jpg\" alt=\"\" width=\"498\" height=\"374\"\/><\/p>\n<p><strong>A lei ha fatto bene?<\/strong><br \/>Dopo aver visto l\u2019apertura dei Giochi, ho addirittura deciso di assistere a una partita di goalball alle Paralimpiadi. Da sola. Avevo paura, ma ho trovato persone gentili che si sono prese cura di me. Mi \u00e8 sembrato di trovare una famiglia. Le vittime di attentato hanno bisogno di benevolenza. Ma \u00e8 complicato trovarla.<\/p>\n<p><strong>In che senso?<\/strong><br \/>Dieci anni dopo il 13 novembre, i nostri cari, le famiglie, gli amici, i colleghi pensano che il tempo della ricostruzione \u00e8 troppo lungo. Il tempo per loro e per noi \u00e8 diverso. E ci sentiamo giudicati. Ti dicono che in dieci anni sono successe molte cose e bisogna andare avanti. Per loro scatta la prescrizione. Sono cose spiacevoli che si possono sentire nei nostri cerchi. Ma non nell\u2019ambiente dello sport. L\u00ec non si giudica, ma si accettano le differenze.<\/p>\n<p><strong>Dieci anni sono pochi?<\/strong><br \/>Non \u00e8 un tempo lungo. Per me sono meno. Per una vittima di attentato la nozione di tempo \u00e8 cambiata. E\u2019 molto lontano e molto vicino. Lo stress post traumatico ci impedisce di ancorarci al presente.<\/p>\n<p><strong>Ricordare non \u00e8 anche un peso?<\/strong><br \/>Quello che abbiamo vissuto \u00e8 enorme. Non potremo mai dimenticarlo. E non si deve. Per\u00f2 c\u2019\u00e8 il processo importante, a un certo punto, \u00e8 quello di cercare di accettare la situazione. Perch\u00e9 se si lotta contro questo, alla fine ci si ammala. La cosa migliore per me \u00e8 di accettare che il terrorismo ci ha colpiti. E ora spetta a noi prendere parte a quello che viene dopo. Che cosa vogliamo per i nostri figli? Per noi? Dobbiamo prendere delle lezioni da tutto questo. E\u2019 un problema di societ\u00e0 che non riguarda solo la Francia. Bisogna parlarne. Terrorismo vuol dire seminare la paura, se \u00e8 tab\u00f9 allora i terroristi hanno vinto. Io non sono pi\u00f9 nella fase della paura, ma della resistenza. E voglio sensibilizzare le persone sui danni del terrorismo.<\/p>\n<p><strong>Come avete iniziato a disegnare quello che avete vissuto?<\/strong><br \/>Prima disegnavo solo per hobby. Poi dopo l\u2019attentato del Bataclan, visto che la mia ferita era invisibile, quindi psicologica da stress traumatico, avevo bisogno di concretizzarla, materializzarla. E l\u2019ho fatto con i disegni che mi sono serviti per far uscire le mie sofferenze interne : cos\u00ec ho usato delle palle pesanti per rappresentare i miei sintomi da stress traumatico. E questa sintesi ha aiutato me e anche altre vittime. Anche a spiegare i loro sintomi alle loro famiglie.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-8191638\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/L1050973-630x630.jpg\" alt=\"\" width=\"469\" height=\"469\"\/><\/p>\n<p><strong>Non capivano?<\/strong><br \/>In Francia 10 anni fa lo stress post-traumatico era solo per i veterani. C\u2019era una mancanza di sensibilizzazione alle ferite psicologiche. Questo libro risponde a un bisogno dell\u2019epoca di diffusione di un concetto. Ed \u00e8 fatto nel modo pi\u00f9 semplice e accessibile possibile. Senza contare che ogni volta mi tremava la mano e non riuscivo a disegnare bene. Dovevo sempre ripassarci sopra e semplificare. Io dopo l\u2019attentato non riuscivo pi\u00f9 a leggere : avevo problemi di memoria e concentrazione, non capivo quello che leggevo. Per questo mi sono appoggiata sui disegni : sono pi\u00f9 facili da capire. Questo libro lo volevo universale perch\u00e9 parlasse a tutti. Per spiegare cosa \u00e8 successo quella notte l\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Cosa le \u00e8 successo la notte del 13 novembre al Bataclan?<\/strong><br \/>Non voglio tanto lavorare su quello, ma sulla mia ricostruzione. Nel libro ci sono al massimo 10 pagine sull\u2019attacco. Perch\u00e9 il trauma \u00e8 arrivato dopo. L\u00ec spiego il percorso di combattente di una vittima d\u2019attentato in Francia. E lo faccio con l\u2019umore perch\u00e9 permette di mettere della distanza e, al tempo stesso, far passare dei messaggi forti.<\/p>\n<p><strong>Si pu\u00f2 trovare un modo per sorridere?<\/strong><br \/>Non \u00e8 che ho riso di tutto. Non mi sentivo legittimata a farlo. Ho scelto l\u2019autoderisione. Rido della mia nuova me e di tutti i sintomi che ho. Perch\u00e9 mi trovo in situazioni incredibili per la strada. O con sbalzi d\u2019umore molto aggressivi. Volevo ridere di questo e rendere il terrorismo accessibile. Con l\u2019umore \u00e8 possibile.<\/p>\n<p><strong>Oltre a quello che avete vissuto, avete anche il peso di comunicarlo?<\/strong><br \/>Voi non potete mettervi nei nostri panni. Abbiamo una responsabilit\u00e0 di testimoniare, di raccontare questa sofferenza. Perch\u00e9 \u00e8 talmente eccezionale che nessuno pu\u00f2 capirla. Siamo dei custodi della memoria e abbiamo un dovere di trasmissione per le nuove generazioni. A me fa bene andare in giro a parlare come sopravvissuta.<\/p>\n<p><strong>Ha un legame con le altre vittime del Bataclan?<\/strong><br \/>Io quella sera ero con il mio compagno di allora, poi ci siamo lasciati. Non importa, \u00e8 la vita. Per\u00f2 ho trovato molte persone che erano l\u00e0 grazie alle associazioni. E loro, che non conoscevo, non sono diventati degli amici, ma dei fratelli e delle sorelle. Tra noi non ci giudichiamo, non abbiamo bisogno di giustificarci. Abbiamo un legame molto forte. Questa \u00e8 stata la nostra forza nella disgrazia. Siamo abbastanza per sostenerci gli uni e gli altri. Per me sono una nuova famiglia.<\/p>\n<p><strong>Continuate a disegnare?<\/strong><br \/>Ho fatto un libro sul processo che si chiama \u00ab Justesse \u00bb e me lo sono autopubblicato. Quando ho voglia poi, faccio delle illustrazioni e le pubblico sui social network. Mi fa bene.<\/p>\n<p><strong>Com\u2019\u00e8 stato andare al processo?<\/strong><br \/>Per me \u00e8 arrivato presto. Non mi sentivo ancora pronta. Ma mi sono dovuta immergere nonostante tutto. E le associazioni di vittime mi hanno spiegato che non dovevamo attenderci niente. Per non essere delusi. Io qualche risposta l\u2019ho avuta. Sono stata contenta di esserci stata. Anche se \u00e8 stato molto faticoso e ci sono state molte provocazioni degli imputati.<\/p>\n<p><strong>Ha avuto comunque un senso?<\/strong><br \/>Per me \u00e8 stata una fase essenziale nella ricostruzione. Perch\u00e9 lo Stato di diritto francese ha preso in carico il caso e quindi ci si sente sostenuti. Meno soli. E questo calma. Non ho pi\u00f9 molta rabbia su questo : so che la giustizia se ne \u00e8 occupata e gli accusati sono stati giudicati e condannati a seconda delle responsabilit\u00e0. E\u2019 molto importante.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 la cosa pi\u00f9 difficile dopo 10 anni?<\/strong><br \/>Cercare di godersi la vita dopo che altri sono morti. E\u2019 la sindrome dei sopravvissuti : io sono in lutto e loro sono morti. Non \u00e8 giusto, non c\u2019\u00e8 logica, \u00e8 cos\u00ec. Abbiamo questa responsabilit\u00e0 di doverne approfittare per loro e per noi e ci mette pressione. E chi abbiamo intorno fa pressione perch\u00e9 stiamo meglio. Come se fossimo obbligati a stare meglio. Ma non \u00e8 semplice vivere dopo quella serata. Io posso avere dei flashback che mi riportano direttamente al Bataclan senza che lo voglia. Succede in un qualsiasi giorno della settimana o in un qualsiasi momento della giornata. Mi torna in testa. Il trauma \u00e8 duro sul lungo periodo.<\/p>\n<p><strong>Cosa chiede alla politica e alla societ\u00e0 civile?<\/strong><br \/>Che ci sia pi\u00f9 attenzione alla presa in carico delle vittime. Ora vanno bene le commorazioni, ma non dimentichiamole dopo. Ci sono molte cose ancora da fare, anche se non siamo i pi\u00f9 sfortunati in Europa. Ma non \u00e8 mai abbastanza quando parliamo di vittime di attentato: \u00e8 un trauma a vita, ci sono famiglie distrutte, genitori che hanno perso i loro figli.<\/p>\n<p><strong>E cosa si pu\u00f2 fare?<\/strong><br \/>Serve un sostegno psicologico che continui sui 10, 20 o 30 anni. Perch\u00e9 le vittime saranno tali anche tra 30 anni. Abbiamo un fondo di garanzia per chi \u00e8 stato colpito in un attentato. Ma riconoscere, ad esempio, un danno psichico \u00e8 molto pi\u00f9 difficile. Siamo felici che esista questo programma, ma \u00e8 una doppia pena il processo amministrativo. Pu\u00f2 essere lungo e, anche se assistiti da avvocati, ci sentiamo spesso giudicati. Sembra che ci dobbiamo sempre giustificare della nostra sofferenza.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-8191640\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/IMG_4010-630x473.jpg\" alt=\"\" width=\"519\" height=\"390\"\/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Catherine Bertrand ha la stessa testa scura di capelli che disegna per il suo personaggio a fumetti. 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