{"id":211768,"date":"2025-11-12T18:47:11","date_gmt":"2025-11-12T18:47:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/211768\/"},"modified":"2025-11-12T18:47:11","modified_gmt":"2025-11-12T18:47:11","slug":"le-trop-bell-il-nuovo-bivacco-ratti-a-rischio-influencer-e-sulla-bocca-di-tutti-modello-globale-per-larchitettura-alpina-o-emblema-di-una-progettazione-da-weekend-fuori-porta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/211768\/","title":{"rendered":"&#8220;L&#8217;\u00e8 trop bell&#8221;. Il nuovo bivacco Ratti, a rischio influencer e sulla bocca di tutti: &#8220;Modello globale per l&#8217;architettura alpina&#8221; o emblema\u00a0di una progettazione da weekend\u00a0fuori\u00a0porta?"},"content":{"rendered":"<p>Del <strong>bivacco progettato dallo studio torinese Carlo Ratti Associati<\/strong>, avevamo parlato nel dettaglio in <a href=\"https:\/\/www.ildolomiti.it\/altra-montagna\/idee\/2025\/un-nuovo-e-modernissimo-bivacco-verra-esposto-a-milano-per-le-olimpiadi-e-poi-installato-sulle-alpi-ma-non-si-conosce-il-punto-preciso-la-cultura-alpinistica-si-sta-trasformando-in-cultura-pop\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">questo articolo<\/a>. Gi\u00e0 allora, oltre alle peculiarit\u00e0 tecnologiche, si segnalava un interesse di pubblico insolito per questo genere di strutture, pure cos\u00ec apprezzate in tempi recenti. A destare sorpresa era soprattutto la visibilit\u00e0 &#8211; e quasi sempre l\u2019apprezzamento &#8211; che tale struttura aveva avuto tra i non addetti ai lavori, in contesti anche estranei a quelli tradizionalmente associati all\u2019alpinismo e alla montagna.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>L\u2019architetto Carlo Ratti, professore al Mit\u00a0 (Massachusetts Institute of Technology)\u00a0e al Politecnico di Milano, cofondatore dello studio omonimo e direttore della Biennale Architettura 2025 ha firmato, <strong>nella prima pagina<\/strong> <strong>di Repubblica<\/strong> (di ieri,\u00a011 novembre)<strong>, un editoriale proprio sull\u2019argomento<\/strong>: Cent\u2019anni di bivacchi, architetture essenziali per la montagna lenta. Simbolo di un modo antico di affrontare le vette, oggi possono essere un modello contro l\u2019overtourism.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Cosa s\u2019intenda per \u201cmontagna lenta\u201d non \u00e8 chiaro, ma l\u2019attacco del pezzo non lascia spazio agli indugi. Dopo una brevissima parentesi storica &#8211;\u00a0che riprender\u00e0 in seguito &#8211;\u00a0Ratti d\u00e0 subito fuoco alle polveri: \u201cMi permetto quindi di avanzare una riflessione e di lanciare una sfida. La prima: <strong>come costruire in montagna oggi? <\/strong>La seconda: <strong>potrebbe il nostro Paese diventare un modello globale per l\u2019architettura alpina?<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Ma <strong>stiamo ancora parlando di bivacchi o di architettura alpina \u201ctout court\u201d?<\/strong> Proviamo a capirlo leggendo oltre.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u201c<strong>Insieme al Salone del Mobile di Milano, abbiamo presentato un progetto di bivacco<\/strong>: un piccolo spazio di emergenza che si incastona nella montagna come una roccia. L\u2019idea: presentarlo in anteprima durante le Olimpiadi, aprirlo al pubblico durante la Settimana del Design e infine trasportarlo sulle Alpi, per farlo vivere nel lungo periodo\u201d.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Si parla proprio di bivacchi; in particolare, del bivacco progettato dallo studio Ratti Associati. L\u2019idea di esporre un bivacco al pubblico, prima della sua installazione definitiva, non \u00e8 nuova. Ce lo racconta <strong>Luca Gibello,<\/strong> <strong>dottore di ricerca in Storia dell\u2019architettura<\/strong>, nonch\u00e9 autore del recentissimo volume<strong>\u00a0<\/strong><a href=\"https:\/\/www.ildolomiti.it\/altra-montagna\/cultura\/2025\/come-si-dormiva-100-anni-fa-nei-bivacchi-alpini-si-stava-coricati-a-terra-in-alcune-foto-si-vede-un-cartello-con-scritto-qual-era-il-lato-dei-piedi-per-sdraiarsi-sempre-dalla-stessa-parte\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">I bivacchi delle Alpi. 100 anni di emozioni in scatola<\/a>. \u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u201c<strong>I prototipi\u00a0di alcuni bivacchi venivano costruiti in citt\u00e0 la prima volta e spesso esposti in citt\u00e0, in occasione delle esposizioni universali<\/strong>. All\u2019epoca, parlo della fine dell\u2019Ottocento fino agli anni Trenta-Cinquanta del Novecento, era un modo per farli vedere in citt\u00e0\u00a0a chi non ha la fortuna di andare lass\u00f9. Cos\u00ec si faceva vedere come funziona, come \u00e8 fatto,\u00a0cose che diversamente di persona non potrebbe mai vedere. Questo ha un valore divulgativo, dimostrativo, credo possa far bene!\u201d.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u201cUn modello di circolarit\u00e0 &#8211; continua l\u2019editoriale sul bivacco Ratti &#8211; basato sul riuso: molte strutture temporanee delle Olimpiadi potrebbero avere una seconda vita in quota. L\u2019idea, inoltre, ha un <strong>precedente di successo in <a href=\"https:\/\/www.ildolomiti.it\/altra-montagna\/storia\/2024\/un-rifugio-che-arriva-dal-canada-il-melano-prezioso-lascito-delle-olimpiadi-invernali-di-torino-2006\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">Casa Canada di Torino 2006, poi diventata Rifugio Melano a Frossasco<\/a><\/strong>\u201d.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u201c<strong>Sarebbe perfetto &#8211;\u00a0<\/strong>commenta Gibello <strong>&#8211;\u00a0se si parlasse di un rifugio<\/strong>: un struttura che ha una scala dimensionale pi\u00f9 grande\u00a0e un progetto che viene realizzato secondo i crismi dell&#8217;edilizia, cio\u00e8 della\u00a0costruzione in loco\u201d. <strong>I bivacchi, al contrario, sono la quintessenza della capsula minima di sopravvivenza in ambiente pi\u00f9 estremo<\/strong>: sono pi\u00f9 piccoli e si collocano su siti che sono spesso dei piccoli terrazzini\u00a0di roccia. \u201cCosa facciamo dunque?\u201d, prosegue Gibello. \u201cStando a Ratti dovremmo fare il rilievo digitale di quel sito l\u00ec per poi fare una cosa customizzata, ad hoc, perch\u00e9 abbiamo la prefabbricazione\u00a0digitale. <strong>Cos\u00ec, appena il terrazzino o la cengia sono un po&#8217; diversi, dobbiamo aprire\u00a0il bando per un progetto nuovo<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Non \u00e8 dello stesso avviso l\u2019architetto professore del Mit e del Politecnico:\u00a0\u201c<strong>La personalizzazione digitale pu\u00f2 aiutarci a costruire meglio in quota<\/strong>. Non \u2018astronavi\u2019 atterrate da chiss\u00e0 dove, con fondazioni in acciaio o calcestruzzo che feriscono la montagna, ma architetture che si integrano con discrezione. Grazie ai rilievi tridimensionali e alla fabbricazione computerizzata possiamo adattare ogni struttura alle condizioni specifiche del sito, riducendo sprechi, semplificando il montaggio e rendendo pi\u00f9 facile lo smontaggio a fine vita\u201d.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Eppure, secondo i membri dell\u2019associazione Cantieri d\u2019alta quota, esperti architetti, <strong>gli sprechi di un progetto &#8220;site-specific&#8221; rischiano d\u2019essere ben maggiori<\/strong>.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u201cAlcuni colleghi, che di bivacchi ne han costruiti davvero, sanno bene che <strong>la roccia \u00e8 geliva: ghiacciando si allarga, si stringe, si sposta e si rompe<\/strong>. Un modello standard, se dopo un anno c&#8217;\u00e8 stato un cedimento da una parte, alzando un po&#8217; una vite di qua, regolando un po\u2019, sta ancora l\u00ec senza problemi. <strong>Il pezzo fatto su misura, che hai incastrato come un mobile perfetto in quella fessura<\/strong> come fosse un friend o un nut da arrampicata, <strong>nel momento in cui quella fessura l\u00ec si allarga o si muove, si frantuma; e il bivacco \u00e8 da rifare<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Carlo Ratti non sembra temere il rischio di costruire un\u2019architettura labile. Piuttosto, su suggerimento di un amico (\u201cuno di quei montanari un po\u2019 mugugnoni\u201d), riflette sul rischio di aver progettato un bivacco \u2018troppo bello\u2019.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>\u201cL\u2019\u00e8 trop bell, vedrai che attirer\u00e0 influencer sui sentieri alpini e si faranno male\u201d. <\/strong><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Tuttavia, <strong>secondo Ratti, i bivacchi tradizionali sono roba d\u2019altri tempi<\/strong>, frutto di \u201cun modo antico di andare in montagna, come i pantaloni alla zuava e gli scarponi con le Vibram avvitate sulla tomaia\u201d.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u201cQuali potrebbero essere allora le soluzioni? Non credo che la risposta del mio amico &#8211;\u00a0<strong>costruire brutte strutture alpine e rendere le nostre montagne meno attraenti<\/strong>\u00a0&#8211;\u00a0sia quella giusta. <strong>Sarebbe<\/strong> <strong>come contrastare l\u2019overtourism a Venezia piazzando un ecomostro in piazza San Marco<\/strong>. Senza contare che molti architetti poco attenti hanno gi\u00e0 sfregiato molte aree alpine negli ultimi decenni\u201d.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Non \u00e8 chiaro qui se il riferimento vada a specifici progetti architettonici. Ad ogni modo, non ci risultano tentativi di riportare in auge il bivacco Ravelli, semmai l\u2019idea \u00e8 cercare un compromesso che adegui la forma alla fruizione. <strong>Secondo Gibello, come in ogni tempo, \u00e8 l\u2019utilizzo a determinare la forma, l\u2019estetica arriva in un secondo momento<\/strong>. Secondo momento che, in condizioni\u00a0estreme e\u00a0imprevedibili, come sempre pi\u00f9 quelle d\u2019alta quota, molto spesso \u00e8 estremamente risicato.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u201cNel momento in cui approcciamo bene la questione dell&#8217;alta quota, sappiamo che dobbiamo\u00a0fare delle cose capaci di resistere, leggere, non soggette a deperimento, e che si possono adattare alla mutevolezza del contesto. Il risultato, poi, verr\u00e0 di conseguenza anche dal punto di vista\u00a0formale. <strong>Nel momento in cui si \u00e8 risolto tutte queste cose, non credo che ci sia poi cos\u00ec tanto\u00a0margine di discussione: che la finestrella la faccio quadrata, piuttosto che circolare, pi\u00f9 o meno sar\u00e0 quello<\/strong>\u201d.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u201cPropongo un esempio analogo: <strong>una barca da regata, tipo Luna Rossa. Una volta progettate le linee, l\u2019aerodinamica e tutti i fattori che contribuiscono a certe prestazioni, i modelli son quelli<\/strong>. Non c\u2019\u00e8 spazio per l\u2019arricchimento estetico\u201d.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Eppure, Ratti sceglie di dare fiducia al dato estetico: <strong>\u201cCredo invece che la bellezza possa essere la migliore difesa della montagna\u201d<\/strong>. Questa non andrebbe a discapito &#8211;\u00a0almeno non direttamente &#8211;\u00a0della montagna, proprio in virt\u00f9 delle molteplici accortezze di <strong>efficienza e sostenibilit\u00e0, garantite dalla progettazione su misura per il sito dove verr\u00e0 collocata<\/strong>.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>In conclusione del suo editoriale, Carlo Ratti promette: \u201c<strong>Le Olimpiadi possono diventare il laboratorio in cui l\u2019Italia diventa modello di come costruire in montagna tra bellezza e sostenibilit\u00e0<\/strong>. Parafrasando Dostoevskij, forse non solo la bellezza, ma anche le montagne salveranno il mondo. Se saremo in grado di ascoltarle\u201d.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Senza scomodare ulteriormente i romanzieri russi, va espressa qui una riflessione che ci riporta anche ai due interrogativi di partenza. <strong>Parlare generalmente di edilizia o di architettura di montagna, per una riflessione che ruota poi esclusivamente attorno all\u2019oggetto \u201cbivacco\u201d, cade nella contraddizione di\u00a0un modo di intendere la montagna esclusivamente come un luogo da frequentare in modo temporaneo; come uno spazio ludico; come un enorme parco dove trascorrere qualche ora\/giorno di svago<\/strong>. In quest&#8217;approccio, infatti, viene completamente trascurata una dimensione della montagna in cui si vive e lavora,\u00a0favorendone appunto la percezione come un&#8217;ambiente di occasionale frequentazione. La casa, le strutture sanitarie, le scuole, l\u2019industria,\u00a0i locali alberghieri, eccetera:\u00a0non sono forse temi di competenza dell\u2019edilizia di montagna questi?<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Perch\u00e9 mai, se \u00e8 cos\u00ec, non ci si stranisce a parlare di \u201carchitettura di montagna\u201d, concentrando poi il discorso esclusivamente su una struttura pensata come appoggio eccezionale e di emergenza, nonch\u00e9, oramai, di svago? <strong>Non si rischia cos\u00ec, piuttosto che diventare \u201cun modello globale per l\u2019architettura alpina\u201d, di rivelarsi il modello dell\u2019architettura da weekend fuori porta?\u00a0<\/strong>Anche questa volta, c&#8217;\u00e8 da credere, ci sar\u00e0 ulteriore occasione di parlarne.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Immagine\u00a0di apertura: il nuovo bivacco di Cra-Carlo Ratti Associati<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Del bivacco progettato dallo studio torinese Carlo Ratti Associati, avevamo parlato nel dettaglio in questo articolo. 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