{"id":212209,"date":"2025-11-13T00:48:21","date_gmt":"2025-11-13T00:48:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/212209\/"},"modified":"2025-11-13T00:48:21","modified_gmt":"2025-11-13T00:48:21","slug":"toy-story-la-rivoluzione-che-cambio-per-sempre-il-cinema-danimazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/212209\/","title":{"rendered":"Toy Story, la rivoluzione che cambi\u00f2 per sempre il cinema d\u2019animazione"},"content":{"rendered":"<p>Nella storia del cinema mondiale \u201cc\u2019\u00e8 un prima e un dop<strong>o Toy Story<\/strong>\u201d. Ad esattamente trent\u2019anni dall\u2019anteprima statunitense (19 novembre 1995) del film diretto da<strong> John Lasseter<\/strong>, che in Italia usc\u00ec solo nel marzo del 1996, viene pubblicato un volumetto apparentemente accademico ma oggettivamente succoso sulla dettagliata genesi e sviluppo del film, nonch\u00e9 del suo valore radicalmente innovativo a livello estetico, narrativo e produttivo.<\/p>\n<p>Si tratta di Pixar:<strong> Toy Story<\/strong> (Carocci) scritto da <strong>Christian Uva e Martina Vita<\/strong>, docenti all\u2019Universit\u00e0 di Roma Tre, come se non fossero vissuti dalle parti di San Francisco e Los Angeles. Un volume in cui si respira l\u2019aria di rivoluzione tecnologica del cinema d\u2019animazione (Toy Story \u00e8 il primo film realizzato totalmente in computer grafica della storia del cinema), di visioni future industriali e fiuto per gli affari con <strong>Steve Jobs<\/strong> (qui produttore esecutivo del film e fondatore, con un investimento di 10 milioni di dollari, dei Pixar Animation Studios nel 1986), di svolta epocale nella cultura e nella tradizione del cinema hollywoodiano in casa Disney (quindi inevitabilmente di almeno mezzo mondo cinematografico, in primis quello occidentale, abituato al musical bidimensionale).<\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-8192589 size-large\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/9788829032631-768x1182-1-630x970.jpg\" alt=\"\" width=\"630\" height=\"970\"\/>Per capire il valore fuori dall\u2019ordinario e di riscrittura del genere di Toy Story, Uva e Vita fanno iniziare il loro viaggio dagli albori della Pixar, quando tutto era solo sogno e lungimiranza, quindi da quella Lucasfilm che ingaggia un promettente Lasseter nel 1983 per esplorare le potenzialit\u00e0 della computer grafica applicata all\u2019animazione; \u00e8 sempre sua, nel 1985, la realizzazione del primo personaggio fotorealistico e dalla conformazione antropomorfa in Piramide di paura; infine la nascita della Pixar vera e propria come realt\u00e0 indipendente grazie a Jobs che punta sui creativi Ed Catmull, <strong>Alvy Ray Smith<\/strong> e appunto Lasseter.<\/p>\n<p>L\u2019uso della<strong> CGI<\/strong> in Tron, intanto, entusiasma ulteriormente Lasseter &amp; Co. <strong>Creativi pi\u00f9 informatici si uniscono<\/strong>, scrivono Uva e Vita, seguendo \u201cuna visione ottimistica nei confronti delle nuove tecnologie\u201d. Il \u201crealismo estremo\u201d che caratterizzer\u00e0 missione ed immagine Pixar viene rodato rullando spot pubblicitari (Listerine), corti che poi diverranno di culto (Luxo Jr., Tin Toy) con l\u2019obiettivo di dare un\u2019anima a oggetti inanimati.<\/p>\n<p>\u00c8 del 1991 l\u2019accordo tra Disney e Pixar per ben tre lungometraggi in computer grafica. Il tira e molla durato oltre tre anni prima che <strong>Toy Story<\/strong> veda la luce ve lo lasciamo nella ricostruzione di Uva e Vita. Diciamo che come nelle migliori tradizioni dei capolavori ci si mettono in tanti a infilare bastoni tra le ruote, a partire da chi reputa gi\u00e0 la prima versione dello script \u201cpoco credibile\u201d. In molti ricorderanno che Pixar, e Jobs, saranno costretti a chinare un po\u2019 il capo, produttivamente parlando, alla <strong>Disney<\/strong> durante la lavorazione, ma lo stile innovativo di Lasseter &amp; Co. s\u2019imporr\u00e0 in tutta la sua \u201cfantasmagorica\u201d innovazione. Un po\u2019 di numeri tanto per capire la rivoluzione del primo film girato in computer grafica con protagonisti una banda di giocattoli: \u201cper 79 minuti di animazione \u2013 pari a circa 114.240 fotogrammi \u2013 vengono realizzate 1.635 inquadrature (sui movimenti di macchina riconoscibili come quelli di <strong>Michael Mann<\/strong> o di <strong>Kenneth Branagh<\/strong> vi rimandiamo ovviamente al libro ndr) contenenti circa 400 modelli (76 personaggi e 366 oggetti) creati grazie a RenderMan.<\/p>\n<p>La progettazione degli <strong>story-board<\/strong> ha richiesto la realizzazione di circa 25 mila disegni e pi\u00f9 di 2.000 modellini per l\u2019animazione digitale\u201d. I segreti di un lavoro certosino, millimetrico e oltretutto rivoluzionario passando anche dalla trasformazione produttiva\/realizzativa tra nuovi comparti del digitale. Lasseter del resto non vuole lasciare nulla al caso, anzi vuole un realismo verosimigliante da lasciare senza fiato. \u201cIn ogni isolato di Toy Story ci sono dai 100 ai 200 alberi, ognuno dei quali aveva un numero di foglie tra le 5.000 e le 12.000, arrivando a un totale di 1.200.000 foglie realizzate in computer grafica per ogni isolato\u201d.<\/p>\n<p>Realismo che negli anni impareremo a definire nella perfezione concreta di peli e capelli dei protagonisti dei film Pixar, come nei loro occhioni grandi (\u201cmai grotteschi per\u00f2\u201d), ma soprattutto, come scrivono Uva e Vita: \u201cA differenza dell\u2019animazione tradizionale in cui l\u2019espressione dei sentimenti si concentra per la maggior parte sulla sola zona del volto, in quella computerizzata gli animatori cercano di esprimere lo stato d\u2019animo del personaggio attraverso tutto il corpo\u201d. Un equilibrio perfetto tra \u201cmeraviglia e credibilit\u00e0\u201d in quanto una delle principali ragioni del successo del primo Toy Story, e a seguire dei cinque titoli di tutta la saga, sta sia nella \u201cdialettica tra passato e futuro\u201d che suscita lo scontro\/incontro tra i giocattoli protagonisti, cowboy e Buzz, rifacendosi \u201calla storia culturale degli Stati Uniti e in particolar modo alla memoria nostalgica dei baby boomers \u2013 a cui lo stesso Lasseter appartiene\u201d; come grazie ad un\u2019operazione di \u201crimediazione all\u2019indietro\u201d, ovvero \u201cil processo attraverso cui un nuovo medium rielabora, interpreta e reinventa un medium precedente\u201d sia l\u2019animazione tradizionale della Disney ma anche \u201cil cinema hollywoodiano classico con la sua estetica e il suo linguaggio\u201d. Tanto che tra la produzione di celebri spot pubblicitari nei primi anni Novanta e il definitivo <strong>Toy Story<\/strong> \u00e8 come se \u201cprima ancora del bene di consumo \u00e8 in effetti la CGI il prodotto che si vuole vendere\u201d. Piccola postilla, da veri storici del cinema come Uva e Vita: il primo esempio \u201cparadigmatico di giocattoli animati\u201d \u00e8 italiano. Si tratta de <strong>La guerra e il sogno di Momi<\/strong> (1917) dove eserciti di soldatini si scontrano muovendosi in \u201cstop motion\u201d. <strong>Peccato per le finalit\u00e0 belliciste<\/strong>. Eravamo ancora una volta arrivati per primi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Nella storia del cinema mondiale \u201cc\u2019\u00e8 un prima e un dopo Toy Story\u201d. 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