{"id":213328,"date":"2025-11-13T17:35:14","date_gmt":"2025-11-13T17:35:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/213328\/"},"modified":"2025-11-13T17:35:14","modified_gmt":"2025-11-13T17:35:14","slug":"perche-oggi-invecchiare-non-deve-fare-paura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/213328\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 oggi invecchiare non deve fare paura"},"content":{"rendered":"<p>Il titolo del libro trasmette speranza. Non si tratta di un\u2019illusione, quanto della concreta possibilit\u00e0 di un buon invecchiamento, costruito con impegno e determinazione attraverso scelte possibili della persona nel trascorrere degli anni\u00bb. \u00c8 ispirato al realismo e a uno sguardo ottimista sulla vita degli anziani il nuovo libro dello psichiatra Marco Trabucchi \u201cInvecchiare non fa paura\u201d (San Paolo, 220 pagine, 18 euro). Sabato 15 presentazione a Milano, nell\u2019ambito di BookCity, alle 11 al Museo della Scienza e della Tecnologia. Trabucchi dialogher\u00e0 con Michela Marzano, moderati da Francesco Ognibene di Avvenire.<\/p>\n<p>La solitudine ha un ruolo rilevante nel processo di buon invecchiamento; sviluppa, infatti, il suo effetto negativo sia nel periodo del prepensionamento, quando la persona deve impegnarsi a costruire il proprio futuro, sia quando si trova nella condizione di dover decidere come vivere bene anche nel tempo della vecchiaia. La solitudine diviene un tempo negativo quando l\u2019individuo percepisce, anche in mezzo alla folla, di non riuscire a pensare a qualcuno che lo ascolti e lo accompagni nel momento del bisogno e del dolore. \u00c8 stato rilevato che oggi in Italia un ultrasessantenne su 6 non ha contatti significativi e che con l\u2019avanzare dell\u2019et\u00e0 questi valori aumentano fortemente.<\/p>\n<p>Chi \u00e8 solo non si sente di appartenere ad alcuna comunit\u00e0: i tradizionali legami si sono diradati a causa della crisi delle tradizionali aggregazioni, laiche e religiose; in particolare, Dio \u00e8 scomparso dai radar mentali di moltissimi anziani, che cos\u00ec hanno perso la possibilit\u00e0 di un dialogo che rendeva pi\u00f9 accettabili condizioni di vita oggettivamente difficili, e quindi anche la solitudine. La crisi del rapporto di coppia e la rottura del matrimonio \u00e8 un\u2019altra dimensione che favorisce la solitudine; attorno a queste dinamiche non \u00e8 raro percepire, in modo pi\u00f9 o meno palese, che il coniuge pi\u00f9 solo pensa in silenzio: \u00abPiuttosto di questa solitudine, lo riaccoglierei a casa\u00bb. La tragedia della solitudine, il vuoto delle mattine e delle sere sono cos\u00ec dolorosi e penetranti che la persona sarebbe disposta anche a costruire situazioni precarie. Peraltro, vi sono altri soggetti che per nessun motivo accetterebbero un compromesso nella qualit\u00e0 delle loro relazioni, e cos\u00ec la solitudine diviene progressivamente sempre pi\u00f9 drammatica. La solitudine provoca spesso depressione, in forme che non sempre rispondono ai farmaci. La solitudine induce un aumento dell\u2019incidenza di demenza; la persona entra in una condizione che tende ad autoaggravarsi, perch\u00e9 la demenza stessa provoca un\u2019ulteriore rarefazione delle relazioni. Talvolta \u00e8 doveroso dare attenzione al rischio di suicidio, condizione purtroppo scarsamente considerata come possibilit\u00e0 nella vita della persona anziana. Negli Usa il tasso di suicidio dell\u2019anziano \u00e8 sei volte superiore nell\u2019uomo rispetto alla donna; gli uomini non chiedono aiuto, \u201cnon piangono\u201d e, quindi, soffrono, mentre le donne pi\u00f9 frequentemente hanno qualcuno sul quale appoggiarsi nella disperazione, ricavandone sollievo.<\/p>\n<p>\u00abUn paese ci vuole, non fosse per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c\u2019\u00e8 qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti\u00bb (Cesare Pavese, La luna e i fal\u00f2): questa bellissima, struggente frase testimonia la nostalgia che talvolta colpisce quando la solitudine del presente induce a pensare ai tempi passati. La persona in queste circostanze si trova all\u2019interno di un tunnel di dolore da cui \u00e8 difficile uscire. Anche la scarsa cultura e le condizioni di marginalit\u00e0 sociale accelerano l\u2019invecchiamento. Una comunit\u00e0 attenta deve quindi stendere reti protettive attorno a chi non ha avuto la fortuna di ricevere un\u2019adeguata istruzione e chi vive in povert\u00e0. Non \u00e8 sempre facile raggiungere risultati significativi, ma talvolta la sola attenzione sociale produce il risultato di convincere gli interessati che non sono abbandonati a loro stessi, ottenendo cos\u00ec qualche piccolo miglioramento della qualit\u00e0 della vita. (&#8230;)<\/p>\n<p>Il timore delle demenze \u00e8 forse la pi\u00f9 profonda tra le paure delle malattie che colpisce l\u2019essere umano di oggi. La paura di perdere il controllo sulla propria vita, di essere dipendenti per le vicende di tutti i giorni, di essere di peso, di deludere i propri cari con comportamenti inappropriati sono sentimenti frequenti. Notizie insistenti sui mezzi di informazione influenzano chi teme di ritrovarsi nelle condizioni descritte. Le descrizioni tendono a focalizzarsi sugli aspetti pi\u00f9 negativi e la demenza viene descritta come \u201cuna bomba pronta a esplodere\u201d, come uno \u201ctsunami\u201d o come \u201cpeggiore della morte\u201d. La paura induce la tendenza del potenziale ammalato a nascondere i sintomi, e a non comunicare con la famiglia e con il medico; cos\u00ec si provoca un allungamento del tempo della diagnosi. Anche chi non ha sintomi (o almeno sintomi clinicamente rilevabili) tende a focalizzarsi sull\u2019interpretazione negativa di alcuni segni, come la dimenticanza dei nomi. L\u2019autocontrollo forzato e la decisione di nascondere anche a s\u00e9 stessi eventuali difficolt\u00e0 sono dannosi, perch\u00e9 inducono incertezze nei propri comportamenti, e di conseguenza un peggioramento del disagio. In queste circostanze la persona coglie ogni informazione, anche le pi\u00f9 sballate, e tende a immedesimarsi: \u201cCapiter\u00e0 anche a me\u201d. Talvolta la paura della demenza induce depressione, condizione che a sua volta pu\u00f2 peggiorare l\u2019attenzione e la memoria. L\u2019ansia che consegue alla paura pu\u00f2 portare a diagnosi sbagliate e all\u2019assunzione di farmaci inutili o dannosi. Inoltre, l\u2019aumentata disponibilit\u00e0 di strumenti di autodiagnosi, come i marker genetici effettuabili sul plasma e su altri liquidi biologici di facile accesso, rischia di indurre un\u2019epidemia di paura anche tra persone sane, che non sono in grado di comprendere la differenza tra predisposizione alla malattia e la reale espressione. In questo ambito, la sempre maggiore facilit\u00e0 di accesso ai nuovi strumenti diagnostici dovr\u00e0 indurre forti azioni educative, per evitare un\u2019epidemia di paura, con grave danno per la salute mentale dei cittadini ed un inutile spreco di risorse da parte del sistema sanitario per rispondere a pressanti richieste spesso non motivate.<\/p>\n<p><b>Direttore scientifico,\u00a0Gruppo di ricerca geriatrica, Brescia<\/b><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il titolo del libro trasmette speranza. 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