{"id":213413,"date":"2025-11-13T18:50:29","date_gmt":"2025-11-13T18:50:29","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/213413\/"},"modified":"2025-11-13T18:50:29","modified_gmt":"2025-11-13T18:50:29","slug":"due-modi-di-raccontare-il-presente-dellarte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/213413\/","title":{"rendered":"due modi di raccontare il presente dell&#8217;arte"},"content":{"rendered":"<p>                        di<br \/>\n\t\t\t\t                    <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/178p_federico-giannini.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><br \/>\n                    Federico Giannini<\/a><br \/>\n                     (Instagram: <a href=\"https:\/\/instagram.com\/federicogiannini1\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">@federicogiannini1<\/a>), scritto il 12\/11\/2025<br \/>\n\t\t<br \/>Categorie:                 <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/16c_recensioni-mostre.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Recensioni mostre<\/a>                             \/ Argomenti: <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/arte-contemporanea.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Arte contemporanea<\/a> <\/p>\n<p>\n                Parigi inaugura la nuova Fondation Cartier di fronte al Louvre, Torino celebra i trent\u2019anni della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Due mostre, due strategie, una pi\u00f9 riuscita e l\u2019altra meno, un dato di fatto: in questo momento storico sono soprattutto le fondazioni private a costruire la memoria e a documentare l\u2019evoluzione dell\u2019arte contemporanea. L\u2019articolo di Federico Giannini.            <\/p>\n<p>Tappi che saltano, schizzano, volano in tutte le direzioni sopra e sotto le Alpi. Hanno festeggiato, i signori dell\u2019arte contemporanea. Hanno tenuto in fresco le bottiglie pi\u00f9 pregiate e le hanno fatte esplodere in quel momento dell\u2019anno in cui le torme dei pellegrini, dei devoti, degli entusiasti, degli sfaccendati, degli occupati, dei forzati, degli arbitri, dei turisti dell\u2019arte contemporanea si muovono tra Parigi e Torino per timbrare il cartellino all\u2019avvio delle rispettive Art Week e soddisfare l\u2019esigenza d\u2019esserci. Parigi, s\u2019apre la settimana di Art Basel: la Fondation Cartier festeggia l\u2019apertura del suo nouveau lieu e dei nouveaux espaces progettati da Jean Nouvel. Detto cos\u00ec, come la Fondation Cartier l\u2019ha scritto sul comunicato stampa, sembra di parlare d\u2019un capannone lontano venti fermate di metropolitana e venti minuti di taxi dalle to-do-list che i turisti s\u2019appuntano sugli schermi dei loro telefoni, nascosto in un qualche arrondissement col numero alto dove la citt\u00e0 comincia a diventare periferia. Invece il nouveau lieu \u00e8 un palazzone hausmanniano che sta di fronte al Louvre, che non \u00e8 un eufemismo per dire che \u00e8 a poca distanza: dall\u2019ingresso del Louvre s\u2019attraversa la strada, s\u2019entra alla Fondation Cartier e si passeggia dove fino a sei anni fa c\u2019era il Louvre des Antiquaires. Torino, s\u2019apre la settimana di Artissima: la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo celebra i suoi primi trent\u2019anni d\u2019attivit\u00e0 lustrando i gioielli della sua collezione e sistemandoli dentro una grande mostra su due sedi (una \u00e8 quella storica di via Modane, l\u2019altra \u00e8 il Museo dell\u2019Automobile) cui \u00e8 stato dato, non senza una punta d\u2019esibito orgoglio, il titolo di News from the near future.<\/p>\n<p>La convergenza \u00e8 interessante: intanto, perch\u00e9 se qualcuno coltivava ancora qualche dubbio su quella \u201cinarrestabile ascesa dei musei privati\u201d che Georgina Adam ha messo nel titolo d\u2019un suo libro di quattro anni fa, gli si potr\u00e0 rispondere che ormai non si pu\u00f2 pi\u00f9 neppure parlare d\u2019ascesa ma d\u2019incontrovertibile dato di fatto, dal momento che, tolte alcune luminose pubbliche eccezioni, \u00e8 in queste sedi che l\u2019arte contemporanea ha non soltanto lo spazio per sperimentare, esplorare, approfondire, tentare, divertire, divertirsi, incuriosire, sbagliare, ma adesso ha anche la possibilit\u00e0 di vedere il formarsi d\u2019un orizzonte storico contando esclusivamente sul lavoro dei privati, dacch\u00e9 son stati i privati a fare, negli ultimi trenta-quarant\u2019anni, quello che il pubblico spesso non ha fatto (e che non poteva fare, se si pensa che, quando s\u2019\u00e8 costituita la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, l\u2019unico museo italiano totalmente votato al contemporaneo era il Castello di Rivoli). Poi perch\u00e9 Cartier e Sandretto festeggiano con due mostre che fanno la stessa cosa: riattraversare daccapo tutta la storia delle rispettive raccolte. E poi perch\u00e9 di strategie collezionistiche si parla meglio se di mezzo c\u2019\u00e8 un compleanno o se l\u2019anniversario tondo l\u2019hai gi\u00e0 superato e quest\u2019anno ti tocca stupire il mondo col tuo nuovo b\u00e2timent.<\/p>\n<p>Cartier ha un bilancio che \u00e8 tre-quattro volte pi\u00f9 consistente rispetto a quello della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, ha nove anni d\u2019esistenza in pi\u00f9, agisce anche all\u2019estero e deve spartirsi le attenzioni del pubblico con Vuitton, Pinault, Pernod Ricard, ma si trova nella citt\u00e0 pi\u00f9 visitata del mondo quindi in place du Palais-Royal la gente fa lo stesso la coda per poi disperdersi dentro gli ottomila e cinquecento metri quadri di spaz\u00ee accessibili al pubblico (due terzi dei quali riservati alle esposizioni) per vedere se \u00e8 vero che \u201cl\u2019architettura si muove come dispositivo scenografico al servizio del largo spettro delle arti visuali, della fotografia, del cinema, dei mestieri dell\u2019arte, della performance, dello spettacolo dal vivo e della scienza\u201d. E di solito non ha niente in contrario.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Fondation Cartier\" title=\"Fondation Cartier\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/fondation-cartier-1.jpg\" width=\"750\" height=\"422\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nFondation Cartier, mostra Exposition G\u00e9n\u00e9rale. Foto: Federico Giannini&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Fondation Cartier\" title=\"Fondation Cartier\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/fondation-cartier-2.jpg\" width=\"750\" height=\"500\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nFondation Cartier, mostra Exposition G\u00e9n\u00e9rale. Foto: Marc Domage&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Fondation Cartier\" title=\"Fondation Cartier\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/fondation-cartier-3.jpg\" width=\"750\" height=\"422\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nFondation Cartier, mostra Exposition G\u00e9n\u00e9rale. Foto: Federico Giannini&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Fondation Cartier\" title=\"Fondation Cartier\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/fondation-cartier-4.jpg\" width=\"750\" height=\"988\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nFondation Cartier, mostra Exposition G\u00e9n\u00e9rale. Foto: Federico Giannini&#13;<\/p>\n<p>Quarant\u2019anni di Fondation Cartier vogliono dire, sostanzialmente, quarant\u2019anni d\u2019arte contemporanea africana, asiatica, sudamericana, di tutti i continenti, e l\u2019Exposition G\u00e9n\u00e9rale, la mostra (molto italiana, peraltro: la curatrice, assieme a B\u00e9atrice Grenier, \u00e8 Grazia Quaroni, direttrice generale delle collezioni della Fondation, e gli allestimenti sono di Formafantasma) con cui la fondazione riempie per la prima volta il nuovo spazio, parte subito alta proponendosi come una \u201cnuova cartografia della creazione contemporanea\u201d, una \u201ccartografia alternativa\u201d divisa in quattro momenti, in quattro movimenti centrifughi, dove Bill Viola \u00e8 esposto vicino alle reinterpretazioni delle ceramiche tradizionali del Brasile sud-orientale, dove la Cattedrale di Mendini convive con il plastico che immagina una Kinshasa che pare uscita da un cartone dei Pronipoti, dove non fai in tempo a finire d\u2019acculturarti sulle ceramiche dei pueblos nativi americani che ti salta subito fuori un Cherry blossom di Damien Hirst. L\u2019allegro, programmatico, innocuo caos che ne risulta (posto che oggi \u00e8 alla moda allestire mostre che non hanno un inizio e una fine ma hanno solo uno sviluppo, solitamente palindromo, meglio se confusionario e composto di parti separabili e sovrapponibili) \u00e8 conseguenza deliberata di una pratica collezionistica ed espositiva che, va detto, era gi\u00e0 orientata antropologicamente in tempi lontani da qualunque sospetto, ma che comunque, lungo i suoi quarant\u2019anni di storia, non ha potuto evitare i riscontri di chi ha notato che alle volte il racconto della complessit\u00e0 finisce per essere assorbito da uno sguardo inevitabilmente estetizzante (che \u00e8 precisamente quello che accade se ti capita d\u2019appendere i disegni delle comunit\u00e0 autoctone della foresta del Gran Chaco di fronte a un enorme frottage di Penone, oppure se l\u2019artista che vuole raccontare le pratiche sciamaniche degli yanomami dell\u2019Amazzonia ha studiato dagli artisti pi\u00f9 pagati dell\u2019Occidente e ha fatto residenze nei musei pi\u00f9 famosi dell\u2019Occidente), che peraltro tende a essere assecondato dagli apparati scenografici. Per cercar di capire come sia possibile evitare d\u2019offrire una qualunque impressione d\u2019inconsapevole neocolonialismo toccher\u00e0 aspettare le prossime puntate.<\/p>\n<p>Di l\u00e0 dal Frejus, la mostra della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, pur nelle sue dimensioni contenute, pur senza edifici nuovi, men che meno in fronte ai musei pi\u00f9 visitati del mondo, appare pi\u00f9 riuscita e pi\u00f9 ordinata non tanto perch\u00e9 meno ambiziosa (se la Fondation Cartier mira a proporre una cartografia alternativa, la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo muove, a nome degli artisti, la rivendicazione d\u2019un ruolo nell\u2019affrontare \u201ci nodi e le istanze del presente, proponendo letture critiche e nuove interpretazioni della societ\u00e0\u201d) o perch\u00e9 dalle dimensioni pi\u00f9 contenute (e se ti poni obiettivi di larga portata \u00e8 ovviamente pi\u00f9 facile sbagliare se hai meno materiale a disposizione), ma perch\u00e9 pi\u00f9 coerente e, per effetto d\u2019un apparente paradosso, pi\u00f9 rappresentativa di quel ch\u2019\u00e8 accaduto negli ultimi trent\u2019anni d\u2019arte contemporanea, poich\u00e9 laddove Cartier ha sempre privilegiato l\u2019universalit\u00e0 estetica, ha seguito un\u2019idea dell\u2019arte intesa in senso globale e planetario e ha costruito la propria raccolta, per suo statuto, anche come archivio delle mostre e delle commissioni, con una logica enciclopedica rivendicata pure nelle intenzioni di questa Exposition G\u00e9n\u00e9rale, la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo ha invece seguito in maniera pi\u00f9 stretta gli orientamenti dell\u2019arte contemporanea internazionale costruendo una raccolta in tempo reale e partendo in un momento in cui l\u2019arte contemporanea alle nostre latitudini cambiava modi e linguaggi.<\/p>\n<p>Il riflesso di questa politica di costruzione d\u2019una collezione marcata da una forte temporalit\u00e0 sincronica, e ch\u2019\u00e8 forse la pi\u00f9 rappresentativa in Italia del periodo che va dall\u2019inizio degli anni Novanta a oggi, si coglie nel percorso d\u2019una mostra che s\u2019apre ai visitatori, per continuare col paragone cartografico, come fosse, un poco pi\u00f9 modestamente e senza pretese di riscriver le fondamenta di tutta una disciplina, una specie d\u2019atlante dell\u2019arte italiana e occidentale, un atlante che adesso, dopo trent\u2019anni di lavoro, \u00e8 in grado di documentare la trasformazione dei linguaggi, delle pratiche, dei mezzi espressivi, dei temi che abbiamo imparato a conoscere lungo tre decenn\u00ee di presente continuo ch\u2019\u00e8 diventato storia e che si presenta ai visitatori come una storia dell\u2019arte, certamente vista dalla prospettiva d\u2019una collezionista, certamente parziale, certamente posizionata lungo le coordinate d\u2019un pensiero molto marcato in senso politico-sociale (nei pannelli in sala non mancano neppure le schwa d\u2019ordinanza), eppure costruita secondo una linea ormai chiara, riconoscibile, continua, coerente, solida.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Fondazione Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, mostra News from the near future. Foto: Federico Giannini\" title=\"Fondazione Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, mostra News from the near future. Foto: Federico Giannini\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/fsrr-1.jpg\" width=\"750\" height=\"420\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nFondazione Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, mostra News from the near future, sede di via Modane. Foto: Federico Giannini&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Fondazione Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, mostra News from the near future. Foto: Federico Giannini\" title=\"Fondazione Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, mostra News from the near future. Foto: Federico Giannini\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/fsrr-2.jpg\" width=\"750\" height=\"398\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nFondazione Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, mostra News from the near future, sede di via Modane. Foto: Federico Giannini&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Fondazione Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, mostra News from the near future. Foto: Museo dell'Automobile\" title=\"Fondazione Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, mostra News from the near future. Foto: Museo dell'Automobile\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/fsrr-3.jpg\" width=\"750\" height=\"500\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nFondazione Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, mostra News from the near future, Museo dell\u2019Automobile. Foto: Museo dell\u2019Automobile&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Fondazione Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, mostra News from the near future. Foto: Federico Giannini\" title=\"Fondazione Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, mostra News from the near future. Foto: Federico Giannini\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/fsrr-4.jpg\" width=\"750\" height=\"407\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nFondazione Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, mostra News from the near future, Museo dell\u2019Automobile. Foto: Federico Giannini&#13;<\/p>\n<p>Corpo, identit\u00e0, memoria, futuro. Son queste le quattro direttrici che la mostra, nel perimetro di quel pensiero cui s\u2019\u00e8 accennato, adopera per decifrare il presente. Rappresentazione del corpo nelle sue tensioni interiori, siano fisiche e psicologiche, con le sue inquietudini o anche attraverso la sua assenza, e al Museo dell\u2019Automobile nelle sue declinazioni dagli anni Novanta a oggi e con una coda legata alla sua smaterializzazione nell\u2019epoca digitale. Identit\u00e0 da intendersi essenzialmente come attrito tra l\u2019individuo (nella sede di via Modane l\u2019esplorazione del s\u00e9 passa, per esempio, attraverso lo scoiattolo di Cattelan e l\u2019autoritratto di Stingel) e la collettivit\u00e0 (suonano sinistre le svastiche del F\u00fchrerhauptquartier di Oehlen, opera del 1982, e porta su di s\u00e9 tutti gli orrori del mondo il Cyber Iconic Man dei fratelli Chapman, sorta di martire squartato e appeso a testa in gi\u00f9 a perder sangue dentro una tinozza: fa parte della sezione sul corpo, ma starebbe bene ovunque). Futuro come scenario possibile, talvolta come spazio di rivendicazione e d\u2019affermazione (in questo senso da leggere la grande scultura di Simone Leigh che campeggia al centro dell\u2019ultima sala della sezione alla sede centrale, o l\u2019eden erotico di Ambera Wellmann), talaltra come presenza confusa e fumosa nel senso letterale del termine (il paesaggio di nubi di Glenn Brown). Memoria, nella sezione al Museo dell\u2019Automobile, da intendere come messa in scena d\u2019un passato sul quale s\u2019\u00e8 fondato il presente che a sua volta verr\u00e0 cancellato, distrutto, annullato (le rovine di Adri\u00e1n Villar Rojas, le grandi campane al centro della sala, che paiono materia per archeologi, sono invece rimasugli, cascami, reperti d\u2019un futuro post-apocalittico). Chiusura con un notturno gonfio di silenzio, le presenze spettrali di Pol Taburet a incombere sul visitatore al pari del concerto country di Ragnar Kjartansson sulle montagne rocciose per indurlo a domandarsi il senso di tutto quello che ha visto sin qui, sempre che gli venga voglia d\u2019ascoltare. O quanto meno d\u2019accorgersi che il suo presente \u00e8 gi\u00e0 passato prossimo e che quel near future del titolo \u00e8, in realt\u00e0, il titolo d\u2019una videoinstallazione di vent\u2019anni fa.<\/p>\n<p>Quello che brulicava di futuro adesso \u00e8 gi\u00e0 storia. Singolare, poetica contraddizione d\u2019una mostra che ragiona sul futuro dopo averlo presentato come un materiale da esposizione, che s\u2019interroga sul presente guardando indietro e che forse \u00e8 l\u2019epitome pi\u00f9 efficace della nostra condizione, dell\u2019esistenza di chi vive dentro un presente ch\u2019\u00e8 diventato permanente, un paesaggio dove l\u2019orizzonte, se c\u2019\u00e8, \u00e8 lontano e coperto, un flusso continuo e globale che si auto-alimenta, che si auto-annienta e che si auto-documenta, che ha inglobato il futuro e ha rovesciato le cronologie. Sopra e sotto le Alpi non esistono cronologie e il presente \u00e8 simultaneit\u00e0 di presenze, coesistenza di strati temporali e culturali, archivio vivo, esperienza osservabile alla velocit\u00e0 delle fondazioni private che hanno consolidato e, in certo modo, anche canonizzato l\u2019arte contemporanea con mezzi ed energie che non erano neppure immaginabili fino a pochi anni fa. Cartografie e atlanti. Enciclopedie globali e archivi visivi e affettivi. Dialoghi transculturali e dialoghi transgenerazionali. Sopra e sotto le Alpi il tempo \u00e8 fluido e il cielo, per qualche motivo, ha deciso di non cambiare colore.<\/p>\n<p><\/p>\n<p>                Se ti \u00e8 piaciuto questo articolo abbonati a Finestre sull&#8217;Arte.<br \/>\n\t\t\t\t\t\tal prezzo di 12,00 euro all&#8217;anno avrai accesso illimitato agli articoli pubblicati sul sito di Finestre sull&#8217;Arte e ci aiuterai a crescere e<br \/>\n\t\t\t\t\t\ta<br \/>\n\t\t\t\t\t\tmantenere la nostra informazione libera e indipendente.<br \/>\n\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/shop.finestresullarte.info\/carrello\/?add-to-cart=8971\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">ABBONATI&#13;<br \/>\n\t\t\t\t\t\tA <br \/>FINESTRE SULL&#8217;ARTE<\/a><br \/>\n                    <\/p>\n<p>                        <img decoding=\"async\" class=\"immagineautoreimg\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/federico-giannini.jpg\" title=\"Federico Giannini\" alt=\"Federico Giannini\"\/><\/p>\n<p style=\"font-size:16px\">L&#8217;autore di questo articolo: <strong>Federico Giannini<\/strong><\/p>\n<p>Nato a Massa nel 1986, si \u00e8 laureato nel 2010 in Informatica Umanistica all\u2019Universit\u00e0 di Pisa. Nel 2009 ha iniziato a lavorare nel settore della comunicazione su web, con particolare riferimento alla comunicazione per i beni culturali. Nel 2017 ha fondato con Ilaria Baratta la rivista Finestre sull\u2019Arte. Dalla fondazione \u00e8 direttore responsabile della rivista. Collabora e ha collaborato con diverse riviste, tra cui Art e Dossier e Left, e per la televisione \u00e8 stato autore del documentario Le mani dell\u2019arte (Rai 5) ed \u00e8 stato tra i presentatori del programma Dorian \u2013 L\u2019arte non invecchia (Rai 5). Al suo attivo anche docenze in materia di giornalismo culturale (presso Universit\u00e0 di Genova e Ordine dei Giornalisti), inoltre partecipa regolarmente come relatore e moderatore su temi di arte e cultura a numerosi convegni (tra gli altri: Lu.Bec. Lucca Beni Culturali, Ro.Me Exhibition, Con-Vivere Festival, TTG Travel Experience).<\/p>\n<p>    <script async src=\"\/\/www.instagram.com\/embed.js\"><\/script><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Federico Giannini (Instagram: @federicogiannini1), scritto il 12\/11\/2025 Categorie: Recensioni mostre \/ Argomenti: Arte contemporanea Parigi inaugura la&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":213414,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,20357,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-213413","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-contemporanea","10":"tag-arte-e-design","11":"tag-arteedesign","12":"tag-arts","13":"tag-arts-and-design","14":"tag-design","15":"tag-entertainment","16":"tag-intrattenimento","17":"tag-it","18":"tag-italia","19":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115543895720806275","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/213413","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=213413"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/213413\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/213414"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=213413"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=213413"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=213413"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}