{"id":2142,"date":"2025-07-23T03:07:15","date_gmt":"2025-07-23T03:07:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/2142\/"},"modified":"2025-07-23T03:07:15","modified_gmt":"2025-07-23T03:07:15","slug":"true-crime-perche-ci-affascina-io-donna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/2142\/","title":{"rendered":"True crime: perch\u00e9 ci affascina? &#8211; iO Donna"},"content":{"rendered":"<p><strong>Podcast, libri, serie e tanti, tantissimi approfondimenti tv<\/strong>: come testimonia oggi il giallo di Garlasco, diventato (anche) un caso mediatico, il cosiddetto <strong>\u201ctrue crime\u201d<\/strong>, genere che si concentra su fatti di cronaca nera e casi giudiziari realmente accaduti, conosce di questi tempi un\u2019enorme popolarit\u00e0. Ma perch\u00e9<strong> l\u2019analisi e la narrazione di eventi criminali<\/strong> affascina cos\u00ec tanto le persone? Semplice curiosit\u00e0 o c\u2019\u00e8 qualcosa di pi\u00f9 profondo nell\u2019interesse per i <strong>fatti di cronaca nera<\/strong>?<\/p>\n<p>                <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"imgVideoPlayer\" class=\"\" alt=\"Viaggi e mente: la psicologa spiega l\u2019importanza di viaggiare\" title=\"Viaggi e mente: la psicologa spiega l\u2019importanza di viaggiare\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/importanza-viaggi-mente-psicologia-990x610.jpg.webp\" width=\"990\" height=\"610\"\/><\/p>\n<p>Per fare chiarezza, abbiamo rivolto alcune domande a <a href=\"https:\/\/academy.unobravo.com\/docenti\/danila-de-stefano\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer nofollow external\" data-wpel-link=\"external\"><strong>Danila De Stefano<\/strong> psicologa, fondatrice e CEO di Unobravo<\/a>, che al tema ha dedicato di recente anche un episodio di \u201c\u00c8 Normale\u201d, video podcast dedicato <strong>alla salute mentale.<\/strong><\/p>\n<p>True crime: perch\u00e9 affascina cos\u00ec tanto?<\/p>\n<p>\u00abIl true crime ci affascina perch\u00e9 tocca corde profonde e universali: la paura, la curiosit\u00e0, il bisogno di capire l\u2019inspiegabile \u2013 chiarisce la psicologa. \u2013 \u00c8 un <strong>modo per esplorare, da una distanza di sicurezza, ci\u00f2 che minaccia il nostro senso di stabilit\u00e0<\/strong>: la violenza, la morte, la trasgressione. Allo stesso tempo, <strong>ci permette di osservare l\u2019eccezione alla norma, quel \u201cdiverso da noi\u201d che genera una tensione ambigua tra attrazione e repulsione<\/strong>. Il nostro cervello \u00e8 naturalmente predisposto a prestare attenzione a storie intense, cariche di conflitti morali: il true crime ne \u00e8 una forma narrativa potentissima, capace di tenere insieme <strong>intrattenimento, riflessione e catarsi<\/strong>\u00bb.<\/p>\n<p>Esiste il \u201cfascino del male\u201d<\/p>\n<p>Viene da chiedersi anche se sia possibile parlare di una sorta di <strong>\u2018fascino del male\u2019<\/strong>. \u00abIn realt\u00e0 \u00e8 importante distinguere \u2013 spiega Danila De Stefano. \u2013 Esiste un disturbo psicologico noto come <strong>ibristofilia<\/strong>, che descrive un\u2019<strong>attrazione erotica verso chi ha commesso crimini.<\/strong> Ma al di l\u00e0 della <strong>patologia<\/strong>, il <strong>\u201cfascino del male\u201d riguarda pi\u00f9 spesso una curiosit\u00e0 profonda, quasi archetipica<\/strong>, <strong>verso ci\u00f2 che infrange le regole.<\/strong> Il male ci affascina perch\u00e9 \u00e8 l\u2019ignoto per eccellenza, e comprenderlo <strong>ci d\u00e0 l\u2019illusione di poterlo controllare<\/strong>. C\u2019\u00e8 anche una componente di <strong>identificazione sicura:<\/strong> ascoltare storie del genere, senza esserne coinvolti, <strong>ci permette di affrontare paure profonde senza subirle<\/strong>. \u00c8 una forma di elaborazione emotiva che ha radici antiche. <strong>Il male, in fondo, ci offre uno specchio:<\/strong> ci mostra ci\u00f2 che potremmo diventare se certe linee interiori venissero oltrepassate. \u00c8 per questo che <strong>ci attrae e ci inquieta allo stesso tempo<\/strong>\u00bb.<\/p>\n<p>Dietro il fenomeno, anche una risposta \u2018evolutiva\u2019<\/p>\n<p>L\u2019interesse per i crimini violenti pu\u00f2 essere spiegato per\u00f2 anche come una sorta di risposta evolutiva, secondo quella che viene definita \u2018<strong>preparedness theory\u2019.<\/strong> Teoria per la quale siamo cio\u00e8 <strong>biologicamente programmati per prestare attenzione alle minacce<\/strong>. \u00abAscoltare storie di crimini violenti <strong>pu\u00f2 attivare una sorta di \u201csimulazione mentale\u201d<\/strong> che ci <strong>aiuta a riconoscere segnali di pericolo nella vita reale<\/strong> \u2013 conferma Danila De Stefano. \u2013 Non sorprende che molti spettatori abituali di true crime siano <strong>donne<\/strong>: c\u2019\u00e8 una <strong>dimensione di autodifesa implicita<\/strong>, un modo per<strong> allenare la vigilanza in un mondo dove<\/strong>, purtroppo,<strong> i pericoli non sono sempre lontani o anonimi<\/strong>, ma spesso si annidano nella cerchia degli affetti. Ne abbiamo parlato <strong>anche con Stefano Nazzi,<\/strong> giornalista di cronaca nera e autore del famoso podcast Indagini, nella nostra puntata del podcast di Unobravo \u201c\u00c8 Normale\u201d, riflettendo sul <strong>bisogno di informarsi e proteggersi senza cedere al panico o alla sfiducia generalizzata.<\/strong> Il true crime, in questo senso, \u00e8 anche un esercizio di sopravvivenza simbolica\u00bb.<\/p>\n<p>True crime e quel bisogno del cervello \u2018di fare ordine\u2019<\/p>\n<p>E non \u00e8 tutto, perch\u00e9 l\u2019attrazione per il true crime pu\u00f2 essere anche spiegata come una sorta di risposta a un <strong>bisogno fisiologico<\/strong> della nostra mente. \u00ab Il cervello umano fatica a tollerare il caos: davanti a un evento che viola le regole sociali, come un omicidio, la nostra <strong>mente cerca disperatamente di ricostruire un senso<\/strong> \u2013 sottolinea ancora la psicologa. \u2013 \u00a0Analizziamo il perch\u00e9, cerchiamo moventi, pattern, spiegazioni. In questo senso, <strong>il true crime non \u00e8 solo un passatempo: \u00e8 anche un potente esercizio di sense-making.<\/strong> Cerchiamo di <strong>trasformare l\u2019assurdo in qualcosa che abbia una logica, almeno sul piano narrativo.<\/strong> \u00c8 una forma di \u201cordine mentale\u201d che ci aiuta a <strong>gestire l\u2019angoscia e a rimettere i pezzi al loro posto,<\/strong> anche se solo simbolicamente. Non \u00e8 solo voyeurismo, ma un modo per ricucire la logica dove la realt\u00e0 l\u2019ha strappata. In fondo,<strong> \u00e8 difficile fare pace con l\u2019idea che il male a volte non abbia un perch\u00e9<\/strong> \u2013 e cos\u00ec ci aggrappiamo al racconto, perch\u00e9 ci dia almeno una <strong>forma<\/strong>\u00bb.<\/p>\n<p>True crime: i rischi di un\u2019eccessiva esposizione a fatti di cronaca nera<\/p>\n<p>Quello che per\u00f2 spesso tendiamo a ignorare o minimizzare, sono i r<strong>ischi legati a un\u2019eccessiva esposizione a fatti di cronaca nera. \u00ab<\/strong>I contenuti ad alta intensit\u00e0 emotiva, se consumati in modo eccessivo o compulsivo, <strong>possono avere effetti collaterali.<\/strong> Uno \u00e8 la <strong>desensibilizzazione<\/strong>: ascoltando troppe storie di violenza, <strong>si rischia di perdere il senso della gravit\u00e0 <\/strong>\u2013 mette in guardia Danila De Stefano. \u2013 Un altro \u00e8 <strong>l\u2019ansia<\/strong>: <strong>il mondo pu\u00f2 iniziare a sembrare pi\u00f9 pericoloso di quanto sia,<\/strong> alimentando <strong>uno stato di allerta costante.<\/strong> Questo pu\u00f2 <strong>compromettere la nostra percezione della realt\u00e0 e la qualit\u00e0 della vita<\/strong>. Il punto non \u00e8 demonizzare il genere, ma <strong>promuovere un consumo consapevole,<\/strong> che <strong>lasci spazio alla riflessione e non si trasformi in una fuga o in una forma di dipendenza emotiva<\/strong>. Un contenuto pu\u00f2 toccare, insomma, ma non dovrebbe mai alienarci\u00bb.<\/p>\n<p>True crime ed \u2018Effetto Copycat\u2019<\/p>\n<p>Infine, il modo in cui certi fatti di cronaca nera vengono raccontati, possono generare il cosiddetto effetto \u2018copycat\u2019 o <strong>effetto copione?<\/strong> \u00abS\u00ec, il rischio c\u2019\u00e8. Questo si verifica <strong>quando un crimine viene narrato in modo spettacolare o mitizzato<\/strong>, e chi ascolta, specie se vulnerabile, pu\u00f2 <strong>identificarvisi fino a emularlo<\/strong> \u2013 spiega la psicologa.<strong> \u2013 <\/strong>\u00a0\u00c8 una responsabilit\u00e0 enorme, che <strong>riguarda chi fa informazione ma anche chi produce contenuti di intrattenimento<\/strong>. Raccontare non dovrebbe mai dire <strong>spettacolarizzare<\/strong>. \u00c8 uno dei motivi per cui, nella puntata con Stefano Nazzi, ho apprezzato profondamente il suo approccio: mai morboso, mai giudicante, ma <strong>sempre rispettoso delle vittime, delle indagini, della complessit\u00e0 dei fatti e dell\u2019intelligenza di chi ascolta<\/strong>. Il suo modo di raccontare \u00e8 un esempio virtuoso <strong>di come si possa fare cronaca nera senza cadere nel sensazionalismo<\/strong>. Raccontare \u00e8 anche un atto etico: <strong>ogni parola che scegliamo pu\u00f2 essere una luce o un coltello<\/strong>\u00bb.<\/p>\n<p class=\"all-rights-reserved\">iO Donna \u00a9RIPRODUZIONE RISERVATA<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Podcast, libri, serie e tanti, tantissimi approfondimenti tv: come testimonia oggi il giallo di Garlasco, diventato (anche) un&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":2143,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1480],"tags":[1944,239,1537,90,89,240,1942,1943,1940,1941],"class_list":{"0":"post-2142","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-salute-femminile","8":"tag-femminile","9":"tag-health","10":"tag-it","11":"tag-italia","12":"tag-italy","13":"tag-salute","14":"tag-salute-femminile","15":"tag-salutefemminile","16":"tag-womens-health","17":"tag-womenshealth"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2142","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2142"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2142\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2143"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2142"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2142"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2142"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}