{"id":214412,"date":"2025-11-14T10:31:12","date_gmt":"2025-11-14T10:31:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/214412\/"},"modified":"2025-11-14T10:31:12","modified_gmt":"2025-11-14T10:31:12","slug":"lora-del-pasto-i-70-anni-dellinarrivabile-nakano-nel-giorno-dei-campioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/214412\/","title":{"rendered":"L&#8217;ORA DEL PASTO. I 70 ANNI DELL&#8217;INARRIVABILE NAKANO (NEL GIORNO DEI CAMPIONI)"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019Imperatore del keirin, il Drago della velocit\u00e0, il Pericolo Giallo, la Freccia del Sol Levante.<strong> Oggi Koichi Nakano compie 70 anni,<\/strong> lo stesso giorno di Vittorio Adorni, Bernard Hinault e Vincenzo Nibali (e di un campione di lealt\u00e0 come Micul\u00e0 Dematteis, e di un campione non tanto da corridore ma da piadinarolo come Roberto Pelliconi), tanto che ormai<strong> tutti considerano il 14 novembre il giorno dei campioni del ciclismo.<\/strong>\n            <\/p>\n<p><strong>Giapponese, 10 titoli mondiali nella velocit\u00e0, un primato ineguagliato e ineguagliabile,<\/strong> Nakano era uno sprinter compatto ed esplosivo, ma anche tatticamente intelligente e agonisticamente spregiudicato. Me lo sono fatto raccontare da due italiani che lo hanno affrontato, con diversi esiti: <strong>Giordano Turrini<\/strong>, bolognese di Anzola, pistard prestato saltuariamente alla strada, e <strong>Guido Bontempi<\/strong>, bresciano di Gussago, stradista restituito saltuariamente alla pista.\n            <\/p>\n<p><strong>Turrini:<\/strong> \u201cMondiali di velocit\u00e0 del 1976, in Italia, a Monteroni. Trovai Nakano in batteria. Non lo conoscevo. Mi batt\u00e9. Rientrai in gara attraverso i recuperi. Me lo ritrovai in semifinale. Ma adesso lo conoscevo, lo superai, due prove su due, per\u00f2 non fu affatto facile, tant\u2019\u00e8 che sarebbe diventato il pi\u00f9 forte di tutti. I velocisti giapponesi erano, per noi europei, una novit\u00e0. Nakano, dell\u2019isola del sud, e Joshua Sugata, dell\u2019isola del nord. La pista di Monteroni era lunga 333,33 metri. Io preferivo le piste corte, il massimo erano quelle sotto i 200 metri, quasi prive di rettilinei, catini dove ci voleva pi\u00f9 testa che gambe. Tant\u2019\u00e8 vero che ai campionati europei, che si disputavano su piste corte, ma pur sempre con i migliori velocisti, collezionai sei primi posti, un terzo e un quarto. Invece Nakano era abituato alle piste pi\u00f9 lunghe, dove sul rettilineo finale aveva spazio e tempo per uscire dalla scia dell\u2019avversario e far valere la sua potenza. Incrociai Nakano anche ai Mondiali del 1977, in Venezuela, a San Cristobal, ancora in semifinale. Anche questa pista era lunga 333,33 metri, ma stavolta Nakano aveva preso le misure non solo della pista, ma anche le mie, e mi batt\u00e9 in due prove. Aveva una moto \u2013 si fa per dire, ovviamente \u2013 dentro la bici\u201d.<\/p>\n<p><strong>Turrini aveva molti tifosi giapponesi:<\/strong> \u201cNel 1979 ad Amsterdam si tenne il primo Challenge del keirin, una sorta di prova generale prima di includere questa prova, tipicamente giapponese, fra quelle dei Mondiali. Vinsi io. Ma continuo ad avere la sensazione che quel giorno furono proprio i giapponesi a farmi vincere. Credo che volessero dimostrare che questa disciplina era adatta a tutti, anche agli europei. E credo che la mia vittoria facilit\u00f2 l\u2019inclusione del keirin nel programma mondiale\u201d.<\/p>\n<p><strong>Bontempi<\/strong>: \u201cMondiali di velocit\u00e0 del 1981, in Cecoslovacchia, a Brno. Avevo disputato il keirin e conquistato la medaglia d\u2019argento. Galvanizzato, arrivai alla semifinale della velocit\u00e0, dove mi tocc\u00f2 Nakano. Angelo Lavarda, il c.t. della pista, si era raccomandato di anticipare Nakano. Nella prima prova riuscii a chiuderlo in alto sulla balaustra, ma lui mi rifil\u00f2 una spallata, il suo ginocchio si agganci\u00f2 al mio manubrio, volai a terra come un sacco di patate, mi rialzai con la clavicola fratturata. Risultato: lui, squalificato la prima prova, vinse per forfait la seconda e la terza, si qualific\u00f2 per la finale e batt\u00e9 il canadese Gordon Singleton, invece io, vincitore della prima prova ma impossibilitato a continuare, finii all\u2019ospedale e cos\u00ec oltre alla semifinale saltai anche la finale per la medaglia di bronzo. Constatata la frattura, fui dimesso dall\u2019ospedale, trascorsi la notte, insonne, in hotel, la mattina successiva fui trasferito a Praga e operato, mi applicarono una gabbietta e mi ricucirono con il filo, 50-60 giorni immobile. Molti anni pi\u00f9 tardi ritrovai Nakano a una Japan Cup: ci presentarono, io mi ricordavo di lui ma anche lui si ricordava di me, nessuna polemica, si sapeva che in pista si correva al limite di tutto, anche oltre il limite, e poi io ero al primo anno di professionismo, un pivello, lui aveva gi\u00e0 vinto quattro Mondiali e quello sarebbe stato il quinto, una volpe\u201d.<\/p>\n<p>\u201cGuidone\u201d da dilettante aveva partecipato alle Olimpiadi di Mosca, nel 1980, quarto (con record italiano) nel chilometro da fermo e quarto (con record del mondo in batteria) nel quartetto dell\u2019inseguimento: \u201cDa professionista, finita la stagione su strada, mi dedicavo un po\u2019 anche alla pista. Titoli italiani nel keirin e nella corsa a punti, anche le Sei Giorni, a Milano e a Parigi, con Moser e Thurau, ma il mio compagno fisso era Bincoletto. Loro correvano per guadagnare, io per arrotondare\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"L\u2019Imperatore del keirin, il Drago della velocit\u00e0, il Pericolo Giallo, la Freccia del Sol Levante. 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