{"id":214613,"date":"2025-11-14T13:19:16","date_gmt":"2025-11-14T13:19:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/214613\/"},"modified":"2025-11-14T13:19:16","modified_gmt":"2025-11-14T13:19:16","slug":"nuovo-stop-per-un-dipinto-di-klimt-anche-il-principe-nero-nel-mirino-degli-inquirenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/214613\/","title":{"rendered":"Nuovo stop per un dipinto di Klimt: anche il \u00abPrincipe nero\u00bb nel mirino degli inquirenti"},"content":{"rendered":"\n<p>Era noto gi\u00e0 da mesi che il <strong>ritratto del principe africano William Nii Nortey Dowuona<\/strong> che <strong>Gustav Klimt<\/strong> realizz\u00f2 nel <strong>1897<\/strong> durante una \u00abmostra\u00bb etnografica a Vienna e di cui per decenni si \u00e8 avuta solo una fotografia in bianco e nero, aveva una provenienza opaca. Quando nel marzo scorso venne presentato al mondo alla <strong>Tefaf a Maastricht<\/strong>, bench\u00e9 fosse poco tipico per Klimt, venne valutato <strong>15 milioni di euro<\/strong>. E per\u00f2 non venne venduto. La spiegazione: da mesi, sottotraccia le autorit\u00e0 austriache stavano collaborando con le omologhe ungheresi per chiarire come quel dipinto fosse arrivato a Vienna.<\/p>\n<p>Due anni fa <strong>un venditore proveniente dall\u2019Ungheria<\/strong> lo aveva offerto infatti alla<strong> Galleria Wienerroither &amp; Kohlbacher, <\/strong>ma per introdurlo in Austria <strong>i documenti doganali non avevano indicato che si trattava di un Klimt<\/strong> e il <strong>valore indicato<\/strong> era stato di <strong>130 euro<\/strong>. \u00abEra molto sporco, in cattivo stato\u00bb, ricorda il gallerista viennese a giustificazione dell\u2019omissione da parte del venditore. Tuttavia, hanno appurato le indagini, nel 2022 una perizia in un laboratorio di Budapest aveva attribuito l\u2019opera all\u2019artista: nonostante il cattivo stato di conservazione era stato possibile riconoscere il <strong>timbro del \u00abLascito Gustav Klimt\u00bb<\/strong>. Il dipinto era rimasto presumibimente di propriet\u00e0 dell\u2019artista e dopo la sua morte era stato messo all\u2019asta assieme al resto del lascito. Da qui l\u2019<strong>accusa di falsificazione di documenti per il venditore<\/strong> e la<strong> richiesta magiara di bloccare ogni eventuale vendita<\/strong>, cosicch\u00e9 <strong>la procura di Vienna ha ordinato il sequestro dell\u2019opera,<\/strong> che per il momento <strong>potr\u00e0 restare presso la Galleria, ma non potr\u00e0 essere venduta<\/strong>.<\/p>\n<p>La <strong>provenienza <\/strong>del dipinto \u00e8 comunque pi\u00f9 complessa di quanto potrebbe apparire in base alle conclusioni odierne e alla richiesta magiara di riaverlo, e potrebbe essere foriera di nuovi sviluppi, anche se l\u2019attuale proprietario e gli eredi di Ernestine Klein hanno siglato un accordo che tutela gli interessi di entrambe le parti. La prima proprietaria del dipinto era stata infatti <strong>Ernestine Klein<\/strong>, come risulta da <strong>documenti del 1928<\/strong> che ne attestano il prestito per una mostra dedicata a Klimt. Poi per\u00f2, quando dieci anni dopo si tratt\u00f2 di dover fuggire per sottrarsi alle <strong>persecuzioni naziste<\/strong>, la donna aveva ritenuto di mettere in salvo l\u2019opera affidandola a un <strong>avvocato in Ungheria<\/strong>, che <strong>dopo la guerra si era rifiutato di restituirlo<\/strong>: una possibilit\u00e0 cementata dall\u2019appartenenza del Paese al blocco sovietico. Cos\u00ec il dipinto era rimasto oltre cortina.<\/p>\n<p>Interessante in questo contesto \u00e8 che uno dei dipinti klimtiani venduto a New York nel 1994 per 11,6 milioni di dollari e nel 2023 a Londra per una cifre favolosa di 85,3 milioni di sterline, la <strong>\u00abSignora con ventaglio\u00bb<\/strong>, ha lasciato l\u2019Austria presumibilmente all\u2019inizio degli anni \u201990 senza autorizzazione all\u2019esportazione, come certifica un\u2019interpellanza parlamentare dell\u2019estate del 1994. La risposta a quella interlocuzione fu poi che s\u00ec, l\u2019ufficio di Tutela delle Belle Arti si era attivato il 24 settembre 1993 e aveva sporto denuncia per violazione della legge a tutela del patrimonio culturale nazionale, ma la causa era stata chiusa perch\u00e9 \u00abi responsabili non sono stati individuati\u00bb. E nulla pi\u00f9 successe.<\/p>\n<p>Resta da vedere ora se l\u2019attuale zelo magiaro solleticher\u00e0 emulazione nei colleghi austriaci. Un ulteriore punto oscuro della vicenda \u00e8 <strong>quale Stato, quello ungherese o quello austriaco, possa vantare il ritratto del principe nero <\/strong>come insostituibile parte del patrimonio nazionale, visto che nel 1897 venne creato nella <strong>capitale dell\u2019impero austro-ungarico<\/strong>.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Era noto gi\u00e0 da mesi che il ritratto del principe africano William Nii Nortey Dowuona che Gustav Klimt&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":214614,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-214613","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-intrattenimento","16":"tag-it","17":"tag-italia","18":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115548255921092098","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/214613","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=214613"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/214613\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/214614"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=214613"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=214613"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=214613"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}