{"id":214707,"date":"2025-11-14T14:40:32","date_gmt":"2025-11-14T14:40:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/214707\/"},"modified":"2025-11-14T14:40:32","modified_gmt":"2025-11-14T14:40:32","slug":"le-affinita-elettive-di-niki-de-saint-phalle-tinguely-e-hulten","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/214707\/","title":{"rendered":"le affinit\u00e0 elettive di Niki de Saint Phalle, Tinguely e Hulten"},"content":{"rendered":"\n<p>Fino al 4 gennaio 2026 sar\u00e0 possibile visitare, al Grand Palais di <a href=\"https:\/\/www.exibart.com\/tag\/parigi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Parigi<\/a>, <a href=\"https:\/\/www.grandpalais.fr\/en\/program\/niki-de-saint-phalle-jean-tinguely-pontus-hulten\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">la mostra<\/a> a cura di <strong>Sophie Duplaix<\/strong>, che riunisce tre dei personaggi pi\u00f9 interessanti e insoliti del panorama artistico contemporaneo del XX secolo: l\u2019artista franco-americana <strong>Niki de Saint Phalle<\/strong> (1930-2002), l\u2019artista svizzero <strong>Jean Tinguely<\/strong> (1925-1991) e il curatore museale svedese <strong>Pontus Hulten<\/strong> (1924-2006).<\/p>\n<p>In collaborazione con il Centre Pompidou, che a fine settembre ha chiuso i battenti fino al 2030 per dei lavori di ristrutturazione, il Grand Palais ha tracciato un percorso in cui amicizia e ricerca artistica si mescolano in uno scambio virtuoso per la generazione di progetti ed opere senza soluzione di continuit\u00e0.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-1169415\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Vue-de-lexposition-Niki-de-Saint-Phalle-Jean-Tinguely-Pontus-Hulten-\u00a9-Audrey-Laurans.jpg\" alt=\"\" width=\"4000\" height=\"3000\"  \/>Veduta della mostra, Niki de Saint Phalle, Jean Tinguely, Pontus Hulten, Grand Palais, Parigi, 2025 \u00a9 Audrey Laurans<\/p>\n<p>La mostra si articola in una decina di capitoli che ben scandiscono la nascita e lo sviluppo del loro legame a partire dal loro incontro nei primi anni \u201850, passando per l\u2019analisi della figura di Hulten in quanto \u201cuomo di museo\u201d, fino ad arrivare a mostre e opere site specific realizzate in stretto dialogo, come la celebre Elle \u2013 une cath\u00e9drale al Moderna Museet di Stoccolma nel \u201866 o le personali di Niki de Saint Phalle (1980) e di Jean Tinguely (1988-89) al Beaubourg, di cui Pontus Hulten \u00e8 stato il primo direttore.<\/p>\n<p>La ricerca di Hulten comincia quando, ancora studente di Belle Arti a Stoccolma, incontra Tinguely durante uno dei suoi soggiorni parigini, quando l\u2019artista presenta la sua prima mostra personale alla Galerie Arnaud nel 1954. La fascinazione per la produzione di Tinguely si basa sull\u2019integrazione del movimento all\u2019interno di un oggetto d\u2019arte che fino ad allora si fondava su una lavorazione di tipo statico, come l\u2019opera M\u00e9ta-Malevitch, Relief m\u00e9ta-m\u00e9canique, in cui l\u2019artista riprende il vocabolario formale del pittore suprematista realizzando per\u00f2 un dipinto mobile, in cui forme geometriche bianche si muovono su fondo nero, grazie ad un meccanismo nascosto. Cos\u00ec, l\u2019anno seguente, Hulten lo invita a esporre alla Galleria Samlaren di Stoccolma. L\u2019artista svizzero realizza le opere negli spazi della rivista studentesca svedese Blandaren e Hulten scriver\u00e0 il primo testo su di lui per il giornale: una riflessione sulla \u00abLibert\u00e0 di sostituzione o di movimento e la meta-meccanica\u00bb.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-1169406\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Jean-Tinguely-impasse-Ronsin.jpg\" alt=\"\" width=\"6000\" height=\"4568\"  \/>Jean Tinguely, impasse Ronsin, Paris, d\u00e9but des ann\u00e9es 1960. Photo \u00a9 Centre Pompidou, MNAM- CCI, Biblioth\u00e8que Kandinsky\/Fonds Shunk et Kender\/Dist. GrandPalaisRmn. Photo Shunk- Kender \u00a9 J. Paul Getty Trust, tous droits r\u00e9serv\u00e9s. Gift of the Roy Lichtenstein Foundation in memory of Harry Shunk and Janos Kender<\/p>\n<p>Nel 1952 Tinguely lascia la Svizzera per trasferirsi a Parigi con la moglie <strong>Eva Aeppli<\/strong>. Due anni dopo prender\u00e0 l\u2019atelier all\u2019Impasse Ronsin, nel quartiere di Montparnasse, colonia di artisti di varie nazionalit\u00e0 ed et\u00e0, tra cui lo scultore <strong>Constantin Brancusi<\/strong>. A met\u00e0 degli anni \u201850 Tinguely incontra Niki de Saint Phalle, che aveva preso in prestito uno studio nella stessa zona con il marito <strong>Harry Mathews<\/strong>. L\u2019incontro tra i due metter\u00e0 in crisi le loro relazioni, portandoli nel 1960 a lasciare i reciproci partner e ad ufficializzare la loro relazione.<\/p>\n<p>Tinguely presenta molto presto de Saint Phalle al giovane curatore Hulten, che rimane colpito dalla sua ricerca artistica. Una lunga parete espone le immagini di allora con gli artisti al lavoro sulle loro opere, tra cui la prima serie pi\u00f9 nota dell\u2019artista americana: i Tirs (colpi). Tra il 1961 e il 1963 Niki de Saint Phalle mette in scena 12 azioni che consistono nel colpire con dei proiettili dei pannelli di legno, su cui sono stati posti vari oggetti, come dei piccoli sacchetti, riempiti di colori liquidi, che creano delle colature di colore. Realizzate in pubblico, con la partecipazione degli stessi spettatori, il risultato aleatorio si fa metafora di un atto omicida che, per la sua letterale consistenza, sfocia in umorismo volto a porre termine all\u2019ordine costituito e alla societ\u00e0 patriarcale.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-1169407\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/lors-de-sa-se\u0301ance-de-tir-re\u0301alise\u0301e-dans-une-cour-a\u0300-Stockholm_-le-14-mai-1961.jpg\" alt=\"\" width=\"1893\" height=\"2835\"  \/>Niki de Saint Phalle lors de sa s\u00e9ance de tir r\u00e9alis\u00e9e dans une cour \u00e0 Stockholm, le 14 mai 1961, avant l\u2019ouverture de l\u2019exposition \u00ab R\u00f6relse i konsten \u00bb au Moderna Museet (17 mai-3 septembre 1961) Photo : Lennart Olson \u00a9 Lennart Olson\/Hallands Konstmuseum<\/p>\n<p>Passata la prima sezione dedicata al loro incontro, l\u2019esposizione prosegue con il focus attorno alla figura di Hulten, a partire dal 1949, quando inizia la sua carriera come curatore museale presso il Nationalmuseum di Stoccolma. Il suo compito era lo sviluppo della sezione dedicata all\u2019arte contemporanea, che si concretizz\u00f2 nel Moderna Museet. Il programma multidisciplinare e all\u2019avanguardia gli permise di ottenere una fama internazionale, soprattutto per l\u2019importanza che Hulten conferiva all\u2019acquisizione delle opere d\u2019arte da parte del museo al fine di favorire i giovani artisti. La mostra Il nostro museo come dovrebbe essere (1963-64) con gli amici del Moderna Museet ebbe talmente successo che il museo decise di acquisire gradualmente le opere esposte.<\/p>\n<p>Tra queste attira l\u2019attenzione, non di certo per la sua bellezza ma pi\u00f9 per la sua inquietudine, l\u2019opera di Niki de Saint Phalle dal titolo L\u2019Accouchement rose (Il parto rosa), in cui una scultura di donna si compone di oggetti differenti come animali giocattolo, piante e fiori finti, fibre tessili, tutti dipinti di un rosa tenue ed ovviamente un bambolotto nel momento della messa al mondo. Hulten fece passare l\u2019opera come un dono che l\u2019artista lasciava al museo, non tanto come un\u2019acquisizione. Lei non seppe mai dello stratagemma messo in atto dall\u2019amico curatore per aver \u201ccomprato\u201d l\u2019opera che \u201ctutti dicevano essere un orrore\u201d. La mostra insegna anche un\u2019umanit\u00e0 bambina, come questa bugia bianca in favore della promozione di un lavoro senza infierire sull\u2019ego dell\u2019artista (spesso suscettibile).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-1169410\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Pre\u0301sentation-de-la-maquette-du-futur-Centre-Georges-Pompidou.jpg\" alt=\"\" width=\"2811\" height=\"2101\"  \/>Pr\u00e9sentation de la maquette du futur Centre Georges Pompidou dans les locaux Boulevard S\u00e9bastopol : le Premier ministre Jacques Chirac, le Directeur du Mnam Pontus Hulten et le Pr\u00e9sident Robert Bordaz. \u00a9 archives du Centre Pompidou<\/p>\n<p>Hulten divenne molto conosciuto grazie al lavoro svolto per il Nationalmuseum di Stoccolma, tanto che nel 1973 venne chiamato da <strong>Robert Bordaz<\/strong>, alto funzionario incaricato dell\u2019apertura di un centro culturale su Plateau Beaubourg: il Centre Pompidou. Il curatore svedese segu\u00ec da vicino i lavori per la realizzazione del museo, collaborando con gli architetti <strong>Renzo Piano e Richard Rogers<\/strong>. Dieci anni dopo fu sempre grazie a lui che venne realizzata la Fontaine Stravinsky su iniziativa di <strong>Pierre Boulez<\/strong>, allora direttore dell\u2019Ircam, dipartimento associato al Centre Pompidou dedicato alla ricerca nell\u2019ambito della musica contemporanea. L\u2019iniziativa venne sostenuta sia da <strong>Claude Pompidou<\/strong> che dal sindaco di Parigi dell\u2019epoca, <strong>Jacques Chirac<\/strong>. Nonostante la commissione fosse indirizzata solamente a Tinguely, quest\u2019ultimo insistette affinch\u00e9 vi partecipasse anche Niki de Saint Phalle. A oggi le opere sono ancora attive all\u2019interno della fontana.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-1169412\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Vue-de-lexposition-Niki-de-Saint-Phalle-Jean-Tinguely-Pontus-Hulten-\u00a9-Audrey-Laurans-2.jpg\" alt=\"\" width=\"4000\" height=\"3000\"  \/>Veduta della mostra, Niki de Saint Phalle, Jean Tinguely, Pontus Hulten, Grand Palais, Parigi, 2025 \u00a9 Audrey Laurans<\/p>\n<p>In questo passaggio dell\u2019esposizione \u00e8 interessante leggere le lettera-disegno che Jean Tinguely e Niki de Saint Phalle scrissero a Hulten. Dalla fine degli anni \u201860, Tinguely inizia a dedicarsi alla grafica e la user\u00e0 spesso, soprattutto per comunicare con colleghi e amici. L\u2019artista raccont\u00f2 all\u2019amico il suo primo ingresso a Beaubourg e di come si fosse perso e perci\u00f2 non facesse in tempo a vederlo. Un ruolo essenziale lo giocano proprio le cartoline, le lettere e i disegni che ornano di dettagli ogni opera, scandendo cos\u00ec la produzione oggettuale di quei dettagli ulteriori che rendono questi mostri sacri pi\u00f9 vicini a noi, pi\u00f9 reali. Una cartolina con una Nana di Niki de Saint Phalle pensata in ogni dettaglio, \u201cproject pour sculpture 8 feet tall\u201d, in cui a lato l\u2019artista racconta a Pontus i suoi propositi, il suo amore per l\u2019Europa, quando rientrer\u00e0 a Parigi e conclude proponendogli un\u2019opera in cambio del pagamento dell\u2019imballaggio di un rilievo destinato alla Dwan Gallery di Los Angeles.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-1169408\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Niki-de-Saint-Phalle-entoure\u0301e-de-Nanas.jpg\" alt=\"\" width=\"6436\" height=\"9757\"  \/>Niki de Saint Phalle entour\u00e9e de Nanas dans la maison-atelier de Soisy-sur-\u00c9cole, Essonne, vers 1965 \u00a9 2025 Niki Charitable Art Foundation \/ Adagp, Paris. Photo \u00a9 Georges Kelaidites\/Fonds J.B. Gillot\/adoc-photos<\/p>\n<p>Nel 1971 Niki de Saint Phalle e Jean Tinguely si sposarono, sebbene non fossero pi\u00f9 una coppia di fatto ma una coppia d\u2019arte. Il legame serv\u00ec inoltre come promessa al sostegno e alla promozione reciproca del loro lavoro alla morte di uno dei due. Cos\u00ec quando Tinguely venne a mancare nel 1991, de Saint Phalle decise di lavorare alla creazione di un museo che omaggiasse la sua carriera artistica. Cos\u00ec a Basilea, citt\u00e0 della sua giovinezza, nacque un museo a lui dedicato, grazie al collezionista e amico <strong>Paul Sacher<\/strong>. Il museo venne sostenuto da Hulten che ne divenne primo direttore e progett\u00f2 la museografia per l\u2019apertura inaugurale del 1996. Niki de Saint Phalle don\u00f2 al museo una cinquantina di sculture a cui si aggiunsero quelle della collezione dello stesso Hulten.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-1169413\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Vue-de-lexposition-Niki-de-Saint-Phalle-Jean-Tinguely-Pontus-Hulten-\u00a9-Audrey-Laurans-3.jpg\" alt=\"\" width=\"4000\" height=\"3000\"  \/>Veduta della mostra, Niki de Saint Phalle, Jean Tinguely, Pontus Hulten, Grand Palais, Parigi, 2025 \u00a9 Audrey Laurans<\/p>\n<p>Da met\u00e0 degli anni \u201850 Tinguely aveva introdotto il colore nei suoi rilievi, che prima erano solamente in bianco e nero. In Meta-Kandinsky (1956) rende omaggio all\u2019artista avanguardista usando pezzi di lamiera che ricordano la sua tavolozza. Si dice che il termine \u201cmeta\u201d sia stato coniato da Hulten e che la ragione derivasse dall\u2019intenzione di voler andare oltre. La cosiddetta \u201cmachine \u00e0 merveilles\u201d si attiva con un meccanismo ben visibile, ancora raro nella produzione di Tinguely di allora.<\/p>\n<p>Gli spettatori corrono a destra e a manca non appena si avverte l\u2019attivazione di una delle macchine di Tinguely; infatti, accanto a ogni lavoro, oltre alla didascalia, viene segnato sempre il tempo di attivazione e la ricorrenza. Fa sorridere infatti il video girato nel \u201862 (riprodotto in mostra), all\u2019interno della Galerie Bonnier di Losanna, in cui le opere dell\u2019artista svizzero venivano guardate in maniera circospetta e dubbiosa, altrimenti divertita, forse pi\u00f9 come un\u2019assurdit\u00e0. Oggi invece c\u2019\u00e8 ammirazione, soprattutto se si pensa che alcune di queste opere-macchina sono state realizzate pi\u00f9 di 70 anni fa.<\/p>\n<p>Pontus Hulten dimostr\u00f2 la sua passione per il movimento realizzando una delle mostre pi\u00f9 significative del XX secolo dal titolo R\u00f6relse i konsten (Movimento nell\u2019arte). La mostra fu presentata per la prima volta allo Stedelijk Museum di Amsterdam nel 1961, proprio perch\u00e9 nacque dall\u2019incontro tra il direttore del museo olandese <strong>Willem Sandberg<\/strong>, Hulten, gli artisti <strong>Daniel Spoerri<\/strong> e Tinguely, insieme all\u2019ingegnere <strong>Billy Kl\u00fcver<\/strong>.<\/p>\n<p>La tappa seguente sar\u00e0 ovviamente il Moderna Museet di Stoccolma: versione ampliata della stessa mostra. Tinguely per l\u2019occasione porter\u00e0 una trentina di opere, mentre Niki de Saint Phalle solamente due. Il rapporto tra Niki e Pontus era ancora agli albori; tra le due opere esposte sar\u00e0 presente Martyr n\u00e9cessaire\/Saint S\u00e9bastien\/ Portrait de mon amour\/Portrait of Myself, in cui questo \u201critratto\u201d invita gli spettatori a colpire con delle freccette la testa del cosiddetto \u201cmartire necessario\u201d. Hulten inoltre promuover\u00e0 a ogni tappa della mostra la serie dei Tirs di Niki, organizzando due sessioni che si terranno a Stoccolma: una nel cortile di un edificio e l\u2019altra in una cava a V\u00e4rmd\u00f6, nella periferia della citt\u00e0. La seconda sessione \u00e8 stata filmata e commentata da <strong>Billy Kl\u00fcver<\/strong> per documentare il processo di realizzazione e oggi \u00e8 esposta accanto alle opere risultanti dei Tirs.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-1169411\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Vue-de-lexposition-Niki-de-Saint-Phalle-Jean-Tinguely-Pontus-Hulten-\u00a9-Audrey-Laurans-1.jpg\" alt=\"\" width=\"4000\" height=\"3000\"  \/>Veduta della mostra, Niki de Saint Phalle, Jean Tinguely, Pontus Hulten, Grand Palais, Parigi, 2025 \u00a9 Audrey Laurans<\/p>\n<p>Da qui comincia la seconda parte della mostra, dedicata alle opere pi\u00f9 monumentali e alle mostre personali che il Centre Pompidou dedicher\u00e0 alla coppia di artisti.<\/p>\n<p>Ecco allora uno dei capitoli pi\u00f9 emblematici che fa sicuramente da occhiello al legame dei tre: la mostra Hon \u2013 en katedral (Elle \u2013 une cath\u00e9drale) al Moderna Museet di Stoccolma tra giugno e settembre 1966. Sicuramente \u00e8 stata l\u2019esposizione che ha suscitato il maggior numero di reazioni ed ha avuto pi\u00f9 risonanza nel panorama artistico internazionale di allora per audacia, ma soprattutto per originalit\u00e0. Su invito di Hulten a realizzare un progetto nel suo museo, Niki de Saint Phalle, Jean Tinguely e l\u2019artista finlandese <strong>Per Olof Ultvedt<\/strong> arrivarono nella capitale svedese a corto di idee, finch\u00e9 si decisero di realizzare una versione delle Nana su cui de Saint Phalle aveva iniziato a lavorare dall\u2019anno precedente. Il progetto era di costruire una \u201cdonna-dea della fertilit\u00e0, rappresentata incinta\u201d di dimensioni monumentali, sdraiata a pancia in su, con le gambe aperte e dalla cui vagina si poteva accedere ad un mondo altro: \u00abVere e proprie sculture, ma anche una galleria di falsi dipinti di maestri moderni, una piccola sala cinematografica, un distributore di bevande, uno scivolo, una vasca con pesci rossi, una cabina telefonica, una \u201cpanchina degli innamorati\u201d\u00bb.<\/p>\n<p>Nel percorso espositivo si trova un video-documentario in cui Hulten racconta l\u2019impresa anni dopo e spiega come tutti, lui compreso, si fossero messi all\u2019opera con strumenti e pennelli per riuscire nell\u2019impresa in due settimane. Alla fine della mostra l\u2019opera \u00e8 andata distrutta come previsto, nonostante il grande successo, ma il Moderna Museet ha ben conservato alcune parti, come la testa, presente all\u2019interno della mostra. Mentre Niki de Saint Phalle aveva progettato l\u2019esterno, Jean Tinguely e Per Olof Ultvedt avevano ideato le attrazioni al suo interno. Ultvedt aveva realizzato Mannen i stolen (L\u2019uomo sulla sedia), in cui una macchina composta da ingranaggi di attivazione, che corrispondevano alle parti del corpo, facevano s\u00ec che la sedia dondolasse, invece Tinguely prepar\u00f2 un macchinario molto rumoroso (che oggi non esiste pi\u00f9) che consisteva in un insieme di \u00abIngranaggi collegati a un sistema di distruzione delle bottiglie vuote gettate dal pubblico dopo aver consumato le bevande offerte da un distributore automatico\u00bb.<\/p>\n<p>La met\u00e0 degli anni \u201860 corrisponde anche al momento in cui la coppia di artisti decise di spostarsi da l\u2019impasse Ronsin a Parigi per andare a vivere in un villaggio vicino a Milly-la-For\u00eat (Essonne), luogo in cui intrapresero il progetto de Le Cyclop (Il Ciclope) nel cuore della foresta, insieme all\u2019artista svizzero <strong>Bernhard Luginb\u00fchl<\/strong>. L\u2019idea era la costruzione di un gigantesco edificio, fatto di rottami metallici e materiali di recupero. L\u2019opera coinvolse artisti e amici che vi contribuirono attraverso la donazione di opere. Purtroppo lo spazio sub\u00ec diversi atti di vandalismo, tanto che la coppia decise di donarlo, ancora in corso d\u2019opera, allo Stato francese nel 1987. Niki de Saint Phalle ne ha continuato i lavori alla morte di Tinguely seguendone le indicazioni e grazie all\u2019aiuto di Hulten, che divenne il primo presidente dell\u2019Associazione Le Cyclop, riusc\u00ec ad aprire l\u2019opera al pubblico nel 1994. a oggi fa parte del Centre national des arts plastiques \u2013 CNAP.<\/p>\n<p>In mostra una versione in miniatura de Le Cyclop che stupisce, soprattutto per gli effetti ottici della facciata progettata da Niki: l\u2019opera infatti si chiama cos\u00ec perch\u00e9 la facciata riprende questo viso con un solo occhio ed \u00e8 completamente ricoperto di frammenti di vetro riflettenti che con la luce ne alterano la visione. Oltre alla miniatura, ci sono due video che ne raccontano il processo e una maquette del 1970 con l\u2019idea della matrice.<\/p>\n<p>Qui una lettera di ringraziamento di Niki de Saint Phalle a Pontus Hulten per l\u2019aiuto, sempre con questi disegni e decori grafici dai tanti colori, in cui l\u2019artista dona al curatore il \u201ccertificato di merito\u201d in quanto \u201cgrande leone della cultura\u201d per averla aiutata a terminare la testa del Ciclope, \u201cil Mostro di Milly, come avrebbe voluto Jean\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-1169416\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Le-Crocodrome-de-Zig-et-Puce.jpg\" alt=\"\" width=\"1200\" height=\"1796\"  \/>Jean Tinguely Le Crocodrome de Zig et Puce \u00a9 Centre Pompidou, 1977 Illustration : Jean Tinguely \u00a9 Adagp, Paris, 2024 et Niki de Saint Phalle \u00a9 Niki Charitable Art Foundation\/Adagp, Paris, 2024<\/p>\n<p>Salendo al piano superiore si arriva al lavoro pi\u00f9 giocoso della loro carriera: il Crocodrome di Zig &amp; Puce al Centre Pompidou. Quando venne inaugurato l\u2019edificio di Beaubourg nel 1977, Hulten invit\u00f2 la coppia, insieme ad altri artisti, a creare un progetto spettacolare nel Forum. La richiesta venne decisamente presa alla lettera: un mostro lungo una trentina di metri che \u00abPrende vita dalla mascella, disegnata da Saint Phalle, agli intestini, di Luginb\u00fchl, passando per la schiena, disegnata da Tinguely\u00bb. La sua pancia \u00e8 costituita da un treno fantasma e tra gli altri spazi ludici anche quello di Daniel Spoerri, Le Mus\u00e9e sentimental e La Boutique aberrante, sul tema dei cabinet delle curiosit\u00e0.<\/p>\n<p>Il pubblico poteva interagire con il Crocodrome che per\u00f2 venne distrutto sotto i loro occhi, dopo sette mesi di attivit\u00e0: \u00abVi informiamo della morte improvvisa, sebbene prevedibile, avvenuta nella notte tra il 17 e il 18 gennaio 1978 del nostro caro figlio, il CROCRODROME. La sua morte, dopo una breve ma grave malattia, ci causa un immenso dolore. PREGATE PER LUI\u00bb. Cos\u00ec recita il manifesto funebre riportato in mostra, accompagnato da un video realizzato da Bernhard Luginb\u00fchl, insieme al figlio Brutus, che ne documenta la morte in maniera chiaramente umoristica.<\/p>\n<p>Hulten lasci\u00f2 la direzione del Centre Pompidou nel 1981, ma venne richiamato nel 1988 come consigliere del Presidente e cos\u00ec il curatore svedese port\u00f2 a Parigi la mostra retrospettiva di Jean Tinguely, che aveva curato l\u2019anno precedente a Palazzo Grassi a Venezia, di cui era stato direttore artistico. La mostra itinerante tra Torino, Venezia e Parigi ebbe come base di riferimento la monografia che Hulten realizz\u00f2 nel 1972. In occasione dell\u2019esposizione parigina il curatore decise di porre un\u2019attenzione maggiore sulla serie Les Philosophes, insieme ad altri lavori recenti a cui il pubblico aveva libero accesso, prima di entrare nelle sale dedicate alla retrospettiva.<\/p>\n<p>Qui, negli spazi del Grand Palais, il pubblico si trova in uno spazio arioso e ampio in cui le macchine di Tinguely ben risuonano. La serie dei filosofi si compone di una trentina di sculture animate; nella sala sono presenti Jean-Jacques Rousseau, di cui si nota l\u2019attributo delle piume, riferimento allo \u201cstato di natura\u201d, Henri Bergson, Jacob Burckhardt e Martin Heidegger. In fondo l\u2019installazione L\u2019Enfer, un petit d\u00e9but del 1984, che venne acquisita dal Centre Pompidou nel \u201890, a seguito della retrospettiva. L\u2019opera sembra un vero caos ma non appena si attiva il disordine pi\u00f9 totale trova la sua ragion d\u2019essere. Ogni meccanismo possiede un ritmo differente, ma coesiste in perfetta armonia con il proprio vicino, mantenendo ovviamente quella percentuale di casualit\u00e0 cara all\u2019artista: la testa di un\u2019alce imbalsamata, Mickey Mouse, un cavallo a dondolo giallo, rottami, gomme d\u2019auto, pale dell\u2019aria, una pianta viva. Tutto si muove, ruota, si alza o si abbassa nell\u2019inizio della fine. L\u2019inferno viene interpretato come un luogo quasi gioioso, divertente, \u201cche ci fa le smorfie\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-1169417\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Crucifixion.jpg\" alt=\"\" width=\"1200\" height=\"1668\"  \/>Niki de Saint Phalle Crucifixion, vers 1965 objets divers et textile sur grillage, 236 \u00d7 147 \u00d7 61,5 cm, Centre Pompidou, Mus\u00e9e national d\u2019art moderne, Paris. \u00a9 2025 Niki Charitable Art Foundation \/ Adagp, Paris. Photo \u00a9 Centre Pompidou, MNAM-CCI\/Dist. GrandPalaisRmn<\/p>\n<p>Adesso si torna indietro a quando Niki de Saint Phalle, dopo aver rifiutato la proposta di Pontus Hulten di realizzare una mostra al Centre national d\u2019art contemporain, accett\u00f2 una retrospettiva nel nuovo centro culturale parigino nel 1980. Per la sua mostra al Centre Pompidou, de Saint Phalle scelse opere provenienti da tutte le sue serie per un percorso itinerante non strettamente cronologico. Il manifesto della mostra raffigura una Nana con tacchi, reggicalze e solamente il reggiseno in tutta la sua femminilit\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019accento viene posto soprattutto sulle opere pi\u00f9 monumentali della sua produzione come La Mari\u00e9e del 1963 e Crucifixion del 1965. Nella prima una donna tutta in bianco, con l\u2019abito lungo e il viso pressoch\u00e9 deforme, ha le braccia costituite da vari giocattoli di plastica su cui risaltano soprattutto un numero indefinibile di piccoli bambolotti come memento dell\u2019inevitabile destino della donna, una volta sposa; mentre la seconda mostra la donna-prostituta dal corpo oggetto nella sua rappresentazione pi\u00f9 iconoclasta. Una donna senza braccia, con i bigodini e le gambe aperte \u00abDenuncia senza mezzi termini l\u2019assurdit\u00e0 di una condizione che \u00e8 ora di superare\u00bb. La mostra \u00e8 inquietante: alle sculture di grandi dimensioni si aggiungono i dipinti grondanti di vernice che rimandano a una violenza maschile, come l\u2019immenso tableau-tir dal titolo King Kong del \u201863.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-1169418\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Niki-de-Saint-Phalle-Pontus-Hulten-et-Jean-Tinguely.jpg\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"568\"  \/>Niki de Saint Phalle, Pontus Hulten et Jean Tinguely au cours d\u2019un d\u00eener dans la maison-atelier des artistes, Essonne, septembre 1982 (photo Leonardo Bezzola). Photo \u00a9 Estate Leonardo Bezzola<\/p>\n<p>Si arriva alla fine della mostra, l\u2019epilogo, che corrisponde anche alla fine delle loro vite. Jean Tinguely venne a mancare nel 1991 e nella sua citt\u00e0 natale di Friburgo l\u2019artista aveva organizzato un funerale spettacolare. Niki de Saint Phalle gli rese omaggio tramite la realizzazione di una nuova serie: i Tableaux \u00e9clat\u00e9s. Della serie \u00e8 esposto Jean Il (M\u00e9ta-Tinguely) del \u201892: dei piccoli elementi ruotano, tra cui la testa di Tinguely. Nei successivi inserir\u00e0 una \u201cesplosione\u201d: delle diverse parti che si aprono e si chiudono con un movimento piuttosto lento e misurato.<\/p>\n<p>In una lettera la stessa Niki gli dir\u00e0: \u00abJean, ti divoro. Prendo la tua forza. La tua anima sorride alla mia. Il guasto, il movimento, appartengono anche a me adesso\u00bb. Negli anni a venire l\u2019artista chiese sempre consigli all\u2019amico Hulten per poter perseguire il volere di Tinguely nella creazione del museo a lui dedicato, il futuro di Cyclop e il completamento della sua grande opera Le Jardin des Tarots a Garavicchio, in Toscana. Nel 1993 Niki de Saint Phalle decise di tornare in California per il suo clima favorevole e indicato per i suoi problemi polmonari ma fino alla sua morte, avvenuta nel 2002, rimase in stretto contatto con Hulten, che mor\u00ec a sua volta nel 2006, lasciando dietro di s\u00e9 l\u2019immagine di un incredibile curatore ma, soprattutto, di un grande amico e sostenitore degli artisti nei contesti istituzionali e nella vita.<\/p>\n<p>\u00abSono convinto che, per sopravvivere, [i musei] non debbano pi\u00f9 essere solo luoghi di esposizione, ma anche luoghi di creazione, aperti al grande pubblico e in sintonia con la vita\u00bb, Pontus Hulten.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Fino al 4 gennaio 2026 sar\u00e0 possibile visitare, al Grand Palais di Parigi, la mostra a cura di&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":214708,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-214707","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-intrattenimento","16":"tag-it","17":"tag-italia","18":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115548574856125312","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/214707","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=214707"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/214707\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/214708"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=214707"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=214707"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=214707"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}