{"id":214991,"date":"2025-11-14T18:26:10","date_gmt":"2025-11-14T18:26:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/214991\/"},"modified":"2025-11-14T18:26:10","modified_gmt":"2025-11-14T18:26:10","slug":"il-peggio-del-2025-deve-venire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/214991\/","title":{"rendered":"il peggio del 2025 deve venire"},"content":{"rendered":"<p>Un duplice, pesantissimo, monito arriva dai padiglioni della <strong>Cop30<\/strong> in corso a Bel\u00e9m. Da un lato, la conta dei danni: in 32 anni, i disastri naturali sono costati all\u2019agricoltura globale 3.260 miliardi di dollari, bruciando ogni giorno l\u2019equivalente del fabbisogno calorico di 320 chilocalorie a persona. Dall\u2019altro, la causa principale: le emissioni di gas serra sono destinate a raggiungere il record di <strong>38,1 miliardi<\/strong> di tonnellate nel 2025, nonostante l\u2019anniversario dei 10 anni dall\u2019Accordo di Parigi.\n<\/p>\n<p>Il conto salato della crisi climatica<\/p>\n<p>A certificare l\u2019impatto sulla produzione alimentare \u00e8 il rapporto Fao \u201cL\u2019impatto dei disastri sull\u2019<a href=\"https:\/\/quifinanza.it\/green\/ambiente\/leconomia-globale-climate-week-2025\/930714\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">agricoltura<\/a> e la sicurezza alimentare 2025\u201d. I numeri sono da capogiro: dal 1991 al 2023, sono andati persi <strong>4,6 miliardi di tonnellate<\/strong> di cereali, 2,8 miliardi di tonnellate di frutta e verdura e 900 milioni di tonnellate di carne e latticini.<\/p>\n<p>Questo si traduce in una perdita di cibo che avrebbe potuto nutrire miliardi di persone, erodendo dal 13% al 16% del fabbisogno energetico giornaliero globale. A fare le spese maggiori sono i Piccoli Stati Insulari in via di sviluppo (SIDS), strangolati da cicloni e innalzamento dei mari, le cui <strong>perdite agricole<\/strong> rappresentano una fetta sproporzionata del loro Pil.<\/p>\n<p>Il rapporto porta alla luce anche un danno spesso invisibile: le ondate di calore marine hanno provocato 6,6 miliardi di dollari di perdite nel settore ittico dal 1985 al 2022, colpendo il 15% della pesca globale. Un settore che, nonostante sostenga i mezzi di sussistenza di 500 milioni di persone, rimane spesso fuori dalle statistiche ufficiali.<\/p>\n<p>La soluzione: una rivoluzione digitale in campagna<\/p>\n<p>La soluzione indicata dalla FAO per costruire resilienza passa per la trasformazione digitale. \u201cLe tecnologie digitali stanno gi\u00e0 rivoluzionando il modo in cui monitoriamo i rischi e supportiamo gli agricoltori\u201d, ha commentato il Direttore Generale <strong>Qu Dongyu<\/strong>.<\/p>\n<p>Intelligenza artificiale, machine learning e satelliti possono potenziare i sistemi di allerta precoce e le assicurazioni. La sfida, avverte il rapporto, \u00e8 colmare il digital divide: oltre 2,6 miliardi di persone sono ancora off-line, molte proprio nelle aree rurali pi\u00f9 a rischio. Servono, quindi, investimenti massicci e politiche nazionali che integrino queste soluzioni, coinvolgendo governi, partner internazionali e settore privato.<\/p>\n<p>Il record nero delle emissioni<\/p>\n<p>A minare ogni sforzo di adattamento, per\u00f2, \u00e8 la continua crescita delle <a href=\"https:\/\/quifinanza.it\/green\/ambiente\/cop30-europa-piano-taglio-emissioni-co2\/936381\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">emissioni<\/a>. Il Global Carbon Project (GCP), un consorzio di oltre 100 scienziati, ha presentato alla <a href=\"https:\/\/quifinanza.it\/green\/speciale\/cop30-2025-belem\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Cop30<\/a> un\u2019analisi che prevede per il 2025 un nuovo e drammatico record di <strong>38,1 miliardi di tonnellate di CO2<\/strong> immesse in atmosfera.<\/p>\n<p>Le emissioni da petrolio, gas e carbone sono destinate a crescere di oltre l\u20191% rispetto al 2024. Un dato che, come sottolineato dal fisico Paulo Artaxo dell\u2019Universit\u00e0 di S\u00e3o Paulo, \u201cevidenzia la distanza abissale\u201d tra gli impegni di Parigi e la realt\u00e0, e che l\u2019opinione pubblica deve comprendere per spingere azioni pi\u00f9 decise.<\/p>\n<p>La sfida della COP30<\/p>\n<p>In questo contesto, l\u2019obiettivo di contenere l\u2019aumento della <a href=\"https:\/\/quifinanza.it\/green\/ambiente\/reel\/quanti-soldi-servono-per-salvarci-dallapocalisse-climatica\/931237\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">temperatura<\/a> entro <strong>+1,5\u00b0C<\/strong> diventa il tema centrale e pi\u00f9 urgente dei negoziati di Bel\u00e9m. Garantire un futuro climatico sicuro alle prossime generazioni significa agire subito, partendo proprio dall\u2019Amazzonia, uno degli ecosistemi pi\u00f9 vulnerabili e cruciali per la salute del pianeta. La posta in gioco, come dimostrano i numeri, non potrebbe essere pi\u00f9 alta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Un duplice, pesantissimo, monito arriva dai padiglioni della Cop30 in corso a Bel\u00e9m. 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