{"id":216199,"date":"2025-11-15T12:49:10","date_gmt":"2025-11-15T12:49:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/216199\/"},"modified":"2025-11-15T12:49:10","modified_gmt":"2025-11-15T12:49:10","slug":"la-musica-dei-radiohead-va-oltre-le-loro-contraddizioni-giovanni-ansaldo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/216199\/","title":{"rendered":"La musica dei Radiohead va oltre le loro contraddizioni &#8211; Giovanni Ansaldo"},"content":{"rendered":"<p>Cosa sono diventati i Radiohead? In questi mesi chi segue da tempo la band di Thom Yorke se l\u2019\u00e8 chiesto varie volte. Negli anni novanta il gruppo di Oxford si era imposto sulla scena globale facendo dialogare il pop e la sperimentazione con una naturalezza sorprendente: quale altra band britannica sarebbe riuscita a portare in testa alle classifiche statunitensi un disco come <a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/notizie\/giovanni-ansaldo\/2020\/09\/23\/radiohead-kid-a-recensione\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Kid A<\/a>, geniale manifesto delle contraddizioni di fine novecento a cavallo tra rock, elettronica e jazz, ispirato a No logo di Naomi Klein e pubblicato senza alcun singolo di lancio n\u00e9 un videoclip?   <\/p>\n<p>I Radiohead facevano dell\u2019integrit\u00e0 artistica e politica uno dei loro tratti distintivi. Yorke e compagni si sono sempre schierati in modo netto su molte questioni, dalla globalizzazione alla crisi climatica, dalla questione tibetana alla Brexit. La scelta di pubblicare l\u2019album <a href=\"https:\/\/www.theguardian.com\/music\/2007\/oct\/14\/popandrock.radiohead1\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">In rainbows<\/a> sul loro sito a offerta libera nel 2007, dando uno schiaffo all\u2019industria discografica mondiale, \u00e8 un altro episodio che li ha resi un caso quasi unico nella musica leggera occidentale.  <\/p>\n<p>Il gruppo che il 14 novembre si \u00e8 presentato all\u2019Unipol Arena di Bologna per la prima delle quattro tappe italiane del suo tour europeo, per\u00f2, \u00e8 cambiato molto. Dopo la pubblicazione di A moon shaped pool nel 2016 e il successivo tour, la band si \u00e8 presa una lunga pausa e i cinque musicisti si sono dedicati a progetti paralleli.   <\/p>\n<p>In questi sette anni di silenzio \u00e8 successo un po\u2019 quello che era accaduto agli Oasis dopo lo scioglimento: i Radiohead sono diventati un legacy act, come si dice in gergo, cio\u00e8 riscuotono successo pi\u00f9 per quello che hanno fatto in passato che per quello che propongono nel presente. Il fatto che Let down, un brano di Ok computer che parla di alienazione e distacco emotivo, sia diventato molto popolare <a href=\"https:\/\/www.nme.com\/news\/music\/radiohead-react-to-let-down-going-viral-on-tiktok-3902404\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">su TikTok<\/a> tra la generazione Z lo conferma.  <\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un\u2019altra cosa che ha cambiato il modo in cui sono percepiti: la questione di Gaza. La band ha suonato in Israele diverse volte nel corso della sua carriera, anche nel 2017, quando ha ignorato la richiesta di Roger Waters di annullare un concerto a Tel Aviv. Yorke, spesso criticato negli ultimi due anni per il suo silenzio sui massacri compiuti dall\u2019esercito israeliano a Gaza, <a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/notizie\/giovanni-ansaldo\/2025\/06\/04\/thom-yorke-gaza-dichiarazioni\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">\u00e8 stato anche contestato<\/a> da uno spettatore durante un concerto da solista a Melbourne nell\u2019ottobre del 2024 e in seguito, in particolare <a href=\"https:\/\/www.thetimes.com\/culture\/music\/article\/radiohead-tour-2025-interview-israel-fn0bmdzl8\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">in una recente intervista<\/a> concessa al Times di Londra, ha dichiarato che non tornerebbe mai a suonare in Israele.   <\/p>\n<p>Il polistrumentista Jonny Greenwood, sposato con l\u2019artista israeliana Sharona Katan, \u00e8 stato criticato dal movimento <a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/opinione\/catherine-cornet\/2016\/04\/01\/israele-boicottaggio-censura\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Bds (Boicottaggio, disinvestimento, sanzioni)<\/a> per aver registrato un disco con il musicista israeliano Dudu Tassa, che in passato ha tenuto un concerto per dare conforto ai soldati dell\u2019esercito di Tel Aviv. Per questo motivo il Bds ha chiesto di boicottare i concerti della band.   <\/p>\n<p>Il gruppo di attivisti Artists for Palestine Italia inoltre ha invitato gli spettatori dei concerti italiani <a href=\"https:\/\/www.instagram.com\/p\/DQeJ0RdjHvL\/?img_index=1\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">a \u201cportare la Palestina\u201d<\/a> dentro l\u2019Unipol Arena, magari sventolando una bandiera palestinese (anche se questi oggetti, per questioni di sicurezza, sono vietati ai concerti) e ha organizzato un presidio prima della seconda data bolognese, quella del 15 novembre.   <\/p>\n<p>\u201cMolti sono rimasti delusi dall\u2019atteggiamento della band, e hanno deciso di non andare a sentirla; molti di quelli che andranno nutrono disappunto\u201d, hanno dichiarato i portavoce del gruppo di Bologna di Artists for Palestine. \u201cCi auguriamo che i Radiohead colgano questa occasione per mettersi in discussione e in ascolto, senza sentirsi vittime di una caccia alle streghe, come ha dichiarato recentemente Thom Yorke. Una dichiarazione dal nostro punto di vista immotivatamente vittimista. La band dovrebbe prendere sul serio la questione della complicit\u00e0 e dell\u2019art washing e agire di conseguenza\u201d.  <\/p>\n<p>Quando i Radiohead compaiono all\u2019Unipol Arena alle 20.30 camminando nell\u2019unico passaggio lasciato libero in mezzo al parterre circondati da alcune guardie del corpo, non \u00e8 semplice scrollarsi di dosso queste domande e concentrarsi solo sulla musica, il motivo per cui teoricamente saremmo tutti qui.   <\/p>\n<p>Yorke e compagni prendono posizione sul palco, che si trova al centro del palazzetto ed \u00e8 pensato per una fruizione a 360 gradi. All\u2019inizio \u00e8 una specie di gabbia, con la band visibile quasi solo attraverso i megaschermi colorati, che per\u00f2 si alzano quasi subito. I Radiohead attaccano con Planet telex, il brano di apertura del disco del 1995\u00a0The bends. Il suono \u00e8 impastato, complice l\u2019acustica non impeccabile del palazzetto, e si fa veramente fatica ad ascoltare bene.  <\/p>\n<p>Anche nelle successiva 2+2=5, pezzo orwelliano che riflette sulle conseguenze del pensiero totalitario, i suoni non sono impeccabili. Dalla successiva Sit down stand up, un pezzo raramente eseguito dal vivo, per fortuna i fonici correggono il tiro e il concerto comincia a ingranare sul serio. In Bloom, uno dei brani migliori della produzione pi\u00f9 recente della band, i Radiohead assumono un passo felpato, con il basso di Colin Greenwood e la robusta sezione ritmica (al batterista Philip Selway in questo tour si \u00e8 aggiunto il percussionista Chris Vatalaro) che sale progressivamente di livello.   <\/p>\n<p>            Jonny Greenwood a Bologna, 14 novembre 2025<\/p>\n<p>            (Alex Lake (Live Nation))<\/p>\n<p>I musicisti ruotano, cambiano strumenti. Sembra di assistere a una giornata in sala prove, con Yorke che a ogni pezzo si mette a un\u2019estremit\u00e0 diversa del palco. Certo, gli anni si sentono: i Radiohead hanno meno furia di un tempo, la voce di Yorke \u00e8 meno potente e a tratti gigioneggia troppo, coprendo evidentemente con il mestiere qualche mancanza, ma il loro andamento cadenzato e sempre pi\u00f9 jazzato \u00e8 un ottimo compromesso per far respirare la loro musica. Siamo in un palazzetto, ma a tratti sembra di ascoltare musica dentro un club, si apprezzano finezze e sfumature che di solito in questi contesti non si notano.  <\/p>\n<p>L\u2019esibizione si fa a mano a mano pi\u00f9 dinamica, calda e partecipata. Il ritornello di Lucky apre la strada ai cori del pubblico dell\u2019Unipol arena, The gloaming ricorda quanto sia piena di colori e di stratificazioni la loro musica. There there, con il crescendo finale di chitarra, e la malinconica No surprises, che Yorke canta con voce quasi roca, sono un trionfo. Tra un pezzo e l\u2019altro pochissime parole, qualche \u201cgrazie\u201d, un paio di \u201ccome andiamo?\u201d e poco altro. In compenso, tanti sorrisi.  <\/p>\n<p>Arpeggi\/Weird fishes va a segno creando un momento quasi estatico mentre il chitarrista Ed O\u2019Brien canta insieme a Yorke. Il gruppo sembra in palla, quasi come se suonare di nuovo di fronte a un pubblico fosse una liberazione, un modo per ritrovare unit\u00e0 dopo un periodo difficile. O\u2019Brien esce da una forte depressione, e si ha comunque l\u2019impressione che tra lui e Jonny Greenwood sulla questione di Gaza ci sia stata qualche tensione.  <\/p>\n<p>Nella seconda parte del concerto arrivano alcuni pezzi da novanta: la paranoia elettronica di Idioteque, nella quale Yorke descrive delle persone che entrano in un bunker per sfuggire a un bombardamento, mi fa venire in mente che a Gaza nei mesi scorsi per la popolazione civile non c\u2019erano nemmeno dei bunker dove rifugiarsi. Fake plastic trees commuove, mentre Paranoid android si conferma una canzone immortale nonostante la sua complessit\u00e0.  <\/p>\n<p>La conclusione del concerto \u00e8 affidata alle chitarre affilate di Just e a Karma police, che scatena il momento pi\u00f9 instagrammabile del concerto, con il coro finale \u201cFor a minute there \/ I lost myself\u201d che si prolunga per un paio di minuti. E poi arrivano i saluti finali, con i Radiohead che scendono le scalette che portano sotto il palco e poi di nuovo fuori, in mezzo alle persone, come facevano gli U2 ai tempi del PopMart tour.  <\/p>\n<p>\u00c8 vero, \u00e8 strano che i Radiohead si concedano un tour fondato sulla nostalgia come questo, dove non propongono nuovi brani e si limitano a rifare s\u00e9 stessi. Ed \u00e8 vero che la loro credibilit\u00e0 sul fronte politico e civile \u00e8 meno solida di un tempo. Al tempo stesso, \u00e8 difficile negare che l\u2019esibizione a Bologna sia stata un mezzo trionfo, un modo per ripartire in modo convincente dopo anni di pausa, anche se non sappiamo verso quale direzione, visto che il gruppo ha ammesso di non avere piani definitivi per il futuro prossimo.  <\/p>\n<p>A met\u00e0 degli anni settanta David Bowie, come racconta anche un recente libro <a href=\"https:\/\/www.edizioninottetempo.it\/it\/desiderare-bowie\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">di Massimo Palma<\/a>, nei panni del suo alter ego Duca Bianco, si lasci\u00f2 andare a una serie di dichiarazioni piuttosto allucinanti, dicendo di credere fortemente nel fascismo e che \u201cAdolf Hitler era stato una delle prime rockstar\u201d. In seguito Bowie rinneg\u00f2 quelle frasi, dicendo che erano frutto del suo abuso di cocaina. Ma quello che diceva toglieva qualit\u00e0 e forza alla musica che faceva? Direi di no, in quegli anni Bowie scriveva canzoni meravigliose.  <\/p>\n<p>La domanda, comunque, resta: cosa sono diventati i Radiohead? Il concerto di Bologna ci ha dato risposte parziali, ma ha lanciato un messaggio: la musica di Thom Yorke e compagni ha una forza difficile da scalfire. Sopravvivr\u00e0 alle loro contraddizioni e ai loro silenzi.  <\/p>\n<p>Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo.<br \/>\n                Scrivici a: <a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/notizie\/giovanni-ansaldo\/2025\/11\/15\/mailto:posta@internazionale.it?subject=La musica dei Radiohead va oltre le loro contraddizioni\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">posta@internazionale.it<\/a>\n                <\/p>\n<p>        <script async src=\"\/\/www.instagram.com\/embed.js\"><\/script><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Cosa sono diventati i Radiohead? 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