{"id":216345,"date":"2025-11-15T15:05:23","date_gmt":"2025-11-15T15:05:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/216345\/"},"modified":"2025-11-15T15:05:23","modified_gmt":"2025-11-15T15:05:23","slug":"fiorella-infascelli-il-cielo-stellato-sopra-di-me","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/216345\/","title":{"rendered":"Fiorella Infascelli, il cielo stellato sopra di me"},"content":{"rendered":"<p>\u00abO tempora! O mores!\u00bb Queste parole, pronunciate al tempo di Catilina, da Cicerone fustigarono i costumi corrotti della repubblica che ne minavano le fondamenta e oggi i comportamenti autoritari di certi capi di governi che minano la vita democratica dei loro paesi.<\/p>\n<p>Dunque il film di Fiorella Infascelli arriva come una manna dal cielo. Rappresenta un monito a mantenere saldi i principi basilari del diritto e della morale che sembrano eclissarsi sempre pi\u00f9 dalla vita politica delle nostre societ\u00e0. E lo fa riportandoci indietro nella memoria agli anni in cui lo stato nel nostro paese fu capace di affrontare sfide che garantirono alla democrazia di funzionare. E che oggi pi\u00f9 che mai parlano alla nostra sensibilit\u00e0 di cittadini.<\/p>\n<p>La Camera di consiglio racconta i 36 giorni vissuti dagli 8 giurati che in quel periodo di tempo, alla fine degli anni \u201980, condannarono pi\u00f9 di 470 imputati accusati di essere il cuore pulsante della mafia siciliana. Un bunker fu costruito appositamente dentro il carcere dell\u2019Ucciardone per ospitarli. Dopo che i giudici Falcone e Borsellino, lavorando assieme, ebbero scoperchiato la cupola dell\u2019organizzazione mafiosa e istruito il processo pi\u00f9 grande del mondo, il famoso maxiprocesso di Palermo, (un\u2019operazione che la regista ha affrontato in modo del tutto originale nel suo precedente film Era d\u2019estate) i giurati furono chiamati a giudicare gli imputati e a comminare le pene. Il loro incontro avvenne dopo un iter processuale che dur\u00f2 dal febbraio 1986 al dicembre 1987 e culmin\u00f2 con 346 condanne, 114 assoluzioni, 19 ergastoli e un totale di 2265 anni di carcere.<\/p>\n<p>Ma questo non \u00e8 un film sulla mafia, ma sul coraggio civico e morale di 6 giurati popolari e 2 giudici togati i quali scelsero di portare a termine questo pericoloso compito per compiere un atto di giustizia per il quale non solo essi stessi furono minacciati, ma anche le loro famiglie. E di questo sentirono il peso e la responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente dai dialoghi recitati in maniera stringata, essenziale, realistica, in alcuni casi anche molto toccante, che la perplessit\u00e0, la paura, l\u2019incertezza serpeggiarono tra di loro. Tuttavia la scelta sofferta di fare la cosa giusta venne presa con coraggio e questi \u00abcittadini\u00bb optarono per il bene comune rispetto all\u2019 \u00abutile particolare\u00bb. Erano persone comuni, che avevano la loro vita, il loro lavoro, sogni, affetti, aspirazioni, speranze: un\u2019ostetrica, due insegnanti, una giovane commerciante, un bancario e un impiegato pubblico. Con grande coraggio, dignit\u00e0 e rigore morale si batterono contro il cancro mafioso che indisturbato ammorbava il paese da lunghi anni.<\/p>\n<p>Ma nel film non si insiste enfaticamente sul loro eroismo, ma sul senso di responsabilit\u00e0 che li anim\u00f2. C\u2019\u00e8 una tensione dialettica continua tra cittadini e istituzioni, tra legge e giustizia, tra sentimenti e dovere.<br \/>Che questo sia un film che riporta in primo piano le scelte morali \u00e8 dimostrato dal fatto che quasi all\u2019inizio la voce di un giurato pronuncia la frase \u00abIl cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me\u00bb che \u00e8 l\u2019inizio della conclusione della Critica della ragion pratica di Immanuel Kant, pubblicata nel 1788. A precedere queste parole il filosofo aveva scritto: \u00abDue cose riempiono l\u2019animo di ammirazione e di venerazione sempre nuove e crescenti quanto pi\u00f9 sovente e a lungo si riflette sopra di esse\u2026\u00bb. Quest\u2019opera rappresent\u00f2 il primato dell\u2019azione morale che rende l\u2019uomo libero.<\/p>\n<p>In questo film, girato completamente in interni, i giurati non possono comunicare con l\u2019esterno e con le proprie famiglie: sono senza giornali, radio, tv, telefono, \u00c8 fortemente claustrofobico. Si pu\u00f2 notare tuttavia che l\u2019oppressione delle pareti che avvolge i personaggi \u00e8 inversamente proporzionale al rafforzamento progressivo della consapevolezza morale di ognuno di loro di stare compiendo un dovere civico, assolutamente indispensabile alla democrazia del paese. I componenti della giuria attraverso l\u2019esame della legge esterna vengono a termini con quella interiore, la legge morale che li responsabilizza nei confronti della societ\u00e0 circostante. E che li rende liberi. La recitazione corale di attori di grande talento, diretti da Fiorella Infascelli ci regala un film di grande intensit\u00e0. Claudio Bigagli, Stefania Blandeburgo, Anna Della Rosa, Rosario Lisma, Betty Pedrazzi, Roberta Rigano sono coordinati dalle competenze giuridiche degli splendidi Massimo Popolizio e Sergio Rubini che interpretano rispettivamente il giudice a latere (Pietro Grasso) e il presidente della giuria (Alfonso Giordano).<\/p>\n<p>Viene fatto di pensare a due film che riportano in primo piano il lavoro dei giurati. Il primo del 1957 \u00e8 La parola ai giurati (12 Angry Men) di Sidney Lumet dove la tenacia di Henry Fonda convince tutti gli altri dell\u2019innocenza dell\u2019imputato, ricordandoci che la giustizia, quella misurata nasce dal rigore della legge, ma anche dalla passione e non da un desiderio di vendetta, concetto che anche La Camera di consiglio pi\u00f9 volte evoca attraverso la ricerca di prove che devono consustanziare la condanna certa. Il secondo \u00e8 quello recente del 2024 di Clint Eastwood Giurato #2 (Juror # 2) dove il rapporto tra legge e giustizia ripropone all\u2019attenzione un tema di grande importanza anche nel film di Infascelli. Questi film per\u00f2 enfatizzano il ruolo essenziale di un solo personaggio a cui \u00e8 demandata la responsabilit\u00e0 delle decisioni finali, mentre nel film di Infascelli la responsabilit\u00e0 \u00e8 collettiva pur sottolineando la tensione morale di ogni singolo giurato, combattuto tra la dimensione sociale e le scelte private. Ogni individuo gioca un ruolo essenziale nel mosaico delle decisioni che si costruiscono giorno dopo giorno. E di nuovo torna in primo piano un altro concetto kantiano: quell\u2019\u00abindividuum ineffabile\u00bb che vive qui in una temporalit\u00e0 amniotica, apparentemente sospesa. Il tempo che assieme allo spazio, in Immanuel Kant \u00e8 una delle categorie che permettono di percepire il mondo e sembra apparentemente fermo, immobile dentro le mura del bunker. In realt\u00e0 lavora all\u2019interno delle coscienze e apre varchi sempre pi\u00f9 ampi nella consapevolezza di star giocando un ruolo decisivo per la democrazia del paese.<\/p>\n<p>La sceneggiatura di questo film scritta da Fiorella Infascelli con Mimmo Rafele \u00e8 potente senza essere enfatica e ci restituisce un quadro storico ben preciso: \u00e8 un film sui pericoli che, nel nostro paese immobile, a tratti perfino paludoso, il giudicare, come scelta morale, riveste nel mantenere salda e sicura la convivenza civile. \u00c8 una forma di resistenza al tracollo della democrazia e dello stato di diritto. Questa sceneggiatura ci riporta a quel cinema dell\u2019impegno civile che \u00e8 stato uno dei punti pi\u00f9 gloriosi della nostra cultura.<\/p>\n<p>Il modo in cui questo film \u00e8 stato girato, insieme all\u2019originalit\u00e0 della fotografia, delle scene e dei costumi enfatizzano come la camera di Infascelli non sia mai intrusiva nei confronti dei personaggi, ma scavi dentro i loro dubbi, li accompagni, li segua in maniera sobria, ma decisa, sempre umana, quasi li volesse accarezzare nelle loro indecisioni senza indulgere in giudizi sommari, in estetismi inutili o in facili commozioni. I protagonisti di questa storia non sono mai usati come mezzi, ma kantianamente sempre come fini. Non sono mezzi narrativi, ma fini che la macchina da presa continua a definire e ridefinire in un processo dialettico di crescita altalenante tra consapevolezza individuale e collettiva. Inoltre last but definitely not least, \u00e8 un film diretto da una donna che non a caso fa della coralit\u00e0 della recitazione un elemento fondamentale, ma che addita alla nostra attenzione come la presenza delle donne in questo maxiprocesso sia davvero minima, se non inesistente. Quando una delle giurate, interpretata da Betty Pedrazzi, parlando con un suo collega sottolinea come in tutta la pletora di uomini presenti in aula tra imputati, avvocati e giornalisti non ci sia neanche una donna, il collega risponde che almeno nella giuria sono pari. Allora l\u2019attrice, guardandolo con un sorriso ironico, fa tuttavia rimarcare, che anche l\u00ec quelli che dirigono la musica, i due giudici, sono per\u00f2 uomini.<\/p>\n<p>Ci sono poi delle inquadrature piene di poesia, come nello stile di questa regista fin dal suo Zuppa di pesce: il cielo, un gatto nero che flessuoso appare e scompare, un giurato che suona l\u2019armonica, le quattro donne che ballano, il desiderio del mare e del sorriso di Maria nelle parole del personaggio interpretato da Popolizio. Tutto ci\u00f2 alleggerisce la tensione di un film girato esclusivamente in interni e descrive situazioni in cui i personaggi riescono a sorridere e a liberarsi a tratti dal fardello della responsabilit\u00e0 che li attanaglia. E c\u2019\u00e8 infine un\u2019inquadratura fatta con un drone nella quale due giurati di sera vengono ripresi dall\u2019alto e diventano sempre pi\u00f9 piccoli sotto un cielo pieno di stelle fino a che, con un fermo immagine, sospeso nel tempo, appaiono in una cornice metafisico\/surreale che ricorda i quadri di De Chirico o di Chagall. In seguito l\u2019immagine ritorna in movimento e mostra le luci notturne di Palermo, \u00abil cielo stellato sopra di me\u00bb. La tensione tra il fuori e il dentro rispecchia non solo a differenza tra la societ\u00e0 civile e il bunker, ma tra la legge esterna e quella interiore \u00abla legge morale dentro di me\u00bb.<\/p>\n<p>Un film davvero kantiano dove la morale non scade nel moralismo e dove la coscienza dei personaggi acquista una consapevolezza progressiva. Non si possono inoltre non menzionare le musiche di Alessio Vlad, non invasive, efficaci e particolarmente poetiche nella scena del drone e del ballo delle giurate. Infine una parola sulla chiusa del film con il tango di Astor Piazzolla Libertango che gi\u00e0 nel titolo \u00e8 tutto un programma e che con la sua sensualit\u00e0 rimanda al significato globale di questo film. Questa versione del tango si apre con un applauso, che \u00e8 un tributo al coraggio civile dei giurati e al loro lavoro; poi con il suo incedere incalzante, diventa un imperativo all\u2019agire, alla vitalit\u00e0 dell\u2019esserci per cambiare lo status quo. Un richiamo alla forza, al coraggio di agire quando le situazioni diventano intollerabili per una democrazia che voglia definirsi tale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u00abO tempora! 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