{"id":216500,"date":"2025-11-15T17:27:11","date_gmt":"2025-11-15T17:27:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/216500\/"},"modified":"2025-11-15T17:27:11","modified_gmt":"2025-11-15T17:27:11","slug":"salario-minimo-legale-i-giudici-europei-salvano-la-direttiva-cosa-cambia-ora","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/216500\/","title":{"rendered":"Salario minimo legale, i giudici europei salvano la direttiva: cosa cambia ora"},"content":{"rendered":"<p>Come cambieranno i salari nell\u2019Unione europea e, in particolare, nel nostro Paese? In materia, l\u201911 novembre scorso la <strong>Corte di Giustizia Ue<\/strong>\u00a0ha emesso un\u2019attesissima sentenza nella causa C-19\/23, avviata dalla Danimarca \u2013 e sostenuta dalla Svezia \u2013 contro Parlamento e Consiglio dell\u2019Unione.<\/p>\n<p>A riprova della delicatezza della<strong> questione stipendi<\/strong> e di chi abbia competenza effettiva a disciplinare sull\u2019argomento, la decisione pone fine a un contenzioso focalizzato sul ruolo della nota <strong>direttiva 2022\/2041<\/strong> sui <strong>salari minimi adeguati<\/strong>. Questa era stata approvata alcuni anni fa nell\u2019intenzione di migliorare le condizioni di vita e lavoro dei cittadini europei.<\/p>\n<p>La <strong>Danimarca<\/strong> chiedeva l\u2019annullamento totale del testo, sostenendo che essa violasse i Trattati europei, perch\u00e9 interferiva proprio nell\u2019individuazione delle <strong>giuste retribuzioni<\/strong>. La direttiva entrava in un perimetro di competenze estranee ai poteri delle istituzioni comunitarie. Ma la Corte ha confermato la validit\u00e0 generale dell\u2019atto, annullando soltanto alcune sue piccole parti.<\/p>\n<p>Vediamo perch\u00e9 e che cosa cambia in concreto per i lavoratori, dopo la sentenza in oggetto.\n<\/p>\n<p>Chi decide le retribuzioni<\/p>\n<p>Nel dettaglio, per lo Stato danese, la<strong> direttiva europea<\/strong> sarebbe entrata in un ambito \u201cproibito\u201d ai sensi dell\u2019art. 153, paragrafo 5, del Trattato sul funzionamento dell\u2019Ue (TFUE). Ci\u00f2 esclude espressamente dall\u2019intervento legislativo dell\u2019Unione retribuzione, diritto di associazione e contrattazione collettiva.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un caso che proprio questo Paese nordico abbia contestato la <strong>validit\u00e0 della direttiva<\/strong>: come l\u2019Italia, la Danimarca non ha un <strong>salario minimo legale<\/strong> e affida la determinazione dei salari alla <strong>contrattazione collettiva<\/strong>. Per questo, innanzi alla Corte con sede in Lussemburgo, sosteneva che l\u2019atto dell\u2019Unione minacciasse direttamente il proprio modello di funzionamento delle relazioni industriali.<\/p>\n<p>Ma, come accennato in apertura, i giudici hanno confermato la validit\u00e0 complessiva della direttiva. \u00c8 stata respinta la richiesta di <strong>annullamento totale<\/strong>. Infatti, in base a un\u2019attenta lettura e interpretazione delle regole dei Trattati europei, le istituzioni avevano effettivamente il potere di adottare il testo, poich\u00e9 \u2013 secondo l\u2019orientamento della Corte \u2013 lo scopo dell\u2019atto impugnato non era fissare i livelli del salario, ma:<\/p>\n<ul>\n<li>garantire condizioni di lavoro dignitose;<\/li>\n<li>promuovere salari minimi adeguati;<\/li>\n<li>rafforzare la contrattazione collettiva;<\/li>\n<li>fornire un quadro comune di riferimento, per i Paesi che possiedono un salario minimo legale.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Per questo, concludono i giudici, l\u2019Unione ha agito entro i limiti delle proprie competenze.<\/p>\n<p>Direttiva salari minimi: perch\u00e9 non \u00e8 stata bocciata<\/p>\n<p>La parte pi\u00f9 delicata della decisione in oggetto riguarda l\u2019art. 5 della direttiva 2022\/2041, che disciplina le modalit\u00e0 con cui gli Stati membri possono individuare e aggiornare i <strong>salari minimi legali<\/strong>. Ebbene, la Corte ha chiaramente distinto tra regole che non interferiscono direttamente nella determinazione delle <strong>retribuzioni<\/strong> \u2013 e quindi sono valide \u2013 e disposizioni che invece lo fanno, violando cos\u00ec i principi fondamentali Ue.<\/p>\n<p>In sintesi, l\u2019impianto generale della direttiva resta intatto perch\u00e9 la <strong>Corte europea<\/strong> ha salvato le disposizioni che:<\/p>\n<ul>\n<li>chiedono agli Stati di favorire la <strong>contrattazione collettiva<\/strong>, soprattutto se la copertura \u00e8 al di sotto dell\u201980%. In sostanza, questa soglia non va letta come un obbligo di risultato, ma come un indicatore che impone di elaborare un piano d\u2019azione interno;<\/li>\n<li>indicano parametri internazionalmente utilizzati (es. 60% del salario mediano) per fissare il <strong>salario minimo<\/strong>, ma esclusivamente come <strong>esempi<\/strong>, non come obblighi gravanti sugli Stati membri.<\/li>\n<\/ul>\n<p>In estrema sintesi, quindi, per i giudici la <strong>direttiva<\/strong> <strong>Ue<\/strong>\u00a0lascia un ampio margine agli Stati, rinviando \u2013 di fatto \u2013 alle prassi nazionali e al ruolo primario delle parti sociali.<\/p>\n<p>L\u2019annullamento dell\u2019articolo 5<\/p>\n<p>Le sole interferenze con la<strong> legislazione interna<\/strong> dei singoli Stati membri sono state individuate dalla Corte in alcune porzioni del citato art. 5, perch\u00e9 contenenti <strong>criteri rigidi e invasivi<\/strong> per stabilire i salari minimi legali.<\/p>\n<p>In particolare, i giudici comunitari hanno annullato le norme che:<\/p>\n<ul>\n<li>imponevano \u2013 agli Stati con <a href=\"https:\/\/quifinanza.it\/lavoro\/calderone-salario-minimo\/929606\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">salario minimo<\/a> \u2013 di utilizzare almeno <strong>quattro criteri obbligatori <\/strong>per la loro individuazione, ossia potere d\u2019acquisto e costo della vita, livello generale dei salari e loro distribuzione, tasso di crescita dei salari e livelli e andamento nazionale della produttivit\u00e0. Per la Corte, infatti, imporre questi paletti significava entrare direttamente nel merito della determinazione salariale, cosa vietata dai Trattati.<\/li>\n<li>vietavano la <strong>riduzione dei salari minimi legali<\/strong>. Infatti, con la cosiddetta clausola \u201cdi non regresso\u201d la direttiva Ue prevedeva che, nei sistemi nazionali con indicizzazione automatica, il meccanismo non potesse comportare diminuzioni dello stipendio minimo esistente. Proprio questo divieto si imponeva \u201cdall\u2019alto\u201d sul livello delle retribuzioni, scontrandosi con le regole generali del Trattato.<\/li>\n<\/ul>\n<p>La direttiva resta in piedi, ma alleggerita delle parti che eccedevano poteri e competenze dell\u2019Unione: in sostanza, un compromesso che salvaguarda sia il mercato del lavoro europeo, sia le specificit\u00e0 normative e organizzative dei singoli Paesi.<\/p>\n<p>Che cosa cambia<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 degli aspetti tecnico-giuridici, pur interessanti perch\u00e9 riguardano direttamente la legislazione nazionale in materia di lavoro, per i singoli Stati membri \u2013 Italia compresa \u2013 la pronuncia dello scorso 11 novembre, al termine della causa C-19\/23, rappresenta un chiaro punto di equilibrio tra integrazione europea e autonomia nazionale.<\/p>\n<p>Da un lato, infatti, segna il riconoscimento della necessit\u00e0 di standard comuni minimi a tutela dei lavoratori. Dall\u2019altro, la sentenza conferma che la definizione dettagliata dei <strong>salari<\/strong> resta una prerogativa interna, da esercitare secondo modelli e prassi organizzative di ogni ordinamento.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 la decisione in oggetto acquista particolare importanza, proprio in quei Paesi a forte tradizione di contrattazione collettiva e autonomia delle parti sociali, come Danimarca o Italia. Gli Stati dell\u2019Unione potranno cos\u00ec stabilire liberamente i criteri per determinare l\u2019adeguatezza del <strong>salario minimo legale<\/strong> e il meccanismo di adeguamento automatico potr\u00e0 anche portare a riduzioni dello stipendio, se previsto dalla legge nazionale.<\/p>\n<p>Insomma, dopo questa sentenza, non c\u2019\u00e8 alcun criterio vincolante imposto dall\u2019alto, perch\u00e9 la direttiva richiede agli Stati di garantire \u201cprocedure\u201d per la definizione dei salari minimi adeguati, ma non pu\u00f2 intervenire o interferire sui livelli, sui criteri o su aspetti specifici. La direttiva resta valida, ma perde parte del suo \u201cpeso normativo\u201d e non intacca la sovranit\u00e0 nazionale in materia.<\/p>\n<p>Concludendo, per lavoratori e aziende la novit\u00e0 \u00e8 relativa, posto che le responsabilit\u00e0 in merito all\u2019individuazione di un salario giusto, rimangono in capo agli stessi soggetti. La Corte, per\u00f2, introduce un principio interpretativo di grande importanza: la riduzione di competenza dell\u2019Ue sulla <strong>retribuzione<\/strong> non impedisce ogni intervento che \u2013 in qualche modo \u2013 tocchi il tema dei salari e le condizioni di lavoro. Con una direttiva riveduta e corretta, spetter\u00e0 ora a Governo e parti sociali aprire un tavolo per il<strong> salario minimo legale<\/strong>. In Italia al momento la situazione \u00e8 in stallo, ma a livello europeo c\u2019\u00e8 chi, come la <a href=\"https:\/\/quifinanza.it\/lavoro\/salario-minimo-germania-italia-confronto\/935481\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Germania<\/a>, si \u00e8 recentemente mosso aumentando l\u2019importo dello stipendio minimo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Come cambieranno i salari nell\u2019Unione europea e, in particolare, nel nostro Paese? 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