{"id":217521,"date":"2025-11-16T09:58:13","date_gmt":"2025-11-16T09:58:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/217521\/"},"modified":"2025-11-16T09:58:13","modified_gmt":"2025-11-16T09:58:13","slug":"whatsapp-nuovo-avviso-contro-le-truffe-meta-lancia-la-funzione-per-proteggere-la-condivisione-schermo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/217521\/","title":{"rendered":"WhatsApp, nuovo avviso contro le truffe: Meta lancia la funzione per proteggere la condivisione schermo"},"content":{"rendered":"<p> I <strong>cybercriminali <\/strong>non si fermano pi\u00f9 alle <strong>email<\/strong> o ai <strong>messaggi tradizionali<\/strong>: sempre pi\u00f9 spesso utilizzano le <strong>app di messaggistica istantanea<\/strong>, come <strong>WhatsApp<\/strong>, per diffondere i loro <strong>raggiri<\/strong>. Per contrastare questo fenomeno, <strong>Meta ha annunciato l\u2019arrivo di nuovi strumenti di sicurezza<\/strong>, pensati per aiutare gli utenti a riconoscere le situazioni pi\u00f9 rischiose. <\/p>\n<p>  <strong>La novit\u00e0 di fine ottobre<\/strong>  <\/p>\n<p> Tra le misure introdotte, spicca una funzione lanciata a <strong>fine ottobre 2025<\/strong> su WhatsApp, l\u2019app di messaggistica pi\u00f9 utilizzata al mondo. Il nuovo strumento riguarda la<strong> condivisione dello schermo<\/strong> e prevede un avviso automatico che compare quando un utente prova a condividere il display durante una videochiamata. L\u2019obiettivo \u00e8 ricordare i pericoli di questa operazione, soprattutto se effettuata con contatti sconosciuti. <\/p>\n<p>  <strong>Il messaggio agli utenti<\/strong>  <\/p>\n<p> Meta ha informato gli iscritti tramite un aggiornamento inviato direttamente nella chat ufficiale di WhatsApp. Il testo recita: \u00abNovit\u00e0: condividi lo schermo in modo sicuro con i controlli di sicurezza. Proteggerti dalle truffe \u00e8 per noi una priorit\u00e0: da oggi, quando condividi lo schermo con un contatto sconosciuto, ti invieremo un avviso per consentirti di annullare facilmente la condivisione\u00bb.\u00a0Il messaggio \u00e8 accompagnato da un video esplicativo che mostra un esempio concreto: un utente riceve da un numero non salvato la richiesta di condividere lo schermo per risolvere un presunto problema di pagamento. Una situazione tipica di truffa, che sfrutta la paura o la fretta per spingere la vittima a compiere azioni rischiose. <\/p>\n<p>  <strong>Come funziona l\u2019avviso<\/strong>  <\/p>\n<p> Quando si clicca su<strong> \u201cCondividi schermo\u201d<\/strong>, l\u2019app blocca il tentativo e mostra un messaggio di allerta: \u00abCondividi il tuo schermo solo con persone di cui ti fidi. Potranno visualizzare tutto ci\u00f2 che mostri sullo schermo, incluse informazioni riservate come i tuoi dati bancari\u00bb. L\u2019utente pu\u00f2 scegliere se continuare o annullare. Si tratta quindi di un filtro aggiuntivo che consente di riflettere prima di esporre dati sensibili. <\/p>\n<p>  <strong>Una strategia pi\u00f9 ampia<\/strong>  <\/p>\n<p> Meta ha spiegato che questa novit\u00e0 rientra in un piano pi\u00f9 ampio per ridurre i tentativi di truffa sulle sue piattaforme, in particolare WhatsApp e <strong>Facebook<\/strong>. Le cronache riportano casi di raggiri che partono proprio da un messaggio sull\u2019app, come la truffa dei finti investimenti o quella delle false multe legate a<strong> pagoPa<\/strong>.\u00a0Dal gennaio 2025, il team di sicurezza interno a Meta ha individuato e bloccato quasi 8 milioni di account collegati a centri di truffa situati in <strong>Myanmar<\/strong>, <strong>Laos<\/strong>,<strong> Cambogia<\/strong>, <strong>Emirati Arabi Uniti<\/strong> e <strong>Filippine<\/strong>. Un dato che testimonia la portata globale del fenomeno e la necessit\u00e0 di strumenti di difesa sempre pi\u00f9 sofisticati. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"I cybercriminali non si fermano pi\u00f9 alle email o ai messaggi tradizionali: sempre pi\u00f9 spesso utilizzano le app&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":217522,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[173],"tags":[1537,90,89,195,198,199,197,200,201,194,196],"class_list":{"0":"post-217521","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-scienza-e-tecnologia","8":"tag-it","9":"tag-italia","10":"tag-italy","11":"tag-science","12":"tag-science-and-technology","13":"tag-scienceandtechnology","14":"tag-scienza","15":"tag-scienza-e-tecnologia","16":"tag-scienzaetecnologia","17":"tag-technology","18":"tag-tecnologia"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115558790307490183","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/217521","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=217521"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/217521\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/217522"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=217521"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=217521"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=217521"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}