{"id":218194,"date":"2025-11-16T19:27:14","date_gmt":"2025-11-16T19:27:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/218194\/"},"modified":"2025-11-16T19:27:14","modified_gmt":"2025-11-16T19:27:14","slug":"no-other-land-un-film-che-addolora-senza-separare-fino-in-fondo-torti-e-ragioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/218194\/","title":{"rendered":"\u201cNo Other Land\u201d: un film che addolora, senza separare fino in fondo torti e ragioni"},"content":{"rendered":"<p>Pathos contro logos. Il sentimentalismo malinconico di \u201cNo Other Land\u201d spazza via \u00a0l\u2019indignazione ideologica e le menzogne \u00a0post 7 ottobre, \u00a0ma \u00a0cancella pure la potenziale barbarica violenza da parte palestinese che si \u00e8 manifestata nel terrorismo e nei pogrom antigiudaici<\/p>\n<p>Il sentimentalismo malinconico del film di Basel Adra e Yuval Abraham, i due ventenni, un palestinese e un israeliano, all\u2019origine <a href=\"https:\/\/www.ilfoglio.it\/esteri\/2025\/03\/04\/news\/oscar-a-hamas-i-registi-di-no-other-land-e-la-solita-ipocrisia-su-israele-7479998\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">del film documentario <strong>\u201cNo Other Land\u201d<\/strong><\/a><strong>,<\/strong> premio Oscar andato in onda su Raitre sabato sera, spazza via l\u2019indignazione ideologica e la menzogna delle campagne propagandistiche messe in piedi dopo il pogrom del 7 ottobre e nei due anni della guerra di Gaza. Si capisce che i gruppi di boicottaggio antisraeliani abbiano avuto in uggia quel racconto lancinante della distruzione militare lunga, graduale, programmata delle comunit\u00e0 palestinesi in Cisgiordania, <strong>il suo tono elegiaco, il suo tessuto morale di lamentazioni,<\/strong> di amicizia, di speranza e di avvilito dolore. <strong>Il pathos \u00e8 quello dell\u2019occupazione di terre che non ti appartengono<\/strong>, ma sulle quali hai il comando dopo una guerra vinta, il dominio della forza, l\u2019ingiustizia delle ruspe che radono al suolo case, pollai, cessi, scuole, pozzi, ovili, vita economica e civile di un popolo di pastori, di piccoli benzinai, con le donne, i bambini, i vecchi, gli ammalati, tutti messi con la violenza legalizzata e le molestie popolari dei coloni in condizioni di vita insostenibili, tutti colpiti da discriminazione e indifferenza, tutti infine costretti a smantellare la loro origine, il loro attaccamento al suolo, e a emigrare altrove.<\/p>\n<p>La campagna su Gaza ha cercato di convertire la tragedia comune di popoli in guerra in giudizio morale assoluto, in condanna etica di Israele e degli ebrei, tutti gli ebrei, e <strong>in un discorso o logos resistenziale che assolveva e promuoveva i valori dell\u2019aggressione omicida e del programma sterminazionista di Hamas<\/strong> e di quella parte del popolo che l\u2019ha seguita e applaudita. I due ventenni che, telefonini e videocamere alla mano, hanno filmato, montato e sceneggiato con cura, amore e sapienza, il disastro del conflitto originario, del piano di deportazione e annichilimento della comunit\u00e0 di Masafer Yatta, hanno fatto un\u2019altra operazione: vedere, testimoniare, offrire le lacrime delle cose risparmiandoci le loro, e dunque duramene protestare, opporsi, ma senza abbracciare le retoriche dell\u2019odio mascherate da umanitarismo.<strong> Yuval Abraham, l\u2019ebreo israeliano <\/strong>che non tollera le conseguenze dell\u2019occupazione, l\u2019amico di Basel<strong> <\/strong>e della sua famiglia pacifica e sorniona, allegra nella tristezza infinita malgrado tutto, potrebbe con lo stesso grado di sincero patetismo infiltrare il buono e il bello della sua amicizia in una colonia di settlers, in un battaglione dell\u2019esercito chiamato alla distruzione e all\u2019autodifesa spietata, dando conto delle ragioni degli oppressori nella forma malinconica e sentimentale del suo racconto dalla parte dei vinti. Ne sono persuaso. Non lo farebbe mai, perch\u00e9 la sua \u00e8 una milizia per la convivenza e contro la discriminazione degli occupanti e le molestie violente dei coloni, ma il suo linguaggio, e <strong>quello di Basel, il suo amico palestinese vittima dello sradicamento<\/strong>, si presterebbe alla perfezione, malinconica disperazione e tutto, forse con gli stessi risultati letterari hollywoodiani, alla narrazione del tremore e terrore dei vincitori provvisori, di coloro che nella societ\u00e0 israeliana sono o si ritengono costretti a difendersi con l\u2019attacco pi\u00f9 spietato ai vicini di casa o di baracca, ai poveri e derelitti dietro l\u2019angolo dei wadi e del deserto.<\/p>\n<p><strong>Il sentimentalismo che denuncia e si batte contro l\u2019ingiustizia che si vede non esclude l\u2019indagine pietosa sulle origini apparentemente invisibili dell\u2019ingiustizia<\/strong>, sul sionismo e la religiosit\u00e0 biblica nel rapporto patologico con Giudea e Samaria, dopo che la guerra d\u2019aggressione dei sei giorni consegn\u00f2 quelle regioni allo stato degli ebrei assediato, come una benedizione e come una maledizione. <strong>I palestinesi che rappresenta liricamente il film \u201cNo Other Land\u201d sono quelli che non hanno mai avuto una classe dirigente pacifica e negoziale,<\/strong> capace di contrattare un piano regolatore al posto delle ruspe, capace di dare esito all\u2019ansia di stabilit\u00e0 e di pace di due popoli, forse in due stati confinanti; sono le vittime della discriminazione tra targhe verdi e targhe gialle, quelli che non possono muoversi, che studiano giurisprudenza ma possono al massimo emigrare in un paese ostile per fare i muratori, <strong>sono i compagni di giochi e di affetti di bambini e donne e vecchi consegnati alla paura<\/strong>, al pianto, alla derelizione dell\u2019occupazione militare di decenni e decenni. La potenziale barbarica violenza della loro parte, che si \u00e8 manifestata con gli effetti disastrosi che si conoscono, nelle Intifada e nel terrorismo e nei pogrom antigiudaici, \u00e8 cancellata dal sentimentalismo malinconico, che li riscatta, li porta per mano alla fonte della bont\u00e0 e della collaborazione con gli israeliani pacifisti e fautori della convivenza. Il racconto in questa chiave \u00e8 irreprensibile, fa pensare e addolora,<strong> ma non spiega, pathos contro logos, <\/strong>non spartisce come succede lungo un confine e un muro torti e ragioni.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0\u00a0<\/p>\n<ul class=\"about-author\">\n<li>\n<p>            <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/img-prod.ilfoglio.it\/2020\/09\/09\/090546251-d730402b-25fc-46be-bdce-d2405bfc6688.jpg\" class=\"lazy\" bad-src=\"\/assets\/2020\/images\/placeholder_verticale.jpg\"\/><\/p>\n<\/li>\n<li class=\"author-data\">\n\t\t<a href=\"https:\/\/www.ilfoglio.it\/autori\/giuliano-ferrara\/\" class=\"name\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Giuliano Ferrara<\/a><br \/>\n\t\t<a href=\"https:\/\/www.ilfoglio.it\/autori\/giuliano-ferrara\/\" class=\"position\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Fondatore<\/a>\n\t\t<\/li>\n<li>\n<p>&#8220;Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del \u201952 da genitori iscritti al partito comunista dal \u201942, partigiani combattenti senza orgogli luciferini n\u00e9 retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.<\/p>\n<\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Pathos contro logos. 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