{"id":218235,"date":"2025-11-16T20:00:28","date_gmt":"2025-11-16T20:00:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/218235\/"},"modified":"2025-11-16T20:00:28","modified_gmt":"2025-11-16T20:00:28","slug":"a-gaza-e-tornato-il-pane-ma-non-basta-per-sfamare-tutti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/218235\/","title":{"rendered":"A Gaza \u00e8 tornato il pane. \u00abMa non basta per sfamare tutti\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>Hanno ricominciato a sfornare il pane dall\u2019inizio di novembre le panetterie di Gaza City, e gi\u00e0 prima dell\u2019entrata in vigore del cessate il fuoco, sin dal 4 ottobre, avevano riaperto alcuni forni del sud. Procurarsi il pane nella Striscia non \u00e8 pi\u00f9 un\u2019impresa in cui si rischia di perdere la vita. \u00ab\u00c8 pi\u00f9 semplice di prima\u00bb, \u00abnon ci sono pi\u00f9 lunghe code\u00bb, riferiscono due famiglie di sfollati, da due diverse localit\u00e0. I panifici rimasti in piedi, sostenuti dalle Nazioni Unite e dai loro partner locali, provano a tornare alla normalit\u00e0, in uno sforzo che vede nuove riaperture ogni giorno.<\/p>\n<p><b>\u00abLa quantit\u00e0 di pane per\u00f2 non \u00e8 sufficiente per tutti, soprattutto per la mancanza di macchinari di produzione. Israele non consente l&#8217;ingresso dei pezzi di ricambio per aggiustare quelli in parte funzionanti, n\u00e9 di nuove line automatizzate\u00bb, spiega ad Avvenire Abdel Nasser Al-Ajrami, presidente dell&#8217;Associazione dei proprietari di panifici di Gaza<\/b>. Prima del 7 ottobre, nella Striscia esistevano settanta forni automatizzati per alti volumi di produzione. \u00abDurante la guerra ne abbiamo persi trentacinque, la met\u00e0\u00bb prosegue. E \u00abquelli rimasti operano in collaborazione con il World Food Programme dell\u2019Onu  (Wfp\/Pam) che fa entrare gli ingredienti necessari dai valichi israeliani, cio\u00e8 farina, zucchero, sale e lievito, pi\u00f9 il gasolio. Ma la quantit\u00e0 di pane prodotta copre, forse, circa il 70 per cento della popolazione\u00bb.<\/p>\n<p><b>Secondo le ultime informazioni diffuse dall\u2019agenzia Ocha dell\u2019Onu il 12 novembre, vengono distribuiti 160.000 pacchetti da due chili di pane al giorno, confezionati da diciannove panifici supportati dal Wfp<\/b>. \u00abOgni sacchetto \u00e8 sufficiente per sei persone\u00bb spiega il presidente dell\u2019associazione, che fornisce un\u2019anticipazione sulla riattivazione di altri forni, dando l\u2019idea del lavoro a pieno ritmo in corso: \u00abIl totale di panifici che operano con il Pam arriver\u00e0 a una trentina. Nei prossimi giorni ne saranno aperti altri tre ad al-Mawasi\u00bb. In questi due anni di guerra la produzione ha subito prolungate interruzioni. Nel 2023, i panifici erano rimasti chiusi a novembre e dicembre. Nel 2024 l\u2019Onu ne aveva riaperti diversi. \u00abAvevano continuato a operare fino alla serrata del primo aprile di quest\u2019anno (a seguito del blocco totale israeliano degli aiuti da marzo, ndr)\u00bb, prosegue Al-Ajrami. Il pane prodotto attualmente \u00e8 reso disponibile gratis in oltre quattrocento punti di distribuzione, tra cui cinquanta rifugi Unrwa e nelle cucine comunitarie, mentre una settantina di rivenditori lo vende a prezzo agevolato, 3 shekel per sacchetto (meno di un euro), fa sapere l\u2019Ocha.<\/p>\n<p><b>Da alcuni sfollati ci viene riferito, per\u00f2, che i prezzi \u00abvariano da un panificio all&#8217;altro\u00bb, e al \u00abmercato, costa da 7 shekel\u00bb<\/b>. Una donna aggiunge di non essere informata del fatto che qualcuno lo riceva gratis. Al momento, \u00abla farina entra dai valichi di Karem Abu Salem (Kerem Shalom, ndr) a sud e di Kissufim nel centro\u00bb, spiega Abdel Nasser Al-Ajrami. Sono infatti trascorsi due mesi dall&#8217;ultimo convoglio entrato dal valico di Zikim, punto di accesso al nord, chiuso il 12 settembre. L\u2019Onu denuncia che all\u2019inizio della tregua, il 10 ottobre, le autorit\u00e0 israeliane hanno respinto 23 richieste per far entrare a Gaza quasi 4mila pedane di forniture essenziali. All&#8217;interno di Gaza, il ritiro dei sacchi di farina come di altre merci in entrata,  rimane limitato al Corridoio Filadelfia \u00abstretto e congestionato\u00bb e alla Al-Rasheed Road, \u00abesponendo i convogli a maggiori rischi di intercettazione, quando i camion carichi sono costretti a fermarsi in aree affollate\u00bb, sottolinea Ocha. E in effetti, conferma Abdel Nasser Al-Ajrami, gli approvvigionamenti per i panifici, come altri aiuti, restano \u00absoggetti a furti da parte di bande di ladri fuorilegge, che non hanno alcun legame con Hamas. Rubano per rivendere sul mercato a prezzi alti\u00bb.<\/p>\n<p>Tra furti e difficolt\u00e0 di accesso delle forniture, \u00able scorte di farina restano insufficienti, vanno aumentate. Invitiamo la comunit\u00e0 internazionale \u2013 conclude il presidente dei panificatori \u2013 a intervenire presso la parte israeliana anche per accelerare l&#8217;ingresso di componenti di ricambio per i forni e di macchinari nuovi. Solo cos\u00ec potremmo soddisfare le necessit\u00e0 di tutti\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Hanno ricominciato a sfornare il pane dall\u2019inizio di novembre le panetterie di Gaza City, e gi\u00e0 prima dell\u2019entrata&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":218236,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[160],"tags":[14,164,165,166,7,15,11,167,12,168,161,162,163],"class_list":{"0":"post-218235","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-mondo","8":"tag-cronaca","9":"tag-dal-mondo","10":"tag-dalmondo","11":"tag-mondo","12":"tag-news","13":"tag-notizie","14":"tag-ultime-notizie","15":"tag-ultime-notizie-di-mondo","16":"tag-ultimenotizie","17":"tag-ultimenotiziedimondo","18":"tag-world","19":"tag-world-news","20":"tag-worldnews"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115561157465771400","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/218235","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=218235"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/218235\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/218236"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=218235"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=218235"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=218235"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}