{"id":218630,"date":"2025-11-17T02:14:21","date_gmt":"2025-11-17T02:14:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/218630\/"},"modified":"2025-11-17T02:14:21","modified_gmt":"2025-11-17T02:14:21","slug":"le-citta-di-pianura-epopea-di-sconfitti-racconta-tutte-le-province-ditalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/218630\/","title":{"rendered":"\u201cLe citt\u00e0 di pianura\u201d, epopea di sconfitti racconta tutte le province d\u2019Italia"},"content":{"rendered":"<p>Dopo una settimana trascorsa in Giappone si rivaluta il ritmo delle nostre citt\u00e0. Tokyo \u00e8 una metropoli che sembra non finire mai. Duemila chilometri di binari, pi\u00f9 di mille stazioni, case senza indirizzo e ristoranti senza nome, ad ogni piano degli edifici (da \u2013 2 a + 8). Bar cos\u00ec piccoli da essere pieni con sei avventori e incroci da mille persone pronte a scattare al verde. Sul volo di rientro ripenso al film che l\u00ec sta sbancando il botteghino. Kokuho, tre ore di dramma ambientato nel mondo del teatro kabuki. Per quanto ancora popolare, questa forma di rappresentazione estremamente codificata \u00e8 quanto di pi\u00f9 lontano si possa immaginare dalla vita in un Paese che pare il laboratorio del futuro. Forse \u00e8 proprio questo gap ad averne fatto il live action di maggior successo di tutti i tempi. Come a dire: <strong>il cinema del XXI secolo gioca le sue carte migliori quando smette di rincorrere l\u2019attualit\u00e0.<\/strong>  <\/p>\n<p>    <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/181910787-9353c04f-1324-4cc6-bf10-df9c6c3f09a7.jpg\" alt=\"\" class=\"lazyload\" width=\"800\" height=\"450\"\/><\/p>\n<p><strong>Il successo di Kokuho (in Italia sar\u00e0 distribuito da Tucker) ricorda quello di Le citt\u00e0 di pianura<\/strong><strong> di Francesco Sossai<\/strong>, un piccolo film che, senza un cast di rilievo o un soggetto d\u2019attualit\u00e0, forte del passaparola, settimana dopo settimana ha superato il milione di euro di incasso, mettendosi dietro produzioni pi\u00f9 ricche e meglio sostenute dalla pubblicit\u00e0. D\u2019altra parte, risulta difficile promuovere questo film che non ha una vera storia, se non il vagabondare a bordo di una Jaguar di due uomini di mezza et\u00e0, sgangherati nei vestiti e ripiegati a rimpiangere un passato neppure tanto glorioso. Mentre sorvoliamo l\u2019Alaska &#8211; non potendo transitare sui cieli russi, la rotta prevede di passare sopra il Polo Nord \u2013 mi domando cosa ci sia di seducente in questi due bevitori incalliti, capaci di ogni bugia pur di aggiungere un bicchiere alla loro giornata. Quasi uno sberleffo alla moda del bere consapevole o dei vini naturali, quelli che non fanno venire il mal di testa. Dal finestrino lo sguardo si blocca su una lunga distesa bianca. Osservare per un minuto questo paesaggio uniforme funziona come un antidoto al flusso di immagini a cui ogni giorno siamo sottoposti. Incoerenti e ripetitive sono la nostra realt\u00e0. <strong>Al cinema si ricerca qualcosa d\u2019altro. Altri tipi di storie. Altri ritmi. Il declino dei film di supereroi risponde non solo alla fatica di riascoltare le stesse storie ma anche a una inconscia presa di distanza da tutto ci\u00f2 che \u00e8 magniloquente o frenetico.<\/strong> Forse il silenzio del kabuki o le terre piatte del Triveneto ad alto tasso alcolico non sono poi cos\u00ec inattuali.  <\/p>\n<p>Siamo ormai in vista dell\u2019Europa. \u00c8 curioso che sia dovuto andare all\u2019estremo est del pianeta per parlare di un film che cattura qualcosa di tipicamente nazionale. L\u2019Italia resta un paese di tante province, ognuna fiera della propria identit\u00e0. Se Il Sorpasso univa idealmente un\u2019Italia in (ri)costruzione, Le terre di pianura \u00e8 un road-movie a scarto ridotto. Un viaggio di deriva che rifiuta attori dai volti riconoscibili e i luoghi simboli del Veneto per farci scoprire un altro tipo di paesaggio, pi\u00f9 intimo. Non siamo molto distanti dalla riscoperta turistica dei piccoli centri o dal successo delle cronache locali nei giornali on-line. Quasi ogni inquadratura del film svela l\u2019attaccamento a una terra che da agricola \u00e8 diventata post-industriale senza quasi accorgersene. Un paesaggio umano un po\u2019 desolato, come la mattina dopo una grande sbornia. <\/p>\n<p><strong>Al festival di Tokyo Chloe Zhao \u2013 una regista che sui nuovi nomadi ha realizzato un film che nella sua quietezza le ha fatto vincere un Oscar &#8211; ha parlato del dolore come elemento che unisce le persone, forse anche pi\u00f9 della gioia.<\/strong> \u00c8 questa una nota che Sossai sa intonare in modo personale e convincente, ricollegandosi a una ricca tradizione.<strong> Dal neorealismo alla grande commedia, il cinema italiano ha costruito la sua fortuna sulla figura dello sconfitto. L\u2019America pu\u00f2 continuare a celebrare il self-made man, da noi colpisce di pi\u00f9 la parabola di chi \u00e8 caduto e magari si rialza a fatica<\/strong>. Il grande industriale, che parla con lo stesso accento dei suoi operai, resiste nel film di Sossai non pi\u00f9 di due minuti: non ci interessa sapere dove andr\u00e0 con il suo elicottero. Ci piace restare con l\u2019operaio Primo che, nonostante il Rolex Daytona avuto in regalo, riempie le sue giornate di slot machine. Nell\u2019imperversare dell\u2019ex operaio sulla macchinetta, quasi si trovasse in una nuova infernale catena di montaggio, si sente quel dolore sordo, che attraversa luoghi e personaggi arrivando a fare di questo film molto locale un racconto capace di unire <strong>tutte le province dimenticate d\u2019Italia. <\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Dopo una settimana trascorsa in Giappone si rivaluta il ritmo delle nostre citt\u00e0. Tokyo \u00e8 una metropoli che&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":218631,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1442],"tags":[203,454,204,1537,90,89,1521],"class_list":{"0":"post-218630","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-film","8":"tag-entertainment","9":"tag-film","10":"tag-intrattenimento","11":"tag-it","12":"tag-italia","13":"tag-italy","14":"tag-movies"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115562628153219555","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/218630","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=218630"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/218630\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/218631"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=218630"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=218630"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=218630"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}