{"id":22015,"date":"2025-08-01T12:23:14","date_gmt":"2025-08-01T12:23:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/22015\/"},"modified":"2025-08-01T12:23:14","modified_gmt":"2025-08-01T12:23:14","slug":"intervista-a-jeff-koons-lartista-piu-quotato-e-orgogliosamente-kitsch-larte-e-una-religione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/22015\/","title":{"rendered":"Intervista a Jeff Koons, l\u2019artista pi\u00f9 quotato e orgogliosamente kitsch: \u201cL\u2019arte \u00e8 una religione\u201d"},"content":{"rendered":"<p>Apparentemente contraddittorie, le opere di Jeff Koons condividono tutte lo stesso seducente ottimismo edonistico, che esalta i suoi sostenitori e irrita i detrattori. E che lui sancisce dicendo di &#8220;credere fortemente nel desiderio, nel piacere delle cose, nella voglia di trascendenza e nel godersi la vita&#8221;. Dai coniglietti colorati ai fiori gonfiabili di fine anni 70, convertiti in inalterabili sculture in metallo smaltato a met\u00e0 anni 80, alla serie di opere porno realizzate nei 90 con l\u2019allora consorte Cicciolina. Fino al gigantesco puppy di yorkshire fiorito messo a guardia del Guggenheim Bilbao nel 1997, per arrivare al recentissimo Sleeping Hermaprodite, riproduzione di una sensualissima statua romana punteggiata di sfere specchianti. L\u2019elenco della produzione di Koons, che attraversa ormai mezzo secolo, potrebbe continuare a lungo, oscillando tra licenziosit\u00e0 e innocenza. Lo abbiamo incontrato a Milano, in esclusiva per U.<\/p>\n<p>    <a href=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/135754546-63f5acbd-18ae-48d1-88e3-deca4bf8aca1.jpg\" data-lightbox=\"\" data-pswp-src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/135754546-63f5acbd-18ae-48d1-88e3-deca4bf8aca1.jpg?webp\" data-pswp-width=\"800\" data-pswp-height=\"536\"><\/p>\n<p>        <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/135754546-63f5acbd-18ae-48d1-88e3-deca4bf8aca1.jpg\" width=\"800\" height=\"536\" alt=\"Sopra (Sleeping Hermaphrodite) Gazing Balls (2025). Oggi Koons \u00e8 rappresentato da Gagosian, dopo 4 anni di separazione. \u00a9Centre Pompidou-Metz\/Marc Domage\/2025\/Exposition Copistes\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>    <\/a><\/p>\n<p>        Sopra (Sleeping Hermaphrodite) Gazing Balls (2025). Oggi Koons \u00e8 rappresentato da Gagosian, dopo 4 anni di separazione. \u00a9Centre Pompidou-Metz\/Marc Domage\/2025\/Exposition Copistes\u00a0<\/p>\n<p><strong>CAROLINE CORBETTA: Quando ha capito di essere un artista: \u00e8 stata un\u2019illuminazione o un processo graduale?<\/strong><\/p>\n<p>JEFF KOONS: &#8220;Penso sia stato un lungo processo. Il mio primo ricordo risale a quando avevo circa tre anni e avevo fatto un disegno. I miei genitori, dandomi un buffetto sulla spalla, mi dissero che era davvero bello. Loro mi hanno sempre supportato. Ho iniziato a prendere lezioni private intorno ai 7 anni, credo, e alle superiori ho frequentato corsi d\u2019arte. Quando \u00e8 arrivato il momento di andare all\u2019Universit\u00e0, l\u2019unica cosa per cui ero veramente preparato era questo. E quello ho fatto. Nella prima lezione di storia dell\u2019arte l\u2019insegnante ci mostr\u00f2 un\u2019immagine dell\u2019Olympia di Manet e io compresi come l\u2019arte si pu\u00f2 connettere alla filosofia, alla psicologia, alla fisica, al mondo intero. La mia vita \u00e8 cambiata in quel momento: mi sentivo la persona pi\u00f9 fortunata in quell\u2019aula perch\u00e9 capivo che l\u2019arte mi avrebbe permesso di evolvere come persona&#8221;.<\/p>\n<p><strong>CC: Ricorda la sua prima esposizione?<\/strong><\/p>\n<p>JK: &#8220;Ero solo un bambino: mio padre era un arredatore d\u2019interni e aveva uno showroom con una grande vetrina su strada, dove talvolta esponeva anche le mie pitture e le vendeva. \u00c8 stato lui il primo a sostenere il mio lavoro. Poi fu la dealer Ellen Sragrow a presentare una mia opera a New York. Credo fosse il 1979&#8221;.<\/p>\n<p><strong>CC: Mai pensato di smettere?<\/strong><\/p>\n<p>JK: &#8220;L\u2019arte \u00e8 uno stile di vita, una filosofia, una religione. Quando dico religione, intendo proprio un modo di comunicare con il mondo. L\u2019arte \u00e8 il pi\u00f9 potente strumento di comunicazione che esista perch\u00e9 racchiude tutta la conoscenza umana, condensata in immagini, archetipi e metafore attraverso cui, da sempre, testimoniamo la nostra soggettivit\u00e0 al mondo. Senza, non avremmo nemmeno il concetto di empatia. L\u2019arte \u00e8 un modo di vivere, di diventare: non ho mai pensato di smettere; piuttosto ho sempre desiderato di diventare un artista migliore, e quando dico migliore intendo che voglio condividere con gli altri i sentimenti, le emozioni e la conoscenza che genero per me stesso. In diverse fedi e filosofie diventa quasi una responsabilit\u00e0 e una vocazione suprema saper insegnare ed educare. Ed \u00e8 naturale che quando si ha esperienza si sviluppi anche la generosit\u00e0 e il desiderio di condividerla: l\u2019arte \u00e8 un mezzo straordinario. Sarebbe difficile immaginare la vita senza&#8221;.<\/p>\n<p><strong>CC: Un condensato di conoscenza umana: \u00e8 pi\u00f9 o meno anche la definizione dell\u2019intelligenza artificiale?<\/strong><\/p>\n<p>JK: &#8220;J\u00fcrgen Schmidhuber, il padre dell\u2019Ai, un giorno mi ha chiesto: \u201cJeff, cos\u2019\u00e8 la creativit\u00e0?\u201d. Gli ho risposto che secondo me riguarda la connettivit\u00e0 e la trascendenza. E lui mi ha risposto: \u201cLa creativit\u00e0 \u00e8 la condensazione di informazioni\u201d. Non ero d\u2019accordo, ma poi ci ho ripensato e al risveglio, il giorno dopo, ho capito quanto fosse geniale. Quando crei un\u2019opera d\u2019arte in essa condensi tutta la tua esperienza di vita: quel biglietto di San Valentino che hai ricevuto a 14 anni, insieme ai ricordi dei tuoi genitori, a quando hai cavalcato per la prima volta o hai visto la tua prima opera d\u2019arte in esposizione\u2026 Prendi tutto questo e lo trasformi in simboli e forme che possano comunicare in modo preciso con altre persone quante pi\u00f9 informazioni possibili&#8221;.<\/p>\n<p><strong>CC: Lei \u00e8 sempre molto elegante, gentile, educato. Ma c\u2019\u00e8 una combattivit\u00e0 implicita nel suo patinatissimo lavoro che talvolta emerge. A proposito dell\u2019opera-pubblicit\u00e0 realizzata per Artforum nell\u201988, afferm\u00f2 che era rivolta ai lettori della rivista: \u201cLe persone che mi odiano e a cui voglio far digrignare i denti facendomi odiare ancora di pi\u00f9\u201d. Questo tipo di affermazioni erano strategicamente provocatorie o mostravano il dark side del suo lavoro e della sua personalit\u00e0?<\/strong><\/p>\n<p>JK: &#8220;All\u2019epoca la galleria Sonnabend mi disse che per la mia mostra avrei potuto avere o un catalogo o delle pubblicit\u00e0. Scelsi queste ultime. Ne ho create tre per altrettante riviste d\u2019arte. Per Flash Art mi sono ritratto con un maiale, per definirmi tale prima che lo facesse chiunque altro. Volevo sminuirmi in modo da avere una sola direzione in cui proseguire, ovvero verso l\u2019alto. Per Art Forum, la pubblicit\u00e0 che ha menzionato: sapevo che il loro pubblico era ostile al mio lavoro, cos\u00ec l\u2019ho aggirato rivolgendomi ai giovanissimi. L\u2019immagine \u00e8 stata scattata in un asilo. E, attraverso frasi scritte sulla lavagna tipo \u201cla banalit\u00e0 come salvezza\u201d, insegnavo loro questa filosofia di auto-accettazione e rimozione del giudizio. Nella rivista Arts, che non esiste pi\u00f9, mi rappresentai come una sorta di Napoleone con due foche e delle corone di fiori al collo: erano gli unici soggetti che avevo, ma erano i miei soggetti, e io ero il loro leader. Leadership significa impegnarsi al massimo, e io volevo dare sempre il massimo: qualunque fossero i miei limiti, li accettavo e davo tutto quello che avevo. Tante persone, anche amici, venivano a New York, si discuteva di cosa la nostra generazione avrebbe voluto fare per l\u2019arte, ma poi sparivano. Mentre io ero sempre l\u00ec. Ci sono cos\u00ec tante persone che non hanno opportunit\u00e0, ma ci sono anche opportunit\u00e0 che non cogliamo. Dobbiamo imparare ad accettare noi stessi, i nostri limiti, cercando di vivere al meglio le nostre potenzialit\u00e0&#8221;.<\/p>\n<p><strong>CC: Un consiglio ai giovani artisti?<\/strong><\/p>\n<p>JK: &#8220;Di fidarsi di loro stessi. Se rimuovi il giudizio, intanto ti fidi di te stesso e poi tutto \u00e8 in grado di arrivarti e trasformarti. Amo il filosofo John Dewey che parla dell\u2019arte come di un organismo unicellulare influenzato dall\u2019ambiente che lo circonda ma che, a sua volta, ha un effetto su di esso: \u00e8 uno scambio, una comunicazione. Tutto ci\u00f2 che ci circonda \u00e8 un\u2019interazione continua tra l\u2019ambiente e il nostro essere interiore&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Apparentemente contraddittorie, le opere di Jeff Koons condividono tutte lo stesso seducente ottimismo edonistico, che esalta i suoi&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":22016,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-22015","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-intrattenimento","16":"tag-it","17":"tag-italia","18":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22015","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=22015"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22015\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/22016"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=22015"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=22015"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=22015"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}