{"id":220605,"date":"2025-11-18T09:59:20","date_gmt":"2025-11-18T09:59:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/220605\/"},"modified":"2025-11-18T09:59:20","modified_gmt":"2025-11-18T09:59:20","slug":"la-fotografia-inquinata-di-man-ray","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/220605\/","title":{"rendered":"La fotografia inquinata di Man Ray"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019immagine manifesto della mostra a Palazzo Reale <a href=\"https:\/\/www.palazzorealemilano.it\/-\/man-ray-forme-di-luce-1\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Man Ray. Forme di luce<\/a> \u00e8 il celeberrimo scatto di due occhi truccati che lacrimano cristalli. A questo scatto iconico, attraente e forte oggi quanto lo era nel 1932, quando fu realizzato, Man Ray stesso d\u00e0 un voto di 9 su 20, aggiungendo: \u201cil trucco di una ballerina ha fatto nascere queste lacrime (di vetro) che non esprimono alcuna sorta di emozione\u201d. Il giudizio viene da Ritratti, libro in cui il fotografo valuta ermeticamente alcuni dei suoi lavori pi\u00f9 celebri, diversi dei quali in mostra a Palazzo Reale. Al ritratto di Virginia Woolf d\u00e0 un 3 (\u201cuna fotografia concepita per piacere ai suoi amici e ai suoi ammiratori. Non ho mai letto i suoi libri\u201d), a quello della marchesa Casati un 2 (\u201cun ritratto mancato, eseguito in pessime condizioni, e tuttavia assai apprezzato dall&#8217;interessata\u201d). Alla fotografia di Matisse arriva a dare un 10 su 20, spiegando: \u201cle sue opere sembrano non aver richiesto alcuna fatica. N\u00e9 io ne ho dovuta fare per fotografarlo\u201d, anche se in un altro testo ammette amareggiato: \u201cMatisse ne fu soddisfatto, ma non me ne ordin\u00f2 altre\u201d.<\/p>\n<p>Un atteggiamento cos\u00ec spudorato fa sorgere qualche dubbio sullo status che Man Ray stesso conferiva alle sue opere. Viene da fare la solita domanda: per lui la fotografia era arte? Sicuramente, come evidenzia Corrado Benigni nel suo articolo sulla mostra pubblicato da Doppiozero due settimane fa, \u201cse oggi la fotografia \u00e8 considerata a tutti gli effetti un\u2019arte, e non pi\u00f9 una sua ancella, molto si deve a Man Ray, al suo genio creativo e dissacrante, alla sua inventiva di sperimentatore\u201d. Un\u2019affermazione innegabile; tranne che da Man Ray stesso: \u201csostengo che la fotografia non \u00e8 artistica\u201d; \u201ce nessuna di queste opere pu\u00f2 essere considerata sperimentale\u201d.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" data-entity-uuid=\"f41b0e70-3802-4f01-9538-69792c85e47c\" data-entity-type=\"file\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/IMG_3520.jpg\" width=\"780\" height=\"1388\" alt=\"j\" class=\"align-center\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>Ma allora cosa faceva Man Ray? Chi era? Quale migliore occasione per scoprirlo che il 49esimo anniversario della sua morte, il 18 novembre 2025 \u2014 un anno prima del cinquantesimo, in pieno stile Dada. Eppure, pur avendo portato il movimento negli Stati Uniti e avendone incarnato la filosofia, Man Ray non si considerava un dadaista. E nemmeno un surrealista, pur essendo per anni l\u2019unico fotografo a collaborare col movimento: la prima rivista surrealista, La R\u00e9volution Surr\u00e9aliste, pubblic\u00f2 praticamente solo sue fotografie. Il movimento di Andr\u00e9 Breton riconobbe nella sua tecnica della solarizzazione \u2014 che genera aloni attorno al soggetto \u2014 la materializzazione dell\u2019aura, e nelle rayografie, immagini realizzate senza macchina fotografica ponendo oggetti su un foglio fotosensibile, una poetica degli oggetti tipicamente surrealista. Nate nel 1922, a cavallo tra i due movimenti, Dada e surrealismo si contesero le rayografie: furono definite da Tristan Tzara \u201ccreazioni puramente dadaiste\u201d e lodate da Breton per aver \u201cspogliato\u201d la fotografia della sua \u201cnatura positiva\u201d. Il primo album di rayografie si intitolava Champs d\u00e9licieux, in riferimento all\u2019opera di Breton e Soupault Les Champs magn\u00e9tiques (1920); e dato che quest\u2019ultima fu considerata a posteriori come il primo testo surrealista, le rayografie vengono spesso considerate, per analogia, le prime fotografie surrealiste. Ma, come scrive Emmanuelle de L&#8217;Ecotais nel suo saggio per la monografia Taschen del fotografo, \u201cnon fu grazie al Surrealismo che Man Ray svilupp\u00f2 la sua arte fotografica, bens\u00ec grazie a Man Ray che il movimento surrealista svilupp\u00f2 la propria attivit\u00e0 fotografica\u201d. Man Ray stesso scrive in un appunto per la redazione della sua autobiografia Autoritratto che \u201cgli esploratori dell&#8217;avanguardia \u2014 dadaisti, surrealisti \u2014 mi accolsero come uno di loro, ospitando le mie opere nelle loro manifestazioni\u201d. \u00c8 sottinteso quindi che, pur se affascinato e grato per l\u2019accoglienza dei movimenti, non se ne ritenesse parte. Anche il critico Roberto Gianoglio, in arte Janus, nella postfazione della raccolta di scritti di Man Ray Sulla Fotografia (Abscondita, 2006) scrive che egli \u201cha cercato di liberarsi del dadaismo, di cui era stato uno dei creatori, ha cercato di liberarsi del surrealismo, al quale sentiva di non appartenere pur avendo partecipato a tutte le sue avventure\u201d. Il sopracitato testo di de L&#8217;Ecotais conclude con \u201cnon pu\u00f2 essere racchiuso in nessuna categoria specifica di artisti, n\u00e9 in alcun movimento particolare. Resta inclassificabile.\u201d<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" data-entity-uuid=\"311c7833-d07f-4ad2-94e1-db4cf4663704\" data-entity-type=\"file\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/IMG_3301.jpg\" width=\"780\" height=\"718\" alt=\"j\" class=\"align-center\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>In tale inclassificabilit\u00e0, e nell\u2019affiancarsi sia a dadaismo che a surrealismo, Man Ray nella storia dell&#8217;arte ha un solo simile: Marcel Duchamp, che si d\u00e0 il caso fosse anche il suo pi\u00f9 caro amico, maestro e compagno di vita. Si incontrarono per la prima volta nel New Jersey; Duchamp parlava pochissimo inglese e Man Ray non una parola di francese, cos\u00ec giocarono a tennis in un frutteto (senza campo o rete). Si piacquero immediatamente, e quando Man Ray si rec\u00f2 a Parigi per perseguire la sua carriera da artista Duchamp lo accolse e introdusse nei circoli culturali. Presto il francese intu\u00ec il potenziale della fotografia come mezzo espressivo, e inizi\u00f2 una lunga collaborazione con Man Ray dalla quale nacquero una serie di lavori che avrebbero fatto la storia dell\u2019arte, dal ritratto di Rrose S\u00e9lavy \u2014 l\u2019alter ego femminile di Duchamp \u2014 al cortometraggio An\u00e9mic Cin\u00e9ma, per il quale il fotografo rischi\u00f2 la vita per l\u2019esplosione dei dischi rotanti di vetro costruiti dall\u2019amico.<\/p>\n<p>Ma se Man Ray in Francia trov\u00f2 la fortuna e la consacrazione come fotografo artista, va ricordato che ci and\u00f2 per diventare un pittore di successo. \u201c\u00c8 la pittura che mi ha portato alla fotografia, semplicemente perch\u00e9 volevo riprodurre i miei quadri\u201d. Per mantenersi, accett\u00f2 di documentare anche i lavori di altri artisti e, in pochissimo tempo, grazie ai suoi contatti e a un innegabile talento, divenne ritrattista designato di tutta la scena culturale. &#8220;Nessuno mi pagava le stampe, ma il mio archivio si arricchiva e la mia reputazione cresceva&#8221;. Nel mentre, con l\u2019aiuto di scoperte come la solarizzazione e la rayografia, trov\u00f2 il modo di appassionarsi a un\u2019arte che non era la sua prediletta: \u201ccercavo di fare con la fotografia ci\u00f2 che facevano i pittori, ma con la luce e le sostanze chimiche invece del pigmento\u201d. Questo non tanto per una sacralit\u00e0 conferita al medium fotografico, ma per pura e semplice efficienza: la pi\u00f9 profonda somiglianza con Duchamp e probabilmente il loro motivo di intesa era infatti proprio l\u2019importanza assoluta data all\u2019idea sottesa all\u2019opera, e non al mezzo espressivo della stessa.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" data-entity-uuid=\"763e4060-278e-4d2c-b812-a1d0fbba4924\" data-entity-type=\"file\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/IMG_3396.jpg\" width=\"780\" height=\"1388\" alt=\"k\" class=\"align-center\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>Per Duchamp \u201cun artista pu\u00f2 usare qualsiasi cosa [\u2026] per esprimere ci\u00f2 che vuole dire\u201d, e di Man Ray disse che \u201ctrattava l&#8217;apparecchio fotografico come trattava il pennello, ossia come semplice strumento al servizio della mente\u201d. Ma se tale filosofia per Duchamp si tradusse nell\u2019ascetismo e nell\u2019abbandono della pittura, in Man Ray diede luogo a un fiorire di esperimenti all\u2019interno e al di fuori della fotografia, come \u00e8 ben evidente a Palazzo Reale: litografie e assemblage, sculture modellate a mano e prodotti di design industriale.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 \u00e8 prova del rapporto unico che Man Ray stabil\u00ec con la fotografia, quel raro e sano pragmatismo che contraddistingue il rapporto dei migliori artisti col loro medium: maestri della tecnica, ma annoiati dai tecnicismi fini a se stessi. Lodando il cinema di Chaplin nel 1936 per Film Art, Man Ray descrisse in realt\u00e0 il suo stesso metodo: \u201cil mezzo viene usato con indulgenza, e con un certo distacco, il che consente una grande freschezza\u201d. Sostenne addirittura che \u201cun certo disprezzo per i mezzi fisici di espressione di un\u2019idea \u00e8 essenziale per la sua migliore esecuzione possibile\u201d, e forse nascondeva i suoi processi creativi non per gelosia ma per evitare di conferire \u201calla tecnica un interesse eccessivo, distogliendo l\u2019attenzione dal valore del soggetto stesso\u201d.<\/p>\n<p>Rifiutava il purismo di cos\u00ec tanti fotografi che professano l\u2019intoccabilit\u00e0 del medium, da non inquinare in alcun modo. Man Ray inquin\u00f2 eccome la fotografia: la ritagli\u00f2, bruci\u00f2, ritocc\u00f2, invert\u00ec, spremendone ogni possibilit\u00e0 per conoscerla a fondo ma anche per restare libero da essa. Il rapporto tra Man Ray e la fotografia \u00e8 quanto di pi\u00f9 simile vi sia a quello tra Gerhard Richter e la pittura \u2014 con la differenza sostanziale che quest\u2019ultimo si trova al culmine della storia della pittura, quasi a segnarne la fine, mentre Man Ray si situa all\u2019alba della fotografia come arte. Entrambi sono padri di un corpus vasto ed eclettico che dimostra rispetto verso il medium al quale si sono consacrati ma nessuna riverenza, nessun timore ad affrontarlo e testarne i limiti. Se Richter mantenne la visione vuota e fredda della fotografia nei suoi quadri, Man Ray lo rispecchi\u00f2: \u201cconservai comunque la mentalit\u00e0 del pittore, a tal punto da essere accusato di cercare di far apparire una fotografia come fosse un quadro\u201d.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" data-entity-uuid=\"096a2c52-b758-43d8-adc0-acc31d9d5be4\" data-entity-type=\"file\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/IMG_3483.jpg\" width=\"780\" height=\"1388\" alt=\"k\" class=\"align-center\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>A suggellare il parallelo c\u2019\u00e8 un unicum nella produzione di Man Ray, un ritratto pittorico di Duchamp del 1923, in bianco e nero, esplicitamente inteso come \u201cun quadro che somigliasse a una fotografia\u201d. Manca solo il tipico sfumato di Richter per renderlo uno dei suoi tanti ritratti fotorealistici monocromatici.<\/p>\n<p>Non \u00e8 difficile immaginare il fotografo recitare la nota di Richter del 1966: \u201cnon perseguo alcun obiettivo, alcun sistema, alcuna tendenza; non ho programma, n\u00e9 stile, n\u00e9 direzione\u2026 evito le definizioni. Non so ci\u00f2 che voglio. Sono incoerente, non impegnato, passivo; mi piace l\u2019indefinito, l\u2019illimitato; mi piace l\u2019incertezza continua\u201d \u2014 forse con meno seriet\u00e0 tedesca e pi\u00f9 ironia newyorkese. Ma se proprio questo approccio lucido e anti-romantico rese Man Ray un fotografo senza pari, un precursore che lavor\u00f2 con la leggerezza di un amatore, non riusc\u00ec mai ad applicare tale libert\u00e0 alla pittura, che per lui non perse mai un\u2019aura di sacralit\u00e0 intrinseca, come ammise in un\u2019intervista radiofonica del 1943: \u201cnon c&#8217;\u00e8 meccanismo, per quanto perfezionato, in grado di sostituire la pittura, che richiede in pari misura l&#8217;attenzione della mente e del cuore\u201d.<\/p>\n<p>Tant\u2019\u00e8 che negli anni Quaranta abbandon\u00f2 la fotografia per dipingere a tempo pieno, ma l\u2019indifferenza generale verso la sua opera pittorica tardiva lo fer\u00ec profondamente. Quando nel 1951 il Museum of Modern Art di New York lo contatt\u00f2 per un prestito, scopr\u00ec che non erano interessati a un dipinto ma a una fotografia di un\u2019opera altrui; Man Ray ne fu cos\u00ec amareggiato da confidare che si sentiva considerato un cronista della scena artistica, come racconta la biografia Man Ray. American Artist (1989) di Neil Baldwin. Il testo fece scalpore perch\u00e9 ne emergeva, come scrive Deborah Solomon del The New Criterion, un Man Ray come un \u201cpittore frustrato: un artista che si era rivolto alla fotografia per guadagnarsi da vivere, ma che non ne trasse mai una vera soddisfazione.\u201d<\/p>\n<p>Una lettura drastica, forse romanzata, in grado di mettere il corpus fotografico di Man Ray sotto una luce amara; d\u2019altro canto, senza tale insoddisfazione e disillusione verso la fotografia probabilmente non sarebbe mai stato un fotografo cos\u00ec dotato, e forse proprio per la sua idealizzazione della pittura non fu mai un grande pittore. E, consapevole di star scrivendo la storia della fotografia e non quella della pittura, divenne sempre pi\u00f9 insofferente verso la critica. Gi\u00e0 nel 1936 interruppe un\u2019intervista per sfogarsi: \u201cposso dire una parola a proposito della critica, non considerata dal vostro elenco di domande? Fra tutte le occupazioni inutili, quella di scoprire i difetti \u00e8 la pi\u00f9 ingrata. [&#8230;] La critica, per me, \u00e8 una perversione che si addice a chi \u00e8 condannato a rimanere solo in questo mondo\u201d; nel 1952 rincar\u00f2: &#8220;tutti i critici dovrebbero essere assassinati. Un critico non ha ragion d&#8217;essere, a meno che non scriva l&#8217;elogio di ci\u00f2 che ama e taccia su quel che disapprova.\u201d\u00a0<br \/>Un rancore che emerge in filigrana dall\u2019indifferenza subita come pittore, a fronte dell\u2019unanime consenso riscosso come fotografo \u2014 e della sua stessa durezza verso i propri scatti, come visto all\u2019inizio del testo.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" data-entity-uuid=\"191f09ac-e668-499e-ab9b-df8213f68f3e\" data-entity-type=\"file\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/IMG_3541.jpg\" width=\"780\" height=\"1018\" alt=\"j\" class=\"align-center\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>Ritornando quindi all\u2019incipit, resta il dubbio: Man Ray considerava la fotografia arte? Forse \u00e8 destinato a rimanere dubbio, come suggerirebbe la raccolta Sulla fotografia nella quale compaiono i suoi scritti La fotografia non \u00e8 arte (1943), La fotografia pu\u00f2 essere arte (non datato) e infine L\u2019arte non \u00e8 fotografia (anni \u201960). Tale indecisione \u00e8 probabilmente tanto sincera quanto costruita: non a caso dice che \u201cse oggi prendo posizione, domani dovr\u00f2 contraddirmi\u201d. Janus, curatore della raccolta, nella postfazione nota che \u201cMan Ray si chiedeva se la fotografia fosse un&#8217;arte. Lo sapeva benissimo, ma l&#8217;interrogativo lo affascinava\u201d, solo per essere contraddetto da Man Ray stesso: \u201cLa fotografia \u00e8 un\u2019arte? Non ha senso cercare di capire se \u00e8 un\u2019arte. L\u2019arte \u00e8 una cosa del passato. Abbiamo bisogno di qualcos\u2019altro\u201d.<\/p>\n<p>E visitando la mostra \u2014 ammesso che si riesca a sorvolare su infelici trovate sceniche come gli inspiegabili listelli di legno incollati alle pareti e il pannello di plastica riflettente che invita: \u201cCrea il tuo autoritratto \u2018\u00e0 la Man Ray\u2019. Realizza un selfie unico e condividilo sui social! #manraymilano\u201d, che contribuiscono a rafforzare il pregiudizio sulle mostre di Palazzo Reale \u2014 \u00e8 proprio in questa chiave che le opere vanno lette: non come arte, sperimentazioni o documenti, ma come qualcos\u2019altro. Solo cos\u00ec si riesce a capire come la stessa persona abbia potuto produrre lavori cos\u00ec inconciliabili e vari, da normalissimi ritratti da fototessera a scatti di una modernit\u00e0 da rivista di moda, da ironici autoritratti in costume da prete a ermetiche composizioni (quasi) astratte, e ad apprezzare ognuno di essi. Se per Man Ray \u201cci sono sempre stati, e ci sono ancora, due temi in tutto ci\u00f2 che faccio: la libert\u00e0 e il piacere\u201d, allora \u00e8 con libert\u00e0 e piacere che vanno fruiti i suoi lavori. Vanno spogliati della pretenziosit\u00e0 che il medium fotografico spesso porta con s\u00e9 e dello status che il tempo e la fama hanno loro conferito. \u201cCome le ceneri intatte di un oggetto divorato dalle fiamme, queste immagini sono residui ossidati fissati dalla luce e dagli elementi chimici di un&#8217;esperienza, sono un&#8217;avventura, non un esperimento. Sono il risultato di curiosit\u00e0, di ispirazione, di parole che non pretendono di trasmettere alcuna informazione\u201d.<\/p>\n<p><strong>Leggi anche:<\/strong><br \/>Corrado Benigni | <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/man-ray-dare-forma-alla-luce\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Man Ray: dare forma alla luce<\/a><br \/>Silvia Bottani | <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/kiki-de-montparnasse-una-vita-larger-life\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Kiki de Montparnasse: una vita larger than life<\/a><br \/>Carola Allemandi | <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/lee-miller-e-man-ray-moda-amore-e-guerra\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Lee Miller e Man Ray: moda, amore e guerra<\/a><br \/>Elio Grazioli | <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/wo-man-ray\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Wo | Man Ray<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"L\u2019immagine manifesto della mostra a Palazzo Reale Man Ray. 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