{"id":220731,"date":"2025-11-18T11:51:13","date_gmt":"2025-11-18T11:51:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/220731\/"},"modified":"2025-11-18T11:51:13","modified_gmt":"2025-11-18T11:51:13","slug":"7-11-2025-parkway-drive-thy-art-is-murder-the-amity-affliction-sportovni-hala-fortuna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/220731\/","title":{"rendered":"7\/11\/2025 &#8211; PARKWAY DRIVE + THY ART IS MURDER + THE AMITY AFFLICTION @ Sportovn\u00ed Hala Fortuna"},"content":{"rendered":"<p><strong>Anno domini 2005: il social di riferimento \u00e8 MySpace, il genere pi\u00f9 popolare \u00e8 il metalcore, che ha ormai soppiantato il nu metal nelle preferenze dei giovani grazie all\u2019operato della New Wave Of American Heavy Metal capeggiata da nuove leve come Killswitch Engage, Shadows Fall, As I Lay Dying, Unearth e Trivium.<br \/>In questo contesto, tra le tante uscite dell\u2019anno c\u2019\u00e8 anche l\u2019esordio di una band australiana: si chiamano Parkway Drive, si sono formati un paio d\u2019anni prima e dopo un solo EP registrano il disco di debutto in America, \u201cKilling With A Smile\u201d, con Adam Dutkiewicz dei Killswitch Engage come produttore. Da qui inizia un percorso di crescita che li vede scalare l\u2019indice di gradimento all\u2019interno del circuito metalcore, grazie ad album sempre pi\u00f9 convincenti (\u201cHorizons\u201d, \u201cDeep Blue\u201d e \u201cAtlas\u201d), accompagnati da un\u2019intensa attivit\u00e0 live che tocca spesso e volentieri il vecchio continente.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Dieci anni dopo, quindi nel 2015, c\u2019\u00e8 la prima svolta: i semi del cambiamento intravisti in \u201cAtlas\u201d germogliano e danno vita ad un disco, \u201cIre\u201d, che esce dal seminato metalcore in senso stretto ed abbraccia il meglio tanto dell\u2019heavy metal degli anni \u201980 quanto del nu metal dei \u201990, con canzoni come \u201cVice Grip\u201d o \u201cCrushed\u201d a fungere da portabandiera di questo nuovo corso.<br \/>Il successo \u00e8 immediato sia in madrepatria, dove per la prima volta raggiungono la vetta delle ARIA chart (le classifiche radiofoniche australiane), che nel resto del mondo; un\u2019ascesa che continua con il successivo \u201cReverence\u201d, ancora pi\u00f9 sinfonico ed accompagnato da esibizioni dal vivo sempre pi\u00f9 pirotecniche e teatrali, permettendo al quintetto di Byron Bay di scalare i bill dei maggiori festival europei, come ben riassunto nel live album \u201cViva The Underdogs\u201d.<\/strong><br \/><strong>L\u2019arrivo della pandemia e un successivo momento di crisi all\u2019interno della formazione \u2013 tradottosi nel meno ispirato \u201cDarker Still\u201d, primo mezzo passo indietro di una discografia finora sempre in crescendo \u2013 gettano qualche ombra sul futuro della band di Byron Bay, ma la trionfale esibizione con l\u2019orchestra sinfonica all\u2019Opera House di Sidney (ennesima similitudine con il percorso dei Metallica) conferma il ritrovato stato di forma della band, pronta a conquistare definitivamente il mondo.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Arriviamo dunque ai giorni nostri, con il tour del ventesimo anniversario che attraversa mezza Europa nei palazzetti (ma purtroppo salta l\u2019Italia, dove mancano dal 2018).<br \/>Ignoriamo quale possa essere il motivo (impossibilit\u00e0 di riempire i palazzetti nostrani, vista l\u2019affluenza non eccelsa nell\u2019ultima data all\u2019Alcatraz? Cachet fuori portata per i promoter? Difficolt\u00e0 a gestire le norme antincendio per concerti al chiuso nel nostro paese?), ma per non perdere l\u2019occasione di vedere quello che si prospetta come lo show dell\u2019anno siamo andati a Praga, e possiamo dire ne sia valsa assolutamente la pena.<br \/>Prima di loro, per\u00f2, ci sono due band connazionali, sebbene di genere molto diverso tra loro, come i The Amity Affliction e i Thy Art Is Murder; partiamo quindi da qui, per il resoconto di una serata da tramandare agli annali.<\/strong><\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-650677 size-full\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns=\" http:=\"\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"600\" data-lazy- data-lazy- data-lazy-src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/orig_202572310302_Parkway_Drive_20_Year_Anniversary_European_Tour_.jpg\"\/><\/p>\n<p>Arrivati alla Sportovn\u00ed hala Fortuna, storico palazzetto del ghiaccio della squadra locale di hokey praghese (risalente agli anni Sessanta), nonch\u00e9 anche sede di moltissimi concerti, ci troviamo in una location un po\u2019 datata (tribune piuttosto vissute, spazio ristorazione e merch decisamente ridotti) se pur funzionale e scorrevole a livello di code: verosimilmente, sar\u00e0 una delle location pi\u00f9 piccole del tour (per quanto si contano circa sette-otto mila persone), ma nonostante un palco non enorme tutto si \u00e8 svolto regolarmente, a differenza ad esempio della data di Copenaghen, cancellata per motivi di sicurezza.<\/p>\n<p>A rompere il ghiaccio (ci scuserete il gioco di parole, vista la location) quando sono passate da poco le 18 ci pensano i <strong>THE AMITY AFFLICTION<\/strong>, formazione del Queensland che negli anni Dieci sembrava destinata a ripercorrere la strada dei pi\u00f9 illustri connazionali headliner, con un pizzico di emo in pi\u00f9 ad impreziosire il loro metalcore. Dopo \u201cLet The Ocean Take Me\u201d, culmine artistico e commerciale del 2014, la band si \u00e8 un po\u2019 persa per strada, tra dischi a corrente alternata e cambi di formazione che hanno lasciato il solo Joel Birch come sopravvissuto della formazione originaria.<br \/>Stasera \u00e8 dunque l\u2019occasione buona per rivederli in azione e dobbiamo dire che, al netto di qualche aggiustamento nel mix, soprattutto sulle parti pulite del bassista Jonathan Reeves, la nuova formazione ha tenuto bene il palco, con il gi\u00e0 citato frotnman a fungere da mattatore di fronte ad un palazzetto gi\u00e0 discretamente gremito, anche se non ancora al completo.<br \/>Non avendo un disco nuovo da promuovere, nei quaranta minuti a loro disposizione il quartetto pesca un po\u2019 da tutte le uscite dell\u2019ultimo decennio: tra le nove canzoni in scaletta spiccano sicuramente l\u2019opener \u201cPittsburgh\u201d e \u201cDeath\u2019s End\u201d, entrambe tratte dal gi\u00e0 citato \u201cLet The Ocean\u2026\u201d, ma anche brani pi\u00f9 recenti come \u201cI See Dead People\u201d o \u201cSoak Me In Bleach\u201d hanno una buona presa sul pubblico, che ne accompagna l\u2019esecuzione con i primi circle pit e le consuete mani alzate.<\/p>\n<p>Dopo un inizio tutto sommato soft, ad alzare il livello di violenza nel pit vengono chiamati i <strong>THY ART IS MURDER<\/strong>, formazione veterana della scena deathcore con sei album all\u2019attivo e qualche coda polemica dopo il licenziamento del cantante CJ, a seguito di dichiarazioni transfobiche su Instagram.<br \/>A livello musicale la prova del quintetto di Sidney \u00e8 maiuscola, con il frontman Tyler Miller imponente sia nella stazza che nel chiamare wall of death e circle pit, oltre a ribadire ogni due-tre pezzi che loro sono qui \u201cper suonare death metal\u201d (con un\u2019implicita nota polemica per le sonorit\u00e0 pi\u00f9 mainstream degli altri due compagni di tour, o forse solo per farsi perdonare l\u2019intro dei Vengaboys in apertura dello show); la sua prestazione risulta comunque convincente anche su pezzi pi\u00f9 datati, come \u201cThe Purest Strain Of Hate\u201d (unico estratto dallo storico \u201cHate\u201d) o \u201cHoly War\u201d, dall\u2019album omonimo di un decennio fa.<br \/>Anche nel loro caso c\u2019\u00e8 spazio per nove canzoni in quaranta minuti: il sound piuttosto compatto rende meno variegata la setlist per chi \u00e8 meno avvezzo a queste sonorit\u00e0, ma il pubblico anche nel loro caso sembra preso bene, e quando \u201cPuppet Master\u201d chiude lo show si conta parecchio sudore nel parterre.<\/p>\n<p>Manca poco alle venti quando le note di \u201cBack In Black\u201d anticipano l\u2019ingresso dei <strong>PARKWAY DRIVE<\/strong> sul palco: a sorpresa, per\u00f2, l\u2019occhio di bue si sposta al centro del parterre, dove un Winston McCall incappucciato con una vestaglia bianca e un bandierone guida la band attraverso la folla per poi prendere posto sul palco. Un ingresso degno di Rocky Balboa, e anche l\u2019uno-due sul palco \u00e8 in stile puglistico: tutti e cinque i musicisti sono raccolti in pochi metri quadri, sopra quella che capiremo poi essere la pedana mobile, e compatti come un solo uomo danno fuoco alle polveri con \u201cCarillon\u201d e \u201cPrey\u201d, ovvero due classici della prima e ultima epoca della band.<br \/>Una partenza col botto, ma siamo solo all\u2019inizio: a questo punto infatti cade il telo nero rivelando il palco nella sua interezza, e con la pi\u00f9 recente \u201cGlitch\u201d comincia lo show pi\u00f9 pirotecnico, fatto di fuoco, fiamme, fontane e coreografie danzanti, con ben quattro ballerini ad animare l\u2019esibizione: tutto \u00e8 evidentemente studiato nei minimi dettagli, a partire dalla posizione dei musicisti, ma rispetto ad altri artisti particolarmente scenografici (Rammstein, Ghost, Falling In Reverse) si avverte un calore umano ed un\u2019empatia non comune in questo tipo di show, che passa dai sorrisi di un visibilmente soddisfatto Winston McCall agli incitamenti all\u2019audience, in visibilio sotto i colpi delle varie \u201cHorizons\u201d, \u201cVice Grip\u201d e \u201cSacred\u201d, ultimo singolo di quest\u2019anno che non sfigura affatto rispetto ai vecchi classici.<\/p>\n<p>La connessione totale con il pubblico trova nuova linfa a met\u00e0 scaletta, quando la band annuncia che suoner\u00e0 un medley di dieci minuti con i migliori estratti del debutto \u201cKilling With A Smile\u201d, di cui quest\u2019anno ricorre appunto il ventesimo anniversario: gli effetti speciali si azzerano, ma vedere la band suonare il \u201cKilling With A Medley\/Mash-up With A Smile\u201d \u00e8 comunque uno spettacolo per l\u2019energia profusa sopra e sotto il palco, dove nel frattempo si \u00e8 aperto un circle pit in stile maelstrom con un numero di rotazioni in tripla cifra.<br \/>Per chiudere questo momento genuinamente hardcore, il frontman torna in mezzo al palco durante l\u2019esecuzione di \u201cIdols And Anchors\u201d, riportandoci indietro di vent\u2019anni, ovvero all\u2019epoca in cui suonavano nei bar di citt\u00e0 o nei centri sociali.<\/p>\n<p>La nuova versione dei Parkway Drive \u00e8 ammantata tuttavia da una grandeur sinfonica, e cos\u00ec durante l\u2019esecuzione di \u201cChronos\u201d compare sul palco un trio d\u2019archi tutto al femminile ad accompagnare la band a colpi di headbanging, per poi spostarsi nelle retrovie durante l\u2019esecuzione di \u201cDarker Still\u201d, title-track dell\u2019ultimo album in odore di \u201cNothing Else Matters\u201d: qui \u00e8 il chitarrista Jeff Ling a prendere le luci della ribalta, posizionandosi letteralmente al centro della scena (insieme al suo fido pedale wah wah manovrato da un roadie) durante l\u2019esecuzione del lungo assolo.<\/p>\n<p>Una travolgente \u201cBottom Feeder\u201d chiude con il botto questa sezione dello show, ma le sorprese non sono ancora finite.<br \/>Al rientro della band per gli encore c\u2019\u00e8 spazio per un assolo di batteria rotante di Ben Gordon (con la sua postazione che gira a trecentosessanta gradi), prima che il palco prenda \u2013 letteralmente \u2013 fuoco: ogni musicista (batterista compreso) \u00e8 avvolto in una gabbia infuocata, mentre un Winston in versione Terminator a torso nudo emerge dalla pedana al centro in mezzo alla fiamme, levandosi sopra le nostre teste per sparare fiammate come fossero fulmini di Zeus. Ad accompagnare questo spettacolo strabiliante non poteva che essere la terremotante \u201cCrushed\u201d, con tanto di botti pirotecnici ad accompagnare le esplosioni dei ritornelli, ma il colpo di genio \u00e8 distribuire dei marshmallow sui bastoncini alle prime file, potendo cos\u00ec garantire l\u2019effetto fal\u00f2 da campeggio (marsh-banging?) sui social.<br \/>Dopo una simile esibizione di potenza, il finale con la corale \u201cWild Eyes\u201d (cantata a squarciagola da tutto il pubblico) \u00e8 quasi un urlo liberatorio e funge da ulteriore momento di connessione totale tra il pubblico e gli artisti, nel loro caso visto come qualcuno di vicino (non a caso il loro motto \u00e8 \u201cViva The Underdogs!\u201d) piuttosto che un\u2019entit\u00e0 astratta nascosta dietro la quarta parete.<\/p>\n<p>Dopo quasi due ore di show di questa intensit\u00e0 usciamo dall\u2019arena ceca consapevoli di aver appena assistito ad uno spettacolo che per chi scrive ha pochi eguali in un quarto di secolo di concerti: rispetto alle prime loro esibizioni di cui abbiamo memoria (all\u2019inizio degli anni Dieci, quando si presentavano sul palco con le tavole da surf) sono cambiate tante cose, ma la voglia di divertirsi e l\u2019amore per i fan sono rimasti gli stessi.<br \/>Auguriamo lunga vita ai mostri sacri del metal, ma la nuova generazione \u00e8 pronta a raccogliere il testimone, e stasera ne abbiamo avuto un ulteriore conferma!<\/p>\n<p>Setlist:<\/p>\n<p>Carrion<br \/>Prey<br \/>Glitch<br \/>Sacred<br \/>Vice Grip<br \/>Horizons<br \/>Cemetery Bloom<br \/>The Void<br \/>Wishing Wells<br \/>Killing With A Smile Medley<br \/>Idols and Anchors<br \/>Chronos<br \/>Darker Still<br \/>Bottom Feeder<br \/>Drum Solo<br \/>Crushed<br \/>Wild Eyes<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Anno domini 2005: il social di riferimento \u00e8 MySpace, il genere pi\u00f9 popolare \u00e8 il metalcore, che ha&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":220732,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1443],"tags":[203,204,1537,90,89,1538,1539],"class_list":{"0":"post-220731","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-musica","8":"tag-entertainment","9":"tag-intrattenimento","10":"tag-it","11":"tag-italia","12":"tag-italy","13":"tag-music","14":"tag-musica"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115570559248206620","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/220731","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=220731"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/220731\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/220732"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=220731"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=220731"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=220731"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}