{"id":221031,"date":"2025-11-18T15:50:22","date_gmt":"2025-11-18T15:50:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/221031\/"},"modified":"2025-11-18T15:50:22","modified_gmt":"2025-11-18T15:50:22","slug":"vi-racconto-il-mio-provino-con-martin-scorsese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/221031\/","title":{"rendered":"Vi racconto il mio provino con Martin Scorsese"},"content":{"rendered":"\n<p>&#8220;Interpretare Carlo Acutis \u00e8 stata una grande responsabilit\u00e0: non \u00e8 un personaggio inventato, \u00e8 una persona vera. E questo ti obbliga a essere onesto. Sono tanto grato a tutto questo&#8221;. <strong>Jacopo Iebba ha 20 anni, vive a Tivoli e nella serie tv <\/strong><strong>The Saints<\/strong><strong>, prodotta e narrata da Martin Scorsese per Fox Nation ha interpretato il giovane santo Carlo Acutis<\/strong>. La prima puntata della seconda stagione \u00e8 uscita il 16 novembre negli Stati Uniti. Il 7 dicembre andr\u00e0 in onda quella dedicata ad Acutis. &#8220;L\u2019immagine pi\u00f9 forte, che mi scuote ancora, &#8211; racconta a Rainews.it &#8211; \u00e8 stata quando abbiamo girato il funerale di Carlo. Ero disteso in una bara aperta. Avevo un velo sulla faccia. Davanti a me duecento persone tutte in nero che mi guardavano. Gli attori che interpretavano amici e parenti piangevano sopra di me. Io guardavo il soffitto affrescato della chiesa e pensavo che tutto ci\u00f2 fosse a dir poco surreale. Sono rimasto stordito e dissociato per tutta la giornata di lavorazione&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Come \u00e8 andata l&#8217;esperienza sul set di Scorsese?<\/strong><\/p>\n<p>&#8220;La puntata dedicata a Carlo \u00e8 stata diretta da Francesca Scorsese. Francesca \u00e8 giovane, molto aperta e di una solarit\u00e0 che rende tranquilli. Sul set mi lasciava provare ogni ciak in modo diverso, dando una libert\u00e0 disarmante alle mie proposte. Credo le piacesse vedere fin dove riuscivo a incasinarmi da solo. Martin era presente spesso in videochiamata, la sua presenza distante aveva qualcosa di mitologico&#8221;.<\/p>\n<p><strong>E i provini?<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u201c<\/strong>Ho registrato il self tape, l\u2019ho mandato, e ho provato a dimenticarmelo per evitare di diventare ossessivo. Poi mi hanno chiamato per un secondo provino, poi per un terzo e cos\u00ec via. Alla fine mi sono trovato ad essere provinato in videochiamata dai piani alti. Un po\u2019 surreale, tipo quando apri la fotocamera frontale senza volerlo, ma con Martin Scorsese dentro. Quando mi hanno detto che avevo ottenuto il ruolo, ho provato quella sensazione che capita poche volte nella vita: una totale dissociazione anestetica\u201d.<\/p>\n<p><strong>Altre esperienze prima di questa?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cHo iniziato con i cortometraggi, poi ho lavorato con Massimiliano Bruno in \u201cBeata ignoranza\u201d e \u201cNon ci resta che il crimine\u201d nei panni di Marco Giallini da giovane. Il primo ruolo da protagonista \u00e8 arrivato con \u201cThe Music of Silence\u201d, biopic su Andrea Bocelli diretto da Michael Radford, regista del bellissimo film \u201cIl postino\u201d. Ho fatto due serie Rai, \u201cJams\u201d ed \u201cEffetto Gi\u00f2\u201d, pi\u00f9 qualche film in ruolo minore e spot pubblicitari. Ogni esperienza mi ha insegnato qualcosa sul mestiere\u201d.<\/p>\n<p><strong>Quando hai cominciato a recitare?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cHo iniziato da bambino, nelle recite scolastiche, dove il pubblico era un esercito di parenti convinti di star assistendo all\u2019evento dell\u2019anno. Mi divertivo. A otto anni sono finito nella scuola di teatro di Tivoli, con Max Malatesta, che mi ha lasciato inciampare e rialzare, facendomi notare che avevo imparato qualcosa senza accorgermene. Mi ha messo nella condizione di capire tante cose. Da lui mi \u00e8 rimasto molto, forse troppo, e ne vado fiero. Poi sono arrivati i primi lavori con alcuni allievi del Centro Sperimentale, e l\u00ec la strada ha iniziato a mostrarsi per quella che era: uno scarabocchio percorribile, e io la seguivo senza farmi domande\u201d.<\/p>\n<p><strong>Delusioni e copioni di cui sei pentito?<\/strong><\/p>\n<p>&#8220;I provini non li conto pi\u00f9, ma ho ogni copione e stralcio custodito in un cassetto. Il mare di delusioni ricevute da bambino mi hanno insegnato a ignorare il fallimento. L\u2019ego dell\u2019artista \u00e8 maligno: ti compiace e ti tiene per mano solo quando fai qualcosa di concreto.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;emozione pi\u00f9 forte?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cEssere scelto per un ruolo. Non vengo da una famiglia di artisti, ma ho due genitori e due fratelli bellissimi che mi hanno sempre tenuto per mano, anche quando volevo stare solo. Senza di loro, probabilmente starei ancora a inventarmi monologhi e a ripeterli facendo smorfie alla Jim Carrey davanti allo specchio. A casa nostra non si guardano film, non si ascolta musica, non si parla di dipinti o musei: quindi ogni ruolo conquistato mi ricorda di quanto la mia testa sia condita di arte, testardaggine e immortale pazienza\u201d.<\/p>\n<p><strong>Quali personaggi preferisci interpretare?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cMi attirano i personaggi che hanno un nucleo vivo, qualcosa che pulsa sopra e sotto le battute scritte. Quando mi imbatto in questo dico: \u2018Ok, qui c\u2019\u00e8 un essere umano, non una macchietta\u2019. Per questo a volte mi pesa quando mi capita di dover interpretare figure vuote, pensate pi\u00f9 per riempire una scena che per raccontare qualcosa\u201d.<\/p>\n<p><strong>Che effetto ti fa poi vederti?<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u201c<\/strong>\u00c8<strong> <\/strong>la mia tortura preferita. Non mi compiaccio mai: vedo ogni esitazione, ogni gesto che avrei potuto proporre meglio. L\u2019unico lato positivo \u00e8 che impari in fretta cosa non rifare. \u00c8 un rapporto conflittuale, ma utile. Molto utile\u201d.<\/p>\n<p><strong>Ci sono situazioni frustranti?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cLa parte frustrante \u00e8 la meritocrazia, o meglio, la sua totale assenza. Qui contano pi\u00f9 i numeri che il talento. A volte mi chiedo se il vero protagonista sia l\u2019attore o il suo algoritmo di popolarit\u00e0. Poi c\u2019\u00e8 l\u2019incertezza infinita dell\u2019artista. Finisce un progetto bello e ti ritrovi sotto terra a chiederti come si sopravvive alla vita. \u00c8 una specie di ginnastica continua per il cuore e il narcisismo montato. Quello che cerco di migliorare \u00e8 tutto ci\u00f2 che posso controllare: rimanere lucido, trovare profondit\u00e0 anche in ruoli minimi, imparare a non farmi sedurre dall\u2019abitudine, cercare di fare un buon lavoro senza prendere tropposul serio me stesso\u201d.<\/p>\n<p><strong>Sogni nel cassetto?<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u201c<\/strong>Non ho un desiderio preciso. Per\u00f2 mi diverte l\u2019idea di raccontare qualcuno che vive tutto storto, chiuso nel suo guscio vitale, completamente fuori posto rispetto al resto. Nei miei primi lavori da regista o parlo di sentimenti che mi divorano l\u2019anima, o creo storie che avrebbe scritto il mio piccolo io. Ho realizzato il cortometraggio Asceso, che parla di quanto ci illudiamo di poter raggiungere tutto, e poi invece cadiamo, un po\u2019 come Icaro, ma con meno cera e pi\u00f9 drammi quotidiani. Ora sto iniziando il secondo cortometraggio: sar\u00e0 totalmente strambo e racconter\u00e0 di un ragazzo che cercher\u00e0 in tutti i modi di conquistare una bellissima ballerina in un cabaret folle e decrepito. \u00c8 un po\u2019 una giostra di follia, ironia e poesia, raccontata con gli occhi di un bambino che ha solamente troppe storie nella testa\u201d.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>    <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"lazyload article-image\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/1763453912824_IMG.jpg\" width=\"768\" height=\"432\" alt=\"Martin Scorsese presenta The Saints\"\/>  <\/p>\n<p> Martin Scorsese presenta The Saints  (Francesca Scorsese\/Fox Nation) <\/p>\n<p><strong>Cos&#8217;\u00e8 per te il cinema?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cI film mi hanno scombussolato, mi hanno dato colori e poesia\u00a0e anche la convinzione, abbastanza presuntuosa, che ogni tanto potessi restituirne un po\u2019 anch\u2019io. Ho bisogno di sentirmi piccolo davanti a un semplice occhi gigante quanto un palazzo. \u00c8 terapeutico: ti ridimensiona l\u2019animo meglio di qualunque psicologo, e a me serve parecchio\u201d.<\/p>\n<p><strong>Prossimi impegni professionali?<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u201c<\/strong>Insegno breakdance ai bambini, all\u2019Hub Dance Studio di Chiara Giancaterina, che mi ha insegnato a far parlare le emozioni attraverso il corpo. La sera consegno pizze, almeno mantengo i piedi per terra e mi regalo qualche spunto teatrale inatteso. Per il resto, sto provando a costruire una mia carriera registica\u201d.<\/p>\n<p><strong>Dal lavoro con Scorsese, lasciato il set, cosa hai imparato?<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u201c<\/strong>La cosa che ho imparato \u00e8 che i registi possono avere una visione cos\u00ec chiara da permettersi di non schiacciare nessuno. Guardano, ascoltano, aggiustano due cose, e qualcosa di bello pu\u00f2 prendere forma. Se un giorno dovr\u00f2 dirigere qualcuno, spero di avere la stessa leggerezza e empatia\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"&#8220;Interpretare Carlo Acutis \u00e8 stata una grande responsabilit\u00e0: non \u00e8 un personaggio inventato, \u00e8 una persona vera. 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