{"id":221075,"date":"2025-11-18T16:26:14","date_gmt":"2025-11-18T16:26:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/221075\/"},"modified":"2025-11-18T16:26:14","modified_gmt":"2025-11-18T16:26:14","slug":"la-critica-cinematografica-e-completamente-cambiata-con-i-social-ma-non-necessariamente-in-peggio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/221075\/","title":{"rendered":"La critica cinematografica \u00e8 completamente cambiata con i social, ma non necessariamente in peggio"},"content":{"rendered":"<p class=\"is-boxed centered article-body\">Questo articolo \u00e8 tratto dal numero di\u00a0<strong>Rivista Studio\u00a0<\/strong>uscito oggi\u00a0e\u00a0dedicato al\u00a0<strong>Nuovo cinema italiano<\/strong>. Lo trovate in edicola, nelle librerie selezionate oppure, pi\u00f9 semplicemente,\u00a0<a class=\"link-article link-article link-article link-article link-article link-article\" href=\"https:\/\/store.rivistastudio.com\/prodotto\/rivista-studio-n64\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">sul nostro store online<\/a>.\u00a0<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Lo stato di salute di un\u2019industria cinematografica si misura dallo stato di salute della critica. \u00c8 un adagio che si \u00e8 dimostrato vero tutte le volte, in tutti i Paesi, in tutte le epoche. Ai cinici piace ricondurre la cosa a una questione economica, semplice semplice: se un\u2019industria cinematografica \u00e8 ricca, alla fine questa ricchezza arriva anche ai critici scivolando gi\u00f9 lungo il pendio immaginario della trickle down economics. Se si fanno tanti film \u00e8 tanto pi\u00f9 probabile che tra questi ce ne siano di belli, quindi \u00e8 tanto pi\u00f9 probabile che ci siano persone che andranno a vederli, e tra queste \u00e8 tanto pi\u00f9 probabile ci saranno persone che vorranno parlarne, scriverne, viverne. Il corollario qui \u00e8 che se un\u2019industria cinematografica \u00e8 povera, il tasso di povert\u00e0 maggiore si misurer\u00e0 tra i critici: se i film sono pochi o non ci sono, di che parliamo? \u00c8 un adagio che si \u00e8 dimostrato vero tutte le volte ma che ha smesso di esserlo quando \u00e8 iniziata internet, come tutte le cose che sono state vere un tempo, d\u2019altronde. La questione ormai si \u00e8 fatta troppo complicata per essere esaurita pure in un longform, ma la sostanza \u00e8: cosa succede a un mercato nel momento in cui a un\u2019offerta sempre maggiore corrisponde una domanda sempre pi\u00f9 striminzita? Che quello smette di essere un mercato e diventa un parco giochi, che quello che prima era un lavoro adesso \u00e8 un hobby, e torner\u00e0 a essere un lavoro solo per quelli abbastanza bravi, abbastanza scafati da farne un\u2019attivit\u00e0 scalable, monetizzabile. E infatti qual \u00e8 una delle frasi pi\u00f9 rappresentative dell\u2019et\u00e0 di internet? Everyone\u2019s a critic. La frase \u00e8 una generalizzazione e per questo funziona: se la usassimo per descrivere lo stato delle cose della critica cinematografica italiana, non andremmo troppo lontani dalla realt\u00e0.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Ma poi, esistono ancora i critici? Possono esistere davvero, su internet? O bisogna accettare \u2013 sarebbe anche l\u2019ora \u2013 che certi attrezzi sono ormai scassati ed \u00e8 inutile continuare a rimetterli nella cassetta? Yotobi, nome d\u2019arte di Karim Musa, \u00e8 uno dei padri fondatori di YouTube Italia ed \u00e8 stato anche uno dei primi youtuber italiani a parlare stabilmente di cinema. Ma \u00e8 un critico, Yotobi? O un divulgatore? O un creator? I film li spiega o li commenta o li usa soltanto come pretesto per produrre un altro contenuto per saziare l\u2019appetito eterno dell\u2019algoritmo? Nonostante tutti gli anni passati dalla recensione che lo fece scoprire a moltissimi (un mirabile video-sclero dedicato ad Amore 14 di Federico Moccia), le domande che ci si poneva all\u2019epoca su Yotobi sono le domande che ci si pone oggi su tutti quelli che sono venuti dopo di lui, grazie a lui, in collaborazione o in opposizione a lui. VictorLaszlo88 (Mattia Ferrari), Matioski (Mattia Pozzoli), BarbieXanax (Marta Suvi), ViolettaRocks (Violetta Rovetto) e tutto il resto della lista, sono davvero dei critici o sono una figura nuova, dei meticci come sono meticci tutti gli animali di internet, un po\u2019 commento, un po\u2019 spiegazione, un po\u2019 contenuto, un po\u2019 pubblicit\u00e0 subliminale? Dare una risposta a questa domanda \u00e8 quasi impossibile e quasi certamente irrilevante. Fosse anche solo per una questione di reach, come si dice nel loro campo: che siano critici veri e propri o no conta poco, nel momento in cui il discorso sul cinema italiano (e non) oggi avviene sui loro canali, si fa con la loro lingua, segue la loro programmazione.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">La passione per la critica cinematografica \u00e8 essa stessa cinefilia, quindi non ci si pu\u00f2 dire cinefili oggi senza aver visto almeno un reel, letto almeno un post di ArteSettima, imprescindibile pagina Instagram. Chiaramente pu\u00f2 spiacere, ci mancherebbe: \u00e8 giusto rimpiangere Cinema nuovo di Guido Aristarco, sognare che oggi tra Instagram e TikTok i creator possano coltivare in laboratorio una rivalit\u00e0 tra Tecla Insolia e Benedetta Porcaroli come quella architettata tra Sophia Loren e Gina Lollobrigida nell\u2019indisciplinatissima redazione di Titanus. Ma qui stiamo parlando dei nostri nonni, e chi di noi vorrebbe davvero assomigliare ai suoi nonni? I reel, buffi, seri, impacciati, semiprofessionali che i tre di ArteSettima hanno prodotto durante l\u2019ultima Mostra del cinema di Venezia non hanno, non possono avere niente a che fare con i dispacci dal Lido che Goffredo Fofi inviava a Torino, alla redazione di Ombre rosse, negli anni che furono. E perch\u00e9 dovrebbero, come potrebbero. Anche la critica cinematografica italiana di oggi somiglia pi\u00f9 ai suoi genitori che ai suoi nonni, come tutti, si capisce. A costo di essere sacrileghi, ma quanto si somigliano i tre di ArteSettima che se ne vanno in giro per la Mostra a fare video surreali con addosso i camici dei tecnici di laboratori di CineCitt\u00e0 a Enrico Ghezzi che commenta i film in jeans, T-shirt bianca e audio fuori sincro? Anche in questo caso, come per tutte le cose di internet, non si pu\u00f2 certo dire che le cose siano iniziate la prima volta che ci siamo ritrovati online.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Che la figura del critico in Italia stesse cambiando lo sapevamo da un pezzo, ed \u00e8 ovvio che di Ghezzi possono esistere solo epitomi, solo repliche in scala ridottissima, ma tant\u2019\u00e8: pure lui si era inventato un format, anche lui si era fatto creator, iniziasse oggi probabilmente invece di fare il concorso in Rai si aprirebbe un profilo TikTok. \u00c8 l\u2019economia dell\u2019attenzione, in un mondo in cui a nessuno importa di niente (men che meno del cinema, a giudicare dal botteghino) devi inventarti qualcosa per emergere intatto dal magma del doomscrolling. Questi nuovi critici, chiamiamoli cos\u00ec, alla fine hanno aggiunto qualche nuova dispensa a una lezione gi\u00e0 vecchia. Quella di Ghezzi, appunto. Ma pure quella di Marco Giusti, l\u2019altra faccia della moneta: non c\u2019\u00e8 un canale YouTube, un pagina Instagram, un profilo TikTok oggi che non debba qualcosa a Stracult, a quel linguaggio, a quell\u2019estetica, a quell\u2019approccio. Ovviamente Giusti aveva il physique du r\u00f4le, la camicia con la fantasia sfigata abbastanza, la barba incolta di chi non pu\u00f2 perdere tempo a radersi, non con tutti i film che ci sono da vedere. Chiaramente, \u00e8 pi\u00f9 facile (pure pi\u00f9 giusto) stare a sentire Giusti che parla della Bestia in calore di Luigi Batzella che mr. Marra, con i suoi pettorali guizzanti e le trecce da appropriazione culturale, che spiega Orphan di L\u00e1szl\u00f3 Nemes nell\u2019ultima puntata dei Criticoni, popolarissimo vodcast crossover in cui confluiscono gli abbonati ai canali di Federico Frusciante, Francesco Al\u00f2, VictorLaszlo88 e appunto mr. Marra. E ci mancherebbe, non sar\u00f2 io a dire che quello che per me sono stati Giusti e Stracult, per un ragazzino di oggi potrebbero essere mr. Marra e i criticoni. Il deperimento \u00e8 innegabile, \u00e8 evidente, ma quei padri hanno prodotto questi figli: internet, i social alla fine hanno semplicemente accelerato un processo che \u00e8 cominciato quando Ghezzi ha iniziato ad aggeggiare con l\u2019audio o quando Giusti ha alzato il telefono per chiamare G-Max a lavorare con lui. Internet, alla fine, \u00e8 semplicemente lo spazio e il tempo in cui si sono materializzate tutte le estreme conseguenze che non avremmo mai pensato di affrontare.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">E bisogna anche essere onesti, per quanto di amaro sappia questa onest\u00e0. Questi nuovi critici non saranno un movimento (ma anche qui, che parola \u00e8 mai questa, in un\u2019epoca come la nostra?), non avranno la formazione n\u00e9 l\u2019erudizione (chi di noi ce l\u2019ha, rispetto a quelli che nel \u2018900 facevano questi mestieri), ma godono di una rilevanza commerciale, promozionale di cui raramente la critica cinematografica ha goduto nella sua storia. Certo, si potrebbe pure dire che basta questo fatto a risolvere la questione di cui sopra: se sei buono, o torni utile, a vendere un film, un critico non sei. Ma inutile che quelli che si sono inventati empie crasi come advertorial e che ogni volta si dimenticano di marchiare con #adv i contenuti sponsorizzati esigano purezza da altri che hanno l\u2019unica colpa di giocare meglio, e vincere, allo stesso gioco a cui loro hanno accettato di giocare. La rilevanza commerciale e promozionale, si diceva: chiunque oggi segua il cinema sa che non c\u2019\u00e8 film il cui protagonista, regista, sceneggiatore, elettricista, stagista non passi da un podcast. Che adesso non sono manco pi\u00f9 podcast ma vodcast, perch\u00e9 funziona cos\u00ec, gli intervalli tra un pivot to e l\u2019altro ormai si fanno sempre pi\u00f9 brevi. Cinque anni fa scoprivamo TikTok e i podcast, e sembrava che il video brevissimo e il contenuto audio fossero gli unici formati possibili per il commento e la critica per sopravvivere. Cinque anni dopo, tutti vanno ospiti in vodcast da un\u2019ora e mezza a puntata, a spiegare i fatti del film e pure quelli loro, perch\u00e9 a quanto pare i ragazzini questo guardano, il vodcaster su YouTube come fosse Fabio Fazio su Rai3, e per farti guardare (in sala, soprattutto) questo tocca fare, che tu sia Timoth\u00e9e Chalamet travestito da Bob Dylan o Luca Marinelli che scimmiotta Benito Mussolini. E alla fine cos\u2019\u00e8 che conta di pi\u00f9, in un movimento cinematografico? Chi parla di un film che tutti hanno gi\u00e0 visto o chi convince qualcuno a vedere un film che non sarebbe andato a vedere?<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Marinelli \u00e8 uno che potrebbe farmi da testimone, in questa filippica tutto sommato abbastanza favorevole ai nuovi critici. Qual \u00e8 la differenza tra uno che \u00e8 un critico e uno che non lo \u00e8? Una risposta potrebbe essere che il critico ti chiede com\u2019\u00e8 interpretare Mussolini, il non critico invece vuole sapere com\u2019\u00e8 metter su 20 chili per interpretare Mussolini. Entrambe le domande sono state poste a Marinelli durante la campagna promozionale di M, una in una puntata di ArteSettima e una in una puntata del Bsmnt di Gianluca Gazzoli. A ognuno la scelta, chi \u00e8 un critico e chi no.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">E dei format precedenti e abbandonati cosa resta? Una miriade di content creator, numerosi, invisibili e indistinguibili come i pollini nell\u2019aria, che fanno liste brevi (vanno fortissimo documentari e horror, chiss\u00e0 se queste persone hanno mai avuto ildocumentario.it nel feed o Nocturno tra le mani) e podcast ormai desueti perch\u00e9 se non ti vedo anche non ti sento nemmeno. Quando ero ragazzino, tutti i cinefili che aspiravano a diventare critici ascoltavano un podcast che si chiamava Ricciotto. Prima di mettermi a scrivere questo pezzo, sono andato a controllare la pagina per vedere di cosa avessero parlato nell\u2019ultimo episodio. Ho scoperto che l\u2019ultimo episodio \u00e8 dell\u201911 ottobre del 2022. Che fine avranno fatto? Non che importi, in realt\u00e0, baster\u00e0 aspettare il prossimo pivot to per vederli tornare, di nuovo davanti a tutti, pionieri che in realt\u00e0 hanno continuato a fare la stessa cosa abbastanza a lungo perch\u00e9 tutti si scordassero di loro e li scoprissero di nuovo. Perch\u00e9 su internet la critica cinematografica funziona cos\u00ec: non solo everyone\u2019s a critic, ma once a critic, always a critic. Basta avere pazienza e aspettare il proprio turno, ogni volta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Questo articolo \u00e8 tratto dal numero di\u00a0Rivista Studio\u00a0uscito oggi\u00a0e\u00a0dedicato al\u00a0Nuovo cinema italiano. 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