{"id":221772,"date":"2025-11-19T02:36:13","date_gmt":"2025-11-19T02:36:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/221772\/"},"modified":"2025-11-19T02:36:13","modified_gmt":"2025-11-19T02:36:13","slug":"mi-svegliai-senza-sentire-meta-del-corpo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/221772\/","title":{"rendered":"\u201cMi svegliai senza sentire met\u00e0 del corpo&#8221;"},"content":{"rendered":"<p data-pm-slice=\"1 1 []\">Reporter di guerra tra le pi\u00f9 autorevoli della sua generazione e autrice di reportage dai principali fronti mondiali per testate giornalistiche italiane e internazionali da La7 ad Al Jazeera, <strong>Francesca Mannocchi<\/strong> porta da anni il racconto dei conflitti e delle loro conseguenze umane.<\/p>\n<p>Ma c\u2019\u00e8 un\u2019immagine e una sensazione che non dimenticher\u00e0 mai, per sua stessa ammissione: il colore del linoleum di una clinica privata e il gelo di una frase pronunciata da un neurologo, subito dopo una risonanza magnetica fatta d\u2019urgenza. \u00c8 quello il giorno in cui la giornalista scopre di avere la <strong>sclerosi multipla<\/strong> e la diagnosi arriva in modo brutale, senza nessuna preparazione, un po\u2019 per caso.<\/p>\n<p>Francesca Mannocchi, la sclerosi multipla e un nuovo sguardo sul mondo<\/p>\n<p>\u201cUna mattina mi ero svegliata che non sentivo met\u00e0 del mio corpo\u201d, racconta Francesca Mannocchi in un\u2019intervista al Corriere della Sera. La visita, l\u2019esame, la richiesta di capire se potesse <strong>ripartire per l\u2019Iraq<\/strong>, dove insieme al fotoreporter e suo compagno di allora Alessio Romenzi stava seguendo la guerra a Mosul. E infine quella frase, secca, glaciale, del neurologo: \u201cMa lei dove vuole andare nel suo stato?\u201d.<\/p>\n<p>Da quel momento, dice, nulla \u00e8 pi\u00f9 come prima. Esce dalla clinica <strong>in lacrime<\/strong>, pianger\u00e0 a lungo quel giorno per poi smettere di farlo del tutto. \u201cDopo di allora non ho pi\u00f9 pianto per anni\u201d, sottolinea. \u00c8 come se la <strong>diagnosi<\/strong> avesse congelato le emozioni, quindi, chiuso a chiave una parte di s\u00e9. Ma con il tempo, quella stessa malattia diventer\u00e0 uno strumento per leggere il mondo e trovare <strong>un nuovo linguaggio<\/strong> per raccontare il dolore e la resistenza.<\/p>\n<p>Malattia e guerra, lo stesso confine sottile tra vita e dolore<\/p>\n<p>Per la giornalista, la sclerosi multipla e la <strong>guerra<\/strong> hanno qualcosa in comune. Non perch\u00e9 il dolore sia paragonabile, ma perch\u00e9 entrambe le esperienze <strong>esasperano le emozioni<\/strong> e amplificano ogni sfumatura di ci\u00f2 che si sente. La condizione di chi convive con una malattia cronica invalidante e quella di chi vive sotto le bombe condividono lo stesso confine instabile: \u201cQuando stai bene, sei felicissimo, quando stai male, tristissimo\u201d, confida.<\/p>\n<p>A questo per\u00f2 si aggiunge <strong>la rabbia<\/strong>. \u201cAnaloga a quella delle madri che aspettano che il proprio figlio ritorni dal giocare a pallone e se lo vedono restituire sotto un telo bianco perch\u00e9 gli hanno sparato\u201d.<\/p>\n<p>Non usa mezzi termini, Mannocchi, per provare a spiegare la malattia con la quale, negli anni, ha imparato a fare pace. L\u2019ha accettata come compagna di vita, una compagna scomoda certo, ma reale, una parte del suo corpo e della sua storia. E da l\u00ec \u00e8 ripartita, cercando un modo nuovo per raccontare la realt\u00e0, le guerre, le ferite di un mondo sempre pi\u00f9 in fiamme.<\/p>\n<p>Francesca Mannocchi, dal fronte al teatro con \u201cCrescere, la guerra\u201d<\/p>\n<p>\u201cSe ieri mi sarebbe bastato il solo reportage televisivo, oggi sento il bisogno del teatro per arrivare a un pubblico diverso\u201d, dichiara. E cos\u00ec eccolo qui, <strong>il palcoscenico<\/strong>. Da fine novembre con il violinista <strong>Rodrigo D\u2019Erasmo<\/strong>, la reporter porta in scena Crescere, la guerra, uno spettacolo che intreccia la sua <strong>esperienza personale<\/strong> con le voci di chi la guerra l\u2019ha vissuta sulla propria pelle.<\/p>\n<p>Sul palco non \u00e8 solo la giornalista \u201cdal fronte\u201d \u2013 che sia l\u2019Iraq o la Siria, la Libia, l\u2019Ucraina o Gaza \u2013 ma una donna che racconta come quel lavoro e quella diagnosi abbiano ridefinito per sempre il suo modo di stare al mondo.<\/p>\n<p>Un\u2019infanzia senza favole e uno sguardo sempre acceso sulla realt\u00e0<\/p>\n<p>Per capire questa radicalit\u00e0 dello sguardo bisogna tornare alla <strong>bambina<\/strong> che \u00e8 stata: cresciuta in una famiglia semplice della periferia romana, lontana dai privilegi dei quartieri \u201cbene\u201d, con un\u2019educazione concreta e pragmatica. Non ha mai creduto alle favole e fin da piccola ha cercato solo storie vere, aderenti al mondo cos\u00ec com\u2019\u00e8. \u00c8 da quella formazione, unita ai primi passi nelle radio romane e a un percorso professionale costruito tra <strong>gavetta e ostinazione<\/strong>, che nasce il suo modo di raccontare la guerra e il dolore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Reporter di guerra tra le pi\u00f9 autorevoli della sua generazione e autrice di reportage dai principali fronti mondiali&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":221773,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[79],"tags":[14,93,94,1537,90,89,27370,7,15,11,84,91,12,85,92,86],"class_list":{"0":"post-221772","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-italia","8":"tag-cronaca","9":"tag-cronaca-italiana","10":"tag-cronacaitaliana","11":"tag-it","12":"tag-italia","13":"tag-italy","14":"tag-malattie-degenerative","15":"tag-news","16":"tag-notizie","17":"tag-ultime-notizie","18":"tag-ultime-notizie-e-news-di-oggi","19":"tag-ultime-notizie-italia","20":"tag-ultimenotizie","21":"tag-ultimenotizieenewsdioggi","22":"tag-ultimenotizieitalia","23":"tag-vip"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115574039256351001","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/221772","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=221772"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/221772\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/221773"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=221772"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=221772"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=221772"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}