{"id":222489,"date":"2025-11-19T14:24:13","date_gmt":"2025-11-19T14:24:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/222489\/"},"modified":"2025-11-19T14:24:13","modified_gmt":"2025-11-19T14:24:13","slug":"i-bambini-quasi-vivi-del-sudan-cosi-la-piccola-huatin-si-e-salvata-con-i-fratellini-a-2-anni-pesava-5-chili-ora-ha-perso-anche-la-mamma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/222489\/","title":{"rendered":"I bambini quasi vivi del Sudan: cos\u00ec la piccola Huatin si \u00e8 salvata con i fratellini. \u00abA 2 anni pesava 5 chili. Ora ha perso anche la mamma\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Michele Farina<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12\">Giulia Chiopris, pediatra di Medici Senza Frontiere in Darfur, racconta la vita e la morte in un punto dimenticato del globo, a quasi un mese dalla caduta di El Fasher. E la storia di Huatin, dei fratelli Mazin e Mohammed, e della madre<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>L\u2019ultimo messaggio<\/b> su WhatsApp della pediatra Giulia Chiopris, 34 anni, arriva dall\u2019altro mondo del Darfur la mattina dopo la nostra lunga conversazione, insieme con le promesse foto di<b> Iman e dei figli Mazin, Mohammed e Huatin<\/b> (lei appena due anni!) di cui mi ha parlato nell\u2019intervista e che mi hanno fatto, lo ammetto, venire da piangere.<\/p>\n<p>    Una guerra mai ricordata<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Nel nuovo audio <b>la dottoressa di Medici Senza Frontiere<\/b> aggiunge una storia, fresca di nottata, al quadretto di <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/esteri\/25_ottobre_31\/sudan-immagini-satellitari-cumuli-corpi-sangue-massacro-civili-0eb35fc3-d1a5-48f6-a661-2bb8ef956xlk.shtml\" title=\"Sudan, nelle immagini satellitari cumuli di corpi e sangue. \u00abLe prove del massacro di civili. E le uccisioni continueranno con donne e bambini\u00bb\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">El Fasher <\/a>e del conflitto in Sudan, l\u2019ultimo simbolo nefando di una guerra che a rigore non si pu\u00f2 neppure definire dimenticata, perch\u00e9 in questi due anni e mezzo non c\u2019\u00e8 mai stato un momento in cui ce la siamo davvero ricordata.<br \/><b>\u00a0<\/b><br \/><b>Forse per un momento s\u00ec: El Fasher <\/b><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/esteri\/25_ottobre_30\/sudan-massacro-8204139f-832e-48e1-9b4f-8edb0115cxlk.shtml\" title=\"Sudan, il massacro di El Fasher: migliaia di civili in fuga, la citt\u00e0 conquistata dai miliziani delle Rsf\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">\u00e8 la citt\u00e0 caduta quasi un mese fa, il 26 ottobre<\/a>, nelle mani delle Forze di Supporto Rapido (Rsf) dopo 18 mesi di assedio, con i video dei massacri nell\u2019ospedale e le foto satellitari che financo dallo spazio mostravano <b>i cadaveri nelle strade<\/b>, tanto eclatanti da attirare per qualche ora l\u2019attenzione internazionale. Nell\u2019audio, Chiopris racconta di <b>una donna con quattro figli <\/b>che, come Iman e i suoi tre piccoli (compresa Huatin), non hanno attirato alcuna attenzione neppure a livello locale, dato che nella baraonda brulicante e desertica dei campi profughi di Tawila, a 50 km da El Fasher, ogni tenda nasconde una tragedia.\u00a0    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p>    \u00abNascondevamo il cibo sotto terra\u00bb<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abQuesta mamma che abbiamo ricoverato ieri sera\u00bb, dice la pediatra Giulia nata a Udine, formatasi a Parma e in forza all\u2019ospedale di Cremona, \u00ab\u00e8 arrivata quattro giorni fa da El Fasher con i suoi quattro figli, che gi\u00e0 avevano perso il pap\u00e0 all\u2019inizio della guerra. Abbiamo ricoverato subito il pi\u00f9 piccolo, affetto da <b>malnutrizione acuta<\/b>, sommata all\u2019<b>anemia falciforme<\/b> di cui soffrono tutti. Ma il piccolino aveva un livello di emoglobina tale da richiedere una trasfusione urgente\u00bb. E la mamma aveva una storia spaventosa da condividere: \u00abMi ha raccontato che per 45 giorni sono stati imprigionati dalle Rsf in un edificio, per ironia della sorte l\u2019ex sede dell\u2019Ufficio Nazionale Protezione della Salute, con decine di altre donne e adolescenti, dove <b>venivano (e tuttora vengono) violentate dai miliziani, ogni giorno<\/b>. Lei \u00e8 riuscita a evadere, facendosi prestare dei soldi e pagando qualcuno: \u00e8 arrivata qui, non conosce nessuno, ha perso tutto. Mi ha detto che prima di essere imprigionata, <b>quel poco di cibo che avevano lo nascondevano sottoterra\u00bb.<\/b><\/p>\n<p>    \u00abA Tawila ora ci sono 900 mila persone. Ed era un villaggio\u00bb<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Nascondere le briciole come un tesoro: la guerra \u00e8 cos\u00ec, tra le vittime produce da un lato il \u00absi salvi chi pu\u00f2\u00bb e dall\u2019altro una grande solidariet\u00e0 (le \u00abcucine di comunit\u00e0\u00bb che in questi anni hanno sfamato centinaia di migliaia di persone, in assenza delle grandi agenzie internazionali). Vale anche per i rifugiati nei campi di Tawila, da cui mi parla Giulia Chiopris: \u00abPrima della guerra era poco pi\u00f9 di un villaggio, questa primavera la popolazione stimata era circa di 140.000 abitanti, adesso sono 900.000\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p>    La strada, le tende, il freddo<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Non \u00e8 un\u2019oasi, Tawila, un paradiso. Novecentomila scampati\/disperati\/intrappolati in un\u2019area controllata da un gruppo militare che sulla carta non \u00e8 coinvolto nella guerra tra esercito regolare e Forze di Supporto Rapido (Rsf) scoppiata nell\u2019aprile 2023. Un posto molto difficile da raggiugere: \u00abMinimo quattro giorni di auto dal confine con il Ciad, che diventano 10-15 per i camion che trasportano farmaci o alimenti\u00bb. Come vive la gente? \u00abI pi\u00f9 fortunati vivono nelle tende recuperate dalle Nazioni Unite. Altre non so bene come chiamarle: sono capanne di arbusti e paglia, o quattro bastoni infilati nella sabbia con un telo di cotone a fare da tetto, gli stessi teli leggeri che avvolgono le donne. E qui di notte fa freddo, 8-9 gradi, quindi ci dobbiamo immaginare i bambini malnutriti che dormono per terra, senza coperte. In una casa di paglia o addirittura di stoffa, con meno di un litro e mezzo d&#8217;acqua al giorno per tutte le esigenze: cucinare, bere, lavarsi, con il cibo che \u00e8 sempre poco, sempre in ritardo. Spesso le mamme ci dicono che non mangiano per nutrire i figli\u00bb.<\/p>\n<p>    Le donne di notte<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Dall\u2019inferno puro di El Fasher, dove \u00abhanno patito la fame nutrendosi di mangime per animali\u00bb, al limbo infernale di Tawila, dove \u00able condizioni igieniche sono scarsissime e favoriscono le<b> epidemie di colera<\/b> o quella di <b>morbillo <\/b>che \u00e8 ancora in corso\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">I pi\u00f9 vulnerabili sono i piccoli malnutriti: \u00abUn circolo vizioso, perch\u00e9 l&#8217;infezione richiama malnutrizione che richiama infezione\u00bb. E poi non c\u2019\u00e8 elettricit\u00e0, ci sono poche latrine sgarrupate \u00abe quindi da donna mi immagino cosa possa succedere se ho bisogno di uscire dalla mia tenda di notte. Le violenze sessuali non accadono soltanto a El Fasher e durante il tragitto di fuga, ma anche in questi contesti dove i pi\u00f9 deboli reduci dall\u2019inferno dovrebbero essere protetti e accuditi\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p>    Circondati<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Nella sua esperienza, la pediatra Giulia ha visto altri luoghi con altissima malnutrizione infantile, per esempio in Yemen. \u00abMa qui \u00e8 ancora di pi\u00f9, qui siamo\u2026 qui siamo circondati\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abCircondati\u00bb \u00e8 una parola che rende bene la situazione di organizzazioni come Medici Senza Frontiere, che si trovano ad affrontare spesso \u00abin solitaria\u00bb una montagna di difficolt\u00e0 mentre il mondo guarda da un\u2019altra parte: crisi vere come l\u2019Ucraina o Gaza e genocidi inesistenti (quello dei bianchi in Sudafrica secondo Trump), problemi seri come il riscaldamento climatico e stucchevoli kermesse diplomatiche (il principe saudita alla Casa Bianca). Giulia ci fa fare un tour virtuale in quella che ancora per un mese sar\u00e0 la sua casa (poi dovr\u00e0 tornare al lavoro a Cremona): l\u2019ospedale di Msf a Tawila comprende \u00abla pediatria, la chirurgia, un reparto diciamo di medicina per adulti e il punto nascite dove arrivano tutte le gravidanze complicate e quindi il reparto di neonatologia\u00bb.<\/p>\n<p>    Il fiume dei feriti<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La pediatra Giulia \u00e8 arrivata che mancava un mese alla caduta di El Fasher: \u00abGi\u00e0 due o tre giorni prima del 26 ottobre, il numero di sfollati che avevano bisogno di cure mediche era aumentato drammaticamente, pi\u00f9 di 200 al giorno\u00bb. La fiumana dolente \u00e8 andata crescendo: \u00abDecine e decine di feriti da arma da fuoco, bombe, torture, le persone che avevano subito violenza, il 75% dei bambini malnutrito e uno su tre in forma grave\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p>    \u00abI miei eroi\u00bb<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">L\u2019ospedale di Tawila circondato da un\u2019umanit\u00e0 indifesa: dentro una quindicina di espatriati, la pediatra di Udine, l\u2019anestetista di Taiwan, il chirurgo svedese a cui da pochi giorni ha dato il cambio l\u2019italiano Paolo Prelazzi, gli addetti alla logistica\u2026 E poi il personale locale, tutti i medici e gli infermieri sudanesi \u00abche sono i miei eroi\u00bb, dice Giulia, \u00abmolti sfollati da El Fasher nei mesi scorsi: chi ha perduto persone care, chi ha dovuto lasciare indietro i genitori, gli anziani\u00bb. Sempre presenti, operativi: \u00abAnche nei giorni particolarmente drammatici della caduta della citt\u00e0, ne ho visti diversi che venivano al lavoro piangendo\u00bb.<\/p>\n<p>    Il palazzo delle ragazze violentate<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Cosa trapela dalla citt\u00e0 occupata dalle Rsf, eredi dei carnefici del genocidio del 2004, adesso che \u00e8 di nuovo calato il sipario dell\u2019attenzione internazionale sui vivi e sui morti del Darfur? Almeno per questi ultimi, i morti, sembra si stia muovendo la lenta e sacrosanta macchina della giustizia internazionale, con l\u2019Onu che proclama di voler portare alla sbarra i responsabili dei massacri a El Fasher (e anche i loro sostenitori?). Certo sarebbe il caso di occuparsi anche del <b>presente dei quasi-vivi<\/b>, di quelli che sopravvivono a stento nei campi come a Tawila, delle cento donne che secondo la testimonianza della mamma che si \u00e8 confidata con Giulia \u00abancora restano prigioniere nell\u2019ex Ufficio della Salute, violentate ogni giorno. Le organizzazioni internazionali non sono ancora entrate a El Fasher, difficile per noi avere un quadro della situazione. Certo le violenze durante il tragitto continuano, anche se il numero dei feriti \u00e8 diminuito\u00bb.<\/p>\n<p>    \u00abQuasi vivi\u00bb<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">I bambini quasi vivi di cui parla la pediatra Giulia non fanno rumore, sdraiati al freddo sotto tende di cotone non si vedono dai satelliti e dunque non destano molto interesse. Ma questa crisi umanitaria, la pi\u00f9 grave al mondo secondo l\u2019Onu, \u00e8 la loro. <b>\u00c8 anche la nostra? <\/b>Niente manifestazioni, niente scioperi per il Sudan. Ma sarebbe cos\u00ec improprio boicottare tutti i viaggi negli scintillanti Emirati Arabi Uniti, fino a quando gli emiri continueranno a sostenere e armare le Forze di Supporto Rapido che violentano le donne in Darfur? \u00c8 cos\u00ec inappropriato, chiedere qui un sostegno tangibile per chi cerca di salvare vite nei campi di Tawila, un grammo alla volta? Immaginatevi decine di migliaia di persone (una piccola fetta dei 12 milioni di sfollati nel Paese), immaginiamole al buio, al freddo, sotto il velo di una tenda, dopo il lusso non scontato e comunque insufficiente di un pugnetto di asida, \u00abche per me che sono di Udine se dovessi spiegare cos\u2019\u00e8 direi che \u00e8 una specie di polenta\u00bb.  Quando si gira tra i campi, \u00absi vedono principalmente donne e bambini. E quando anche curi le complicanze acute della malnutrizione, poi sai che quel bambino esce dall&#8217;ospedale e torna a vivere nello stesso posto, nelle stesse condizioni. Quindi la probabilit\u00e0 che la sua malnutrizione persista nel tempo, sono molto elevate\u00bb.<\/p>\n<p>    Cosa fare con un bambino che sta morendo di fame<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La risposta umanitaria dovrebbe avere i tempi lunghi e le spalle larghe della comunit\u00e0 internazionale, che invece latita. E allora diventa ancora pi\u00f9 importante sostenere chi opera in un\u2019emergenza sanitaria che si \u00e8 fatta cronica. Quando arriva un bambino in condizioni drammatiche, che cosa vuole dire? \u00abVuole dire che molto spesso ha contratto delle infezioni che il suo sistema immunitario non \u00e8 in grado di combattere, perch\u00e9 <b>nella malnutrizione \u00e8 un po&#8217; come se tutti i sistemi del corpo lentamente si spegnessero o comunque fossero in modalit\u00e0 risparmio energetico<\/b>.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Infezioni che possono essere polmonite, meningite, gastroenterite, malaria. Ecco, per esempio adesso \u00e8 appena finito il picco della malaria, sappiamo che nei primi 5 anni di vita \u00e8 molto pericolosa, e quindi in questo caso sicuramente servono antibiotici. Spesso sono bambini che hanno avuto delle perdite, vomito o diarrea per giorni, e non solo non riescono a bere ma la mamma non ha di che idratarli, per cui richiedono<b> liquidi in vena, trasfusione per anemia acuta<\/b>. E poi ci sono degli alimenti specifici per la malnutrizione grave che sono dei <b>latti <\/b>oppure il tipico<b> plumpy nut<\/b>. E ovviamente <b>ossigeno<\/b>. Ecco, direi che pi\u00f9 o meno \u00e8 questo l\u2019intervento necessario per un bambino che arriva in condizioni drammatiche\u00bb.<\/p>\n<p>    Il killer del morbillo<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La pediatria di Msf a Tawila \u00e8 un ospedale tendato. \u00abC\u2019\u00e8 la terapia intensiva, un reparto normale e uno specifico per la malnutrizione. In queste settimane siamo arrivati ad avere tre tende piene per ogni reparto: 45, 45 e 90 letti, pi\u00f9 la terapia intensiva. Abbiamo una tenda di isolamento per il morbillo. E poi c&#8217;\u00e8 anche la neonatologia, con 20 posti \u00bb. Il morbillo da noi in Italia non esiste pi\u00f9, qui invece\u2026 \u00abSoprattutto in combinazione con la malnutrizione acuta,<b> il morbillo ha una mortalit\u00e0 molto elevata<\/b>, anche negli adulti. In generale sono i bambini che stanno molto, molto male, con <b>febbri a 40 tutto il giorno e una brutta infezione a livello del cavo orale, quindi non riescono a bere, non riescono a mangiare<\/b>. E anche qui, sarebbe tutto prevenibile, se ci fossero i vaccini. Nel nostro piccolo facciamo alcune vaccinazioni, ovviamente nel marasma delle persone che vivono nei campi e arrivano ogni giorno \u00e8 tutto pi\u00f9 difficile\u00bb.<\/p>\n<p>    La storia di Iman<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ogni tenda, una tragedia. Se dovesse sceglierne una, la pediatra Giulia vi parlerebbe della famiglia di Iman, una mamma arrivata all\u2019ospedale con i suoi tre figli una sera tardi, prima della caduta di El Fasher: \u00abAvevano fatto il viaggio un po&#8217; a piedi, un po&#8217; con un asino. Il pap\u00e0 era morto durante i bombardamenti, cercando cibo. E la mamma aveva una gamba con una ferita da arma da fuoco tutta infettata, e quindi non riusciva letteralmente a stare in piedi. Come ha fatto questa donna anche solo a pensare di affrontare il viaggio in quelle condizioni? Una forza inspiegabile che dimostravano anche i figli: il pi\u00f9 grande, <b>Mazin, 12 anni, poi Mohammed di 8.<\/b> E la piccola <b>Huatin <\/b>di due, che <b>quando \u00e8 arrivata pesava 5 chili, come un piccolo di cinque mesi in Italia.\u00a0<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Era nelle fasi terminali della malnutrizione, Huatin: temperatura corporea molto bassa, glicemia bassa, frequenza cardiaca bassa. Stava letteralmente morendo. L\u2019abbiamo subito ricoverata e nel giro di pochi giorni, grazie appunto agli interventi di emergenza che ci siamo detti (ossigeno, antibiotici, latti terapeutici) lei \u00e8 migliorata. Quello che mi ha molto colpito \u00e8 stato <b>l&#8217;atteggiamento dei due fratelli, che si occupavano uno della mamma e l\u2019altro della sorella per tutto il giorno, senza mai lamentarsi,<\/b> con una cura veramente meravigliosa. Davano tutti i pasti, uno pensava ai latti per Huatin, l\u2019altro accompagnava sempre la mamma in sala operatoria, l&#8217;aspettava fuori: una maturit\u00e0 incredibile\u00bb.<\/p>\n<p>    Non c&#8217;\u00e8 lieto fine<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La pediatra Giulia non lascia all\u2019interlocutore al telefono il tempo di illudersi. \u00ab<b>Non c&#8217;\u00e8 lieto fine, perch\u00e9 purtroppo Iman era anche lei malnutrita ed \u00e8 morta per le complicanze della ferita<\/b>. Questo mi ha traumatizzata ancora di pi\u00f9: ma come, proprio quando la piccolina stava meglio, sorrideva e mangiava, e dopo tutto quello che avevano fatto i fratelli, <b>si sono trovati soli al mondo\u00bb.<\/b> Altra frustrazione, \u00abperch\u00e9 noi non possiamo trovare una casa a tutti gli orfani di Tawila\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Dove sono adesso i bambini? <b>\u00abSono in uno dei campi pi\u00f9 affollati, con qualcuno che ha deciso di prendersene cura.<\/b> Un giorno mi hanno riportato Huatin per un controllo, stava bene. E mi sono sentita quasi contenta perch\u00e9 sono riuscita a stampare su un foglio una foto che avevo scattato a tutti e quattro, prima che Iman morisse. Quando il fratello pi\u00f9 grande mi ha portato la piccola gliel\u2019ho data ed era molto felice: <b>adesso hanno almeno una foto della loro mamma\u00bb.<\/b><\/p>\n<p>    La guerra non \u00e8 finita<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Adesso ce l\u2019avete anche voi, davanti agli occhi, una foto di Iman e dei suoi sguardi spenti, e i sorrisi di Mazin e Mohammed, la testolona della piccola Huatin quando era magra magra: <b>un grumo di vite e di morte perso nell\u2019immenso campo profughi che \u00e8 diventato il Darfur e l\u2019intero Sudan, laggi\u00f9 da qualche parte in Africa.<\/b><br \/>\u00a0<br \/>La guerra non \u00e8 finita, e altre donne ferite e sfinite arriveranno magari una sera a piedi o a dorso di asino con i loro bambini alle porte di un piccolo ospedale come quello che ci ha raccontato la pediatra Giulia Chiopris di Medici Senza Frontiere, ammesso che quell\u2019ospedale esista ancora. Facciamo in modo che continui a esistere.<\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2025-11-19T14:24:28+01:00\">19 novembre 2025 ( modifica il 19 novembre 2025 | 14:24)<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Michele Farina Giulia Chiopris, pediatra di Medici Senza Frontiere in Darfur, racconta la vita e la 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