{"id":223116,"date":"2025-11-19T23:28:14","date_gmt":"2025-11-19T23:28:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/223116\/"},"modified":"2025-11-19T23:28:14","modified_gmt":"2025-11-19T23:28:14","slug":"i-luoghi-piu-famosi-che-hanno-definito-lestetica-del-cinema-noir","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/223116\/","title":{"rendered":"I luoghi pi\u00f9 famosi che hanno definito l&#8217;estetica del Cinema noir"},"content":{"rendered":"<p data-journey-content=\"true\" data-node-id=\"1\" class=\"css-6wxqfj emevuu60\">Non \u00e8 un thriller. Non \u00e8 un dramma. Sembra un giallo, ma non lo \u00e8. \u00c8 <strong data-node-id=\"1.1\">un noir, genere cinematografico<\/strong> che di tanto in tanto fa di nuovo capolino al cinema e nelle <strong data-node-id=\"1.3\">serie tv<\/strong>, che ha avuto illustri antenati, come Scarface (il primo, quello del 1932), e qualche celebre discendente, come Chinatown o L.A. Confidential. Ma il noir, quello vero, quello pi\u00f9 puro, o se preferite \u201cclassico\u201d, \u00e8 solo uno e risponde a precise caratteristiche: temporali e stilistiche. <strong data-node-id=\"1.11\">L\u2019esordio del noir cinematografico<\/strong> viene generalmente attribuito all\u2019uscita nelle sale de Il mistero del falco di <strong data-node-id=\"1.15\">John Huston<\/strong>, nel 1941, mentre la sua conclusione (almeno nella versione \u201cclassica\u201d) \u00e8 segnata da L\u2019infernale Quinlan di e con Orson Welles, nel 1958. Per lo stile invece \u00e8 stato preso a riferimento il genere letterario da cui nasce, definito hard-boiled, di scrittori quali Dashiell Hammett e Raymond Chandler: una metropoli (preferibilmente <a href=\"https:\/\/www.elledecor.com\/it\/viaggi\/a36208978\/notte-degli-oscar-union-station\/\" target=\"_blank\" data-vars-ga-outbound-link=\"https:\/\/www.elledecor.com\/it\/viaggi\/a36208978\/notte-degli-oscar-union-station\/\" data-vars-ga-ux-element=\"Hyperlink\" data-vars-ga-call-to-action=\"Los Angeles\" data-node-id=\"1.21\" class=\"body-link css-15fjk10 emevuu60\" rel=\"nofollow noopener\">Los Angeles<\/a> o <a href=\"https:\/\/www.elledecor.com\/it\/case\/g21380973\/ristrutturazione-villa-san-francisco\/\" target=\"_blank\" data-vars-ga-outbound-link=\"https:\/\/www.elledecor.com\/it\/case\/g21380973\/ristrutturazione-villa-san-francisco\/\" data-vars-ga-ux-element=\"Hyperlink\" data-vars-ga-call-to-action=\"San Francisco\" data-node-id=\"1.23\" class=\"body-link css-15fjk10 emevuu60\" rel=\"nofollow noopener\">San Francisco<\/a>), un uomo disilluso (nonch\u00e9 narratore) che in genere ha a che fare con il crimine (lo combatte o ne fa parte) e tante sigarette. Tutto si svolge di notte o nella penombra diurna, ma soprattutto c\u2019\u00e8 sempre una donna che ovviamente \u00e8 fatale. Questo genere di film ha affascinato generazioni di spettatori e gode ancora oggi di un importante seguito di appassionati, soprattutto a novembre, <strong data-node-id=\"1.25\">mese che sui social viene dedicato proprio al noir, ribattezzato in suo onore \u201cNoirvember\u201d<\/strong>. Qui prendiamo a riferimento tre titoli, forse i migliori esempi di noir cinematografico, in relazione agli interni &#8211; ma anche agli esterni &#8211; cio\u00e8 a quegli spazi che hanno caratterizzato la pellicola diventando elemento peculiare della trama e non semplice sfondo.<\/p>\n<p>Fiamma del peccato<\/p>\n<p data-journey-content=\"true\" data-node-id=\"5\" class=\"css-6wxqfj emevuu60\">Il primo che vediamo \u00e8 <strong data-node-id=\"5.1.0\">La fiamma del peccato<\/strong> (Double Indemnity, 1944) di Billy Wilder, uno dei nomi pi\u00f9 importanti della storia del cinema. Siamo a <a href=\"https:\/\/www.elledecor.com\/it\/viaggi\/a36208978\/notte-degli-oscar-union-station\/\" target=\"_blank\" data-vars-ga-outbound-link=\"https:\/\/www.elledecor.com\/it\/viaggi\/a36208978\/notte-degli-oscar-union-station\/\" data-vars-ga-ux-element=\"Hyperlink\" data-vars-ga-call-to-action=\"Los Angeles\" data-node-id=\"5.5\" class=\"body-link css-15fjk10 emevuu60\" rel=\"nofollow noopener\">Los Angeles<\/a>, il protagonista e narratore delle vicende Walter Neff \u00e8 interpretato da Fred MacMurray, affiancato dalla femme fatale Barbara Stanwyck nel ruolo di Phyllis Dietrichson. Lui, uno scapolo che per vivere fa l\u2019assicuratore porta a porta e che cerca solo di far rinnovare una polizza. Lei, una giovane moglie insofferente a causa del vecchio marito che vuole morto per prendere i soldi dell\u2019assicurazione sulla sua vita. L\u2019incontro tra i due avviene a casa della protagonista, una villa sulle colline losangeline in stile neo coloniale spagnolo, un immobile che &#8211; stando alle parole del narratore &#8211; nei primi anni \u201940 aveva un valore di 50 mila dollari. Il regista Billy Wilder era conosciuto, oltre che per i suoi film di successo, anche per la passione per lo Chateau Marmont, iconico hotel di LA: \u201cPreferirei dormire in un bagno piuttosto che in un altro hotel\u201d disse (in merito, pare che effettivamente a inizio carriera, quando ancora non poteva permettersi una stanza, dorm\u00ec nell\u2019anticamera di un bagno dello Chateau). Ne La fiamma del peccato si notano le influenze del suo amato albergo, per atmosfera e interni: il salone principale lo ritroviamo molto simile nella villa del film, mentre una delle camere fu d\u2019ispirazione per l\u2019appartamento del protagonista.<\/p>\n<p data-journey-content=\"true\" data-node-id=\"8\" class=\"css-6wxqfj emevuu60\">\u201cIl salotto era ancora soffocante per i sigari della sera precedente. Le finestre erano chiuse e la luce del sole, filtrata dalle veneziane, metteva in evidenza la polvere nell\u2019aria\u201d. Con una descrizione in perfetto stile noir, Walter ci presenta gli interni della villa. Poltrone e divani un po\u2019 pacchiani e antiquati (nel romanzo di James M. Cain, da cui il film \u00e8 tratto, viene aggiunto anche \u201cma avevano un aspetto accogliente, come se la gente ci si sedesse davvero\u201d), qualche foto incorniciata, un acquario con dei pesci rossi e un tavolo in legno, ma soprattutto ombre dritte e oblique, alternate da luci con le medesime caratteristiche, che si stagliano su muri e volti dei protagonisti. Qui i due hanno il loro primo incontro, intriso di seduzione e pericolo, e sempre qui ne avranno altri, uno per suggellare il loro crimine e infine l\u2019ultimo per l\u2019inevitabile resa dei conti. L\u2019appartamento di Walter \u00e8 ben diverso, ma non nello spirito. Un divano e una cucina sfornita dell\u2019essenziale se non del whiskey, come ci si aspetta che sia la \u201ctana\u201d di uno scapolo, buona per dormire e risolvere qualche grattacapo del lavoro oppure organizzare un omicidio. Gli interni anche in questo caso ci riportano allo Chateau Marmont: sono stati realizzati prendendo come riferimento la camera che un tempo Billy Wilder aveva l\u00ec riservata.<\/p>\n<p>Viale del tramonto<\/p>\n<p data-journey-content=\"true\" data-node-id=\"13\" class=\"css-6wxqfj emevuu60\">Per trama e storico catastale, \u00e8 ancora pi\u00f9 significativa un\u2019altra villa, cio\u00e8 quella di Viale del tramonto (Sunset Boulevard, 1950) film nuovamente diretto da Billy Wilder e ambientato sempre a Los Angeles. \u201cEra un rudere. Aveva l\u2019aria di una di quelle vecchie gentil donne decadute cariche di antichi veli sdruciti e di cianfrusaglie fuori moda che vivono isolate dal mondo fra i fantasmi di un passato fastoso\u201d. Il protagonista, nonch\u00e9 narratore, nel descrivere la magione che si trova di fronte ci presenta anche il personaggio di Norma Desmond, la proprietaria di quel rudere. William Holden interpreta Joe Gillis, uno sceneggiatore fallito, braccato dai creditori e sul punto di lasciare Hollywood. Invece di scappare dalla citt\u00e0, una gomma a terra della sua macchina lo porta a diventare \u201costaggio\u201d di una vecchia stella del cinema muto, al 10086 di Sunset Boulevard, che diventer\u00e0 per lui una \u201cprigione\u201d. Otto camere da letto per gli ospiti, vasche in ogni bagno, soffitti provenienti dal Portogallo, un cinema privato, scale in marmo e pavimenti con piastrelle lucidate (scivolose s\u00ec, ma ideali per il valzer, come ricorda Madame Norma Desmond citando Rodolfo Valentino).<\/p>\n<p data-journey-content=\"true\" data-node-id=\"16\" class=\"css-6wxqfj emevuu60\">Una costruzione solenne e in rovina, con piscina e campo da tennis ormai da molti anni in disuso, un luogo tagliato fuori dalla realt\u00e0 e dal tempo, come la sua proprietaria. La villa che vediamo nel film \u00e8 realmente esistita, non nella celebre Sunset Boulevard, da cui il nome del film, bens\u00ec al 641 di South Irving Boulevard e l\u00ec rimase fino a quando non venne demolita nel 1957. Fu costruita nel 1922 su commissione di William Oscar Jenkins per soddisfare il suo capriccio di avere la casa pi\u00f9 imponente di Los Angeles, tuttavia venne abitata solo per un anno. Poi, per un decennio, fu abbandonata e gli venne attribuito un soprannome sinistro: \u201cPhantom house\u201d. Fu quindi acquistata dal miliardario J. Paul Getty per poi finire in un accordo divorziale con una delle sue ex mogli la quale affitt\u00f2 quindi la villa alla Paramount con l\u2019obbligo per gli studios di costruire una piscina. La major utilizz\u00f2 la propriet\u00e0 per Viale del tramonto e cinque anni dopo fece lo stesso la Warner Bros. per le riprese di un altro film passato alla storia: Giovent\u00f9 bruciata.<\/p>\n<p>Il terzo uomo<\/p>\n<p data-journey-content=\"true\" data-node-id=\"19\" class=\"css-6wxqfj emevuu60\">Infine, per concludere questa breve rassegna noir, spostiamoci in Europa, a <a href=\"https:\/\/www.elledecor.com\/it\/arte\/a66091156\/vienna-contemporary-fiera-arte\/\" target=\"_blank\" data-vars-ga-outbound-link=\"https:\/\/www.elledecor.com\/it\/arte\/a66091156\/vienna-contemporary-fiera-arte\/\" data-vars-ga-ux-element=\"Hyperlink\" data-vars-ga-call-to-action=\"Vienna\" data-node-id=\"19.1\" class=\"body-link css-15fjk10 emevuu60\" rel=\"nofollow noopener\">Vienna<\/a>, nel secondo dopoguerra, per un altro classico del genere, cio\u00e8 Il terzo uomo (The Third Man, 1949). Diretto da Carol Reed, scritto da Graham Greene (che poi ne ricav\u00f2 un libro) con protagonista Joseph Cotten affiancato da Orson Welles nel ruolo del misterioso Harry Lime. La storia \u00e8 all\u2019apparenza semplice, ma nasconde un enigma in piena luce: uno scrittore statunitense visita la capitale austriaca occupata dalle forze alleate per incontrare un amico, ma al suo arrivo scopre che questo \u00e8 morto e che in realt\u00e0 era un criminale senza scrupoli. La frase pi\u00f9 celebre del film \u00e8 anche la migliore espressione della logica sprezzante di Harry Lime: \u201cIn Italia, per trent\u2019anni, sotto i Borgia, ci furono guerre, terrore, omicidi, carneficine, ma vennero fuori Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento. In <a href=\"https:\/\/www.elledecor.com\/it\/lifestyle\/a69259616\/sulle-alpi-un-accampamento-militare-romano-2000-ac\/\" target=\"_blank\" data-vars-ga-outbound-link=\"https:\/\/www.elledecor.com\/it\/lifestyle\/a69259616\/sulle-alpi-un-accampamento-militare-romano-2000-ac\/\" data-vars-ga-ux-element=\"Hyperlink\" data-vars-ga-call-to-action=\"Svizzera\" data-node-id=\"19.7\" class=\"body-link css-15fjk10 emevuu60\" rel=\"nofollow noopener\">Svizzera<\/a> non ci fu che amore fraterno, ma in cinquecento anni di quieto vivere e di pace che cosa ne \u00e8 venuto fuori? L\u2019orologio a cuc\u00f9\u201d.<\/p>\n<p data-journey-content=\"true\" data-node-id=\"22\" class=\"css-6wxqfj emevuu60\">Il terzo uomo \u00e8 stato girato a <a href=\"https:\/\/www.elledecor.com\/it\/arte\/a42215725\/kunsthistorisches-museum-vienna\/\" target=\"_blank\" data-vars-ga-outbound-link=\"https:\/\/www.elledecor.com\/it\/arte\/a42215725\/kunsthistorisches-museum-vienna\/\" data-vars-ga-ux-element=\"Hyperlink\" data-vars-ga-call-to-action=\"Vienna\" data-node-id=\"22.2\" class=\"body-link css-15fjk10 emevuu60\" rel=\"nofollow noopener\">Vienna<\/a> e la sua trama \u00e8 strettamente legata al luogo e al periodo storico. Anche se vediamo in diverse occasioni due istituzioni cittadine come il Caf\u00e9 Mozart e l\u2019Hotel Sacher, non sono loro gli ambienti che pi\u00f9 colpiscono e che caratterizzano il film. Le macerie degli edifici distrutti che invadono le strade, gli interni in stile barocco dei pochi palazzi ancora in piedi, la Riesenrad (cio\u00e8 la ruota panoramica del Wiener Prater), le scale, i corridoi, i vicoli e soprattutto le fogne. Ognuno di questi ha una funzione narrativa importante, sottolineata dalle celebri \u201cdutch angles\u201d, le inquadrature oblique che portarono Robert Krasker, direttore della fotografia del film, a vincere un Oscar. <strong data-node-id=\"22.4\">La trama e i vicoli della citt\u00e0 <\/strong>sono un labirinto percorso dalle ombre taglienti dei protagonisti che si rincorrono sino al finale in uno degli inseguimenti pi\u00f9 famosi della storia del cinema attraverso le fogne viennesi. Tuttavia, l\u2019iconica sequenza, con l\u2019inquadratura della sagoma di Orson Welles braccato nei tunnel dalla polizia militare, non \u00e8 stata interamente girata a Vienna come il resto del film. Condizioni avverse e aria irrespirabile convinsero la produzione a completare le riprese in studio, a Londra. Oltre a problemi logistici, ci fu anche il rifiuto di Welles stesso, il quale gir\u00f2 solo poche scene nei veri sotterranei (sostituito anche da una controfigura per alcune di queste) fino a quando la situazione divenne per lui insostenibile: \u201cNon posso lavorare in una fogna, vengo dalla California!\u201d. Il noir \u00e8 legato a tal punto a questi ambienti che basterebbe un frame per identificare film e genere: <strong data-node-id=\"22.6\">il salotto de La fiamma del peccato, la piscina di Viale del tramonto, il tunnel de Il terzo uomo.<\/strong> Architetture narrative che mettono in scena il richiamo seduttivo del pericolo, climax simbolo di un cinema forse ormai perduto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Non \u00e8 un thriller. Non \u00e8 un dramma. 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