{"id":223240,"date":"2025-11-20T01:17:11","date_gmt":"2025-11-20T01:17:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/223240\/"},"modified":"2025-11-20T01:17:11","modified_gmt":"2025-11-20T01:17:11","slug":"la-nuova-fiction-con-lino-guanciale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/223240\/","title":{"rendered":"la nuova fiction con Lino Guanciale"},"content":{"rendered":"<p>\u201cLe libere donne\u201d, nuova serie evento di Rai 1 coprodotta da Rai Fiction ed Endemol Shine Italy, riporta in primo piano la storia di <a href=\"https:\/\/www.raicultura.it\/letteratura\/articoli\/2018\/12\/Mario-Tobino-io-medico-di-manicomio-80c2cbbc-c5d5-4e1c-9cb1-49061b24b985.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Mario Tobino<\/a>, psichiatra e scrittore, e delle donne rinchiuse nel manicomio di Maggiano, vicino Lucca, negli anni Quaranta e Cinquanta.<\/p>\n<p>Diretta da Michele Soavi e tratta dal romanzo autobiografico \u201c<a href=\"https:\/\/www.amazon.it\/libere-donne-Magliano-Mario-Tobino\/dp\/8804773278\/?tag=libreriamo-21\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Le libere donne di Magliano<\/a>\u201d, la serie \u00e8 composta da sei episodi distribuiti in tre prime serate su Rai 1, con messa in onda prevista nella seconda met\u00e0 del 2025 e disponibilit\u00e0 in streaming su RaiPlay.<\/p>\n<p>Al centro del racconto c\u2019\u00e8 <a href=\"https:\/\/www.mymovies.it\/persone\/lino-guanciale\/190099\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Lino Guanciale<\/a>, chiamato a interpretare Tobino: non un \u201ceroe buono\u201d, ma un medico \u201cumano\u201d e \u201cdiverso\u201d che, in un sistema violento e patriarcale quale che era quello del manicomio, aveva a cuore la dignit\u00e0 delle sue pazienti \u2014 donne che, alle volte, avevano come colpa unica colpa quella di essere \u201ctroppo libere\u201d in un tempo sbagliato e potevano essere fatte passare per pazze.<\/p>\n<p>Dal romanzo al set: Tobino, Magliano e la psichiatria al femminile<br \/>\nUn diario di corsia che diventa fiction<\/p>\n<p>Pubblicato nel 1953, \u201cLe libere donne di Magliano\u201d \u00e8 un romanzo-diario costruito a partire dalle cartelle cliniche e dall\u2019esperienza diretta di Tobino nel reparto femminile dell\u2019ospedale psichiatrico di Maggiano (ribattezzato \u201cMagliano\u201d nella finzione).<\/p>\n<p>Il libro racconta la vita in manicomio negli anni in cui la parola \u201cfollia\u201d era usata come etichetta: donne depresse, erotizzate, aggressive, mistiche, ma anche semplicemente \u201cscomode\u201d, rinchiuse perch\u00e9 fuori dalle regole di genere.<\/p>\n<p>Tobino le osserva, le ascolta, ne registra i deliri e le fragilit\u00e0, ma soprattutto mette in discussione lo sguardo normale: \u201cOgni creatura umana ha la sua legge\u2026 \u00e8 stolto crederci superiori perch\u00e9 una persona si muove percossa da leggi a noi ignote\u201d.<\/p>\n<p>La fiction mantiene questo nucleo: secondo le anticipazioni, la serie segue Mario Tobino negli anni della Seconda Guerra Mondiale, mentre lavora in un manicomio femminile toscano dove le pazienti sono state spesso internate non tanto per una malattia \u201coggettiva\u201d, quanto per aver oltrepassato i margini stretti concessi alle donne dell\u2019epoca.<\/p>\n<p>Dai colli di Lucca al Forlanini<\/p>\n<p>Per restituire atmosfera e verit\u00e0, la produzione ha lavorato nei luoghi reali di Tobino: una parte delle riprese si \u00e8 svolta all\u2019ex ospedale psichiatrico di Maggiano e nel territorio lucchese; altre scene sono state girate a Roma, in particolare all\u2019ospedale Carlo Forlanini, struttura monumentale oggi dismessa, usata per ricreare gli interni asettici e gelidi del manicomio anni \u201840.<\/p>\n<p>Il risultato, stando ai reportage dal set, \u00e8 un ambiente visivo in cui il marmo freddo, i corridoi vuoti e le grandi camerate parlano da soli: un manicomio come istituzione totale, chiusa su se stessa ma circondata da una campagna viva e indifferente \u2013 proprio come nel libro.<\/p>\n<p>Di cosa parla \u201cLe libere donne\u201d: un manicomio, molte prigioni<br \/>\nUn medico in trincea<\/p>\n<p>La serie \u00e8 ambientata in Toscana durante la Seconda Guerra Mondiale. Al centro c\u2019\u00e8 il dottor Mario Tobino (Lino Guanciale), psichiatra progressista che lavora nel manicomio femminile di Maggiano. Il suo compito ufficiale \u00e8 curare, ma il contesto \u00e8 quello di una medicina ancora intrisa di pratiche coercitive: camicie di forza, docce gelate, elettroshock, isolamento, in anni in cui gli psicofarmaci non sono ancora disponibili.<\/p>\n<p>Tobino si trova cos\u00ec in trincea, come sottolinea Guanciale nelle interviste: \u00e8 chiamato a contenere corpi e deliri con il proprio corpo, la propria voce, la propria capacit\u00e0 di ascolto. E, soprattutto, a resistere a un sistema che preferisce sedare e nascondere piuttosto che capire.<\/p>\n<p>Donne \u201ctroppo libere\u201d per essere accettate<\/p>\n<p>Le pazienti del manicomio sono il vero cuore narrativo. La fiction insiste su un punto: non tutte sono \u201cpazze\u201d, molte sono semplicemente \u201ctroppo libere, troppo scomode per essere accettate\u201d in una societ\u00e0 patriarcale.<\/p>\n<p>Fra loro spicca Margherita Lenzi, interpretata da Grace Kicaj: una giovane ereditiera internata dal marito e dalla suocera, vittima di violenza domestica e di una societ\u00e0 che preferisce chiuderla in manicomio piuttosto che mettere in discussione l\u2019ordine familiare. L\u2019attrice ha descritto Margherita come una donna \u201cforte e fragile insieme\u201d, animata da una paura che spesso \u00e8 scambiata per instabilit\u00e0, ma guidata da un coraggio ostinato, dal desiderio di libert\u00e0 e dalla capacit\u00e0 di creare legami affettivi salvifici.<\/p>\n<p>La serie non costruisce solo un \u201ccaso clinico\u201d, ma una galleria di volti femminili: donne internate perch\u00e9 erotiche, perch\u00e9 troppo religiose, perch\u00e9 ribelli, perch\u00e9 depresse. La follia diventa il nome che il potere d\u00e0 a ci\u00f2 che non capisce o non controlla.<\/p>\n<p>Lino Guanciale: interpretare Tobino oggi<br \/>\nCome si costruisce uno psichiatra \u201cfuori epoca\u201d<\/p>\n<p>Per Lino Guanciale, abituato a figure come Ricciardi o altri protagonisti di fiction popolari, Mario Tobino \u00e8 una sfida diversa: \u00e8 un personaggio realmente esistito, con un peso storico e scientifico. L\u2019attore racconta di essersi preparato parlando a lungo con Isabella Tobino, nipote dello psichiatra e direttrice della Fondazione Mario Tobino, e tornando sui testi originali.<\/p>\n<p>Nelle sue parole, Tobino \u00e8 \u201cuno psichiatra di riferimento, molto avanti sui metodi rispetto all\u2019epoca in cui lavorava\u201d, un medico curioso degli esseri umani, entusiasta nonostante i limiti strutturali del sistema manicomiale.<\/p>\n<p>La recitazione di Guanciale si gioca su questa tensione: da un lato l\u2019uomo del suo tempo, che lavora dentro un\u2019istituzione totalizzante e ne sperimenta dall\u2019interno le regole; dall\u2019altro un medico che cerca di aprire spiragli di umanit\u00e0 con gesti minimi \u2013 una mano sulla spalla, una parola diversa, uno sguardo che non si limita a diagnosticare ma riconosce.<\/p>\n<p>\u201cUna fiction necessaria\u201d<\/p>\n<p>Guanciale ha definito \u201cLe libere donne\u201d un progetto \u201cnecessario\u201d, sottolineando come i manicomi siano stati \u201ccentri di grande complicit\u00e0 con le ingiustizie perpetrate da una mentalit\u00e0 patriarcale durissima da scalfire\u201d.<\/p>\n<p>Il suo videomessaggio all\u2019Italian Global Series Festival va oltre la promozione: \u00e8 quasi un piccolo manifesto. L\u2019attore invita in particolare gli uomini a confrontarsi con questa storia, a riconoscere quante cose siano cambiate e quante continuino a somigliare, in forme pi\u00f9 sottili, a quella violenza sistemica che rinchiudeva le donne \u201cdifficili\u201d dietro il cancello di un manicomio.<\/p>\n<p>In questo senso, la performance di Guanciale non \u00e8 solo l\u2019interpretazione di un medico, ma l\u2019assunzione \u2013 anche pubblica \u2013 di una responsabilit\u00e0: usare la fiction popolare per riaprire un discorso su patriarcato, salute mentale e memoria.<\/p>\n<p>Un cast corale per raccontare un luogo di confine<br \/>\nLe altre figure chiave<\/p>\n<p>Attorno a Guanciale si muove un cast corale che sottolinea la natura \u201cdi ensemble\u201d della serie:<\/p>\n<ul>\n<li>Grace Kicaj \u00e8, come detto, Margherita Lenzi, paziente centrale nel percorso del protagonista;<\/li>\n<li>Fabrizio Biggio, in un inedito ruolo drammatico, interpreta il dottor Guido Anselmi, giovane medico idealista, affascinato da Tobino ma anche intrappolato nei protocolli dell\u2019epoca;<\/li>\n<li>Gaia Messerklinger veste i panni di Paola Levi, ex compagna di Tobino e ora staffetta partigiana, figura che rimette il protagonista di fronte alle scelte politiche e affettive del proprio tempo.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Accanto a loro, una costellazione di personaggi: infermiere, suore, altre pazienti, colleghi pi\u00f9 rigidi. \u00c8 attraverso questo coro che la serie prova a restituire la complessit\u00e0 del manicomio: non solo luogo di reclusione, ma anche microcosmo dove la guerra, la povert\u00e0, la religione e il patriarcato si intrecciano.<\/p>\n<p>La regia di Michele Soavi<\/p>\n<p>La regia \u00e8 affidata a Michele Soavi, nome legato in passato all\u2019horror gotico italiano (\u201cLa chiesa\u201d, \u201cLa setta\u201d, \u201cDellamorte Dellamore\u201d), ma che negli ultimi anni ha firmato molte fiction Rai di successo (\u201cAdriano Olivetti \u2013 La forza di un sogno\u201d, \u201cRocco Schiavone\u201d, \u201c<a href=\"https:\/\/libreriamo.it\/intrattenimento\/makari-fiction-rai-romanzi-gialli\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">M\u00e0kari<\/a>\u201d, \u201cBlanca\u201d).<\/p>\n<p>Qui Soavi mette la sua sensibilit\u00e0 visiva al servizio di una storia civile: i corridoi del manicomio, le camerate, gli spazi esterni della Toscana diventano un set quasi metafisico, sospeso tra bellezza naturale e violenza istituzionale. \u00c8 un terreno perfetto per lavorare su luci, ombre e vuoti come elementi narrativi, pi\u00f9 che decorativi.<\/p>\n<p>Le libere donne tra romanzo e serie: cosa pu\u00f2 dare al pubblico di oggi<br \/>\nDalla denuncia alla memoria attiva<\/p>\n<p>Quando \u201cLe libere donne di Magliano\u201d usc\u00ec in libreria, nel 1953, mancava ancora un quarto di secolo alla legge Basaglia che avrebbe chiuso i manicomi in Italia. Il libro era, gi\u00e0 allora, una forma di denuncia sottile, un modo per raccontare dall\u2019interno un sistema che separava i \u201cmatti\u201d dai \u201cnormali\u201d e che spesso usava il ricovero come discarica sociale.<\/p>\n<p>La fiction, oggi, pu\u00f2 fare un passo in pi\u00f9: trasformare quella denuncia in memoria condivisa, portandola non solo nelle biblioteche, ma nelle prime serate di Rai 1. Far vedere, con volti, corpi e dialoghi, che cosa significava vivere da internata, da medico, da infermiera in un manicomio femminile negli anni Quaranta.<\/p>\n<p>Una storia di donne, ma non solo \u201cper donne\u201d<\/p>\n<p>\u201cLe libere donne\u201d parla di donne rinchiuse: mogli internate dai mariti, figlie considerate \u201cisteriche\u201d, orfane senza tutela. Ma il rischio della \u201cstoria di donne per un pubblico femminile\u201d qui viene esplicitamente smentito dal progetto stesso.<\/p>\n<p>Guanciale lo dice chiaramente: \u00e8 una serie che interpella anche e soprattutto gli uomini, chiamandoli a interrogarsi su come la cultura patriarcale continui a pesare sulla libert\u00e0 femminile e sul modo in cui definiamo \u201cnormale\u201d o \u201cdeviante\u201d un comportamento.<\/p>\n<p>Guardare \u201cLe libere donne\u201d significa chiedersi quante delle logiche che vediamo in manicomio \u2013 la medicalizzazione del dissenso, l\u2019uso del linguaggio clinico per zittire \u2013 sopravvivono in forme diverse oggi?<\/p>\n<p>Ma anche quali sono, nel presente, le \u201cnuove Magliano\u201d in cui finiscono le persone troppo scomode, troppo fragili, troppo fuori schema?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u201cLe libere donne\u201d, nuova serie evento di Rai 1 coprodotta da Rai Fiction ed Endemol Shine Italy, riporta&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":223241,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1444],"tags":[203,204,1537,90,89,253],"class_list":{"0":"post-223240","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-tv","8":"tag-entertainment","9":"tag-intrattenimento","10":"tag-it","11":"tag-italia","12":"tag-italy","13":"tag-tv"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115579390820152139","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/223240","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=223240"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/223240\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/223241"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=223240"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=223240"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=223240"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}