{"id":223406,"date":"2025-11-20T04:05:21","date_gmt":"2025-11-20T04:05:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/223406\/"},"modified":"2025-11-20T04:05:21","modified_gmt":"2025-11-20T04:05:21","slug":"40-secondi-interviste-e-recensione-del-film-di-vincenzo-alfieri-con-francesco-gheghi-e-justin-de-vivo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/223406\/","title":{"rendered":"\u201840 secondi\u2019: interviste e recensione del film di Vincenzo Alfieri con Francesco Gheghi e Justin De Vivo"},"content":{"rendered":"<p>Dopo aver visto 40 secondi, capisci che da adesso in poi sar\u00e0 molto difficile raccontare certe storie, prescindendo da questo film. Almeno in Italia. Il regista Vincenzo Alfieri trova, con cura e coraggio, un cinema che si richiama, in chiave personale e originale, alla cinematografia di Gus Van Sant. \u00abLo ammetto, il suo Elephant \u00e8 un po\u2019 il peccato originale\u00bb, confessa lo sceneggiatore Giuseppe G. Stasi, che ha firmato il film con il regista. \u00abVincenzo cercava questo, ricreare la noia della provincia in cui le vite di tutti sono intersecate in una matassa inestricabile. La sua intuizione, a mio parere, di raccontarla con questo stile e questa prospettiva \u00e8 stata la chiave della forza di questo film\u00bb.<\/p>\n<p>Un lavoro che sovverte l\u2019impostazione del libro omonimo di Federica Angeli da cui \u00e8 ispirato \u2013 \u00abAnche se\u00bb, interviene Alfieri, \u00ab\u00e8 un libro-inchiesta che ci \u00e8 servito per ricostruire al meglio la dinamica del reato\u00bb. \u00abPer\u00f2 \u00e8 vero che inizia proprio con la descrizione della giornata tipo\u00bb, ribadiscono entrambi, \u00abcome le attivit\u00e0 criminose dei gemelli Bianchi che sono contemporanee allo stacco dal turno di notte di Willy\u00bb.<\/p>\n<p>40 secondi (presentato in concorso alla Festa di Roma, dove ha ricevuto il Premio speciale della giuria per il cast, e in uscita nelle sale il 19 novembre) non \u00e8 cinema civile, non \u00e8 quello sguardo giudicante e bidimensionale su un delitto insopportabile che altri avrebbero fatto. Prende un fatto dolorosamente accaduto e mai metabolizzato \u2013 nell\u2019anteprima commovente e vibrante a Colleferro, qualche giorno fa, davanti a un pubblico squassato da quell\u2019omicidio, forse ci si \u00e8 riusciti per la prima volta \u2013 e racconta una comunit\u00e0 intera. In cui non ci sono gradi di separazione tra vittima e carnefici, in cui \u00e8 un territorio intero ad essere avvelenato dalla violenza impastata all\u2019indolenza, dal senso del possesso che diventa ossessione, dalla microcriminalit\u00e0 che \u00e8 malattia cronica e degenerativa del vivere civile quotidiano. Non si raccontano i mostri, ma le sabbie mobili di comunit\u00e0 come ce ne sono troppe (per certi versi nelle immagini di questo film possiamo riconoscere il bellissimo libro di Daniele Vicari Emanuele nella battaglia) in questo Paese.<\/p>\n<p>\u00abSiamo due figli della provincia\u00bb, continua lo sceneggiatore, \u00abe conosciamo bene ci\u00f2 che abbiamo raccontato. E poi tutti pensano ai tre protagonisti, gli assassini e la vittima, ma ci sono molte persone e avvenimenti collegati a quei 40 secondi. Soprattutto uscendo dalla cronaca, che peraltro ha fatto molti errori\u00bb. \u00ab40 secondi sono quelli\u00bb, riprende il regista nell\u2019incontro al Linea d\u2019Ombra Festival, \u00abche ci hanno messo i gemelli Bianchi ad arrivare, uccidere quel ragazzo e andarsene. Willy non era un eroe, ma uno che ha fatto la cosa giusta perch\u00e9 per lui era naturale che fosse cos\u00ec. Volevamo strappare Willy al racconto che si \u00e8 fatto di vittima sacrificale ed eroica per restituirlo alla vita, grazie a Justin De Vivo. Tornare con il cast a Colleferro per l\u2019anteprima \u00e8 stato forte: all\u2019inizio ci sentivamo come lo straniero nel saloon, poi abbiamo sentito una forte commozione, come se finalmente si riuscisse ad affrontare quel dolore collettivo\u00bb.<\/p>\n<p>Il film, che con una grammatica radicalmente diversa, ma con uno spirito affine, segue il lavoro che la Eagle Pictures e Roberto Proia hanno iniziato con Il ragazzo dai pantaloni rosa (e infatti nelle proiezioni per le scuole si sono gi\u00e0 raggiunti 25mila studenti) sul racconto di una generazione dimenticata finora dal cinema italiano, una generazione squassata dal bullismo come dal disagio violento. Senza soluzioni preconfezionate, ma indagando nelle verit\u00e0 scomode di \u00abragazzi, ce l\u2019hanno raccontato gli amici di Willy\u00bb, prosegue Stasi, \u00abche vivevano spesso serate al limite tra Colleferro e Artena. Una movida avvelenata, come quella sera, dal catcalling che viene combattuto da uomini che non difendono la dignit\u00e0 femminile ma solo la propria possessivit\u00e0 nei confronti del corpo femminile. Allora quella tragedia semplicemente accese una luce, non a caso ruppe l\u2019omert\u00e0 verso quella violenza endemica fino a quel momento sopportata. Tutti testimoniarono, in quella piazza\u00bb.<\/p>\n<p>E cos\u00ec il personaggio di Francesco Di Leva, l\u2019uomo delle forze dell\u2019ordine che decide di risolvere tutto non con la forza ma con la ragionevolezza, diventa la bussola morale del film. \u00abUna sorta di Tommy Lee Jones in Non \u00e8 un paese per vecchi\u00bb, prosegue Stasi. \u00ab\u00c8 uno che non riconosce pi\u00f9 il suo posto, ma sa come evitare che una tragedia diventi una strage. Lui \u00e8 l\u2019esempio delle brave persone esasperate dalla violenza, dalla banalit\u00e0 del male, che conoscono bene ma a cui decidono di reagire\u00bb.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1011260\" class=\"size-full wp-image-1011260\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/40-secondi-di-leva.jpg\" alt=\"\" width=\"710\"  \/><\/p>\n<p id=\"caption-attachment-1011260\" class=\"wp-caption-text\">Francesca Di Leva (al centro) in una scena del film. Foto: Eagle Pictures<\/p>\n<p>Una scrittura scarna e visiva, la loro \u2013 \u00abCi ha aiutato essere due registi, abbiamo scritto solo scene che si possono girare\u00bb \u2013, ma tesa e affilata, che ti inchioda alla poltrona. E alle tue responsabilit\u00e0, perch\u00e9 nessuno pu\u00f2 davvero sentirsi assolto in una vicenda cos\u00ec. \u00abNoi amiamo molto la scrittura strutturata\u00bb, osserva Alfieri, \u00abma questa volta abbiamo seguito singole frasi, intuizioni, emozioni, facendoci trascinare da ci\u00f2 che scoprivamo e palleggiandoci di pancia e di cuore scene e dialoghi. Seguendo, anche in modo anti-narrativo \u2013 perch\u00e9 la vita \u00e8 anti-narrativa \u2013 singoli personaggi, e dedicando a sei di loro un capitolo che ci consentisse pi\u00f9 punti di vista\u00bb.<\/p>\n<p>Tutto nasce probabilmente da quando proprio il cineasta ha incontrato questa storia. \u00abIl 2020 fu letteralmente invaso da notizie sul Covid e su Willy. Due cose che furono anche messe in relazione. Si parl\u00f2 di rabbia giovane scaturita dalla clausura in casa. All\u2019epoca, forse come tutti, mi domandai spesso perch\u00e9 fosse morto. Cosa era successo veramente? Quanto di vero ci stava dicendo la stampa? Chi era Willy?\u00bb. Domande semplici, ma le uniche da fare, mentre i media davano tutt\u2019altre risposte, e spesso sbagliate. Mentre si faceva facile e pelosa sociologia, c\u2019era chi guardava oltre. \u00abQuando mi \u00e8 stato proposto di scrivere un film sulla sua morte, inizialmente ero reticente. Non capivo cosa mi potesse spingere. Quale sarebbe stato il mio punto di vista. In qualche modo, sembrava essere una storia quasi troppo semplice per il grande schermo, una storia di cui le persone sapevano gi\u00e0 tutto. E non potevo essere pi\u00f9 in errore. Perch\u00e9 questa storia parla soprattutto di ragazzi qualunque. Non \u00e8 una storia criminale, ma di dolore. Una storia di persone come tutti noi. Da piccolo ho frequentato posti difficili, e conosco il valore terribile dell\u2019inevitabilit\u00e0. Un concetto che mi ha sempre tormentato. Anche nei miei film precedenti in qualche modo\u00bb.<\/p>\n<p>Ma la rivoluzione, quello che forse \u00e8 stato il seme di questo viaggio cinematografico e antropologico, \u00e8 un altro. \u00abQualcosa \u00e8 cambiato dentro di me\u00bb, continua Alfieri, \u00abanche come autore, dopo essere diventato padre, cosa che mi ha fatto conoscere il valore dell\u2019educazione e la paura della perdita. Studiando la vicenda ho capito che nessuno sa veramente cosa sia successo, e che tante cose sono state dette ma in pochi hanno colto l\u2019anima di Willy e della vicenda. Quindi ecco di cosa ho voluto parlare: di ragazzi e delle loro fragilit\u00e0 che, per un terribile scherzo del destino, si incontrano e si intrecciano nell\u2019arco di 24 ore in un crescendo di tensioni\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abInoltre, essendo cresciuto con film come Ritorno dal nulla, Cristiana F. \u2013 Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino e Elephant\u00bb, prosegue, \u00abho imposto da subito a me stesso un taglio quasi documentaristico, un racconto visivamente scarno di velleit\u00e0 registiche, e una recitazione che fosse verit\u00e0 assoluta. Ecco perch\u00e9 era importante per me lo street casting, perch\u00e9 solo con persone vere avrei potuto raccontare una verit\u00e0. Ci sono voluti molti mesi per trovare Willy e tanti altri ruoli, ma alla fine sono convinto di aver ottenuto ci\u00f2 che cercavo. Ma ho scelto anche diversi attori-spalle ai provini, ed era inevitabile per me avere anche dei professionisti, attori che per\u00f2 riuscissero a rientrare in un registro vocale simile ai non-attori, per non creare differenze nello spettatore\u00bb. Un cast non solo in stato di grazia, ma capace di amalgamarsi nonostante le diverse estrazioni sociali e artistiche. \u00abSono profondamente grato per la partecipazione e per l\u2019amore per il progetto di talenti come Francesco Di Leva, Sergio Rubini, Francesco Gheghi, Maurizio Lombardi, Beatrice Puccilli e Chiara Celotto\u00bb. E poi con emozione dice che \u00abmi sento come se fossi all\u2019opera prima, tante sono state le sfide e le scelte\u00bb.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1011259\" class=\"size-full wp-image-1011259\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/40-secondi-alfieri.jpg\" alt=\"\" width=\"710\"  \/><\/p>\n<p id=\"caption-attachment-1011259\" class=\"wp-caption-text\">Vincenzo Alfieri sul set con Francesco Gheghi. Foto: Eagle Pictures<\/p>\n<p>Willy Monteiro Duarte \u00e8 morto nella notte del 5 settembre 2020, ma solo cinque anni dopo, in un film, ha trovato giustizia. Pi\u00f9 che nel tribunale che ha consegnato ai suoi assassini solo un altro palcoscenico in cui sfogare la loro prepotenza criminale. Pi\u00f9 della giustizia degli uomini ha potuto quella dell\u2019arte, che ha saputo raccontare un Male annidato in giornate tutte uguali. Il Male che, con un accurato uso e studio del corpo, ha saputo restituire in tutto il suo squallore quotidiano, nella sua meschinit\u00e0 ben poco epica, nella sua vigliaccheria, un grande Francesco Gheghi. Giovanissimo e gi\u00e0 autore di prove straordinarie (pensate a Mani nude di Mauro Mancini o a Familia di Francesco Costabile, il film scelto per rappresentare l\u2019Italia ai prossimi Oscar), \u00e8 tra i tanti che dovrebbero concorrere per importanti riconoscimenti in questo film, se il cinema italiano avr\u00e0 abbastanza memoria nei prossimi mesi. \u00abNon era facile prendersi un ruolo cos\u00ec, se uno pensa alla carriera\u00bb, confessa. \u00abMa se pensi al percorso artistico che vuoi, allora non puoi avere dubbi. Vivo in una ricerca costante che mi faccia crescere come interprete, a livello attoriale ed estetico. Mi piace trasformarmi, lavorare sui costumi, sul fisico, sul trucco e parrucco, sui dettagli, come ho fatto in questo caso: il tic e la balbuzie in origine non esistevano. Non mi vergogno a dire che ho persino una dieta per ogni personaggio, perch\u00e9 siamo quello che mangiamo, e plasmare il fisico aiuta a costruire il personaggio. Mi diverte allontanarmi da me, anche quando si arriva in angoli cos\u00ec bui\u00bb. E tornando alla scrittura, di cui abbiamo dibattuto con gli sceneggiatori, sottolinea come \u00abil testo lavora sul corpo, ecco perch\u00e9 leggo e rileggo quasi ossessivamente lo script. Era ancora pi\u00f9 necessario in questo caso, perch\u00e9 il film era scritto perfettamente e dovevamo essere perfetti anche noi per comunicare l\u2019incomunicabilit\u00e0 sociale e generazionale che racconta drammaticamente quest\u2019opera. Maurizio, il ragazzo che interpreto, la rappresenta in modo esemplare, per questo ho cercato dentro di me certe dinamiche che conosco, come Vincenzo. Sono dei Castelli, conosco certe periferie, certi automatismi\u00bb.<\/p>\n<p>40 secondi\u00a0ha anche questo dentro. Non ti permette di rimanere terzo rispetto alla storia, che tu la stia raccontando o che tu la stia guardando. Sei dentro, te la senti addosso, ti riconosci. E per questo \u00e8 un film cos\u00ec potente, implacabile, terribilmente bello.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Dopo aver visto 40 secondi, capisci che da adesso in poi sar\u00e0 molto difficile raccontare certe storie, prescindendo&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":223407,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1442],"tags":[132750,203,454,204,1537,90,89,1521],"class_list":{"0":"post-223406","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-film","8":"tag-40-secondi","9":"tag-entertainment","10":"tag-film","11":"tag-intrattenimento","12":"tag-it","13":"tag-italia","14":"tag-italy","15":"tag-movies"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115580051611015334","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/223406","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=223406"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/223406\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/223407"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=223406"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=223406"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=223406"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}