{"id":223464,"date":"2025-11-20T05:07:12","date_gmt":"2025-11-20T05:07:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/223464\/"},"modified":"2025-11-20T05:07:12","modified_gmt":"2025-11-20T05:07:12","slug":"trump-rimette-in-riga-israele-e-detta-le-regole-per-il-futuro-della-palestina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/223464\/","title":{"rendered":"Trump rimette in riga Israele, e detta le regole per il futuro della Palestina"},"content":{"rendered":"<p>La risoluzione votata marted\u00ec dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha introdotto tre svolte nello scenario israelo-palestinese. Tutte da ascrivere a inedite scelte di portata storica assunte da Donald Trump. Scelte definite da un vertice che dirige la politica mediorientale americana, che affianca le strutture dell\u2019amministrazione. Un team che \u00e8 composto da un inglese, Tony Blair \u2013 che ha fornito un contributo determinante quanto a valutazione negativa della leadership palestinese, ma al contempo ha imposto una visione progressista sul trattamento della popolazione di Gaza \u2013 e da due privati cittadini, i miliardari americani Steve Witkoff e Jared Kushner, che hanno dato prova di doti non solo diplomatiche, ma anche strategiche (Kushner soprattutto, che pu\u00f2 essere definito il vero tessitore degli Accordi di Abramo).<\/p>\n<p>La prima novit\u00e0 \u00e8 che per la prima volta da decenni non solo gli Stati Uniti non oppongono il veto in sede di Consiglio di Sicurezza a una risoluzione che propone uno Stato palestinese, anzi proprio questo \u00e8 lo sbocco finale dell\u2019intera risoluzione da loro proposta.<\/p>\n<p>Un fine espresso in termini prudentissimi, con un verbo condizionale di enorme rilevanza: \u00abLe condizioni potrebbero esserci per un percorso credibile verso l\u2019autodeterminazione e la sovranit\u00e0 palestinese\u00bb. Nei fatti, prima di arrivare allo Stato palestinese, si introduce anche la necessit\u00e0 di una riforma della Autorit\u00e0 nazionale palestinese, oltre a essere ribadita la condizione necessaria del disarmo di Hamas.<\/p>\n<p>Naturalmente questo \u00e8 un duro colpo sotto la cintura sferrato da Donald Trump a un Benjamin Netanyahu che sperava invece di avere trovato in lui il presidente americano pi\u00f9 vicino alle sue posizioni, e che ha ribadito il suo no deciso a qualsiasi ipotesi di Stato palestinese. Intanto, il suo alleato Itamar Ben Gvir, per capire a quali livelli sono arrivati lo sconcerto e l\u2019irritazione d\u2019Israele, ha proposto che per reazione alla risoluzione Onu il Mossad uccida Abu Mazen. Mai la politica israeliana era caduta cos\u00ec in basso.<\/p>\n<p>Resta il fatto che con la svolta impressa dalla risoluzione 2803, qualsiasi governo israeliano non potr\u00e0 pi\u00f9 sottrarsi alla volont\u00e0 non gi\u00e0 dell\u2019Onu, ma del presidente americano in prima persona, di esperire tutti i pur prudenti e cauti passi per arrivare a uno Stato di Palestina. Il tutto, va detto, introducendo un elemento nuovo: la necessit\u00e0 di un percorso di \u201cdecantazione\u201d, di sospensione della sovranit\u00e0 su Gaza. Un concetto innovativo opposto a quella fretta tutta ideologica che ebbe invece Condoleeza Rice nel 2006 quando volle che si tenessero subito elezioni politiche col risultato di consegnare la vittoria nella Striscia ad Hamas. Di elezioni in Palestina nella risoluzione non si fa cenno, e non se ne parler\u00e0 per lungo tempo.<\/p>\n<p>Come arrivare a rendere inoffensivo Hamas resta una questione aperta e pi\u00f9 che scabrosa, ma la politica dei piccoli, piccolissimi, passi intrapresa dal team negoziale americano si sta dimostrando positiva. Quello che conta \u00e8 che, per la prima volta nella storia, \u00e8 stabilito un mandato Onu alla forza militare multinazionale che deve prendere il controllo del territorio di Gaza.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 uno dei non pochi schiaffi a Israele contenuti nella risoluzione. I tentennamenti di tanti Paesi arabi nell\u2019inviare i propri militari a Gaza hanno trovato la rassicurazione pi\u00f9 alta.<\/p>\n<p>La seconda novit\u00e0 di assoluto rilievo \u00e8 che l\u2019Onu riconosce formalmente agli Stati Uniti un ruolo di interlocuzione e di mediazione, per la definizione di questo \u00abpercorso credibile\u00bb verso lo Stato di Palestina: \u00abGli Stati Uniti avvieranno un dialogo tra Israele e i palestinesi per concordare un orizzonte politico per una coesistenza pacifica e prospera\u00bb. Dunque, un padrinato americano formale, un intervento diretto sulle due parti per zittire gli estremismi. Intervento che include anche l\u2019inedita precondizione di una riforma dell\u2019Autorit\u00e0 nazionale palestinese, tanto indispensabile quanto impopolare in sede Onu.<\/p>\n<p>Il combinato disposto di questi elementi, tra l\u2019altro, formalizza l\u2019emarginazione dell\u2019Europa da qualsiasi intervento sulla crisi. \u00c8 questa la fine ingloriosa dello sterile Quartetto per il Medio Oriente (Onu, Stati Uniti, Russia, Unione europea) del 2002, e la presa d\u2019atto dell\u2019ennesimo fallimento non solo di Bruxelles. Questo \u00e8 accaduto perch\u00e9 \u00e8 stata sconfitta e comunque si \u00e8 rivelata del tutto irrilevante la strategia di alcuni leader europei come Emmanuel Macron e Keir Starmer \u2013 non di Friedrich Merz e di Giorgia Meloni \u2013 di procedere a tambur battente al riconoscimento dello Stato di Palestina. Una strategia sterile, alla quale Donald Trump ha contrapposto un accordo quadro con i principali Paesi arabi. Accordo quadro che ha concluso la tregua nella Striscia, liberato gli ostaggi israeliani, e ha avuto il suo sbocco, appunto, nella approvazione della risoluzione 2803 che ha visto non casualmente gli Stati europei fare solo da spettatori.<\/p>\n<p>Ma la novit\u00e0 pi\u00f9 consistente \u00e8 che l\u2019Onu, per la prima volta dal 1967, su richiesta americana, assegna la sovranit\u00e0 temporanea \u2013 si vedr\u00e0 quanto \u2013 della Striscia di Gaza a un\u2019autorit\u00e0 internazionale, il Board of Peace, di cui faranno parte anche un rappresentante cinese e uno russo, che sar\u00e0 presieduto da Donald Trump. Un ennesimo schiaffo a Israele, nella tabella di marcia disegnata dagli americani.<\/p>\n<p>Sullo sfondo immediato di questa risoluzione naturalmente c\u2019\u00e8 l\u2019adesione dell\u2019Arabia Saudita agli Accordi di Abramo, oggetto del contemporaneo vertice con Mohammed bin Salman alla Casa Bianca, nel corso del quale sono sicuramente stati trattati anche consistenti interessi e investimenti personali del presidente americano.<\/p>\n<p>Sicuramente, il reggente saudita, custode dei Luoghi Santi, non ha intenzione di fare questo passo strategico e di assoluta valenza storica, con Netanyahu come interlocutore. Non glielo permettono gli eccessi indubitabili commessi nella conduzione della guerra di Gaza e soprattutto gli alleati che il premier israeliano si \u00e8 scelto, tanto per lui indispensabili quanto del tutto impresentabili per il loro razzismo antiarabo.<\/p>\n<p>\u00c8 probabile quindi che da questo vertice Donald Trump debba trarre ulteriori elementi che portano la sua amministrazione a sperare in un cambio di maggioranza a Gerusalemme.<\/p>\n<p>Il tutto, con un ulteriore tema spinoso. Una delle condizioni cogenti poste da Mohammed bin Salman al presidente americano per rinnovare e rendere pi\u00f9 completa l\u2019alleanza, e per proseguire sulla strada degli Accordi di Abramo, \u00e8 l\u2019acquisto saudita dei caccia americani F35.<\/p>\n<p>Anche questo \u00e8 un ennesimo colpo basso contro Israele. Fa crollare infatti uno dei caposaldi della dottrina militare dello Stato ebraico, sinora condiviso da Washington e adesso smentito: la netta superiorit\u00e0 aerea della aviazione israeliana in tutto il Medio Oriente. Inoltre, come specifica un inedito documento allarmato delle Forze Armate israeliane, questa nuova fornitura ai sauditi pu\u00f2 mettere in discussione i tempi e i modi della fornitura a Israele degli stessi F35 e dei costosi e indispensabili pezzi di ricambi da parte della Lockheed.<\/p>\n<p>Ma, anche su questo fronte, Netanyahu \u00e8 costretto a incassare il colpo nello stomaco sferrato da Donald Trump. Con spregiudicatezza machiavellica, infatti, Mohammed bin Salman, che non \u00e8 uno sprovveduto, ricevendo in pompa magna a Riyad il 7 dicembre 2022 Xi Jinping, e firmando un accordo di interscambio per trenta miliardi di dollari, ha fatto comprendere agli Stati Uniti che \u00e8 pronto a entrare nell\u2019area di influenza della Cina, se gli Stati Uniti non accederanno alle sue richieste. Una minaccia credibile che spinge Trump a cedere alle richieste saudite, ben sapendo che Israele non ha al riguardo grandi spazi negoziali.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La risoluzione votata marted\u00ec dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha introdotto tre svolte nello scenario israelo-palestinese.&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":223465,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[160],"tags":[14,164,165,7673,166,7,15,11,167,12,168,161,162,163],"class_list":{"0":"post-223464","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-mondo","8":"tag-cronaca","9":"tag-dal-mondo","10":"tag-dalmondo","11":"tag-medio-oriente","12":"tag-mondo","13":"tag-news","14":"tag-notizie","15":"tag-ultime-notizie","16":"tag-ultime-notizie-di-mondo","17":"tag-ultimenotizie","18":"tag-ultimenotiziedimondo","19":"tag-world","20":"tag-world-news","21":"tag-worldnews"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115580295320039719","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/223464","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=223464"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/223464\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/223465"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=223464"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=223464"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=223464"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}