{"id":223579,"date":"2025-11-20T07:18:17","date_gmt":"2025-11-20T07:18:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/223579\/"},"modified":"2025-11-20T07:18:17","modified_gmt":"2025-11-20T07:18:17","slug":"la-chiave-del-perche-i-malati-di-alzheimer-non-riconoscono-piu-i-propri-affetti-potrebbe-essere-nelle-reti-neuronali-alanews","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/223579\/","title":{"rendered":"La chiave del perch\u00e9 i malati di Alzheimer non riconoscono pi\u00f9 i propri affetti potrebbe essere nelle reti neuronali &#8211; alanews"},"content":{"rendered":"<p data-start=\"856\" data-end=\"1499\">La perdita della capacit\u00e0 di riconoscere familiari, amici e caregiver \u00e8 uno degli aspetti pi\u00f9 duri dell\u2019<strong data-start=\"960\" data-end=\"973\">Alzheimer<\/strong>, un distacco progressivo che modifica il rapporto tra la persona e il suo mondo affettivo. Ora un team dell\u2019Universit\u00e0 della Virginia indica un possibile motivo: il deterioramento delle <strong data-start=\"1160\" data-end=\"1182\">reti perineuronali<\/strong>, strutture che rivestono e proteggono i neuroni del cervello. Lo studio, condotto finora sui topi, suggerisce un collegamento diretto tra il danneggiamento di queste reti e la perdita della cosiddetta memoria sociale, aprendo una strada nuova e inattesa anche verso l\u2019uso di farmaci gi\u00e0 esaminati per altre malattie.<\/p>\n<p>Cosa accade nelle reti del cervello quando si perde la memoria sociale e perch\u00e9 questa scoperta pu\u00f2 cambiare il modo di vedere l\u2019Alzheimer<\/p>\n<p data-start=\"1649\" data-end=\"2396\">I ricercatori ricordano che oggi oltre <strong data-start=\"1688\" data-end=\"1713\">55 milioni di persone<\/strong> nel mondo convivono con l\u2019Alzheimer, una cifra destinata a crescere sensibilmente nei prossimi anni. Nonostante i progressi scientifici, molti meccanismi rimangono ancora poco chiari, soprattutto per quanto riguarda il motivo per cui chi \u00e8 colpito dalla malattia smette, in modo improvviso e doloroso, di riconoscere i volti cari. Il team dell\u2019Universit\u00e0 della Virginia era gi\u00e0 noto per aver individuato l\u2019importanza delle <strong data-start=\"2137\" data-end=\"2159\">reti perineuronali<\/strong>, strutture reticolari che circondano alcuni neuroni come una sorta di armatura biologica. Il loro ruolo \u00e8 cruciale: proteggono le cellule nervose e contribuiscono alla capacit\u00e0 del cervello di formare, trattenere e rafforzare i ricordi.<\/p>\n<p data-start=\"2398\" data-end=\"3073\">In chi convive con l\u2019Alzheimer, queste reti risultano alterate. Gli studiosi hanno osservato che, quando le reti si indeboliscono, i neuroni perdono una parte della loro stabilit\u00e0 e non riescono pi\u00f9 a elaborare correttamente i segnali necessari a riconoscere volti familiari. Questo tipo di memoria, chiamata <strong data-start=\"2707\" data-end=\"2726\">memoria sociale<\/strong>, non coincide con la memoria degli oggetti: \u00e8 una funzione specifica, radicata in circuiti cerebrali profondi che gestiscono relazioni, riconoscimento e familiarit\u00e0 emotiva. L\u2019autrice Lata Chaunsali sottolinea che la perdita di questa memoria non \u00e8 casuale, ma collegata a un deterioramento strutturale che avrebbe finalmente un nome e una forma.<\/p>\n<p data-start=\"3075\" data-end=\"3718\">Per capire se il fenomeno fosse davvero legato alle reti perineuronali, i ricercatori hanno studiato topi con difetti intenzionali in queste strutture. Gli animali erano in grado di imparare informazioni nuove sugli oggetti dell\u2019ambiente, ma perdevano la capacit\u00e0 di ricordare gli altri topi con cui interagivano. Lo schema ricalca quello osservato nei pazienti: prima si deteriora il riconoscimento degli affetti, poi il resto della memoria. Per gli studiosi questo \u00e8 un risultato importante perch\u00e9 indica un cambiamento fisico e riconoscibile, una sorta di \u201cfirma\u201d biologica di una delle perdite pi\u00f9 dolorose vissute dai malati di Alzheimer.<\/p>\n<p data-start=\"3720\" data-end=\"4143\">Harald Sontheimer, autore senior della ricerca, ha definito questa scoperta un \u201cobiettivo completamente nuovo\u201d, perch\u00e9 permette di osservare una porzione della malattia che finora era rimasta in ombra. E soprattutto offre un punto concreto da cui partire per capire se alcuni trattamenti siano in grado di rallentare la degenerazione delle reti e, di conseguenza, ritardare o limitare la perdita del riconoscimento sociale.<\/p>\n<p data-start=\"3720\" data-end=\"4143\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-258437\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/AA1BZhVN.jpg\" alt=\"\" width=\"1200\" height=\"800\"  \/><\/p>\n<p>La speranza arriva da farmaci gi\u00e0 esistenti: cosa sono gli inibitori della MMP e come potrebbero proteggere i ricordi pi\u00f9 importanti<\/p>\n<p data-start=\"4287\" data-end=\"4868\">Per verificare se fosse possibile evitare il deterioramento delle reti perineuronali, gli studiosi hanno scelto un approccio sorprendente: utilizzare farmaci gi\u00e0 in fase di studio per <strong data-start=\"4471\" data-end=\"4481\">tumori<\/strong> e <strong data-start=\"4484\" data-end=\"4495\">artrite<\/strong>, appartenenti alla categoria degli <strong data-start=\"4531\" data-end=\"4554\">inibitori della MMP<\/strong>. Questi medicinali vengono studiati per la loro capacit\u00e0 di limitare l\u2019azione di enzimi che degradano vari tessuti. L\u2019intuizione del team \u00e8 che lo stesso meccanismo, applicato alle reti perineuronali, potesse rallentarne la distruzione e offrire una sorta di protezione ai neuroni coinvolti nella memoria sociale.<\/p>\n<p data-start=\"4870\" data-end=\"5468\">I risultati ottenuti sui topi hanno mostrato un effetto incoraggiante: gli animali trattati con questi farmaci presentavano una degradazione significativamente ridotta delle reti perineuronali e mantenevano una maggiore capacit\u00e0 di riconoscere altri individui. Non si tratta di una cura, n\u00e9 di una soluzione immediata, ma di un segnale forte che indica una direzione scientifica concreta. Il fatto che si utilizzino farmaci gi\u00e0 in fase di sperimentazione accelera potenzialmente i tempi della ricerca, perch\u00e9 parte della valutazione sulla sicurezza \u00e8 gi\u00e0 stata affrontata in altri contesti clinici.<\/p>\n<p data-start=\"5470\" data-end=\"6134\">Il parallelismo tra la degenerazione osservata nei topi e quella registrata nel cervello umano suggerisce che il meccanismo alla base della perdita della memoria sociale potrebbe essere simile. Tuttavia i ricercatori insistono sulla necessit\u00e0 di ulteriori indagini: capire come, quanto e quando intervenire \u00e8 una questione delicata. Prima di arrivare alle sperimentazioni sugli esseri umani sar\u00e0 necessario verificare dosaggi, effetti collaterali, durata dell\u2019effetto protettivo e compatibilit\u00e0 con altri trattamenti gi\u00e0 esistenti. Sontheimer stesso sottolinea che \u201cserviranno pi\u00f9 studi sulla sicurezza e sull\u2019efficacia prima di pensare a un\u2019applicazione clinica\u201d.<\/p>\n<p data-start=\"6136\" data-end=\"6603\">Nonostante la cautela, lo studio apre una prospettiva che non esisteva prima: l\u2019idea che sia possibile intervenire su una parte precisa della struttura neuronale per difendere i ricordi pi\u00f9 intimi, quelli che definiscono le relazioni tra le persone. Per molti ricercatori questo rappresenta uno dei primi spiragli reali per comprendere come proteggere la memoria sociale, una funzione che spesso svanisce quando i pazienti e le loro famiglie ne avrebbero pi\u00f9 bisogno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La perdita della capacit\u00e0 di riconoscere familiari, amici e caregiver \u00e8 uno degli aspetti pi\u00f9 duri dell\u2019Alzheimer, un&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":223580,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[175],"tags":[239,1537,90,89,240],"class_list":{"0":"post-223579","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-salute","8":"tag-health","9":"tag-it","10":"tag-italia","11":"tag-italy","12":"tag-salute"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115580810510178851","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/223579","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=223579"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/223579\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/223580"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=223579"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=223579"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=223579"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}