{"id":223779,"date":"2025-11-20T10:33:11","date_gmt":"2025-11-20T10:33:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/223779\/"},"modified":"2025-11-20T10:33:11","modified_gmt":"2025-11-20T10:33:11","slug":"a-bologna-ce-chi-prova-a-ridurre-i-danni-del-crack-alice-facchini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/223779\/","title":{"rendered":"A Bologna c\u2019\u00e8 chi prova a ridurre i danni del crack &#8211; Alice Facchini"},"content":{"rendered":"<p>Nel campo da basket al centro di piazza dell\u2019Unit\u00e0, a Bologna, ci sono alcuni ragazzini che si sfidano in una partita tre contro tre. Un signore con la coppola \u00e8 seduto a guardarli, mentre poco lontano una coppia discute animatamente. Nel cuore del quartiere Bolognina, dietro la stazione centrale, i volti dei ragazzi di seconda generazione si alternano a quelli di anziani che vivono nelle case popolari e di persone con problemi evidenti di tossicodipenza. Tra loro c\u2019\u00e8 Agata, che sta provando a lasciarsi la droga alle spalle, ma ammette che non \u00e8 facile: \u201cCon il crack basta fare un tiro e non ne puoi fare pi\u00f9 a meno: \u00e8 un piacere fortissimo, ti toglie dalle spalle tutto il peso che ti porti addosso\u201d.  <\/p>\n<p>Agata (nome di fantasia) \u00e8 nata in Polonia, sua madre era dipendente dall\u2019alcol. A dodici anni \u00e8 stata adottata da una famiglia di Milano. In Italia ha cominciato a sniffare colla, poi si \u00e8 avvicinata alle droghe sintetiche e infine all\u2019eroina. La cocaina e il crack sono arrivate in seguito. La dipendenza l\u2019ha spinta a dormire per strada e ad avere relazioni sentimentali precarie e spesso violente.  <\/p>\n<p>\u201cCon il crack non ti fermeresti mai, rubi, vendi qualsiasi cosa, anche te stessa, solo per un tiro. Una volta ho fumato per quattro giorni di fila finch\u00e9 non sono svenuta. Sono stata in coma tre giorni, poi avevo continui attacchi di panico. Ero a un bivio: potevo scegliere se continuare e morire, o provare a sopravvivere\u201d. Mi racconta tutto questo in una videochiamata. Avremmo dovuto vederci di persona, ma per due volte ha rimandato l\u2019appuntamento. \u00c8 un momento complicato per lei, ha cominciato un percorso di recupero ma non \u00e8 una strada semplice e spesso si ritrova ad avere delle ricadute.  <\/p>\n<p>La situazione in cui si trova Agata \u00e8 pi\u00f9 diffusa di quanto si creda. L\u2019<a href=\"https:\/\/www.politicheantidroga.gov.it\/it\/notizie-e-approfondimenti\/notizie\/relazione-annuale-al-parlamento-sul-fenomeno-delle-tossicodipendenze-in-italia\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">ultima relazione<\/a> del governo al parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze mostra che nel 2024 in Italia la cocaina e il crack sono state le droghe che pi\u00f9 di tutte hanno spinto le persone a rivolgersi ai servizi per le dipendenze: il 44 per cento rispetto al 31 per cento del 2015.  <\/p>\n<p>Provando a semplificare, si pu\u00f2 dire che le droghe si dividono in due grandi categorie: sedative e stimolanti. Il crack fa parte di questo secondo gruppo. \u00c8 un ricavato dalla cocaina, si presenta in cristalli, che vengono sciolti e assunti fumando. A caratterizzarlo \u00e8 anche la cosiddetta scena aperta, cio\u00e8 il consumo in strada, che avviene in particolare alcuni quartieri di grandi citt\u00e0, come il Quarticciolo a Roma, Ballar\u00f2 a Palermo, i Quartieri spagnoli a Napoli o Rogoredo a Milano.  <\/p>\n<p>Aree non sempre periferiche e in alcuni casi vicine ai centri storici, ma dove vivono molte persone con diverse fragilit\u00e0: economiche, psichiche, familiari. \u00c8 il caso della Bolognina.  <\/p>\n<p>A differenza degli Stati Uniti, dove la diffusione di questa droga risale alla met\u00e0 degli anni settanta nelle periferie nere e latine di New York e Detroit, in Italia il fenomeno \u00e8 relativamente nuovo e le istituzioni stanno sperimentando diverse strategie per affrontarlo.  <\/p>\n<p>\u201cDi solito chi comincia a usare crack assume gi\u00e0 cocaina, e quando si avvicina a questa nuova sostanza se ne innamora perch\u00e9 \u00e8 pi\u00f9 potente\u201d, spiega Marialuisa Grech, direttrice dell\u2019unit\u00e0 che si occupa di dipendenze all\u2019azienda unit\u00e0 sanitaria locale (Ausl) di Bologna. \u201cIl crack si diffonde soprattutto tra chi vive in strada o in alloggi di fortuna, e che spesso non ha documenti; ma anche tra chi una casa ce l\u2019ha, cos\u00ec come un discreto livello di scolarizzazione, un lavoro e una famiglia\u201d.  <\/p>\n<p>            Bologna, ottobre 2025. Il murale nella zona del mercato rionale Albani.<\/p>\n<p>            (Martino Lombezzi per Internazionale)<\/p>\n<p>Nel capoluogo dell\u2019Emilia-Romagna le persone dipendenti da crack in carico ai servizi per le dipendenze patologiche (Serdp) sono passate da 347 nel 2022 a 518 nel 2025. Un aumento del 49 per cento in tre anni. Pi\u00f9 di tre quarti sono uomini, con un\u2019et\u00e0 media di quarant\u2019anni. Il 74 per cento ha la cittadinanza italiana. \u201cLa dipendenza da crack \u00e8 molto potente\u201d, spiega Grech. \u201cL\u2019effetto \u00e8 subito molto forte, ma finisce in fretta e crea immediatamente il bisogno di riprovarlo. Di solito ci si sveglia gi\u00e0 in astinenza e il primo pensiero \u00e8 procurarsi i soldi per comprarsi la sostanza. Quando ci si riesce, la si consuma gi\u00e0 sapendo che poco dopo si sar\u00e0 punto e capo. Tutta la vita ruota attorno al crack\u201d.  <\/p>\n<p>Come si fa allora ad uscire da questa dipendenza? \u201cPer cominciare \u00e8 necessario che a volerlo sia la persona coinvolta, non esistono interventi forzati\u201d, spiega Grech. \u201cSi inizia con un ricovero in ospedale, dopodich\u00e9 si passa a un percorso ambulatoriale al Serdp o in comunit\u00e0. Bisogna per\u00f2 ricordare che la tossicodipendenza \u00e8 una patologia cronica, con molte ricadute: ci sono persone che non ne escono per tutta la vita, altre che trascorrono lunghi periodi senza, altre ancora che passano da una sostanza all\u2019altra. Anche chi smette porta sempre dentro di s\u00e9 la consapevolezza di avere una fragilit\u00e0\u201d.  <\/p>\n<p>Le persone che vivono in strada fanno pi\u00f9 fatica a chiedere aiuto, perch\u00e9 non hanno gli strumenti \u2013 economici, culturali, relazionali \u2013 per uscire dalla precariet\u00e0 e dalla dipendenza. Ecco perch\u00e9, oltre alle dieci strutture del Serdp nella citt\u00e0 metropolitana di Bologna, esistono anche dei servizi che lavorano direttamente in strada. \u201cChi consuma crack smette di desiderare tutto, tranne la sostanza: non beve, non mangia, non si lava, non dorme\u201d, spiega Marina Padula, coordinatrice dei servizi di prossimit\u00e0 dell\u2019azienda di servizi alla persona (Asp) del comune di Bologna. \u201cPer gli operatori \u00e8 difficile trovare un momento in cui la persona \u00e8 disposta a parlare e chiedere aiuto\u201d.  <\/p>\n<p>A Bologna esistono vari strumenti per intercettare i consumatori di strada: c\u2019\u00e8 un\u2019unit\u00e0 mobile del Serdp che si sposta in diversi punti della citt\u00e0; tra i servizi comunali c\u2019\u00e8 InStrada, l\u2019unit\u00e0 di strada gestita dal consorzio L\u2019arcolaio; e poi c\u2019\u00e8 Fuori binario, una struttura gestita dalla cooperativa Open group, dove le persone possono accedere liberamente, anche senza documenti. Si trova nel quartiere Bolognina, proprio alle spalle della stazione, in un cortile interno circondato da alti palazzi residenziali: il piccolo edificio rosso con il tetto a zigzag \u00e8 frequentato da persone senza una casa che fanno uso di sostanze. Qui possono usare il bagno, prendere dei vestiti, fare colazione o pranzare, partecipare a laboratori e attivit\u00e0. \u00c8 cos\u00ec che gli operatori riescono a guadagnarsi la loro fiducia e, in alcuni casi, a indirizzarli ai Serdp.  <\/p>\n<p>\u00c8 il caso di Giorgio (nome di fantasia), che ha 48 anni e da trenta fa uso di sostanze. \u201cLe droghe mi hanno distrutto la vita: ho perso il lavoro, la casa, da quattro anni non vedo mia figlia\u201d, racconta. Giorgio ha vissuto per strada, dormendo in edifici abbandonati o sotto i portici di Bologna. \u00c8 stato l\u00ec che ha cominciato a fumare crack. \u201cQuando lo fai, il cervello se ne va. Sono stato anche in carcere per colpa del crack, faresti di tutto per riuscire a comprarlo. Quando non ne hai pi\u00f9, pensi: \u00e8 gi\u00e0 finito? Non mangi, non dormi, le emozioni non esistono. Ero arrivato a un punto in cui mi sono detto: \u2018Signore, se devo vivere cos\u00ec, fammi morire\u2019\u201d.  <\/p>\n<p>            Bologna, ottobre 2025. A sinistra: la sede di Fuori binario. A destra: Giuseppe Ialacqua, coordinatore del centro.<\/p>\n<p>            (Martino Lombezzi per Internazionale)<\/p>\n<p>\u00c8 stato allora che Giorgio si \u00e8 rivolto al Serdp ed \u00e8 stato ricoverato per due settimane in una clinica. Oggi vive in affitto con la sua compagna, frequenta un corso professionale e nel frattempo lavora. \u201cHo trovato persone che mi hanno accolto e hanno creduto in me: questo mi ha dato fiducia\u201d.  <\/p>\n<p>Fino a qualche anno fa a consumare crack era solo chi sapeva \u201ccucinarlo\u201d, ossia prepararlo a partire dalla cocaina. Dal 2022, invece, il mercato \u00e8 stato invaso da crack \u201cgi\u00e0 cotto\u201d, che \u00e8 riuscito a conquistare molti grazie anche a prezzi competitivi. \u201cNegli ultimi anni si registra un aumento della povert\u00e0 estrema, che secondo noi spiega l\u2019aumento del consumo di crack\u201d, spiega Giuseppe Ialacqua, coordinatore di Fuori binario. \u201cIl crack ha dato un\u2019alternativa a chi non si poteva permettere la cocaina o non voleva sniffare sostanze\u201d.  <\/p>\n<p>Oggi per strada si trova a cinque euro per la cosiddetta \u201cfumata\u201d, la dose minima che si assume in una o due inalazioni. \u201cLe persone pensano di risparmiare, ma poi hanno bisogno di fumare molto spesso, anche ogni mezz\u2019ora\u201d, racconta Ialacqua. \u201cSpendono pi\u00f9 di cento euro al giorno senza accorgersene\u201d.  <\/p>\n<p>Molto meno diffusi sono invece i luoghi dove la sostanza si \u201ccucina\u201d. Un tempo erano punti di ritrovo e consumo, ma ora le persone fumano ovunque. Consumare crack in solitudine non fa che aumentare i rischi, perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 nessuno che pu\u00f2 prestare soccorso in caso di infarto o aggressione. Per fumare si usano bottiglie o lattine, che comportano l\u2019inalazione di microplastiche e spesso provocano ferite, aumentando il rischio di contrarre malattie.  <\/p>\n<p>Per contrastare tutto questo, oltre ai soliti servizi, da qualche mese a Bologna si sta provando la via della <a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/essenziale\/notizie\/luigi-mastrodonato\/2023\/01\/09\/sguardo-diverso-tossicodipendenza\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">riduzione del danno<\/a>: Fuori binario \u00e8 stata incaricata di distribuire pipe sterili monouso alle persone che assumono crack. La sperimentazione \u00e8 promossa dal comune e ha creato gi\u00e0 diverse polemiche, a livello locale e nazionale. Il ministro dei trasporti Matteo Salvini l\u2019ha definita una \u201cfollia\u201d.  <\/p>\n<p>Nello stessa Bologna, insieme a chi crede nelle politiche di riduzione del danno, c\u2019\u00e8 chi ritiene che la soluzione al problema sia invece un approccio securitario. A ottobre del 2024 la prefettura ha istituito tre zone rosse: nel quartiere Bolognina, nell\u2019area della stazione e nel vicino parco della Montagnola. L\u2019ordinanza permette di allontanare le persone gi\u00e0 denunciate per reati di spaccio, danneggiamento e contro la persona.  <\/p>\n<p>            Bologna, ottobre 2025. Il campo da basket in piazza dell\u2019Unit\u00e0.<\/p>\n<p>            (Martino Lombezzi per Internazionale)<\/p>\n<p>Molte associazioni per\u00f2 <a href=\"https:\/\/www.coalizionecivica.it\/controlli-e-profilazione-razziale-approvato-lordine-del-giorno-in-consiglio\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">denunciano<\/a> un\u2019aumento della profilazione razziale, visto che i controlli in strada riguardano in maggioranza persone straniere. Dopo un anno dall\u2019istituzione delle zone rosse il comune ha preso atto che lo spaccio non \u00e8 diminuito e ha presentato un <a href=\"https:\/\/bologna.repubblica.it\/cronaca\/2025\/09\/02\/news\/spaccio_droga_comune_bologna_dossier_procura_fallimento_zona_rossa_bolognina-424821064\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">dossier alla procura<\/a> denunciando la presenza di gruppi organizzati nigeriani.  <\/p>\n<p>Nel frattempo, gli abitanti della Bolognina lamentano un clima che dicono sia diventato pi\u00f9 difficile, con frequenti scippi, risse, persone che dormono negli scantinati. Uno dei punti cruciali del consumo \u00e8 il mercato rionale Albani, dove all\u2019ingresso campeggia un murale bianco, rosso e nero con la scritta \u201cCrack is wack\u201d, il crack \u00e8 una fregatura. Gli esercenti hanno inviato una <a href=\"https:\/\/bologna.repubblica.it\/cronaca\/2025\/09\/24\/news\/mercato_albani_bolognina_esercenti_sicurezza-424866671\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">lettera aperta<\/a> alle istituzioni denunciando intimidazioni, minacce e aggressioni.  <\/p>\n<p>Secondo gli attivisti del progetto di riduzione del danno Lab57, se ora tante persone usano sostanze in strada \u00e8 anche per colpa delle crescenti tendenze repressive e delle scelte politiche in citt\u00e0. \u201cPrima esisteva un drop-in, un punto di accoglienza dove le persone senza tetto potevano andare per riposare e fare una doccia, ma \u00e8 stato chiuso quindici anni fa\u201d, dicono. \u201cE poi c\u2019\u00e8 stata un\u2019ondata di sgomberi sia di edifici sia di centri sociali autogestiti. Alcuni questi, come il Livello 57 e poi XM24, davano alle persone informazioni, spazi e occasioni di socialit\u00e0\u201d. Quello che denunciano \u00e8 insomma che le persone pi\u00f9 fragili rischiano ancora di pi\u00f9 l\u2019isolamento e di finire per abbracciare qualche dipendenza.  <\/p>\n<p>Molte delle realt\u00e0 attive nel quartiere credono che non sia la militarizzazione delle strade a ridare ai cittadini un senso di sicurezza. \u201cIl disagio nasce dalla marginalizzazione dei ragazzi con background migratorio, da persone che restano senza casa pur avendo un lavoro e dai tagli ai servizi sul territorio\u201d, afferma Luca Simoni del collettivo Plat. \u201cGli interventi della polizia alimentano le narrazioni razziste in un quartiere dove ci sono tante persone con origini straniere\u201d, aggiungono gli attivisti del collettivo Bolognina come stai, che sta portando avanti periodiche assemblee con gli abitanti della zona. \u201cNoi invece vogliamo pi\u00f9 servizi e spazi per tutti e tutte\u201d.  <\/p>\n<p>Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo.<br \/>\n                Scrivici a: <a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/reportage\/alice-facchini\/2025\/11\/20\/mailto:posta@internazionale.it?subject=A Bologna c\u2019\u00e8 chi prova a ridurre i danni del crack\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">posta@internazionale.it<\/a>\n                <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Nel campo da basket al centro di piazza dell\u2019Unit\u00e0, a Bologna, ci sono alcuni ragazzini che si sfidano&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":223780,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[175],"tags":[132967,9549,239,1537,90,89,240,48060],"class_list":{"0":"post-223779","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-salute","8":"tag-alice-facchini","9":"tag-droghe","10":"tag-health","11":"tag-it","12":"tag-italia","13":"tag-italy","14":"tag-salute","15":"tag-tossicodipendenza"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115581577255645567","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/223779","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=223779"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/223779\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/223780"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=223779"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=223779"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=223779"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}