{"id":223909,"date":"2025-11-20T12:15:51","date_gmt":"2025-11-20T12:15:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/223909\/"},"modified":"2025-11-20T12:15:51","modified_gmt":"2025-11-20T12:15:51","slug":"come-la-mostra-di-parigi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/223909\/","title":{"rendered":"com&#8217;\u00e8 la mostra di Parigi"},"content":{"rendered":"<p>                        di<br \/>\n\t\t\t\t                    <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/178p_federico-giannini.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><br \/>\n                    Federico Giannini<\/a><br \/>\n                     (Instagram: <a href=\"https:\/\/instagram.com\/federicogiannini1\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">@federicogiannini1<\/a>), scritto il 19\/11\/2025<br \/>\n\t\t<br \/>Categorie:                 <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/16c_recensioni-mostre.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Recensioni mostre<\/a>                             \/ Argomenti: <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/arte-antica.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Arte antica<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/georges-de-la-tour.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Georges de la Tour<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/seicento.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Seicento<\/a> <\/p>\n<p>\n                A Parigi, il Mus\u00e9e Jacquemart-Andr\u00e9 porta in scena venti autografi e alcune novit\u00e0 critiche su Georges de La Tour, ma l\u2019allestimento compresso e il confronto implicito con la recente mostra di Milano evidenziano limiti e scelte non sempre all\u2019altezza. La recensione di Federico Giannini.            <\/p>\n<p>Una mostra su Georges de la Tour \u00e8 gi\u00e0 un evento ancor prima d\u2019aprire. E quella ch\u2019\u00e8 in corso da met\u00e0 settembre al Mus\u00e9e Jacquemart-Andr\u00e9 di Parigi (Georges de la Tour. Entre ombre et lumi\u00e8re) \u00e8 stata annunciata con qualche mese d\u2019anticipo e con tutto il tipico attrezzario retorico che accompagna un evento: l\u2019occasione unica, l\u2019eccezionalit\u00e0 d\u2019un qualcosa che non accadeva dal 1997, ovvero dalla data dell\u2019ultima mostra francese sull\u2019artista lorenese, la produzione ridotta e raramente esposta e via dicendo. Che la rassegna curata da Gail Feigenbaum e Pierre Curie rappresenti un\u2019occasione, \u00e8 fuor di dubbio: oggi conosciamo non pi\u00f9 d\u2019una quarantina di opere di Georges de la Tour, e al Jacquemart-Andr\u00e9 se ne possono vedere venti ritenute autografe dalla pi\u00f9 parte della critica, ma il numero cresce fin quasi a trenta se si considerano anche le opere dubbie, quelle che alcuni ritengono autografe e tanti altri no, le opere di bottega eseguite sotto l\u2019evidente sorveglianza del maestro e via dicendo. Chiunque s\u2019accenda di passione per i controluce di Georges de la Tour, per quelle fiammelle tenui che rischiarano teschi, santi, Maddalene e bambini che soffiano su braci incandescenti, non indugi e s\u2019imbarchi su di un mezzo per Parigi, ch\u00e9 l\u2019occasione di veder cos\u00ec tante opere del lorenese assieme \u00e8 una delle poche ragioni che sosterrebbero la possibilit\u00e0 di contemplare una visita. Lo dice anche lo stesso sito del Jacquemart-Andr\u00e9, che persuade l\u2019utente a visitare la mostra offrendogli tre solidi motivi: \u201cun evento unico\u201d, insistendo sul fatto che son quasi trent\u2019anni che in Francia non si vede tanta copia di lavori di La Tour, \u201csono riuniti pi\u00f9 di trenta capolavori\u201d (e s\u2019\u00e8 visto che non \u00e8 cos\u00ec, a meno che non si voglia riconsiderare il significato del termine \u201ccapolavoro\u201d) e la possibilit\u00e0 di \u201cscoprire uno dei pittori pi\u00f9 enigmatici del Grand Si\u00e8cle\u201d.<\/p>\n<p>Di per s\u00e9 la mostra, tolte alcune novit\u00e0 di cui si dar\u00e0 brevemente conto, ricalca senza capitali e irrinunciabili variazioni, e in piccolo, l\u2019impianto della rassegna ch\u2019era stata ospitata nel 2020 a Palazzo Reale, curata da Francesca Cappelletti e Thomas Salamon (Feigenbaum faceva allora parte del comitato scientifico). Certo: si dir\u00e0 che la conta degli autografi depone a favore del Jacquemart-Andr\u00e9, dacch\u00e9 a Milano il pubblico poteva contare su quattordici opere sicuramente del maestro, inclusi alcuni elementi che invece non si trovano a Parigi (la Rissa dei musici mendicanti, una delle pi\u00f9 intense presenze del catalogo di La Tour, o il Giovane che soffia su un tizzone di Digione), e doveva far a meno, per esempio, delle due versioni del San Girolamo, della Donna che si spulcia di Nancy, dei Mangiatori di piselli di Berlino o della Pentimento di san Pietro del Cleveland Museum of Art. Mostra milanese che, peraltro, non viene ricordata dagli apparati di sala di quella del Jacquemart-Andr\u00e9 che, anzi, nel tabellone con la cronologia installato sulla prima parete che si vede entrando nelle sale dedicate alle esposizioni temporanee, fissa al 1997-1998 \u201cl\u2019ultima grande retrospettiva dedicata a La Tour, al Grand Palais di Parigi\u201d, e\u00a0omette dunque di nominare quella di Palazzo Reale che, a ventitr\u00e9 anni di distanza, segnava comunque dei passi in avanti nelle ricerche sull\u2019artista, in particolare sui suoi rapporti con l\u2019Italia. E si dir\u00e0 anche che il pubblico, oggi, esce generalmente insoddisfatto da una mostra in cui le opere dell\u2019artista principale rappresentano una frazione minoritaria dell\u2019insieme del materiale esposto, poich\u00e9 in casi come questi si tende ad avere la percezione d\u2019un percorso diluito, d\u2019una brodaglia annacquata che tende a far affogare i pezzi per i quali s\u2019era pagato il biglietto. Se per\u00f2 si vuol credere che i titoli di merito d\u2019una mostra vadano anche al di l\u00e0 della quantit\u00e0 di pezzi da manuale che s\u2019\u00e8 in grado di far convenire in una data sede (sia un esempio la recente mostra su Caravaggio a Palazzo Barberini) e che il contesto abbia ancora una certa rilevanza, specialmente se l\u2019obiettivo dichiarato d\u2019una rassegna \u00e8 quello di \u201ccollocare la vita e l\u2019opera\u201d dell\u2019artista \u201cnel contesto pi\u00f9 ampio del caravaggismo europeo, in particolare l\u2019influenza dei caravaggisti francesi, lorenesi e olandesi\u201d, allora non si potr\u00e0 che convenire sulle debolezze d\u2019una mostra che, rispetto a quella di Milano, pecca proprio nel tentativo di ricostruire quegl\u2019intrecci che potrebbero aver portato in Francia temi, soggetti e modi della pittura caravaggesca, perch\u00e9 troppo scarno \u00e8 il materiale radunato dai curatori nelle sale per tentare una forma d\u2019inquadramento compiuta. Manca, per dire, un corposo affondo sui rapporti tra Georges de la Tour e i pittori olandesi e fiamminghi (Gerrit van Honthorst, Paulus Bor, Adam de Coster) che gli sono stati spesso avvicinati e che sono imprescindibili per avere idea della diffusione e dell\u2019impatto del caravaggismo in ambito nordico, cos\u00ec come manca, almeno nelle sale, un solido posizionamento rispetto agli eventuali rapporti di La Tour con l\u2019Italia. Qualche suggestione viene dal confronto tra uno dei capolavori di La Tour, il Denaro versato che arriva in prestito dalla Galleria Nazionale di Leopoli in Ucraina, e il Concerto di Jacques Le Clerc, artista ch\u2019era stato in Italia ad era tornato nella Francia natia nel 1622. Restano comunque gl\u2019interrogativi su come La Tour sia entrato in contatto con l\u2019arte di Caravaggio e su chi siano stati i suoi mediatori.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Allestimenti della mostra Georges de La Tour. Entre ombre et lumi\u00e8re. Foto: Culturespaces \/ Nicolas H\u00e9ron\" title=\"Allestimenti della mostra Georges de La Tour. Entre ombre et lumi\u00e8re. Foto: Culturespaces \/ Nicolas H\u00e9ron\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/allestimenti-mostra-georges-de-la-tour-1.jpg\" width=\"750\" height=\"500\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nAllestimenti della mostra Georges de La Tour. Entre ombre et lumi\u00e8re. Foto: Culturespaces \/ Nicolas H\u00e9ron&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Allestimenti della mostra Georges de La Tour. Entre ombre et lumi\u00e8re. Foto: Culturespaces \/ Nicolas H\u00e9ron\" title=\"Allestimenti della mostra Georges de La Tour. Entre ombre et lumi\u00e8re. Foto: Culturespaces \/ Nicolas H\u00e9ron\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/allestimenti-mostra-georges-de-la-tour-2.jpg\" width=\"750\" height=\"500\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nAllestimenti della mostra Georges de La Tour. Entre ombre et lumi\u00e8re. Foto: Culturespaces \/ Nicolas H\u00e9ron&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Allestimenti della mostra Georges de La Tour. Entre ombre et lumi\u00e8re. Foto: Federico Giannini\" title=\"Allestimenti della mostra Georges de La Tour. Entre ombre et lumi\u00e8re. Foto: Federico Giannini\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/allestimenti-mostra-georges-de-la-tour-3.jpg\" width=\"750\" height=\"422\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nAllestimenti della mostra Georges de La Tour. Entre ombre et lumi\u00e8re. Foto: Federico Giannini&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Allestimenti della mostra Georges de La Tour. Entre ombre et lumi\u00e8re. Foto: Federico Giannini\" title=\"Allestimenti della mostra Georges de La Tour. Entre ombre et lumi\u00e8re. Foto: Federico Giannini\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/allestimenti-mostra-georges-de-la-tour-4.jpeg\" width=\"750\" height=\"422\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nAllestimenti della mostra Georges de La Tour. Entre ombre et lumi\u00e8re. Foto: Federico Giannini&#13;<\/p>\n<p>Gli otto capitoli in cui \u00e8 divisa la mostra, s\u2019\u00e8 detto, non si discostano granch\u00e9 dalla suddivisione della mostra di Palazzo Reale, che come quella sul Jacquemart-Andr\u00e9 era stata sezionata su base tematica: \u00e8 forse l\u2019unico approccio possibile a una mostra su Georges de la Tour, artista di cui non si conoscono molte informazioni biografiche e la cui produzione, pur cos\u00ec scarna, affronta una quantit\u00e0 di soggetti ampia a sufficienza da giustificare una rassegna organizzata per temi. Lo svantaggio \u00e8 che alla fine risulta una mostra dalla scansione non cos\u00ec dissimile: ecco allora una prima sezione, La part sereine des t\u00e9n\u00e8bres, che serve a introdurre le atmosfere della sua arte, dopodich\u00e9 arrivano quelle sulla pittura degli ultimi, sugli apostoli di Albi, sulla flebile luce delle candele come \u201clume interiore\u201d, sulle \u201cnotti silenziose\u201d, per terminare con quella ch\u2019\u00e8 forse la porzione pi\u00f9 interessante della mostra, l\u2019unica attaccata a una cronologia, dedicata ai dipinti della fase estrema della carriera di La Tour, dove i curatori hanno raccolto un gruppo di dipinti che, tolto il San Giovanni Battista nel deserto che a Milano chiudeva da solo la mostra assieme al San Sebastiano curato da Irene, erano assenti da Palazzo Reale. E rispetto a quell\u2019occasione, peraltro, il San Sebastiano curato da Irene, a Milano esposto come autografo per\u00a0cui\u00a0\u00e8 tuttavia aperta\u00a0l\u2019eventualit\u00e0\u00a0che possa trattarsi di copia (nel catalogo, pur lasciando aperto il dubbio, Francesca Cappelletti suggeriva comunque che la qualit\u00e0 di questo dipinto \u201cporterebbe a ipotizzare che questa sia la versione apprezzata da Luigi XIII\u201d, ovvero l\u2019originale), la mostra del Jacquemart-Andr\u00e9 rompe qualunque indugio e decide di derubricare a d\u2019apr\u00e9s il dipinto del Mus\u00e9e des Beaux-Arts di Orl\u00e9ans che, ad ogni modo, gi\u00e0 prima figurava tra le opere pi\u00f9 dibattute del catalogo del lorenese.<\/p>\n<p>Si potrebbe cominciare proprio dall\u2019ultima sala per elencare le novit\u00e0 della mostra, a cominciare dalla Fillette au brasero, la ragazza col braciere ch\u2019era stata venduta da Lempertz a Colonia cinque anni fa esatti, il 10 dicembre del 2020, a 4 milioni e 340mila euro, commissioni incluse, e aveva fatto siglare il record in asta per l\u2019artista. Non \u00e8 un dipinto che prima non si conoscesse, dal momento che era stata esposta anche alla mostra del Grand Palais del 1997, ma la possibilit\u00e0 di vederla\u00a0adesso accanto al Ragazzo che soffia sulla pipa, altra opera dall\u2019autenticit\u00e0 discussa (al Jacquemart-Andr\u00e9 \u00e8 presentato come originale), rilancia\u00a0il dibattito sulla possibilit\u00e0 che i due dipinti\u00a0siano nati in pendant. Il vertice della mostra si tocca per\u00f2 nella sala precedente, la penultima, con l\u2019accostamento della Maddalena penitente della National Gallery (che a Milano, al contrario, apriva la mostra: le ripartizioni tematiche ovviamente aprono alla possibilit\u00e0 di trovare in fondo quello che prima era all\u2019inizio) e della Maddalena di Louis Finson esemplata sull\u2019originale caravaggesco. L\u2019idea dei curatori \u00e8 di far emergere, anzitutto, le differenze tra La Tour e Caravaggio, procedendo per contrasto: da una parte, dunque, l\u2019intimit\u00e0, il raccoglimento, l\u2019atteggiamento meditativo della Maddalena del lorenese, e dall\u2019altra l\u2019estasi, il trasporto, l\u2019abbandono, di quella del lombardo, caratteristiche che si colgono ovviamente anche nella copia di Finson (in mostra s\u2019ammira quella del Mus\u00e9e des Beaux-Arts di Marsiglia ch\u2019\u00e8 considerata una tra le pi\u00f9 antiche e tra le pi\u00f9 fedeli all\u2019originale, eseguita poco dopo la scomparsa di Caravaggio). Efficace, nella mostra del Jacquemart-Andr\u00e9, l\u2019insistenza sull\u2019intellettualismo di Georges de la Tour, il suo continuo rimandare a qualcos\u2019altro al di l\u00e0 d\u2019una superficie ch\u2019\u00e8 solo apparentemente descrittiva, ma che in realt\u00e0 \u00e8 tanto ambigua da render sfuggente persino l\u2019identificazione dei soggetti: il tema religioso, nella Maddalena, par quasi confondersi con la possibilit\u00e0 d\u2019una qualche apertura profana (la donna che medita davanti al teschio e alla candela potrebbe tranquillamente essere una personificazione della malinconia), e lo stesso ragionamento vale a maggior ragione per il Neonato del Mus\u00e9e des Beaux-Arts di Rennes che gli \u00e8 esposto a fianco, scena domestica senza particolari connotazioni che potrebbe esser letta anche come una rappresentazione della Madonna col Bambino e sant\u2019Anna.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Georges de La Tour, Il denaro versato (1625-1627 circa; olio su tela, 99 x 152 cm; Leopoli, Lviv National Art Gallery)\" title=\"Georges de La Tour, Il denaro versato (1625-1627 circa; olio su tela, 99 x 152 cm; Leopoli, Lviv National Art Gallery)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/georges-de-la-tour-il-denaro-versato.jpg\" width=\"750\" height=\"481\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nGeorges de La Tour, Il denaro versato (1625-1627 circa; olio su tela, 99 x 152 cm; Leopoli, Lviv National Art Gallery)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Georges de La Tour (copia da?), San Sebastiano curato da Irene (1640-1650 circa; olio su tela, 105 x 139 cm; Orl\u00e9ans, Mus\u00e9e des Beaux-Arts)\" title=\"Georges de La Tour (copia da?), San Sebastiano curato da Irene (1640-1650 circa; olio su tela, 105 x 139 cm; Orl\u00e9ans, Mus\u00e9e des Beaux-Arts)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/georges-de-la-tour-san-sebastiano-curato-da-irene.jpg\" width=\"750\" height=\"570\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nGeorges de La Tour (copia da?), San Sebastiano curato da Irene (1640-1650 circa; olio su tela, 105 x 139 cm; Orl\u00e9ans, Mus\u00e9e des Beaux-Arts)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Georges de La Tour, Giovane che soffia sulla pipa (1646; olio su tela, 70,8 x 61,5 cm; Tokyo, Fuji Art Museum)\" title=\"Georges de La Tour, Giovane che soffia sulla pipa (1646; olio su tela, 70,8 x 61,5 cm; Tokyo, Fuji Art Museum)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/georges-de-la-tour-giovane-pipa.jpg\" width=\"750\" height=\"853\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nGeorges de La Tour, Giovane che soffia sulla pipa (1646; olio su tela, 70,8 x 61,5 cm; Tokyo, Fuji Art Museum)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Georges de La Tour, Ragazza col braciere (1646-1648 circa; olio su tela, 76 x 55 cm; Abu Dhabi, Louvre Abu Dhabi)\" title=\"Georges de La Tour, Ragazza col braciere (1646-1648 circa; olio su tela, 76 x 55 cm; Abu Dhabi, Louvre Abu Dhabi)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/georges-de-la-tour-fillette-au-brasero.jpg\" width=\"750\" height=\"909\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nGeorges de La Tour, Ragazza col braciere (1646-1648 circa; olio su tela, 76 x 55 cm; Abu Dhabi, Louvre Abu Dhabi)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Georges de La Tour, Maddalena penitente (1635 - 1640; olio su tela, 113 x 92,7 cm; Washington, National Gallery of Art)\" title=\"Georges de La Tour, Maddalena penitente (1635 - 1640; olio su tela, 113 x 92,7 cm; Washington, National Gallery of Art)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/georges-de-la-tour-maddalena-penitente.jpg\" width=\"750\" height=\"887\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nGeorges de La Tour, Maddalena penitente (1635 &#8211; 1640; olio su tela, 113 x 92,7 cm; Washington, National Gallery of Art)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Louis Finson, Maddalena penitente (1612; olio su tela, 120 x 100 cm; Marsiglia, Mus\u00e9e des Beaux-Arts)\" title=\"Louis Finson, Maddalena penitente (1612; olio su tela, 120 x 100 cm; Marsiglia, Mus\u00e9e des Beaux-Arts)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/louis-finson-maddalena-penitente.jpg\" width=\"750\" height=\"953\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nLouis Finson, Maddalena penitente (1612; olio su tela, 120 x 100 cm; Marsiglia, Mus\u00e9e des Beaux-Arts)&#13;<\/p>\n<p>La novit\u00e0 sicuramente pi\u00f9 interessante della rassegna \u00e8 tuttavia il San Gregorio che s\u2019incontra verso la met\u00e0 dell\u2019itinerario di visita, nella sala che raduna gli apostoli del ciclo di Albi, insieme di dipinti che Georges de la Tour esegu\u00ec con tutta probabilit\u00e0 in serie per radunarli attorno a un\u2019immagine di Cristo secondo la tradizione spagnola dell\u2019apostolado, complesso decorativo che aveva il suo pi\u00f9 significativo precedente nella produzione di El Greco, di cui si conservano due apostolados completi (tutti e due a Toledo: uno nella Cattedrale e uno al Museo El Greco) e altri invece parziali o smembrati. Il San Gregorio \u00e8 stato recentemente scoperto dallo storico dell\u2019arte Nicolas Milovanovic nei depositi del Museu Nacional de Arte Antiga di Lisbona ed \u00e8 stato accostato agli apostoli che gi\u00e0 fanno parte del catalogo di La Tour (il confronto diretto, sulla stessa parete, \u00e8 col San Tommaso del Chrysler Museum di Norfolk in Virginia) essenzialmente per l\u2019impostazione frontale del soggetto, per la figura piramidale a mezzo busto, per l\u2019atteggiamento pensoso, per alcuni dettagli (le rughe pronunciate, per esempio, oppure le pieghe delle maniche). Dopo il restauro sono per\u00f2 emersi i dubb\u00ee sull\u2019autografia: lo stesso Milovanovic, all\u2019inizio quasi certo della paternit\u00e0 di Georges de la Tour, ha assunto una posizione pi\u00f9 cauta, dal momento che, a suo dire, l\u2019opera apparirebbe tecnicamente poco simile ai lavori noti di La Tour, per via della pittura troppo secca, le pennellate non abbastanza libere e fluide, i colori poco luminosi. Per queste ragioni, gli organizzatori hanno preferito evitare di prendere posizione contro oppure a favore: in mostra il pubblico trover\u00e0 l\u2019opera esposta come \u201cGeorges de la Tour o copia da?\u201d, con tanto di punto interrogativo, quasi che debba essere il visitatore a pronunciarsi sulla questione.<\/p>\n<p>Merita infine un cenno l\u2019ultima novit\u00e0 significativa, un San Giacomo maggiore emerso sul mercato nel giugno del 2023, andato in asta da Tajan a Parigi (\u00e8 stato venduto a 511mila euro, partendo da una stima di 100-150mila) e ritenuto opera di bottega, copia di un originale altrimenti sconosciuto e che per via dell\u2019atmosfera, del modo di trattare la luce, delle implicazioni spirituali del contenuto pu\u00f2 essere accostato alla Maddalena penitente della National Gallery. L\u2019opera del maestro, come detto, non ci \u00e8 nota: tuttavia, le dimensioni importanti di questa copia (un metro per quasi un metro e mezzo) e soprattutto la sua qualit\u00e0 si fanno da sole testimoni della rilevanza che il San Giacomo maggiore a oggi perduto doveva aver assunto nella produzione di La Tour. Il dipinto \u00e8 esposto in una sezione dedicata ai santi, chiamati in causa per dar conto del modo in cui La Tour esplorava \u201cle possibilit\u00e0 del notturno\u201d e dimostrava il suo interesse per la luce artificiale: si trovano qui le due versioni del Pentimento di san Pietro, l\u2019originale del Cleveland Museum of Art, dove il santo \u00e8 raffigurato vicino al gallo del racconto evangelico, con l\u2019aria sofferente di un uomo devastato dal rimorso, e la pi\u00f9 intima versione d\u2019atelier conservata al Mus\u00e9e Georges de la Tour di Vic-sur-Seille. A fare da pietre di paragone, la Negazione di san Pietro di Adam de Coster per introdurre il tema della circolazione sul mercato parigino antico di opere che potrebbero aver in qualche modo fornito spunto a La Tour, e il celebre San Girolamo di Palazzo Barberini ormai stabilmente assegnato al francese Trophime Bigot, convocati soprattutto per mostrare come questi cogitabondi notturni a lume di candela fossero diventati una sorta di specialit\u00e0 degli artisti nordici del tempo al punto da andare ad alimentare una \u201cscienza del simbolismo luminoso al servizio della spiritualit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Georges de La Tour, Il neonato (1645 circa; olio su tela, 77 x 92 cm; Rennes, Mus\u00e9e des Beaux-Arts)\" title=\"Georges de La Tour, Il neonato (1645 circa; olio su tela, 77 x 92 cm; Rennes, Mus\u00e9e des Beaux-Arts)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/georges-de-la-tour-nouveau-ne.jpg\" width=\"750\" height=\"618\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nGeorges de La Tour, Il neonato (1645 circa; olio su tela, 77 x 92 cm; Rennes, Mus\u00e9e des Beaux-Arts)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Georges de La Tour?, San Gregorio (1630 circa; olio su tela; Lisbona, Museu Nacional de Arte Antiga)\" title=\"Georges de La Tour?, San Gregorio (1630 circa; olio su tela; Lisbona, Museu Nacional de Arte Antiga)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/georges-de-la-tour-san-gregorio.jpg\" width=\"750\" height=\"1149\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nGeorges de La Tour?, San Gregorio (1630 circa; olio su tela; Lisbona, Museu Nacional de Arte Antiga)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Georges de La Tour, San Filippo (1625 circa; olio su tela, 63,5 x 53,3 cm; Norfolk, Chrysler Museum of Art)\" title=\"Georges de La Tour, San Filippo (1625 circa; olio su tela, 63,5 x 53,3 cm; Norfolk, Chrysler Museum of Art)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/georges-de-la-tour-san-filippo.jpg\" width=\"750\" height=\"899\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nGeorges de La Tour, San Filippo (1625 circa; olio su tela, 63,5 x 53,3 cm; Norfolk, Chrysler Museum of Art)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Bottega di Georges de La Tour, San Giacomo maggiore (1640-1645; olio su tela, 132 x 100 cm; Collezione privata)\" title=\"Bottega di Georges de La Tour, San Giacomo maggiore (1640-1645; olio su tela, 132 x 100 cm; Collezione privata)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/copia-da-la-tour-san-giacomo-maggiore.jpg\" width=\"750\" height=\"975\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nBottega di Georges de La Tour, San Giacomo maggiore (1640-1645; olio su tela, 132 x 100 cm; Collezione privata)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Georges de La Tour, Pentimento di san Pietro o Le lacrime di san Pietro (1645; olio su tela, 114 x 95 cm; Cleveland, Cleveland Museum of Art)\" title=\"Georges de La Tour, Pentimento di san Pietro o Le lacrime di san Pietro (1645; olio su tela, 114 x 95 cm; Cleveland, Cleveland Museum of Art)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/georges-de-la-tour-les-larmes-de-saint-pierre.jpg\" width=\"750\" height=\"921\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nGeorges de La Tour, Pentimento di san Pietro o Le lacrime di san Pietro (1645; olio su tela, 114 x 95 cm; Cleveland, Cleveland Museum of Art)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Adam de Coster, Negazione di Pietro (1625 circa; olio su tela, 109 x 131,5 cm; Amsterdam, Salomon Lilian)\" title=\"Adam de Coster, Negazione di Pietro (1625 circa; olio su tela, 109 x 131,5 cm; Amsterdam, Salomon Lilian)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/adam-de-coster-negazione-di-pietro.jpg\" width=\"750\" height=\"625\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nAdam de Coster, Negazione di Pietro (1625 circa; olio su tela, 109 x 131,5 cm; Amsterdam, Salomon Lilian)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Trophime Bigot, San Girolamo (1630-1635 circa; olio su tela, 105 x 138 cm; Roma, Gallerie Nazionali d'Arte Antica, Palazzo Barberini)\" title=\"Trophime Bigot, San Girolamo (1630-1635 circa; olio su tela, 105 x 138 cm; Roma, Gallerie Nazionali d'Arte Antica, Palazzo Barberini)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/trophime-bigot-san-girolamo.jpg\" width=\"750\" height=\"570\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nTrophime Bigot, San Girolamo (1630-1635 circa; olio su tela, 105 x 138 cm; Roma, Gallerie Nazionali d\u2019Arte Antica, Palazzo Barberini)&#13;<\/p>\n<p>Sia il dipinto di Adam de Coster che il San Girolamo erano peraltro presenti alla mostra di Palazzo Reale, con la differenza che a Milano il confronto s\u2019allargava a includere Paulus Bor, Gerrit van Honthorst, Jan Lievens, Frans Hals, Jan van Bijlert e diversi altri artisti che offrivano una contestualizzazione pi\u00f9 ampia, precisa e curiosa rispetto a quella che il pubblico ha modo d\u2019apprezzare al Mus\u00e9e Jacquemart-Andr\u00e9. Sempre che, peraltro, ci si trovi nelle condizioni di poter veramente apprezzare il percorso che i curatori hanno voluto far entrare quasi a forza nelle sale dedicate alle mostre temporanee, che sono del tutto inadatte a\u00a0rassegne di grande richiamo, perch\u00e9 sono anguste, e perch\u00e9 per questa occasione son state stipate quasi fino ai loro limiti fisici, spesso con soluzioni progettuali pi\u00f9 che discutibili (dipinti praticamente attaccati alle porte, affastellamenti var\u00ee, e poi terrificante l\u2019allestimento della sala dedicata alla diffusione in Lorena dei soggetti umili, sistemata in un corridoietto che raccorda altre due sale, e dove si trova peraltro un disegno di un Pentimento di san Pietro che \u00e8 stato attribuito a La Tour e nel caso potrebbe essere una pietra miliare di sommo rilievo, dacch\u00e9 non esistono a oggi suoi disegni certi), e perch\u00e9 Georges de la Tour, a quanto pare, \u00e8 un artista parecchio amato dai francesi, che stanno assaltando in massa la mostra del Jacquemart-Andr\u00e9, col risultato che le sale sono affollate spesso oltre il limite della tollerabilit\u00e0 e diventa difficile visitare la mostra concentrati. Il povero Georges de la Tour non meritava di annegare dentro un allestimento cos\u00ec soffocante, cos\u00ec disastroso.<\/p>\n<p>Chi abbia sperimentato la ressa della passata mostra di Caravaggio a Palazzo Barberini e voglia ritrovare sensazioni simili, pu\u00f2 superare il tornello che separa la raccolta permanente dalle sale dell\u2019esposizioni temporanee e buttarsi nella mischia. Chi invece crede che una mostra abbia necessit\u00e0 di spaz\u00ee che non costringano il visitatore a fare a gomitate col vicino ogni qual volta ci si\u00a0sposti per andare a vedere un altro dipinto o che gli evitino l\u2019inconveniente di dover percorrere gimcane tra le sale per evitare i set fotografici degli altri visitatori che improvvisano selfie, autoscatti, scatti in compagnia, scatti in solitaria, allora dovr\u00e0 aspettare il giorno in cui ci si render\u00e0 conto che a spazio piccolo dovrebbe corrispondere mostra piccola, o dovr\u00e0 rassegnarsi a lottare nel marasma.<\/p>\n<p><\/p>\n<p>                Se ti \u00e8 piaciuto questo articolo abbonati a Finestre sull&#8217;Arte.<br \/>\n\t\t\t\t\t\tal prezzo di 12,00 euro all&#8217;anno avrai accesso illimitato agli articoli pubblicati sul sito di Finestre sull&#8217;Arte e ci aiuterai a crescere e<br \/>\n\t\t\t\t\t\ta<br \/>\n\t\t\t\t\t\tmantenere la nostra informazione libera e indipendente.<br \/>\n\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/shop.finestresullarte.info\/carrello\/?add-to-cart=8971\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">ABBONATI&#13;<br \/>\n\t\t\t\t\t\tA <br \/>FINESTRE SULL&#8217;ARTE<\/a><br \/>\n                    <\/p>\n<p>                        <img decoding=\"async\" class=\"immagineautoreimg\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/federico-giannini.jpg\" title=\"Federico Giannini\" alt=\"Federico Giannini\"\/><\/p>\n<p style=\"font-size:16px\">L&#8217;autore di questo articolo: <strong>Federico Giannini<\/strong><\/p>\n<p>Nato a Massa nel 1986, si \u00e8 laureato nel 2010 in Informatica Umanistica all\u2019Universit\u00e0 di Pisa. Nel 2009 ha iniziato a lavorare nel settore della comunicazione su web, con particolare riferimento alla comunicazione per i beni culturali. Nel 2017 ha fondato con Ilaria Baratta la rivista Finestre sull\u2019Arte. Dalla fondazione \u00e8 direttore responsabile della rivista. Collabora e ha collaborato con diverse riviste, tra cui Art e Dossier e Left, e per la televisione \u00e8 stato autore del documentario Le mani dell\u2019arte (Rai 5) ed \u00e8 stato tra i presentatori del programma Dorian \u2013 L\u2019arte non invecchia (Rai 5). Al suo attivo anche docenze in materia di giornalismo culturale (presso Universit\u00e0 di Genova e Ordine dei Giornalisti), inoltre partecipa regolarmente come relatore e moderatore su temi di arte e cultura a numerosi convegni (tra gli altri: Lu.Bec. Lucca Beni Culturali, Ro.Me Exhibition, Con-Vivere Festival, TTG Travel Experience).<\/p>\n<p>    <script async src=\"\/\/www.instagram.com\/embed.js\"><\/script><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Federico Giannini (Instagram: @federicogiannini1), scritto il 19\/11\/2025 Categorie: Recensioni mostre \/ Argomenti: Arte antica &#8211; Georges de&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":223910,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1657,1613,1614,1611,1610,1612,203,133064,204,1537,90,89,6052],"class_list":{"0":"post-223909","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-antica","10":"tag-arte-e-design","11":"tag-arteedesign","12":"tag-arts","13":"tag-arts-and-design","14":"tag-design","15":"tag-entertainment","16":"tag-georges-de-la-tour","17":"tag-intrattenimento","18":"tag-it","19":"tag-italia","20":"tag-italy","21":"tag-seicento"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115581983910801082","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/223909","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=223909"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/223909\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/223910"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=223909"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=223909"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=223909"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}