{"id":2240,"date":"2025-07-23T04:01:15","date_gmt":"2025-07-23T04:01:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/2240\/"},"modified":"2025-07-23T04:01:15","modified_gmt":"2025-07-23T04:01:15","slug":"femart-per-i-diritti-delle-donne","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/2240\/","title":{"rendered":"Femart, per i diritti delle donne"},"content":{"rendered":"<p>Sorprende sempre la vivacit\u00e0 e il dinamismo culturale del Kossovo dove ancora si percepisce forte l\u2019onda reattiva e creativa che segue ogni guerra. A Pristina si pu\u00f2 scoprire un interessante festival tutto al femminile, Femart, (settima edizione che si \u00e8 tenuta dal 10 al 16 giugno) che coniuga in maniera esemplare arte e attivismo, e soprattutto accorda in un equilibrio singolare radicalit\u00e0 e profondit\u00e0 degli orizzonti teorici con dolcezza e leggerezza dei comportamenti.<\/p>\n<p>Un festival nato dalla necessit\u00e0 artistica di incontrare la comunit\u00e0 e le comunit\u00e0, condividendo sogni e paure, in particolare sul tema dei diritti umani e delle donne. Qui non ci sono flussi turistici da attrarre, non si avverte il bisogno di creare il grande evento ma contano le relazioni tra le persone, tra gli artisti, la collaborazione, il networking, l\u2019amicizia, la solidariet\u00e0, conta che la gente si senta e stia bene, per provare a sanare le ferite ancora aperte di una guerra mai dimenticata con le tante violenze e i tanti traumi.<\/p>\n<p>\u00c8 stata la direttrice artistica e regista Zana Hoxha a creare dapprima Artpolis-Centro d\u2019Arte e Comunit\u00e0 e poi il festival, mettendo al centro del programma il tema della salute mentale sul quale si sono confrontati 200 artisti e attivisti provenienti da 10 nazioni diverse (Inghilterra, Austria, Albania, Usa, Ucraina, Serbia, Francia, Italia, Lussemburgo, Kosovo) attraverso talk, workshop, conferenze, film, performance che declinavano l\u2019argomento nelle pi\u00f9 profonde articolazioni: \u00abL\u2019arte come strumento di cura: come l\u2019arte pu\u00f2 curare la societ\u00e0\u00bb, \u00abArte+mente: cura, salute mentale, burnout nella resistenza creativa\u00bb, \u00abArtivismo: creare arte per il cambiamento\u00bb, \u00abMaternit\u00e0 e salute mentale: rivendicare le nostre narrazioni\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abL\u2019argomento della salute mentale in Kossovo \u2013 dice Zana Hoxha- \u00e8 quasi un tab\u00f9, se ne parla in circoli ristretti ma noi vogliamo de-stigmatizzarlo attraverso l\u2019arte e vogliamo capire quali sono le conseguenze del problema sulle persone, sulle comunit\u00e0 artistiche, sulle istituzioni\u00bb.<\/p>\n<p>E non poteva esserci testo pi\u00f9 adatto de Le troiane di Euripide per portare l\u2019attenzione del pubblico su vecchie e nuove guerre. L\u2019adattamento di Shpetim Selmani e la regia di Maja Matic e Zana Hoxha fanno dialogare i performer nelle due lingue ancora ostili, l\u2019albanese e il serbo, propongono impercettibili salti di tempo e spazio fra Troia e Gaza in una fusione ben riuscita di passato e presente con immagini e parole che fissano nella memoria stupri, torture, umiliazioni sui corpi delle donne.<\/p>\n<p>\u00abNoi non vogliamo la guerra, non l\u2019abbiamo mai voluta, la verit\u00e0 \u00e8 che qui non c\u2019\u00e8 una pace sostenibile- racconta Zana Hoxha visibilmente scossa dalla fresca notizia sul conflitto tra Israele e Iran- Siamo un giovane Stato indipendente, non abbiamo un esercito, c\u2019\u00e8 la Nato che dovrebbe difenderci in caso di aggressione ma ora l\u2019urgenza \u00e8 quella dei diritti umani. Abbiamo persino problemi con gli sponsor del festival, si rifiutano di sostenerci perch\u00e9 teniamo gli after party in un locale frequentato da gay\u00bb.<\/p>\n<p>Molto apprezzata la performance I Am Her con Tringa Hasani e Semira Latifi, scritto da Valmira Thaqi e Dituri Neziraj: maternit\u00e0 e depressione post partum sono strettamente connesse con le aspettative sociali sulle donne, sulle cui vite pesa la minaccia di un coltello che divide e lacera sentimenti e desideri. Ad iniettare il giusto equilibrio sentimentale fra le proprie radici e nuovi approdi esistenziali sono arrivate le suggestive sonorit\u00e0 del Post Immigrant Pop di Shkodra Elektronike (vedi Alias del 7 giugno 2025) cui si \u00e8 aggiunta la trascinante empatia della giovane compagnia Maestrale Teatro con Qualcosa di grande.<\/p>\n<p><strong>Shqipe Malushi, attivista e femminista, l\u2019animatrice del festival<\/strong><\/p>\n<p>Protagonista e animatrice del festival Femart \u00e8 stata Shqipe Malushi alla quale abbiamo rivolto alcune domande. Shqipe Malushi \u00e8 una poetessa, scrittrice, performer, speaker, consulente di genere e fondatrice di Global Visionary Minds, un\u2019iniziativa dedicata a rafforzare individui e comunit\u00e0 attraverso la narrazione, la leadership e l\u2019amore. Nata in Kosovo, ha trasformato il suo viaggio da immigrata negli Stati Uniti in una missione globale. Ha lavorato in Afghanistan, India, Libano, Iraq, Albania e negli Stati Uniti, al fianco delle donne, dei giovani e delle comunit\u00e0 vulnerabili, per ispirare cambiamenti, costruire pace e restituire speranza. Ha ricevuto il Women of Excellence Award, l\u2019Iconic Women\u2019s Leadership Award e la Medaglia per il Mantenimento della Pace della NATO. Con la forza della sua voce e della sua visione, Shqipe continua ad accendere i cuori e risvegliare agenti di cambiamento in ogni angolo del mondo.<\/p>\n<p><strong>Sei un\u2019attivista femminista della prima ora. Quando e come \u00e8 emerso questo tuo bisogno di occuparti della condizione delle donne?<\/strong><\/p>\n<p>Avevo solo tre anni quando mio padre mor\u00ec, lasciando mia madre vedova a 24 anni, senza istruzione, senza reddito, con tre figli piccoli, in una casa affollata con nove familiari, mia nonna era la matriarca. Compresi, da bambina, che le donne non avevano alcun diritto. Mia madre non aveva voce, n\u00e9 propriet\u00e0, n\u00e9 libert\u00e0. Ma non si arrese. Riusc\u00ec col tempo, a laurearsi, trov\u00f2 un lavoro, compr\u00f2 una casa per noi e ci mand\u00f2 a scuola. Guardandola, capii che essere femminista significava essere istruita, indipendente economicamente e consapevole dei propri diritti. Ho seguito il suo cammino, custodito la saggezza di mia nonna e non ho mai negoziato la mia libert\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Hai lavorato in tanti contesti di guerra come Afghanistan, Kosovo, Albania\u2026<\/strong><\/p>\n<p>Essendo nata in Kosovo, la lotta per la libert\u00e0 faceva parte della mia identit\u00e0. A New York partecipavo attivamente alle manifestazioni per l\u2019indipendenza del Kosovo. Ero direttrice esecutiva dell\u2019Organizzazione delle Donne Albanesi \u00abMotrat Qiriazi\u00bb, sostenevo rifugiate e immigrate con programmi di educazione, inclusione e appartenenza culturale.<\/p>\n<p>Durante la guerra in Kosovo, volai in Albania per offrire aiuti umanitari e documentare le storie delle donne rifugiate. Anni dopo, nel 2006, una chiamata inaspettata da un\u2019amica mi port\u00f2 in Afghanistan per una formazione di tre settimane. Quel viaggio \u00e8 durato dieci anni. A volte \u00e8 la missione a trovare noi.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 e in che modo le guerre colpiscono le donne pi\u00f9 duramente?<\/strong><\/p>\n<p>La guerra \u00e8 la forza pi\u00f9 crudele contro le donne. Distrugge la dignit\u00e0, spezza la famiglia, ruba il futuro dei figli. Instilla paura e riduce la donna alla sopravvivenza, cancellando ogni speranza. In guerra, la donna diventa invisibile, senza voce, senza scelta, costretta a subire una violenza che non ha scelto. Eppure, incredibilmente, sopravvive.<\/p>\n<p><strong>Quali letture ed esperienze ti hanno influenzata di pi\u00f9?<\/strong><\/p>\n<p>Martin Luther King, Malcolm X e Gandhi, l\u2019anima poetica di Rumi, la saggezza di Khalil Gibran, il coraggio di Maya Angelou e Alice Walker, e la profondit\u00e0 dei classici russi e mondiali hanno plasmato il mio pensiero. Ma sono state le persone reali a insegnarmi di pi\u00f9. Lavorare con le comunit\u00e0 in diversi continenti ha aperto il mio cuore, rafforzato il mio scopo e accresciuto la mia fiducia nella resilienza umana. Ho visto la trasformazione nei luoghi pi\u00f9 bui.<\/p>\n<p><strong>Conosci bene la societ\u00e0 americana. Come spieghi la politica di Trump?<\/strong><\/p>\n<p>Trump \u00e8 un uomo d\u2019affari, un intrattenitore, un maestro della scena. Ha capito che in America il potere segue la ricchezza e ha venduto un sogno: un\u2019America bianca, ricca e \u00abpura\u00bb. Molti ci hanno creduto perch\u00e9 desideravano un salvatore. In un Paese dove anche Dio pu\u00f2 essere comprato e venduto, lui \u00e8 diventato il loro prescelto.<\/p>\n<p>Ma l\u2019America si sta svegliando. Le pulizie etniche non sono cos\u00ec semplici. Le persone iniziano a interrogarsi, a resistere. Trump gioca a fare Dio senza conseguenze. per ora. La vera domanda \u00e8: la paura \u00e8 cos\u00ec grande che nessuno osa sfidarlo?<\/p>\n<p><strong>Quali nuove sfide pone oggi la societ\u00e0 per l\u2019emancipazione delle donne?<\/strong><\/p>\n<p>Le sfide sembrano nuove, ma le radici sono antiche. I diritti delle donne sono ancora scritti dagli uomini, senza ascoltarle davvero. In America, sono gli uomini a decidere sui corpi femminili, sulla maternit\u00e0, sull\u2019accesso all\u2019istruzione e al lavoro. Le donne guadagnano meno, subiscono discriminazioni legate all\u2019et\u00e0, e portano un triplice peso: lavorare, curare, dimostrare sempre il proprio valore. Il mondo resta patriarcale, ma noi continuiamo a rialzarci.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Sorprende sempre la vivacit\u00e0 e il dinamismo culturale del Kossovo dove ancora si percepisce forte l\u2019onda reattiva e&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":2241,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1480],"tags":[1944,239,1537,90,89,240,1942,1943,1940,1941],"class_list":{"0":"post-2240","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-salute-femminile","8":"tag-femminile","9":"tag-health","10":"tag-it","11":"tag-italia","12":"tag-italy","13":"tag-salute","14":"tag-salute-femminile","15":"tag-salutefemminile","16":"tag-womens-health","17":"tag-womenshealth"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2240","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2240"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2240\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2241"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2240"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2240"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2240"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}