{"id":225941,"date":"2025-11-21T17:48:18","date_gmt":"2025-11-21T17:48:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/225941\/"},"modified":"2025-11-21T17:48:18","modified_gmt":"2025-11-21T17:48:18","slug":"salvare-una-galleria-darte-a-gaza-in-mezzo-alle-bombe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/225941\/","title":{"rendered":"Salvare una galleria d&#8217;arte a Gaza, in mezzo alle bombe"},"content":{"rendered":"<p>Caricamento player<\/p>\n<p>Per molti anni la galleria d\u2019arte Eltiqa di Gaza \u00e8 stata un posto molto frequentato. Ci andavano artisti emergenti, per fare pratica e imparare insieme agli altri artisti del collettivo, ma anche persone interessate alle mostre e ai vari eventi che venivano organizzati l\u00ec. Mohammed Al-Hawajri, uno dei fondatori del collettivo, ricorda diverse serate piene di musica e gente, dai primi anni Duemila in avanti.<\/p>\n<p>Oggi quel locale, che si trovava nel centro della citt\u00e0, \u00e8 stato praticamente distrutto. I missili israeliani l\u2019hanno colpito a dicembre del 2023, in uno dei moltissimi bombardamenti compiuti durante la recente invasione della Striscia. Eppure, non tutte le opere del collettivo \u2013 che si chiama Eltiqa: \u201cincontro\u201d in arabo \u2013 sono andate perdute.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-3453526 size-full\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/1763484392-WhatsApp-Image-2025-11-18-at-09.14.54-1.jpeg\" alt=\"\" width=\"980\" height=\"654\"  \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\" style=\"--width: 100%\">La galleria del collettivo Eltiqa nella citt\u00e0 di Gaza distrutta dai missili israeliani (foto di Mohammed Al-Hawajri)<\/p>\n<p>Al-Hawajri e Dina Mattar, sua moglie, sono riusciti a salvarne parecchie, prima di lasciare la Striscia insieme ai loro quattro figli. Lo hanno fatto tornando pi\u00f9 volte a Gaza, nonostante i bombardamenti continui, e recuperando con enormi rischi le opere ancora integre da quello che rimaneva della galleria. Alcune di queste oggi sono esposte in una <a href=\"https:\/\/www.bresciamusei.com\/evento\/material-for-an-exhibition-storie-memorie-e-lotte-dalla-palestina-al-mediterraneo\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">mostra<\/a> in corso a Brescia, inaugurata due settimane fa, con gli artisti presenti. Molte altre sono ora conservate negli Emirati Arabi Uniti, dove Al-Hawajri e Dina Mattar si sono trasferiti.<\/p>\n<p>Al-Hawajri \u00e8 nato nel 1976 nel campo profughi Bureij, nel centro della Striscia. Da ragazzo ha imparato a dipingere da autodidatta, frequentando anche vari corsi d\u2019arte visiva a Gaza, dove si incontrava spesso con altri artisti. Racconta che fu Fathi Arafat, medico e fratello di <a href=\"https:\/\/www.ilpost.it\/2024\/11\/11\/arafat-morte-venti-anni\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Yasser Arafat<\/a> (a lungo capo dell\u2019Organizzazione per la Liberazione della Palestina), a offrire loro il primo spazio per dipingere: un locale dentro la sede della Mezzaluna Rossa (il corrispettivo locale della Croce Rossa), di cui per anni Fathi Arafat era stato presidente. \u00abFu in quel periodo che nacque l\u2019idea di fondare Eltiqa\u00bb, dice Al-Hawajri.<\/p>\n<p>Era il 2000, e allora dentro la Striscia non esisteva qualcosa di simile a una galleria d\u2019arte indipendente. L\u2019idea dei sei fondatori era di aprire un luogo che fosse dedicato sia alla pratica delle arti visive sia alla formazione di nuove generazioni di artisti. Mattar, che \u00e8 del 1985 e si era laureata in Belle Arti all\u2019universit\u00e0 Al-Aqsa di Gaza, si un\u00ec al gruppo fondatore pochi anni dopo. Poi nel 2006 lei e Al-Hawajri si sposarono.<\/p>\n<p>Nel frattempo gli artisti di Eltiqa erano riusciti ad affittare una vecchia casa, in cui ricavarono la loro galleria. Si trovava in una delle vie centrali della citt\u00e0 di Gaza, intitolata a Omar Al-Mukhtar, il pi\u00f9 famoso eroe della resistenza libica anti-italiana. La galleria era vicinissima all\u2019ospedale Shifa, un tempo il pi\u00f9 grande della Striscia, e ripetutamente <a href=\"https:\/\/www.ilpost.it\/2024\/04\/01\/esercito-israeliano-ritirato-ospedale-al-shifa-gaza\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">attaccato<\/a> dall\u2019esercito israeliano negli ultimi anni.<\/p>\n<p>L\u2019apertura di uno spazio tutto loro non esaur\u00ec gli ostacoli di un progetto del genere. \u00abL\u2019accesso ai materiali per dipingere non era garantito. Spesso ci aiutavano alcuni diplomatici francesi, diventati amici nostri, che compravano quello che ci serviva a Gerusalemme o a Ramallah [in Cisgiordania] e ce lo portavano di nascosto\u00bb, dice Al-Hawajri. Recuperare il materiale per dipingere infatti \u00e8 sempre stato complicato. Nel 2007, dopo la nascita del governo autoritario di Hamas, Israele impose un rigido embargo sulla Striscia. Di fatto da quell\u2019anno fu <a href=\"https:\/\/www.ilpost.it\/2025\/02\/06\/storia-striscia-gaza\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">bloccato<\/a>\u00a0l\u2019ingresso di molti materiali civili, oltre che di beni di prima necessit\u00e0.<\/p>\n<p>Spesso, quindi, per le loro opere gli artisti del collettivo Eltiqa hanno dovuto arrangiarsi con quello che trovavano attorno a loro. I colori li fabbricavano con le spezie, mentre le tele erano ricavate da tessuti riciclati. A queste difficolt\u00e0 molto concrete si aggiunge il fatto che Hamas \u00e8 sempre stato perlopi\u00f9 ostile a forme d\u2019arte non strettamente religiose.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-3453525 size-full\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/1763484380-20251108_124023-2.jpeg\" alt=\"\" width=\"980\" height=\"735\"  \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\" style=\"--width: 100%\">Dina Mattar e Mohammed Al-Hawajri al Museo Santa Giulia di Brescia, 11 novembre 2025 (Laura Fasani\/il Post)<\/p>\n<p>La vita quotidiana nella Striscia \u00e8 uno dei soggetti principali nelle opere di Al-Hawajri e Mattar, che attingono molto dalle loro storie familiari e dal paesaggio circostante, nel suo aspetto antecedente al 7 ottobre 2023, prima che Israele lo distruggesse.<\/p>\n<p>Pur essendo ideate, realizzate e mostrate dentro la Striscia di Gaza, negli anni diverse delle loro opere sono state portate fuori da diplomatici solidali col collettivo, poi esposte e a volte acquistate da compratori internazionali. \u00abLa maggior parte dei nostri lavori ha viaggiato senza di noi\u00bb, commenta Mattar, ricordando implicitamente le difficolt\u00e0 enormi degli abitanti di Gaza nell\u2019ottenere un permesso da Israele per uscire dalla Striscia. Lei e Al-Hawajri sono riusciti comunque ad avere dei permessi per partecipare a residenze artistiche, a Parigi e nel 2022 in Germania, a <a href=\"https:\/\/documenta-fifteen.de\/en\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">documenta fifteen<\/a>, una delle principali esposizioni internazionali di arte contemporanea.<\/p>\n<p>Sara Alberani, curatrice della mostra a Brescia (che si intitola Material for an Exhibition), spiega che Al-Hawajri e Mattar hanno formato una generazione di artisti di Gaza, molti dei quali oggi vivono in Francia. Loro per\u00f2 erano rimasti nella Striscia: poi ci fu l\u2019attentato terroristico del 7 ottobre, e la successiva invasione israeliana.<\/p>\n<p>Come la stragrande maggioranza delle persone palestinesi dentro la Striscia, anche Al-Hawajri e Mattar lasciarono la loro casa dopo il 7 ottobre 2023. Per un periodo si stabilirono a casa di una sorella di Mattar, finch\u00e9 anche quella zona venne bombardata. In quell\u2019occasione furono uccise sedici persone della loro famiglia. Come molti altri si spinsero poi verso Rafah, nel sud della Striscia, al confine con l\u2019Egitto.<\/p>\n<p>Nel dicembre del 2023 la galleria di Eltiqa venne bombardata. Nessuno sa dire esattamente quando successe: gli artisti lo scoprirono solo alcuni mesi dopo, perch\u00e9 nessuno di loro era pi\u00f9 tornato a Gaza. A un certo punto fu Ahmed, figlio maggiore di Al-Hawajri e Mattar, a insistere affinch\u00e9 provassero a recuperare alcune opere dalle macerie. \u00abSiamo andati e tornati da Rafah a Gaza per tre volte: una abbiamo rischiato di brutto la nostra vita, perch\u00e9 quel giorno le bombe hanno colpito le case attorno alla galleria. Ci siamo salvati, ma \u00e8 stata veramente una cosa pazza\u00bb, raccontano.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-3453528 size-full\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/1763484586-WhatsApp-Image-2025-11-18-at-09.14.58.jpeg\" alt=\"\" width=\"980\" height=\"735\"  \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\" style=\"--width: 100%\">Mohammed Al-Hawajri con alcune opere portate a Rafah, nel sud della Striscia di Gaza (foto data al Post)<\/p>\n<p>Calcolano di aver portato a Rafah circa 250 tele, che hanno tenuto in tenda con loro e i loro figli. Il 2 aprile del 2024 hanno lasciato la Striscia passando dal varco di Rafah: \u00abPagammo cinquemila dollari a persona per uscire\u00bb, dicono, trentamila in tutto (non specificano a chi, perch\u00e9 dicono che potrebbe compromettere la loro possibilit\u00e0 di entrare in alcuni paesi).<\/p>\n<p>A marzo del 2023 Al-Hawajri aveva ottenuto dagli Emirati Arabi Uniti un visto che permette di risiedere nel paese per un massimo di dieci anni, e che viene concesso solo ad alcune categorie di persone, tra cui quelle altamente specializzate in qualche campo e dai meriti riconosciuti. Da allora vivono a Sharja, la terza citt\u00e0 pi\u00f9 popolosa degli Emirati: \u00e8 l\u00ec che custodiscono le opere recuperate dalla galleria di Gaza. Gli altri membri di Eltiqa abitano ancora nella Striscia.<\/p>\n<p>Al-Hawajri dice che la guerra e la tragedia attorno a s\u00e9 gli hanno impedito di dipingere per mesi. Mattar, invece, ha dipinto ogni giorno: \u00abMi ha spinto la tristezza. Dipingere \u00e8 stato un modo di fuggire dal presente\u00bb. L\u2019opera pi\u00f9 grande tra quelle esposte al Museo Santa Giulia di Brescia, una tela larga cinque metri e alta due che si intitola Our burdens are on our journey, Mattar l\u2019ha dipinta in quaranta giorni, lavorando prevalentemente di notte nella camera da letto della sua casa a Sharja.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Caricamento player Per molti anni la galleria d\u2019arte Eltiqa di Gaza \u00e8 stata un posto molto frequentato. 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