{"id":227215,"date":"2025-11-22T13:21:14","date_gmt":"2025-11-22T13:21:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/227215\/"},"modified":"2025-11-22T13:21:14","modified_gmt":"2025-11-22T13:21:14","slug":"cosi-nacquero-i-pianeti-gemelli-che-generarono-la-luna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/227215\/","title":{"rendered":"cos\u00ec nacquero i pianeti gemelli che generarono la Luna"},"content":{"rendered":"<p>Circa 4,5 miliardi di anni fa la giovane Terra visse l\u2019evento pi\u00f9 drammatico della sua storia: una collisione colossale con un protopianeta delle dimensioni di Marte, che gli scienziati hanno battezzato Theia. Di quell\u2019impatto titanico non conosciamo ogni dettaglio, ma una cosa \u00e8 certa: lo scontro alter\u00f2 profondamente il nostro pianeta e diede origine alla Luna, la compagna che da allora ne segue l\u2019evoluzione. Ricostruire l\u2019identit\u00e0 di Theia non \u00e8 semplice. Il corpo celeste fu completamente distrutto nell\u2019impatto e ci\u00f2 che ne resta oggi \u00e8 solo la traccia chimica impressa nella Terra e nella Luna. Proprio queste \u201cfirme\u201d sono al centro di un nuovo studio pubblicato su &#8220;Science&#8221; da un gruppo del Max Planck Institute for Solar System Research (MPS) e dell\u2019Universit\u00e0 di Chicago, che ha tentato di risalire all\u2019origine e alla composizione di Theia con un approccio mai cos\u00ec raffinato.<\/p>\n<p>\u00abLa composizione chimica di un corpo ne conserva la storia di formazione e ci indica anche da dove proviene\u00bb, spiega Thorsten Kleine, direttore dell\u2019MPS e coautore della ricerca. A fornire indizi preziosi sono soprattutto gli isotopi, ossia versioni dello stesso elemento con un diverso numero di neutroni. Nell\u2019antico sistema solare gli isotopi non erano distribuiti in modo uniforme: nelle regioni pi\u00f9 interne dominavano in certi rapporti, mentre ai margini esterni prevalevano combinazioni differenti. In pratica, la \u201cmiscela isotopica\u201d \u00e8 un timbro di provenienza. Il team ha misurato con una precisione senza precedenti le proporzioni di vari isotopi del ferro presenti in 15 campioni terrestri e in sei rocce lunari riportate a Terra dalle missioni Apollo. Le analisi confermano ci\u00f2 che gi\u00e0 si sapeva per altri elementi come cromo, calcio, titanio e zirconio: Terra e Luna risultano indistinguibili dal punto di vista isotopico. Un legame chimico cos\u00ec stretto rafforza l\u2019idea che la Luna sia nata da una fusione quasi totale dei materiali dei due corpi coinvolti. Tuttavia, l\u2019estrema somiglianza non basta, da sola, a ricostruire la natura di Theia, perch\u00e9 diversi modelli dell\u2019impatto \u2013 alcuni pi\u00f9 \u201cmescolati\u201d, altri meno \u2013 potrebbero portare allo stesso risultato.<\/p>\n<p>Per andare oltre, i ricercatori hanno applicato una sorta di \u201cingegneria inversa planetaria\u201d: partendo dai rapporti isotopici osservati oggi, hanno calcolato quali combinazioni di materiali di Theia e della Terra primordiale avrebbero potuto generare l\u2019attuale configurazione. Lo studio ha esaminato non solo il ferro, ma anche altri elementi chiave come cromo, molibdeno e zirconio, ciascuno utile a ricostruire fasi diverse della formazione del pianeta. Ad esempio, elementi affini al metallo come ferro e molibdeno, in passato, sono scesi verso il centro della proto-Terra contribuendo alla formazione del nucleo, lasciando il mantello relativamente impoverito. Il ferro che oggi osserviamo nel mantello deve quindi essere arrivato successivamente, probabilmente proprio con Theia. Al contrario, elementi come lo zirconio, che non affondano nel nucleo, raccontano un arco temporale pi\u00f9 ampio della storia terrestre.<\/p>\n<p>Analizzando i possibili scenari, gli autori dello studio hanno scartato le combinazioni pi\u00f9 improbabili. \u00abLo scenario pi\u00f9 convincente\u00bb, afferma Timo Hopp, primo autore, \u00ab\u00e8 che sia la Terra primitiva sia Theia si siano formate nel sistema solare interno, probabilmente in zone vicine tra loro.\u00bb Questo coincide con l\u2019idea, sempre pi\u00f9 supportata, che i pianeti rocciosi si siano assemblati attraverso collisioni tra corpi nati nella stessa regione. C\u2019\u00e8 per\u00f2 un elemento sorprendente: mentre la composizione della Terra primordiale pu\u00f2 essere descritta come una combinazione di meteoriti gi\u00e0 note \u2013 usate come riferimento perch\u00e9 rappresentano i \u201cmattoni\u201d della formazione planetaria \u2013 la composizione di Theia sembra includere anche materiale non completamente riconducibile a nessuna delle attuali famiglie meteoritiche. Secondo i ricercatori, questo materiale sconosciuto avrebbe un\u2019origine ancora pi\u00f9 interna rispetto all\u2019orbita terrestre. In altre parole, Theia potrebbe essersi formata pi\u00f9 vicino al Sole e solo successivamente essersi spostata verso la regione in cui orbitava la Terra. Negli ultimi anni, altre ricerche hanno anche avanzato l\u2019ipotesi che enormi strutture presenti nel mantello terrestre \u2013 le cosiddette LLSVP, zone a bassa velocit\u00e0 delle onde sismiche \u2013 possano essere residui profondi del materiale di Theia sopravvissuto all\u2019impatto. \u00c8 un\u2019ipotesi ancora dibattuta, ma testimonia quanto la \u201cfirma\u201d di quel cataclisma sia probabilmente ancora incisa nelle viscere del nostro pianeta.<\/p>\n<p>Il quadro che emerge dallo studio \u00e8 quello di un sistema solare giovane, dinamico e caotico, in cui collisioni titaniche erano la regola pi\u00f9 che l\u2019eccezione. L\u2019impatto con Theia non fu solo una catastrofe cosmica: fu l\u2019evento che rese possibile l\u2019esistenza stessa della Luna e con essa molte delle condizioni che hanno permesso alla vita di svilupparsi sulla Terra centinaia di milioni di anni dopo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Circa 4,5 miliardi di anni fa la giovane Terra visse l\u2019evento pi\u00f9 drammatico della sua storia: una collisione&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":227216,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[173],"tags":[1537,90,89,195,198,199,197,200,201,194,196],"class_list":{"0":"post-227215","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-scienza-e-tecnologia","8":"tag-it","9":"tag-italia","10":"tag-italy","11":"tag-science","12":"tag-science-and-technology","13":"tag-scienceandtechnology","14":"tag-scienza","15":"tag-scienza-e-tecnologia","16":"tag-scienzaetecnologia","17":"tag-technology","18":"tag-tecnologia"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115593562417391465","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/227215","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=227215"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/227215\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/227216"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=227215"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=227215"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=227215"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}