{"id":228336,"date":"2025-11-23T08:44:13","date_gmt":"2025-11-23T08:44:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/228336\/"},"modified":"2025-11-23T08:44:13","modified_gmt":"2025-11-23T08:44:13","slug":"130-la-mostra-sul-sisma-dell80-che-non-ritrae-macerie-del-passato-ma-volti-del-presente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/228336\/","title":{"rendered":"1\u201930\u2019\u2019: la mostra sul sisma dell\u201980 che non ritrae macerie del passato ma volti del presente"},"content":{"rendered":"<p>Ad una mostra fotografica che abbia come tema il terremoto, si sa gi\u00e0 cosa aspettarsi. Scatti di macerie, palazzi mutilati, visi disperati e polverosi dei sopravvissuti, tendopoli per gli sfollati. Ma <strong>Marta D\u2019Argenio<\/strong>, giovanissima fotografa avellinese, ha ribaltato la prospettiva e \u2013 con la sua mostra <strong> 1\u201930\u2019 \u2019<\/strong> allestita presso il Mercato Nero di Atripalda e organizzata da Caos aps \u2013 ha scelto di raccontare il terribile sisma che ha colpito l\u2019Irpinia il 23 novembre del 1980 in un modo molto diverso.<\/p>\n<p>Al centro del suo lavoro non ci sono i ruderi dell\u2019epoca e nemmeno quelli che ancora oggi persistono nel paesaggio. Ci sono i volti, scattati a quarantacinque anni di distanza, di persone che hanno vissuto quel minuto in mezzo di terrore e anche tutto ci\u00f2 che \u00e8 successo dopo. Uomini e donne che all\u2019epoca erano bambini, adolescenti, adulti, genitori e figli, nipoti e zii. E che, nel riascoltare il tuono della terra, hanno fatto catturare a D\u2019Argenio e alla sua macchina fotografica molto di pi\u00f9 di un\u2019espressione. In quegli scatti <strong>il ricordo e il trauma si fondono<\/strong>, vivendo oggi ma nascendo tanto tempo fa.<\/p>\n<p>Ma c\u2019\u00e8 anche la volont\u00e0 di una ragazza appena ventunenne di creare un legame tra passato, presente e futuro perch\u00e9 \u00abanche se non sembra, noi ragazzi che all\u2019epoca non eravamo ancora nati, come anche tutti gli adulti che hanno meno di 45 anni, ci portiamo sempre un po\u2019 dietro quello che \u00e8 successo. Anche solo dalla connotazione che, nel resto d\u2019Italia, ci danno di  \u201cterremotati\u201d. Non abbiamo vissuto l\u2019evento, per\u00f2 aveva senso per me trovare la mia parte di identit\u00e0 in questa storia. Con questo lavoro ho compreso che la storia del sisma dell\u201980 non appartiene solo al mio passato ereditato, ma \u00e8 parte viva della mia identit\u00e0 presente. Attraverso gli scatti <strong>ho riconosciuto il mio posto dentro quella memoria<\/strong>\u00bb.<\/p>\n<p>Tutto \u00e8 nato per il progetto di tesi che Marta doveva immaginare per laurearsi all\u2019Istituto Europeo di Design. Un\u2019idea che \u00e8 cresciuta pian piano, fino a diventare un\u2019esposizione vera e propria, \u00abdal desiderio di dare forma a un legame mai vissuto ma sempre percepito: un lascito emotivo tramandato dai genitori, dai loro amici, dalla mia comunit\u00e0. Le loro storie le ho sempre sentite anche un po\u2019 mie\u00bb.<\/p>\n<p>Eppure, fino all\u2019inizio della ricerca, ammette di non avere avuto idea di cosa fosse realmente accaduto: \u00abTrovare emozioni comuni in storie cos\u00ec diverse mi ha resa parte di qualcosa. E chi ha partecipato a questo lavoro si \u00e8 sentito parte di qualcosa. Questo mi interessava indagare: il senso d\u2019appartenenza. E creare qualcosa che non seguisse i clich\u00e9\u00bb. Ecco perch\u00e9 ha scelto di <strong>escludere volutamente le figure istituzionali<\/strong> come Vigili del Fuoco, volontari, istituzioni: \u00abSono stati fondamentali, ma la loro narrazione \u00e8 quella pi\u00f9 diffusa. Io volevo parlare con la gente comune, con chi non ha mai potuto raccontare la propria storia, e dargli spazio\u00bb. Nel lavoro di ricerca ha studiato fotografie d\u2019epoca, reportage, documentari. Ma anche in quelle immagini il suo sguardo andava altrove: \u00abIo guardavo i soggetti. Non volevo occuparmi del palazzo crollato. Volevo guardare in faccia la gente. \u00c8 ci\u00f2 che mi attira di pi\u00f9 e, di conseguenza, \u00e8 ci\u00f2 che so fare meglio\u00bb.<\/p>\n<p>Le sue foto sono il frutto di una metodologia precisa: \u00abSono partita dall\u2019intervistare i soggetti: a tutti ho posto le stesse domande, senza andare oltre. Volevo che si sentissero liberi di raccontare ci\u00f2 che desideravano\u00bb. In base all\u2019et\u00e0, al luogo, a ci\u00f2 che si stava facendo, vengono fuori dettagli differenti e racconti diversi, anche se legati dallo stesso contesto.<\/p>\n<p>Poi \u00e8 arrivato il momento degli scatti, il pi\u00f9 delicato. La giovane artista racconta di aver allestito uno studio nella sua camera da letto, uno spazio familiare pensato per accogliere e proteggere. L\u00ec ha fatto sedere ogni intervistato, uno alla volta, davanti al suo obiettivo. E ha scelto il rituale: <strong>far sentire l\u2019<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=TLcafAYu3sA\" class=\"spip_out\" rel=\"noopener noreferrer external nofollow\" target=\"_blank\">audio autentico<\/a> della scossa del 1980. <br class=\"autobr\"\/><br \/>\nIn quei 90 secondi i soggetti ascoltavano, in silenzio, mentre lei scattava a raffica<\/strong>: \u00abAbbiamo rivissuto insieme il trauma. All\u2019inizio mi sono anche sentita un po\u2019 in colpa, mi \u00e8 sembrato un atto invasivo. Poi mi sono ricordata che la fotografia, quando \u00e8 arte, ha anche il compito di indagare ci\u00f2 che fa male, di andare oltre. Rivivere quel momento \u00e8 stata la chiave per immortalare delle micro-espressioni importanti, che senza il supporto sonoro non sarebbero venute a galla con questa forza. Le foto sono questo: la testimonianza di un evento accaduto 45 anni fa ma che vive ancora\u00bb.<\/p>\n<p>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/mostramarta.jpg\" width=\"733\" height=\"427\" alt=\"\"\/><\/p>\n<p>Nel chiederle se la sua percezione sul terremoto, su quei giorni, sia cambiata dopo il progetto, non esita un secondo: \u00abS\u00ec, assolutamente s\u00ec. All\u2019inizio sapevo quello che era successo solo tramite racconti fugaci. Non era mai qualcosa che avevo iniziato davvero a capire. Certo, la mia famiglia ogni tanto ne parlava, per esempio mio padre menzionava spesso la partita dell\u2019Avellino di quella domenica. Ma i racconti si spostavano sempre sul dopo. Io volevo capire che cosa le persone si portassero ancora addosso, dentro, di quello che era successo\u00bb. Il cuore della sua indagine diventa cos\u00ec la memoria. Personale, collettiva, e soprattutto emotiva: \u00abHo scoperto cosa rimane nella mente delle persone. Tutti mi dicevano la stessa cosa: all\u2019inizio pensavano fosse un\u2019esplosione, una bomba. Nessuno aveva capito che fosse un terremoto\u00bb. <br class=\"autobr\"\/><br \/>\nEd \u00e8 in questo \u201csentire comune\u201d che ha trova la chiave di lettura del progetto: \u00abPer me \u00e8 stata una scatola di ricordi: sapevo che c\u2019era, ma l\u2019ho aperta piano piano. Prima le interviste, poi i documenti ufficiali, le foto, la scelta. Sono andata sempre pi\u00f9 nel profondo\u00bb.<\/p>\n<p>La mostra \u00e8 dedicata innanzitutto a tutti gli irpini: \u00abPer poter dire \u201cnon mi sento solo, faccio parte di una collettivit\u00e0\u201d. E per chi non conosce questa storia, per tramandarla davvero. L\u2019obiettivo era ed \u00e8 <strong>dare una nuova vita a quei ricordi e a quelle esperienze, costruendo un racconto che non si limiti a documentare il passato ma lo renda vivo e tangibile nell\u2019oggi<\/strong>\u00bb. E non c\u2019\u00e8 assolutamente l\u2019intento di legare in maniera perfettamente coincidente l\u2019identit\u00e0 irpina con la tragedia: \u00abIo sto solo offrendo un racconto in pi\u00f9 rispetto a ci\u00f2 che gi\u00e0 conosciamo. Il motivo per cui non ho voluto parlare della distruzione \u00e8 proprio questo: abbiamo gi\u00e0 visto tanto. Io invece volevo concentrarmi sul lato umano\u00bb.<\/p>\n<p>Marta D\u2019argenio ha scelto di farsi tramite di una storia che non ha vissuto, ma che sente comunque sua. Una storia che \u00e8 ancora vivida nei ricordi di chi l\u2019ha attraversata e che, attraverso le sue foto, forse pu\u00f2 cominciare a vibrare all\u2019unisono in modo nuovo e condiviso. Come vera memoria collettiva di una terra.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Ad una mostra fotografica che abbia come tema il terremoto, si sa gi\u00e0 cosa aspettarsi. 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