{"id":228407,"date":"2025-11-23T09:42:21","date_gmt":"2025-11-23T09:42:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/228407\/"},"modified":"2025-11-23T09:42:21","modified_gmt":"2025-11-23T09:42:21","slug":"carlo-verdone-e-il-suo-rapporto-con-roma-e-i-suoi-personaggi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/228407\/","title":{"rendered":"Carlo Verdone e il suo rapporto con Roma e i suoi personaggi"},"content":{"rendered":"<p>Convinto che Roma lo avrebbe accolto con affetto, Federico Fellini aspett\u00f2 l\u2019autobus cullato dall\u2019ebbrezza della prima volta. Il traffico e i rumori non avevano niente a che vedere con quelli di Rimini, ma nell\u2019arbitraria lotteria delle impressioni iniziali, il colore del cielo e i monumenti gli diedero comunque l\u2019illusione di aver acquistato il biglietto vincente. Avrebbe dovuto raggiungere una pensioncina dalle parti dell\u2019Esquilino e senza sapere come si ritrov\u00f2 dall\u2019altra parte della citt\u00e0. Aveva tempo da perdere, non si preoccup\u00f2. Scortato dai sogni stipati in valigia guard\u00f2 ancora una volta verso l\u2019alto e vide due ragazzini sorridere e ritrarsi all\u2019improvviso per evaporare all\u2019ombra di un cornicione, poi sent\u00ec qualcosa di umido e si rese conto che l\u2019innocenza non esiste. I due gli avevano sputato in testa perch\u00e9 Roma, come sa uno degli ultimi veri testimoni viventi delle relative evoluzioni locali, \u00e8 anche questo: insensatezza e trivio.<\/p>\n<p>Carlo Verdone ha compiuto 75 anni qualche giorno fa. Con Fellini armava lunghe conversazioni telefoniche al limitare dell\u2019alba. Federico dormiva poco e si infilava spesso in una volante della Polizia per vedere la notte da un altro punto di vista. Tornava con i primi chiarori, faceva scorta di cibarie nel solito bar e poi una volta rincasato chiamava Verdone. Carlo accoglieva vecchie storie romanzate come questa e infilandosi con maestria nelle pause della facondia domandava al grande romagnolo dei suoi film cercando di carpirne segreti e contesto. L\u2019altro, smarrito, spesso non sapeva rispondere e restituiva l\u2019impressione di non essere pi\u00f9 padrone delle sue creazioni e di non capire pi\u00f9 \u2013 o non voler capire, che \u00e8 un po\u2019 la stessa cosa \u2013 il mondo che aveva di fronte. Una debolezza a cui Verdone non ha mai dato la destra. Sociologo senza cattedra, medico senza camice, psicoanalista senza lettino, Verdone \u00e8 tante cose senza mai esserne soltanto una. \u00c8 rimasto in contatto con ci\u00f2 che lo circondava senza erigere una gabbia o un campo minato attorno alla nostalgia. Le cose cambiavano e Carlo, con pazienza, le raccontava. Gli elementi si combinavano e Carlo l\u2019alchimista non ne traeva mai una pozione utile al moralismo. Attore e autore, scrittore e regista, pedinatore, come gli piace che si dica, dei nostri vizi, delle nostre miserie, del nostro carattere pi\u00f9 profondo. Esegeta del linguaggio e fotografo di nuvole perch\u00e9 nel movimento irrituale e imprevedibile sosta ci\u00f2 che ci tiene vigili e scongiura il rischio di parlarsi addosso. Verdone non lo ha mai fatto.<\/p>\n<p>Al suo posto, sullo schermo e sul palco di un teatro, hanno parlato i suoi personaggi. Eravamo noi? Era lui? Il dubbio resta ed \u00e8 il manifesto dell\u2019efficacia del processo. Verdone ha attraversato i decenni con la grazia curiosa di chi pi\u00f9 che insegnare desiderava imparare. Lo ha fatto senza negarci uno specchio in cui potersi riflettere perch\u00e9 forse, lo scopo ultimo, era guardarsi dentro. Il Verdone emigrante che scende dalla Germania a Matera per compiere il suo dovere di elettore disegna un breviario dei vizi nazionali che per attualit\u00e0 non teme confronti. Il Verdone che osserva i propri compagni di scuola e scorge nella caduta delle illusioni un indizio di pastorale italiana somiglia a un apologo letterario. Il Verdone che mette in scena se stesso e si scopre cos\u00ec reale da aver paura della sua stessa immagine spaventa chi pensa di averlo capito senza aver capito nulla. Il Verdone caustico, quello sentimentale, l\u2019uno, Verdone e centomila. A questo signore educato e gentile, destinato a essere di tutti del tutto inadatto a preservare un angolo di requie dobbiamo molto.<\/p>\n<p>Vorremmo abbracciarlo, ma ci tratterremo. Come fece lui con Gian Maria Volont\u00e9 quando lo insegu\u00ec, era il \u201971, per esprimergli ammirazione. Volont\u00e9 lo ringrazi\u00f2. Non si strinsero neanche la mano, ma sorrisero entrambi. Un tempo il tutto era fatto di niente. <\/p>\n<p>Illustrazione di Jean Michel Tixier<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Convinto che Roma lo avrebbe accolto con affetto, Federico Fellini aspett\u00f2 l\u2019autobus cullato dall\u2019ebbrezza della prima volta. 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