{"id":228433,"date":"2025-11-23T10:05:21","date_gmt":"2025-11-23T10:05:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/228433\/"},"modified":"2025-11-23T10:05:21","modified_gmt":"2025-11-23T10:05:21","slug":"chiharu-shiota-e-i-tremori-dellanima","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/228433\/","title":{"rendered":"Chiharu Shiota e i tremori dell&#8217;anima"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019essere umano, noi tutti, \u00e8 una stanza e l\u2019universo insieme: un contenitore con un vissuto collegato a ogni altro elemento, invisibilmente, a comporre un\u2019unica unit\u00e0. Attraverso i suoi lavori, che lei stessa definisce \u201cfilosofie del momento\u201d, Chiharu Shiota (Osaka, 1972), rende visibile \u201cl\u2019esistenza nell\u2019assenza\u201d, per usare ancora le sue parole. Al MAO Museo d\u2019Arte Orientale di Torino, per la mostra The Soul Trembles a cura di Mami Kataoka, direttrice del Mori Art Museum e Davide Quadrio, direttore del MAO, alcune delle pi\u00f9 note e importanti installazioni dell\u2019artista giapponese sono riunite in un allestimento immersivo e articolato che ripercorre la produzione di Shiota anche attraverso disegni, fotografie, video e interventi site specific dedicati alla collezione permanente del museo. La mostra, in anteprima nazionale, arriva per la prima volta in assoluto in un museo di arte asiatica.<\/p>\n<p>Con Shiota entriamo nel regno del sentito, ovvero di ci\u00f2 che, non detto e indicibile, pu\u00f2 prendere forma soltanto come metafora visiva. Con l\u2019uso di fili, intrecciati a formare fitte reti inestricabili, vediamo espresso uno dei concetti fondanti del pensiero dell\u2019artista: la connessione effettiva tra tutte le cose, la dimensione unica che lega noi e i sogni di un altro, l\u2019oggetto della vita passata di un estraneo e la nostra stessa memoria.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"64982af1-477d-475e-bca1-cfb219a66606\" height=\"520\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/immagine 1.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nShiota Chiharu, Accumulation &#8211; Searching for the Destination, 2014\/2019, Suitcase, motor and red ropeDimensions variable, Installation view: Shiota Chiharu: The Soul Trembles, Mori Art Museum, Tokyo, 2019 Photo: Kioku Keizo, Photo courtesy: Mori Art Museum, Tokyo.<\/p>\n<p>In Accumulation \u2013 Searching for the Destination (2014-19), decine di valigie sono disposte a creare una passerella ondeggiante che arriva fino al soffitto. Valigie trovate, in costante movimento \u2013 leggere scosse le agitano \u2013 appese a una fitta selva di fili rossi. Il rosso, spiega l\u2019artista in un\u2019intervista, \u00e8 il colore destinato a rappresentare la connessione; il nero la profondit\u00e0 dell\u2019universo, il bianco \u00e8 a un tempo la morte e la purezza. Le valigie non sono che oggetti appartenuti a qualcun altro, memorie personali prese e fatte risignificare: da solo, questo gesto traccia un collegamento tra ci\u00f2 che \u00e8 stato e ci\u00f2 che \u00e8 adesso, tra ci\u00f2 che era di qualcuno e ci\u00f2 che ora appartiene a tutti. L\u2019ascesa che compiono le valigie e ci sovrasta \u2013 quasi la scala vista in sogno da Giacobbe, che unisce terra e cielo e percorsa dagli angeli \u2013 \u00e8 un flusso che potrebbe continuare all\u2019infinito: da qui capiamo che i luoghi dell\u2019arte, le stanze cui solitamente viene racchiusa, sono un contenitore necessario quanto il corpo fisico per contenere ci\u00f2 che altrimenti sarebbe ininterrotto. Shiota, quando si racconta, parla del passaggio che l\u2019ha vista transitare dalla pittura all\u2019installazione, in un processo talvolta molto critico e doloroso. Accostare segni e colori su una tela non poteva bastarle, pur essendo ci\u00f2 che pi\u00f9 amava fin da bambina, perch\u00e9 l\u2019opera cos\u00ec prodotta sarebbe per sempre rimasta separata da s\u00e9. L\u2019artista ha sviluppato invece un linguaggio che le permette di espandere l\u2019opera includendo s\u00e9 stessa e lo spettatore. Emblematico di questa transizione \u00e8 il lavoro che vede Shiota dipingere s\u00e9 stessa, divenendo un quadro a sua volta. Becoming painting, opera del 1994, vede Shiota inglobata nella tela che ospita i suoi gesti pittorici. Vediamo Shiota travolta dal rosso che aveva usato su teli bianchi che la avvolgono: usando uno smalto, il colore le rimase addosso per mesi (possiamo immaginare che le penetr\u00f2 sottopelle e nei polmoni \u2013 una fusione organica pressoch\u00e9 totale). Farsi dipinto, nel caso di Shiota, non significa mettere al centro il corpo come mezzo di espressione, bens\u00ec effettuare, sulla propria pelle, quel processo di continuit\u00e0 tra s\u00e9 e l\u2019opera, farsi un tutt\u2019uno, connettersi, eliminare le distanze. Il corpo, infatti, trova spazio nel pensiero di Shiota nella misura in cui viene inteso come traccia di una presenza non manifesta, perch\u00e9 svanita o impalpabile. L\u2019abito, infatti, \u00e8 simbolo di questo concetto: non fa che evocare il corpo che dovrebbe abitarlo, facendosi suo vuoto testimone. In Reflection of Space and Time (2018),<strong> <\/strong>sospeso in una rete di fili neri, il vestito bianco e il suo riflesso specchiato sono sospesi a mezz\u2019aria in quella che pu\u00f2 apparire una gabbia, lo spazio chiuso e inabitabile per i fili intrecciati. Lo spazio, amplificato nel suo riflesso, cerca comunque un\u2019espansione, una continuit\u00e0 verso dimensioni incamminabili. Il tempo, questo corpo invisibile che abita il mondo, si trova a sua volta sdoppiato, per accumulo, nello specchio. Vedersi comparire nella superficie specchiante non significa soltanto vedere la propria forma duplice, ma vedersi, nello stesso tempo, vivere due volte, con prospettive diverse, lo stesso momento. Attorno a un vestito che non parla.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"95b46a03-3396-4961-903b-0472d630ca8c\" height=\"1168\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/immagine 2_0.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nShiota Chiharu, Reflection of Space and Time 2018, White dress, mirror, metal frame, Alcantara black thread280 \u00d7 300 \u00d7 400 cm<br \/>Commissioned by Alcantara S.p.A Installation view: Shiota Chiharu: The Soul Trembles, Mori Art Museum, Tokyo, 2019 Photo: SunhiMang, Photo courtesy: Mori Art Museum, Tokyo<\/p>\n<p>Se vogliamo, proprio lo specchio ci mette di fronte a una condizione ambigua: sapersi identici e separati a un tempo. La connessione autentica pu\u00f2 avvenire solo senza divisioni interne, ci dice Shiota. Un concetto espresso chiaramente in molte sue opere su carta, in cui si vede una figura umana, piccolissima, unita attraverso i fili a dimensioni amorfe molto pi\u00f9 grandi di essa, quasi mondi o energie, che la sovrastano. L\u2019idea della congiunzione attraverso elementi sottili e lineari \u2013 a volte possono ricordare il modo in cui venivano anticamente rappresentati i raggi solari, fitte linee a sfiorare le figure \u2013 nella pratica di Shiota, sembra voler evocare \u2013 far apparire nella mente \u2013 tutto ci\u00f2 che comunque resta pi\u00f9 grande per le sue pur enormi installazioni. Uncertain Journey (201619),<strong> <\/strong>scheletri di barche in ferro e fiotti di fili rossi che da esse partono a mascherare il soffitto in fitti nuvoli, richiamando soggetti che gi\u00e0 disegnava durante l\u2019infanzia, \u00e8 un\u2019installazione che parla a un tempo di ci\u00f2 che vediamo e ci\u00f2 che resta proprio troppo esteso per i sensi o il pensiero. Se si pensa all\u2019installazione monumentale di Rebecca Horn (di cui Shiota fu allieva alla Berlin University of the Arts) Turm der Namenlosen (Torre dei senza nome) realizzata nel 1994, in cui scale a pioli si intrecciano fino al soffitto e violini suonano da soli a intervalli regolari, l\u2019ascensione cui gli elementi aspirano \u00e8 differente dalle opere di Shiota. Al di l\u00e0 del diverso discorso in cui le opere di Horn sono nate \u2013 ricordo anche Inferno (1993-2024), letti in ferro accavallati a formare un monumento altissimo e drammatico \u2013 nell\u2019artista tedesca gli elementi si toccano per accumulo, come macerie, dando vita a una giustapposizione caotica e a una semantica tragica. In Shiota gli oggetti che chiama in causa collaborano, invece, per ricreare interi scenari dentro cui l\u2019osservatore pu\u00f2 entrare. Anche non conoscendo il lavoro dell\u2019artista giapponese, infatti, si sa sempre dove si \u00e8: ogni processo \u201cintellettualizzante\u201d viene deposto in favore della messa in scena del sogno, del ricordo, di quelle dimensioni con cui talvolta pi\u00f9 facilmente possiamo familiarizzare e fare nostre. \u201cSe disegno le mie idee, loro svaniscono. Le idee diventano da sole opera d\u2019arte [&#8230;] ma io non disegno niente, colleziono soltanto le idee.\u201d Shiota in qualche modo decostruisce la parola che potremmo usare per descrivere ci\u00f2 che ci mostra, o che useremmo noi stessi per raccontare la nostra storia: le idee, trattenute sottopelle nei suoi lavori, servono come le cellule a formare gli organi, elementi pi\u00f9 grandi e complessi.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"38ab1b3c-4625-4b53-bcc5-fbb7c314ffb4\" height=\"520\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/immagine 3.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nShiota Chiharu, Uncertain Journey 2016\/2019<br \/>Metal frame, red wool Dimensions variableInstallation view: Shiota Chiharu: The Soul Trembles, Mori Art Museum, Tokyo, 2019 Photo: Sunhi Mang, Photo courtesy: Mori Art Museum, Tokyo.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"7ab0bd25-8ec4-4f8b-b18f-efe778b51751\" height=\"1170\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/immagine 4.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nShiota Chiharu, Uncertain Journey 2016\/2019, Metal frame, red wool Dimensions variableInstallation view: Shiota Chiharu: The Soul Trembles, Mori Art Museum, Tokyo, 2019 Photo: Sunhi Mang, Photo courtesy: Mori Art Museum, Tokyo.<\/p>\n<p>O pi\u00f9 piccoli. Connecting Small Memories (2019)<strong> <\/strong>\u00e8 un mondo miniaturizzato in cui ogni oggetto si presenta in una piccola rete di fili rossi \u2013 \u201cQuando voglio raccontare una storia, uso il rosso\u201d, dice sempre Shiota \u2013 a ribadire ancora le strade molteplici che ogni cosa porta con s\u00e9; sta a noi capire se i fili ingabbiano o connettono.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"230d76b8-7a1e-45c4-b08e-42df26b22d9f\" height=\"521\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/immagine 5.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nShiota Chiharu, Connecting Small Memories (detail), 2019, Mixed mediaDimensions variable<br \/>Installation view: Shiota Chiharu: The Soul Trembles, Mori Art Museum, Tokyo, 2019 Photo: Sunhi Mang, Photo courtesy: Mori Art Museum, Tokyo.<\/p>\n<p>Riprendendo a memoria una frase di Paul Celan: \u201cnon c\u2019\u00e8 differenza tra una stretta di mano e un poema.\u201d Collegarsi all\u2019altro, combattere la disunione che fa di ogni essere, vivente e non, un soggetto a s\u00e9 stante dentro il vuoto che lo separa dal resto delle cose, ha una forza e una forma insieme. Per questo la mostra di Shiota pu\u00f2 dirsi avere una struttura poematica, nel senso del termine dato da Celan: un lungo discorso unito e comunque teso verso l\u2019unione, continuamente. Stringendo la mano a Shiota siamo portati a entrare in una dimensione che scopriamo nostra; l\u2019atto antico del saluto, della connessione, \u00e8 in fin dei conti il gesto con cui tessiamo i fili che ci legano alle cose del mondo. Proprio quando sente tutti i propri punti di ancoraggio \u201cl\u2019anima trema\u201d, come dice il titolo della mostra; quando sa che pu\u00f2 tendere a un\u2019espansione in(de)finita. In questo senso trova spazio anche la riflessione sulla morte, nell\u2019opera di Shiota. Un andare verso un luogo in cui il corpo, le idee, i pensieri si dissolvono e alla fine del quale \u201cci possono essere delle risposte\u201d. Shiota dice di creare i suoi lavori \u201ccercando queste risposte\u201d, legate al divenire cui ci sottopone il trapasso. Quasi a dirci che la connessione totale, ed esistente, tra il singolo e il tutto, comporta un collegamento anche con la dimensione della morte, quel grande sogno che Shiota vede nei suoi fili bianchi \u2013 bianchi \u201ccome l\u2019inizio, come gli d\u00e8i, come la neve\u201d \u2013 e che ha iniziato a utilizzare solo nella sua fase di ricerca pi\u00f9 recente. In Where Are We Going? (2017-19),<strong> <\/strong>installazione che apre la mostra, il tema dell\u2019imbarcazione torna in strutture fluttuanti, la cui sostanza \u00e8 una rete bianca in mezzo a una pioggia di fili neri. Cos\u00ec noi, guardando all\u2019ins\u00f9 come la volpe nelle favole di La Fontaine, vediamo galleggiare questo mondo a cui sappiamo di appartenere gi\u00e0, che ci chiede per\u00f2 qualcosa a cui sapremo rispondere soltanto una volta raggiunto davvero.<\/p>\n<p>Chiharu Shiota, <a href=\"https:\/\/www.maotorino.it\/it\/evento\/chiharu-shiota-the-soul-trembles\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">The Soul Trembles<\/a>, a cura di Mami Kataoka e Davide Quadrio<br \/>con Anna Musini e Francesca Filisetti, assistenti curatrici<br \/>MAO Museo d\u2019Arte Orientale<br \/>22 ottobre 2025 \u2013 28 giugno 2026<br \/>Mostra organizzata dal MAO Museo d\u2019Arte Orientale in collaborazione con il Mori Art Museum di Tokyo.<\/p>\n<p>In copertina, Shiota Chiharu, Where Are We Going? 2017\/2019, White wool, wire, rope<br \/>Dimensions variable, Installation view: Shiota Chiharu: The Soul Trembles, Mori Art Museum, Tokyo, 2019 Photo: Kioku Keizo, Photo courtesy: Mori Art Museum, Tokyo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"L\u2019essere umano, noi tutti, \u00e8 una stanza e l\u2019universo insieme: un contenitore con un vissuto collegato a ogni&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":228434,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89,1617],"class_list":{"0":"post-228433","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-intrattenimento","16":"tag-it","17":"tag-italia","18":"tag-italy","19":"tag-mostre"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115598454182926960","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/228433","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=228433"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/228433\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/228434"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=228433"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=228433"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=228433"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}