{"id":230093,"date":"2025-11-24T13:31:16","date_gmt":"2025-11-24T13:31:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/230093\/"},"modified":"2025-11-24T13:31:16","modified_gmt":"2025-11-24T13:31:16","slug":"sessanta-petroliere-russe-al-mese-garantiscono-miliardi-a-putin-e-minacciano-le-coste-italiane-ma-non-vogliamo-fermarle-ecco-perche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/230093\/","title":{"rendered":"Sessanta petroliere russe al mese: garantiscono miliardi a Putin e minacciano le coste italiane. Ma non vogliamo fermarle: ecco perch\u00e9"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Federico Fubini<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12 is-mr-t-20\">Le entrate da petrolio gonfiano le casse (e l\u2019ego) del nuovo zar. Come costringere il Cremlino a ridurre la propria assertivit\u00e0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Questo articolo \u00e8 tratto dalla newsletter \u00abWhatever it takes\u00bb a cura di Federico Fubini, <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/fubini\/\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">se vuoi iscriverti clicca qui<\/a>.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il cosiddetto \u00abpiano di pace\u00bb russo-americano di questi giorni \u00e8 un documento straordinario. Molti europei osservano che quel progetto premia il Paese aggressore e punisce la vittima; la sua intera architettura mina alle fondamenta il principio pi\u00f9 importante del diritto internazionale, secondo il quale i confini di uno Stato non possono essere spostati con la forza. \u00c8 vero che affaccia l\u2019ipotesi di offrire all\u2019Ucraina delle garanzie di sicurezza, ma esse appaiono vaghe e comunque le potenze occidentali le hanno gi\u00e0 fornite a Kiev in passato, per poi ignorarle.  <br \/>Queste <a href=\"https:\/\/links.newsletter.rcsmediagroup.it\/z\/wk1jt8b10dqx04?uid=54e33523-d5da-4f6c-adb8-c5cdeb30b16d&amp;txnid=813fa026-19de-4eab-a3cc-84bc4d2cc90c&amp;mid=96cc4506-fbd9-4742-833f-c33219d502e1&amp;utid=54e33523-d5da-4f6c-adb8-c5cdeb30b16d-Newsletter_COR_WHATEVERITTAKES&amp;bsft_aaid=72bb9dec-3452-4075-a63c-0f8d60246a1e&amp;bsft_ek=2025-11-24T05%3A03%3A27Z&amp;bsft_mime_type=html&amp;bsft_tv=1142&amp;bsft_lx=3\" title=\"https:\/\/links.newsletter.rcsmediagroup.it\/z\/wk1jt8b10dqx04?uid=54e33523-d5da-4f6c-adb8-c5cdeb30b16d&amp;txnid=813fa026-19de-4eab-a3cc-84bc4d2cc90c&amp;mid=96cc4506-fbd9-4742-833f-c33219d502e1&amp;utid=54e33523-d5da-4f6c-adb8-c5cdeb30b16d-Newsletter_COR_WHATEVERITTAKES&amp;bsft_aaid=72bb9dec-3452-4075-a63c-0f8d60246a1e&amp;bsft_ek=2025-11-24T05%3A03%3A27Z&amp;bsft_mime_type=html&amp;bsft_tv=1142&amp;bsft_lx=3\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">osservazioni<\/a> sono di Mark Champion di Bloomberg, che continua: il piano \u00abequivale alla capitolazione forzata dell\u2019Ucraina in nome della conquista e del profitto, \u00e8 la bozza di un moderno patto Molotov-Ribbentrop nel quale l\u2019interesse di una parte nella partizione dell\u2019Ucraina \u00e8 territoriale e l\u2019interesse dell\u2019altra, commerciale. In una parola, \u00e8 una vergogna\u00bb.<br \/>Concordo, per quanto possa valere. Eppure ripetersi queste valutazioni o cercare affannosamente di inseguire gli Stati Uniti con un piano alternativo \u2013 come i governi europei hanno fatto ieri sera da Ginevra \u2013 non sposta una realt\u00e0 che conosciamo, ma rifiutiamo di riconoscere: se ancora una volta siamo stati presi di sorpresa, se continuiamo a subire i diktat degli altri attori del sistema internazionale per poi cercare di rimediare senza una strategia, senza convinzione, \u00e8 solo colpa nostra. Si pu\u00f2 deprecare il cinismo di Donald Trump. Si pu\u00f2 ripetere \u2013 correttamente \u2013 che Vladimir Putin ricorda sempre di pi\u00f9 un tipico dittatore fascista della prima met\u00e0 del \u2018900 nella sua fase aggressiva. Ma questa ennesima crisi diplomatica e la situazione drammatica dell\u2019Ucraina ce le siamo tirate addosso da soli. Guardiamo ai mari che ci circondano, e capiremo perch\u00e9.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p>    Houthi uno, Europa zero<strong\/><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Lo stretto di Bab el Mandeb all\u2019ingresso del Mar Rosso verso Suez ha una larghezza di 25 chilometri nel punto pi\u00f9 stretto eppure gli Houthi, una milizia tribale, <a href=\"https:\/\/links.newsletter.rcsmediagroup.it\/z\/wh11tnbk07q504?uid=54e33523-d5da-4f6c-adb8-c5cdeb30b16d&amp;txnid=813fa026-19de-4eab-a3cc-84bc4d2cc90c&amp;mid=96cc4506-fbd9-4742-833f-c33219d502e1&amp;utid=54e33523-d5da-4f6c-adb8-c5cdeb30b16d-Newsletter_COR_WHATEVERITTAKES&amp;bsft_aaid=72bb9dec-3452-4075-a63c-0f8d60246a1e&amp;bsft_ek=2025-11-24T05%3A03%3A27Z&amp;bsft_mime_type=html&amp;bsft_tv=1142&amp;bsft_lx=4\" title=\"https:\/\/links.newsletter.rcsmediagroup.it\/z\/wh11tnbk07q504?uid=54e33523-d5da-4f6c-adb8-c5cdeb30b16d&amp;txnid=813fa026-19de-4eab-a3cc-84bc4d2cc90c&amp;mid=96cc4506-fbd9-4742-833f-c33219d502e1&amp;utid=54e33523-d5da-4f6c-adb8-c5cdeb30b16d-Newsletter_COR_WHATEVERITTAKES&amp;bsft_aaid=72bb9dec-3452-4075-a63c-0f8d60246a1e&amp;bsft_ek=2025-11-24T05%3A03%3A27Z&amp;bsft_mime_type=html&amp;bsft_tv=1142&amp;bsft_lx=4\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">bloccano<\/a> da due anni il 70% dei transiti da e verso l\u2019Europa. Invece lo stretto fra la Danimarca e la Svezia in entrata e uscita dal Baltico misura appena quattro chilometri nel suo punto pi\u00f9 stretto, tutto in acque della Nato e dell\u2019Unione europea e dunque in teoria \u00e8 controllato dalle organizzazioni pi\u00f9 ricche e potenti che la storia abbia mai visto. Eppure continuiamo a far passare esportazioni di petrolio russo per decine di miliardi di euro all\u2019anno: l\u2019equivalente di quanto stiamo pagando ogni anno per cercare di difendere l\u2019Ucraina dall\u2019aggressione della Russia stessa, finanziata con quei fondi. In altri termini, gli Houthi dello Yemen \u2013 senza economia, senza divise, senza Stato \u2013 dimostrano una capacit\u00e0 di proiettare la loro potenza sullo scacchiere internazionale superiore a quella dell\u2019Europa. Persino loro.<br \/>Sono provocatorio? Naturalmente. Ma \u00e8 passata da un pezzo \u2013 dopo tutti questi morti, dopo questa distruzione \u2013 la fase del linguaggio diplomatico. I fatti contano di pi\u00f9. E dicono che dopo che l\u2019Unione europea ha messo sotto sanzioni circa seicento petroliere al servizio dell\u2019industria del greggio russa, dopo i tetti al prezzo e dopo quasi quattro anni di misure sugli idrocarburi di Mosca, tutto non va nel migliore dei modi. I dati che sto per presentare sono elaborati dall\u2019economista ucraino Andriy Klymenko e dalla sua squadra del centro studi Black Sea News, attraverso un controllo dei flussi di traffico delle petroliere russe da tutte le fonti disponibili.<br \/>Il risultato \u00e8 che l\u2019export di greggio e prodotti petroliferi, con cui Mosca sostiene la guerra, in volume sta aumentando: ventuno milioni di tonnellate di export in gennaio scorso, ventidue milioni in agosto, 23 a settembre e probabilmente ancora di pi\u00f9 ottobre. La chiave \u00e8 nel Mar Baltico, da cui parte almeno la met\u00e0 di tutte le spedizioni di petrolio russo verso il resto del mondo dai porti di Primorsk (a nord-ovest di San Pietroburgo) e Ust-Luga (a sud-ovest di San Pietroburgo). Questa rotta \u00e8 la principale fonte di finanziamento dell\u2019aggressione all\u2019Ucraina. Ai prezzi attuali vale circa fatturati per 55 miliardi di euro all\u2019anno. La seconda rotta pi\u00f9 importante muove da Novorossisk nel Mar Nero verso il Bosforo e i Dardanelli e vale circa il 20% dell\u2019export; ma questo porto di carico delle petroliere russe \u00e8 relativamente vicino al confine ucraino e sempre pi\u00f9 esposto ai bombardamenti delle forze di Kiev, ha gi\u00e0 subito seri danni e non \u00e8 pi\u00f9 affidabile per alimentare la macchina da guerra del Cremlino. Anche le rotte artiche (da Murmansk), dell\u2019Estremo Oriente (attorno a Sakhalin) o gli oleodotti verso la Cina o l\u2019Ungheria non hanno un\u2019importanza paragonabile al Baltico.<\/p>\n<p>APPROFONDISCI CON IL PODCAST<\/p>\n<p>    La battaglia del Baltico<strong\/><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">In sostanza, la sostenibilit\u00e0 dell\u2019intero progetto geopolitico di Putin \u2013 il disfacimento degli assetti europei seguiti alla fine della guerra fredda \u2013 dipende dal transito di un centinaio scarso di petroliere di greggio russo e di una sessantina di petroliere di prodotti raffinati dal Golfo di Finlandia, attraverso un angusto braccio di mare fra Copenaghen e Malmoe, fino all\u2019Atlantico del Nord e alle destinazioni del resto del mondo.<br \/>Lo so che suono semplicistico, ma avete visto gli ultimi dati dell\u2019economia russa? Gi\u00e0 in rallentamento ben sotto l\u20191%, oggi viaggia a ritmi pi\u00f9 che dimezzati rispetto all\u2019inizio dell\u2019anno. L\u2019inflazione continua a correre vicina al 10%. Diciassette settori industriali su 24 risultano in <a href=\"https:\/\/links.newsletter.rcsmediagroup.it\/z\/wu18t8bi0oh904?uid=54e33523-d5da-4f6c-adb8-c5cdeb30b16d&amp;txnid=813fa026-19de-4eab-a3cc-84bc4d2cc90c&amp;mid=96cc4506-fbd9-4742-833f-c33219d502e1&amp;utid=54e33523-d5da-4f6c-adb8-c5cdeb30b16d-Newsletter_COR_WHATEVERITTAKES&amp;bsft_aaid=72bb9dec-3452-4075-a63c-0f8d60246a1e&amp;bsft_ek=2025-11-24T05%3A03%3A27Z&amp;bsft_mime_type=html&amp;bsft_tv=1142&amp;bsft_lx=5\" title=\"https:\/\/links.newsletter.rcsmediagroup.it\/z\/wu18t8bi0oh904?uid=54e33523-d5da-4f6c-adb8-c5cdeb30b16d&amp;txnid=813fa026-19de-4eab-a3cc-84bc4d2cc90c&amp;mid=96cc4506-fbd9-4742-833f-c33219d502e1&amp;utid=54e33523-d5da-4f6c-adb8-c5cdeb30b16d-Newsletter_COR_WHATEVERITTAKES&amp;bsft_aaid=72bb9dec-3452-4075-a63c-0f8d60246a1e&amp;bsft_ek=2025-11-24T05%3A03%3A27Z&amp;bsft_mime_type=html&amp;bsft_tv=1142&amp;bsft_lx=5\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">recessione<\/a> e gli altri (aziende della difesa incluse) in frenata. Le banche denunciano un <a href=\"https:\/\/links.newsletter.rcsmediagroup.it\/z\/wf1lt4b40l8h04?uid=54e33523-d5da-4f6c-adb8-c5cdeb30b16d&amp;txnid=813fa026-19de-4eab-a3cc-84bc4d2cc90c&amp;mid=96cc4506-fbd9-4742-833f-c33219d502e1&amp;utid=54e33523-d5da-4f6c-adb8-c5cdeb30b16d-Newsletter_COR_WHATEVERITTAKES&amp;bsft_aaid=72bb9dec-3452-4075-a63c-0f8d60246a1e&amp;bsft_ek=2025-11-24T05%3A03%3A27Z&amp;bsft_mime_type=html&amp;bsft_tv=1142&amp;bsft_lx=6\" title=\"https:\/\/links.newsletter.rcsmediagroup.it\/z\/wf1lt4b40l8h04?uid=54e33523-d5da-4f6c-adb8-c5cdeb30b16d&amp;txnid=813fa026-19de-4eab-a3cc-84bc4d2cc90c&amp;mid=96cc4506-fbd9-4742-833f-c33219d502e1&amp;utid=54e33523-d5da-4f6c-adb8-c5cdeb30b16d-Newsletter_COR_WHATEVERITTAKES&amp;bsft_aaid=72bb9dec-3452-4075-a63c-0f8d60246a1e&amp;bsft_ek=2025-11-24T05%3A03%3A27Z&amp;bsft_mime_type=html&amp;bsft_tv=1142&amp;bsft_lx=6\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">aumento<\/a> accelerato dei crediti in default, mentre il deficit pubblico<a href=\"https:\/\/links.newsletter.rcsmediagroup.it\/z\/w112tzbg0cvu04?uid=54e33523-d5da-4f6c-adb8-c5cdeb30b16d&amp;txnid=813fa026-19de-4eab-a3cc-84bc4d2cc90c&amp;mid=96cc4506-fbd9-4742-833f-c33219d502e1&amp;utid=54e33523-d5da-4f6c-adb8-c5cdeb30b16d-Newsletter_COR_WHATEVERITTAKES&amp;bsft_aaid=72bb9dec-3452-4075-a63c-0f8d60246a1e&amp;bsft_ek=2025-11-24T05%3A03%3A27Z&amp;bsft_mime_type=html&amp;bsft_tv=1142&amp;bsft_lx=7\" title=\"https:\/\/links.newsletter.rcsmediagroup.it\/z\/w112tzbg0cvu04?uid=54e33523-d5da-4f6c-adb8-c5cdeb30b16d&amp;txnid=813fa026-19de-4eab-a3cc-84bc4d2cc90c&amp;mid=96cc4506-fbd9-4742-833f-c33219d502e1&amp;utid=54e33523-d5da-4f6c-adb8-c5cdeb30b16d-Newsletter_COR_WHATEVERITTAKES&amp;bsft_aaid=72bb9dec-3452-4075-a63c-0f8d60246a1e&amp;bsft_ek=2025-11-24T05%3A03%3A27Z&amp;bsft_mime_type=html&amp;bsft_tv=1142&amp;bsft_lx=7\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"> sale<\/a> e diventa pi\u00f9 costoso. La Russia non \u00e8 affatto sull\u2019orlo di un collasso, ma un calo significativo delle entrate da petrolio \u2013 la singola fonte principale del bilancio pubblico, circa un quarto delle entrate pubbliche \u2013 pu\u00f2 costringere il Cremlino a ridurre la propria assertivit\u00e0. Non sarebbe in grado di dettare le condizioni, come cerca di fare in questi giorni. Dunque, la posta di quelle cento petroliere di greggio e sessanta di carburanti che passano ogni mese dai quattro chilometri fra Danimarca e Svezia \u00e8 colossale. Stiamo pagando centinaia di miliardi di euro all\u2019Ucraina per compensare i danni finanziati da quel traffico.<br \/>Ma cosa fanno i Paesi dell\u2019Unione europea per fermarlo, ostacolarlo, ridurlo seriamente? Praticamente nulla. Accettiamo che anche le navi sotto sanzioni o le navi della flotta fantasma passino indisturbate. Lo consideriamo legale. Ci nascondiamo dietro una convenzione delle Nazioni Unite che proibisce di impedire la navigazione. Ma \u00e8 una foglia di fico.<\/p>\n<p>    Le navi fuorilegge<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La questione riguarda principalmente le petroliere del greggio, perch\u00e9 l\u2019export di carburanti russi \u00e8 gi\u00e0 in calo strutturale dopo i costanti bombardamenti ucraini sulle raffinerie. Prendete solo il mese di settembre, quando sono passate 94 petroliere di greggio: tre di esse trasportavano 383 mila tonnellate di petrolio senza battere alcuna bandiera; altre sei (725 mila tonnellate) avevano bandiere false delle isole Comore, del Benin o della Sierra Leone; altre quindici (1,7 milioni di tonnellate) erano nelle liste nere internazionali per le loro condizioni tecniche seriamente insufficienti e dunque per il rischio ambientale che creano; infine altre 38 petroliere (4,4 milioni di tonnellate di greggio) erano sottoposte a sanzioni europee, britanniche, canadesi e americane. Eppure sono passate tutte senza alcun problema, nel caso delle navi sotto sanzioni perch\u00e9 per loro \u00e8 proibito attraccare nei porti europei ma non transitare da acque dell\u2019Unione europea.<br \/>Non servirebbe molto, sul piano tecnico. Se nei quattro chilometri di mare fra Danimarca e Svezia gli europei fermassero le navi russe sotto sanzioni, quelle senza i requisiti ambientali minimi, senza copertura assicurativa, senza bandiera o con bandiera falsa, in settembre ne avrebbero bloccate circa sessanta, pari a circa un terzo di tutto l\u2019export globale del greggio russo.<br \/>Basterebbe darsi le leggi adatte, perch\u00e9 quelle attuali non funzionano. In settembre l\u2019Estonia ha sequestrato nel Baltico una petroliera russa della flotta fantasma che non batteva alcuna bandiera nazionale. L\u2019ha fermata all&#8217;ancora per due settimane, ma il proprietario ha rapidamente cambiato nome al vascello (da Kiwala in Boracay) e l\u2019ha registrato con bandiera di uno Stato africano in modo da farlo rilasciare. La nave \u00e8 uscita dal Baltico e, su spinta del governo di Kiev, la Francia l&#8217;ha fermata di nuovo e l&#8217;ha ancorata a Brest, perch\u00e9 la nuova bandiera risultava falsa. Tempo un paio di giorni, un tribunale francese l\u2019ha di nuovo lasciata andare.<\/p>\n<p>    L\u2019incidente in Adriatico<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Episodi cos\u00ec si ripetono, ma sono poca cosa rispetto al rischio ambientale delle petroliere della flotta fantasma organizzata dalla Russia per sottrarsi alle sanzioni. Secondo S&amp;P Global essa vale fra 600 e 1.400 petroliere, un quinto del parco mondiale. Centinaia fra queste sarebbero state destinate alla distruzione o forti interventi di riparazione, per la vetust\u00e0 che le rende pericolose e impossibili da assicurare. Intanto gli incidenti si ripetono, bench\u00e9 di solito vengano tenuti piuttosto sotto silenzio: il 18 febbraio di quest\u2019anno, per esempio, la Aruna Gulcay ha lasciato una scia di 47 chilometri di petrolio in Adriatico non lontano da Ravenna (l\u2019Italia continua a essere fra i compratori di materia prima russa, con altri Paesi europei).<\/p>\n<p>    Gli attacchi ibridi<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ma perch\u00e9 dunque i governi europei non mandano le loro marine militari nel Baltico a fermare questo traffico, quando potrebbero farlo in modo legale? Perch\u00e9 non facciamo saldamente del Baltico un mare presidiato dalle forze europee della Nato, dove siamo noi a dettar legge? Possibile che persino gli Houthi siano pi\u00f9 efficaci di noi? La realt\u00e0 \u00e8 semplicemente che temiamo le ritorsioni di Mosca, i suoi atti di guerra ibrida: temiamo i droni sugli aeroporti, le esplosioni sui binari, i cavi tranciati in fondo al mare, i caccia di Mosca che seguono e coprono le petroliere (nelle acque territoriali estoni, \u00e8 successo davvero). Non pu\u00f2 essere un caso se proprio la Danimarca \u2013 il punto nevralgico del passaggio \u2013 \u00e8 stata il Paese pi\u00f9 preso di mira dall\u2019ondata di azioni di disturbo su tutte le infrastrutture in autunno: \u00e8 stato un avvertimento e lo abbiamo tutti capito benissimo.<br \/>Dunque preferiamo fare sempre troppo poco, troppo tardi. In fondo sosteniamo l\u2019Ucraina a met\u00e0, negando i nostri sforzi per essa attraverso le nostre stesse esitazioni. Non stupiamoci se poi arrivano Putin e Trump con i loro \u00abpiani di pace\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">l feedback dei lettori \u00e8 importante, la vostra \u00abraccomandazione\u00bb pure. 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