{"id":2309,"date":"2025-07-23T04:39:24","date_gmt":"2025-07-23T04:39:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/2309\/"},"modified":"2025-07-23T04:39:24","modified_gmt":"2025-07-23T04:39:24","slug":"mentre-usciva-da-una-mostra-di-monet-disse-me-ne-vado-tutti-questi-riflessi-dacqua-mi-fanno-male-agli-occhi-le-montagne-nellarte-di-edgar-degas","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/2309\/","title":{"rendered":"Mentre usciva da una mostra di Monet disse: \u201cMe ne vado, tutti questi riflessi d\u2019acqua mi fanno male agli occhi\u201d: le montagne nell&#8217;arte di Edgar Degas"},"content":{"rendered":"<p>Ebbene s\u00ec, <strong>per quanto possa risultare sorprendente, Edgar Degas dipinse montagne<\/strong>. Ne ha dipinte\u00a0poche e quando lo\u00a0ha fatto, quasi sempre disegnandole o\u00a0\u201cpastellandole\u201d, sembra sfarinare intenzionalmente l\u2019impronta stilistica che ne caratterizzer\u00e0 la pittura, <strong>immergendole in un pulviscolo atmosferico dai toni bruni<\/strong>. E questo accade proprio nel momento in cui decide di dipingere paesaggi, quasi a voler sottolineare la sua lontananza dalle istanze impressioniste. Lo si nota meno in Forest in the Mountains\u00a0(c. 1890), ora al Moma di New York: opera grande come il palmo di una mano. Essa, infatti, realizzata con la tecnica del monotipo, restituisce placche cromatiche pi\u00f9 definite.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"\" data-delta=\"3\" data-fid=\"264945\" data-media-element=\"1\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/Edgar_Degas_-_Forest_in_the_Mountains_c1890_(monotype_on_paper)_-_(MeisterDrucke-392656).jpg\"\/><br \/>Foresta nelle montagne<\/p>\n<p><strong>L\u2019atmosfera vaporosa \u00e8 visibilissima quando le montagne sono raffigurate nello sfondo<\/strong>, dietro ad un lago o nel momento in cui ritrae, riconoscibilissimo col suo cono fumante, il Vesuvio (1892), oggi all\u2019Harvard Art Museum di Cambridge, Massachusetts. Incantato dalla citt\u00e0 e dai suoi musei (da quello archeologico in particolare), <strong>quella con Napoli fu un\u2019immersione totale, fatta di sorprese. <\/strong>Qui Degas, ad esempio, incontr\u00f2 l\u2019opera di Filippo Palizzi, pittore dell\u2019Ottocento la cui qualit\u00e0 gi\u00e0 allora era confinata nel regionalismo penalizzante delle sue origini.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"\" data-delta=\"1\" data-fid=\"264958\" data-media-element=\"1\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/vesuvio.jpg\"\/><br \/>Vesuvio<\/p>\n<p><strong>Il Vesuvio di Degas<\/strong>, <a href=\"https:\/\/www.ildolomiti.it\/altra-montagna\/cultura\/2025\/nonostante-gli-avvertimenti-si-spingeva-a-cavallo-sul-cono-del-vesuvio-per-dipingerne-i-fumi-tra-le-atmosfere-di-giuseppe-de-nittis-0\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">a differenza da quello di De Nittis<\/a>, dipinto vent\u2019anni prima, nel 1872, <strong>non intimorisce: nessuno scappa.<\/strong> Il fumo si alza creando un efficace effetto coreografico, occupando elegantemente con le sue volute una zona di cielo che altrimenti sarebbe risultata vuota. Anche i toni pacificanti di una luce giallognola collocano l\u2019immagine nel passato, contribuendo a rasserenare l\u2019animo dell\u2019osservatore. Gli anni di Turner e della pittura romantica di artisti quali Joseph Wright of Derby, capaci di trasformare quel monte in una fornace interiore, sono oramai lontani.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>Nato a Parigi il 19 luglio 1834<\/strong> (citt\u00e0 in cui morir\u00e0 nel 1917), Degas era diverso per indole e struttura culturale: colto, strenuo difensore della propria vita privata, severo e rigoroso con gli altri quanto con se stesso, quasi sempre insoddisfatto, acre e sferzante nei giudizi, alcuni dicono misogino, questo era Degas e, <strong>quando muore, lui che in vita non ebbe mai un allievo, pare voler salire in cattedra<\/strong>, per impartire l\u2019ultima sua lezione. <strong>Stabilisce, infatti, che sulla tomba vengano incise queste parole: \u201cAm\u00f2 molto il disegno\u201d<\/strong>. Una breve dichiarazione che non solo vuole sottolineare una volta di pi\u00f9 e con fermezza l\u2019autonomia della propria ricerca, ma \u00e8 come se ci dicesse: \u201cIo, nell\u2019avanzare, a differenza di tanti, non ho mai pensato di recidere i fili col passato\u201d. E sappiamo quali passi in avanti fece la pittura in quegli anni.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>Avrebbe potuto scriverlo Ingres quell\u2019epitaffio, l\u2019artista che Degas pi\u00f9 di ogni altro port\u00f2 nel cuore<\/strong>, sin dal giorno in cui, pieno di trepidazione, agli esordi, and\u00f2 a fargli visita, con la speranza di ricevere un consiglio. Fu in quell\u2019occasione che Ingres, oramai anziano, dopo aver osservato alcuni suoi lavori, gli disse: \u201cFate delle linee\u2026 fate molte linee e diventerete un buon artista\u201d. Le linee, dunque il disegno: i contorni, il dettaglio, il tratteggio, la forma, il metodo.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"\" data-delta=\"4\" data-fid=\"264947\" data-media-element=\"1\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/disegnovesuvio.jpeg\"\/><br \/>Veduta del Vesuvio, disegno \u00a9 Harvard College<\/p>\n<p><strong>Il Vesuvio, in piccolo, sintetizza proprio questo: linee, forma, metodo<\/strong>. Una dichiarazione di riconoscenza e fedelt\u00e0, non solo ideale, nei confronti dell\u2019arte classica.<\/p>\n<p>Classico e moderno. Audace sperimentatore e, al contempo, fine e attento innovatore, la cui andatura pittorica non andr\u00e0 mai a creare una situazione deragliante nei confronti della tradizione. <strong>Pi\u00f9 passano gli anni e pi\u00f9 sorprende veder inserito d\u2019autorit\u00e0 il suo nome nel gruppo degli Impressionisti.<\/strong> Mentre usciva da una mostra di Monet lo si sent\u00ec dire: \u201cMe ne vado, tutti questi riflessi d\u2019acqua mi fanno male agli occhi\u201d per poi aggiungere in un altro momento: \u201cNessuna arte \u00e8 meno spontanea della mia, \u00e8 tutta riflessione\u201d.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Tuttavia, <strong>non si pu\u00f2 cancellare la sua presenza alle loro mostre per ben sette volte<\/strong>, a cominciare dalla prima esposizione, quella del 1874, organizzata nello studio del fotografo Nadar. Impressionista lo divenne allorch\u00e9 le circostanze, nella parte finale della sua vita, glielo imposero. Quando cio\u00e8 <strong>il progredire di una malattia agli occhi lo rese praticamente cieco<\/strong>. In quel momento egli<strong> chiese alla luce d\u2019intervenire con maggior forza, plasmando i soggetti<\/strong>. <strong>Non a caso, in quel periodo si avvicin\u00f2 alla scultura<\/strong>. Si pu\u00f2 dire che, con Rodin e <a href=\"https:\/\/www.ildolomiti.it\/altra-montagna\/cultura\/2025\/nellopera-di-medardo-rosso-cio-che-guardiamo-non-e-cio-che-abbiamo-precedentemente-visto-nellarte-mi-interessa-far-dimenticare-la-materia\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">Medardo Rosso<\/a>, Degas sent\u00ec l\u2019esigenza di sviluppare un contatto \u201ctattile\u201d con la materia, ponendosi con i polpastrelli in competizione con la transitoriet\u00e0 della luce.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"\" data-delta=\"1\" data-fid=\"264942\" data-media-element=\"1\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/Edgar_Degas_-_La_famille_Bellelli.jpg\"\/><br \/>La famiglia Bellelli<\/p>\n<p>Sin dagli anni giovanili, am\u00f2 molto l\u2019Italia e, la grande tela de La famiglia Bellelli, iniziata a Firenze nel 1858 e terminata a Parigi nel \u201969, rimane uno dei suoi massimi capolavori. Superata la prima fase,<strong> il pittore francese inizi\u00f2 ad avvalersi di un innovativo taglio fotografico<\/strong>: dal basso, dall\u2019alto, cogliendo di sorpresa il soggetto, con inquadrature assai ardite, quasi cinematografiche. Ci\u00f2 accade non solo quando dipinge le Ballerine, anche nei Nudi\u00a0alla tinozza o seduti sul bordo della vasca: qui la prospettiva oltre che ardita si fa quasi\u00a0periclitante, in contrasto con l\u2019atmosfera\u00a0intima e malinconica del soggetto.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"\" data-delta=\"2\" data-fid=\"264944\" data-media-element=\"1\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/degas-e-le-sue-ballerine-ballerine-1.jpg\"\/><br \/>Ballerine che si esercitano alla sbarra<\/p>\n<p><strong>Tema meno usuale per Degas \u00e8 il paesaggio<\/strong> (ne fece circa cento, contro oltre duecento soggetti legati al ballo). Probabilmente appuntati all\u2019aperto, per\u00f2 poi realizzati in studio, lontano dal soggetto (\u201cnon parlate di plein air in mia presenza\u201d). Questi scorci naturalistici paiono illuminati da una luce artificiale, quasi fossero, in assenza di tulle, paillets e trasparenti chiffon ,<strong> i fondali polverosi di una rappresentazione teatrale.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Ebbene s\u00ec, per quanto possa risultare sorprendente, Edgar Degas dipinse montagne. 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