{"id":231292,"date":"2025-11-25T09:51:10","date_gmt":"2025-11-25T09:51:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/231292\/"},"modified":"2025-11-25T09:51:10","modified_gmt":"2025-11-25T09:51:10","slug":"fotografiste-le-istantanee-di-una-storia-nascosta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/231292\/","title":{"rendered":"Fotografiste, le istantanee di una storia nascosta"},"content":{"rendered":"<p>Le donne hanno lavorato nel settore della fotografia fin dall\u2019inizio, ma sono sempre state trascurate dalla narrazione ufficiale. Con il progetto Fotografiste: Women in Photography from Italian Archives, 1839-1939, condotto dalla Scuola IMT Alti Studi Lucca in collaborazione con l\u2019Accademia di Belle Arti di Brera, viene restituito loro il nome e il riconoscimento<\/p>\n<p>Ci sono sempre state, anche se escluse dalla narrazione dominante. Nel mondo della <a href=\"https:\/\/www.editorialedomani.it\/tag\/fotografia\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">fotografia<\/a> le donne sono state attive sin dall\u2019inizio, in tutti i campi. Come fotografe, assistenti, ritoccatrici, operaie e tecniche, in ambito artistico ma anche industriale, sviluppando competenze e contribuendo a gettare le basi per gli sviluppi futuri della disciplina. Alcune hanno gestito per generazioni studi fotografici che portavano il nome del padre o del marito, altre hanno fotografato tutta la vita in casa propria. Eppure per decenni le tracce della loro presenza erano sparse, frammentate, relegate ai margini.<\/p>\n<p>Oggi a oltre 300 donne della fotografia vengono restituiti nomi e cognomi, storia, identit\u00e0 e contributi. Questo grazie al progetto Fotografiste: Women in Photography from Italian Archives, 1839-1939, condotto dalla Scuola IMT Alti Studi Lucca in collaborazione con l\u2019Accademia di Belle Arti di Brera e finanziato dall\u2019Unione europea.<\/p>\n<p>La ricerca esplora il contributo cruciale che le donne hanno portato nello sviluppo della disciplina fotografica durante il primo secolo del mezzo, dal 1839 fino all\u2019inizio della <a href=\"https:\/\/www.editorialedomani.it\/tag\/Seconda guerra mondiale\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">Seconda guerra mondiale<\/a>. Un periodo in cui il loro ruolo \u00e8 rimasto inesplorato, messo da parte in favore di una narrazione prevalentemente maschile. Una storia incompleta, almeno finora.<\/p>\n<p>Non un\u2019eccezione Lavoratrici del reparto rullini, 1940 ca., stampa positiva ai sali d\u2019argento. Cairo Montenotte, Archivio Ferrania Film Museum.<\/p>\n<p>\u00abCi siamo rese conto che <a href=\"https:\/\/www.editorialedomani.it\/tag\/femminismo\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">le donne<\/a>, nei primi 100 anni di storia della fotografia, in realt\u00e0 non erano cos\u00ec poche come si pensa\u00bb, spiega Linda Bertelli, professoressa di studi visuali ed estetica alla Scuola IMT Alti Studi Lucca e coordinatrice scientifica del progetto assieme a Nicoletta Leonardi, docente di Storia della fotografia all\u2019Accademia di Brera. \u00abVengono sempre presentate come una rarit\u00e0, un\u2019eccezionalit\u00e0, ma erano tantissime a lavorare nel settore e non solo in Italia\u00bb.<\/p>\n<p>Un lavoro collettivo durato anni negli archivi fotografici di Toscana e Lombardia, due zone caratterizzate da contesti diversi: pi\u00f9 studi di medie dimensioni che le donne aprivano, ereditavano e poi gestivano in Toscana, studi grandi oppure impieghi industriali in Lombardia. Un\u2019attivit\u00e0 di individuazione e recupero di frammenti di vita, documenti sparsi in archivi diversi per riportarli insieme in una storia coerente.<\/p>\n<p>Ma soprattutto, la volont\u00e0 di considerare tutte <a href=\"https:\/\/www.editorialedomani.it\/idee\/commenti\/legge-bilancio-premia-famiglia-solo-quella-che-piace-alla-destra-xrjggi41\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">le donne lavoratrici<\/a> del mondo fotografico, considerato come settore professionale produttivo e non soltanto artistico.<\/p>\n<p>\u00abQuesta metodologia ci ha permesso di normalizzare l\u2019esperienza professionale di queste donne. Far vedere che erano tante e che hanno sempre lavorato, togliendo l\u2019elemento di eccezionalit\u00e0 che in qualche modo comunque finiva per isolarle\u00bb, racconta Bertelli. \u00abLa nostra idea non era aggiungere nomi di donne a una storia scritta per escluderle. Noi volevamo che queste esperienze raccontassero un\u2019altra storia, che possa essere un guadagno per il mondo della fotografia, cambiando strutturalmente la sua narrazione\u00bb.<\/p>\n<p> Ridare un nome<\/p>\n<p>Un obiettivo che si esprime molto bene nella storia del titolo, Fotografiste.<\/p>\n<p>\u00abNel 2022, durante una ricerca sulle collezioni fotografiche degli archivi di Lucca abbiamo trovato due sorelle lucchesi, Emilia e Giuseppina Marsini, che nel 1867, in occasione di una piccola mostra locale di arti e mestieri, vennero premiate con una menzione d\u2019onore per i loro ritratti fotografici e si definirono con il termine \u201cFotografiste\u201d. Per spiegare l\u2019uso di questo termine, la letteratura sul tema ha sempre suggerito che le donne, non avendo ancora uno spazio professionale nel settore, tendessero a creare nuove parole per definire il proprio ruolo. Abbiamo intitolato cos\u00ec il progetto, salvo poi scoprire, in documenti antecedenti, l&#8217;esistenza del termine utilizzato anche al maschile. Questo ha cambiato il nostro sguardo sull\u2019intera ricerca, perch\u00e9 segnalava un pregiudizio di genere anche in letteratura. Le sorelle Marsini non avevano inventato niente, avevano solo trasposto al femminile uno dei termini correnti che definivano la professione. Perch\u00e9 le donne gi\u00e0 ne facevano parte\u00bb.<\/p>\n<p>Ricercatori e ricercatrici hanno tolto dall\u2019anonimato oltre 300 donne, restituendo dignit\u00e0 a esperienze lavorative per anni considerate minoritarie o eccezionali, e offrendo la possibilit\u00e0 di raccontare la storia della fotografia in altro modo, esplorando anche le esperienze locali fuori dalla geografia delle capitali e individuando connessioni inaspettate.<\/p>\n<p>\u00abUna storia interessante \u00e8 quella dello studio Ganzini, fondato nel 1862 da Giovanni Battista Ganzini ma che poi ha attraversato le generazioni, passando dalla moglie Carlotta Rovelli alla figlia Udina. Grazie al lavoro di ricerca abbiamo scoperto che un\u2019artista femminista, Silvia Truppi, negli anni Novanta ha progettato una mostra proprio su questa esperienza. Ci ha molto entusiasmato l\u2019idea che non solo questo studio avesse vissuto una linea di eredit\u00e0 di questo tipo, ma anche che la sua rilevanza fosse stata gi\u00e0 scoperta e riconosciuta dalle artiste femministe\u00bb.<\/p>\n<p> Come raccontare<\/p>\n<p>Una lotta, quella per il riconoscimento di lavoro e competenze, che ancora la societ\u00e0 porta con s\u00e9.<\/p>\n<p>\u00abQuella delle donne nella fotografia \u00e8 sicuramente una storia di discriminazione, e cancellarle dalla storia \u00e8 chiaramente stato un atto consapevole di come dovevano essere tramandati gli eventi\u00bb\u00a0dice\u00a0Bertelli. \u00abNel processo di ricerca abbiamo dovuto compiere uno sforzo in pi\u00f9, trovare codici non violenti per raccontare delle storie che contenevano un linguaggio discriminatorio.<\/p>\n<p>\u00abAd esempio\u00bb,\u00a0continua, \u00abbuona parte dei lavoratori al tempo non volevano che le donne facessero parte del settore perch\u00e9, essendo tradizionalmente pagate di meno, c\u2019era il timore che la loro presenza avrebbe abbassato gli stipendi. Di conseguenza, il linguaggio poteva tradursi nella narrazione che le donne non erano brave nell\u2019utilizzo della tecnologia, non erano capaci, quando invece noi abbiamo trovato all\u2019interno di riviste specialistiche testimonianze di donne che descrivevano tutte le lenti che usavano, le tecniche con cui scattavano, le tecnologie estremamente complesse che impiegavano, allora come oggi.<\/p>\n<p>Ormai sappiamo benissimo che c\u2019erano donne che lavoravano in camera oscura, che hanno brevettato emulsioni di stampa fotografica, che producevano lenti\u2026 Eppure questo discorso dell\u2019incapacit\u00e0 tecnologica ci ha inseguite per tanto tempo, basti pensare alla messa in commercio di fotocamere pubblicizzate per le donne proprio in quanto pi\u00f9 semplici da usare. Raccontare queste storie \u00e8 un guadagno non solo per le donne, ma per tutti, come sempre quando si riallinea il cardine della storia\u00bb.<\/p>\n<p>\u00a9 Riproduzione riservata<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Le donne hanno lavorato nel settore della fotografia fin dall\u2019inizio, ma sono sempre state trascurate dalla narrazione ufficiale.&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":231293,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-231292","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-intrattenimento","16":"tag-it","17":"tag-italia","18":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115609723364277301","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/231292","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=231292"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/231292\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/231293"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=231292"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=231292"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=231292"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}