{"id":231871,"date":"2025-11-25T18:18:12","date_gmt":"2025-11-25T18:18:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/231871\/"},"modified":"2025-11-25T18:18:12","modified_gmt":"2025-11-25T18:18:12","slug":"il-serbatoio-ormai-era-vuoto-con-la-giusta-passione-tutto-e-meno-complicato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/231871\/","title":{"rendered":"Il serbatoio, ormai, era vuoto. Con la giusta passione tutto \u00e8 meno complicato"},"content":{"rendered":"<p><strong>Una lunghissima intervista \u00e8 stata rilasciata da Rafael Nadal a Jorge Valdano<\/strong>, all\u2019interno del programma Universo Valdano in onda su Movistar+, che in terra spagnola ha ormai in mano le chiavi di una buona fetta del tennis. Dall\u2019accademia al suo rapporto con il tennis fino ai Big 3, tanti i tempi interessanti toccati dal 14 volte vincitore del Roland Garros.<\/p>\n<p>L\u2019inizio \u00e8 dedicato proprio all\u2019attualit\u00e0: \u201cHo giocato per 45 minuti con <strong>Alexandra Eala<\/strong>, me l\u2019hanno chiesto e l\u2019ho fatto volentieri. Se non devo correre, bene. Resto coinvolto nell\u2019accademia, vedo quello che mi piace. Non seguo il tennis giorno per giorno come prima. Adesso vedo partite o momenti che mi piace vedere. Ho guadagnato tranquillit\u00e0, sentendo che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 tutta quella responsabilit\u00e0 giornaliera di dover rendere sempre. E alle volte in condizioni non adeguate. Questo, a livello umano, personale, ti logora, e non sei pi\u00f9 felice come dovrebbe esserlo uno come me. Il peggio \u00e8 che, alla fine, si \u00e8 chiusa una tappa che \u00e8 stata eccezionalmente buona per me, emozionante. <strong>Se n\u2019\u00e8 andata una cosa che mi ha appassionato davvero, che \u00e8 il competere al livello pi\u00f9 alto. Quell\u2019adrenalina.<\/strong> Sono cose che restano qui per sempre\u201c.<\/p>\n<p>Sul ritiro: \u201cHo provato il dovuto rispetto verso il cambiamento. In tutti i cambi della vita, come minimo, devi generare un po\u2019 di rispetto per come vai a reagire a una nuova vita, diversa da quella di prima e a cui ti sei abituato non solo dai 20 anni di carriera, ma da quando ne avevo 10 Lo sport e il tennis sono ci\u00f2 a cui mi sono dedicato pienamente. Ero preparato, ho selezionato le mie opzioni fino alla fine. Averle sfruttate fino all\u2019ultimo che avevo per continuare a competere al livello al quale volevo essere mi ha dato convinzione di smettere in pace e convinto che fosse la decisione giusta perch\u00e9 non c\u2019era altro. <strong>Il serbatoio, ormai, era vuoto<\/strong>\u201c.<\/p>\n<p>Prima dell\u2019addio: \u201cNon ho nessun brutto ricordo di quei momenti. C\u2019\u00e8 gente che, come logico, pensava che avrei dovuto farlo prima, che la fine fosse senza senso. Per me lo aveva: agire in conseguenza di ci\u00f2 che si \u00e8. Ho agito cos\u00ec. Ho tentato di sfruttare le mie chance finch\u00e9 non ne ho avute pi\u00f9. Mi piaceva quello che facevo. No mi sono ritirato perch\u00e9 stanco di quello che facevo o privo di motivazioni, ma perch\u00e9 il mio corpo non ce la faceva pi\u00f9. Ero ancora felice di fare quello che facevo.<strong> Dopo l\u2019operazione mi hanno detto che avrei potuto recuperare totalmente, avrei dovuto darmi un po\u2019 di tempo per saperlo.<\/strong> A un certo punto mi sono reso conto che potevo competere, ma non al livello necessario per competere. Ho portato la mia carriera al limite, pi\u00f9 lontano di quanto fosse possibile\u201c.<\/p>\n<p>Il tema della motivazione \u00e8 quello principale, e lo tocca in vari modi: \u201cSi pu\u00f2 avere il pi\u00f9 grande talento al mondo, ma bisogna avere la capacit\u00e0 di lavorare, di avere disciplina e concentrazione nel tennis. Nel mio sport il talento \u00e8 quello che ti fa dare un extra, ma una parte molto importante dev\u2019essere il lavoro. <strong>Con passione e determinazione adeguata, tutto \u00e8 un po\u2019 meno complicato. Se non lo \u00e8, \u00e8 molto difficile affrontare tutte quelle difficolt\u00e0 che ti presenta la vita.<\/strong> I sacrifici sono quelli che si fanno quando uno fa cose che non gli piace fare. In questo senso non ho fatto grandi sacrifici. Ho fatto grandi sforzi, ma pochi sacrifici. Mi sono goduto quello che ho fatto. Non sento di aver perso praticamente nulla in questa vita, una vita pi\u00f9 o meno equilibrata, senza vere ossessioni. Sento di aver fatto tutto quello che un adolescente pu\u00f2 fare per non sentirsi privo di una parte dell\u2019infanzia. Ho avuto tempo per tutto\u201c.<\/p>\n<p>Una pausa per ricordare l\u2019inizio della parabola alta della carriera: \u201cS\u00ec, \u00e8 vero che il mio successo mediatico \u00e8 arrivato con la Davis del 2004, quando l\u2019abbiamo vinta a Siviglia. Si pu\u00f2 avere successo a livello mondiale o locale. La mia evoluzione \u00e8 sempre stata legata ad averlo in et\u00e0 diverse. Quando \u00e8 arrivato a livello pro, ero pronto ad affrontarlo. Tutto nuovo, molto intenso, ma mai ho perso di vista chi ero come persona\u201c.<\/p>\n<p>Ancora sulla motivazione a fare le cose: \u201cDevo tantissimo a mio zio, che mi ha reso una persona determinata. Mi obbligava ad avere intensit\u00e0, disciplina e attenzione in ogni allenamento. Se lo alleni da piccolo, \u00e8 facile evolvere nella maniera adeguata. Mi sono sempre fatto aiutare da tutti quelli che mi circondavano. <strong>Sapevo accettare la sfida di voler raggiungere i miei obiettivi e di darmi reali chance di lottare per quelli.<\/strong> Ho sempre avuto determinazione per continuare a migliorare e per continuare a mantenermi al pi\u00f9 alto livello. Il pi\u00f9 autocritico sono sempre stato io, il che ha posto il livello di autoesigenza ancora pi\u00f9 in alto. Ci sono state occasioni in cui la mia carriera si \u00e8 focalizzata sul mio essere un lottatore, perch\u00e9 avevo una grande capacit\u00e0 di concentrazione. Per me \u00e8 un complimento: puoi avere un gran fisico e una gran capacit\u00e0 di lavorare, ma se la motivazione non va dove deve\u2026 c\u2019\u00e8 una qualit\u00e0 tennistica che serve per essere al massimo livello\u201c.<\/p>\n<p>Poi c\u2019\u00e8 anche la questione di cosa accadeva quando le partite non andavano per il verso giusto: \u201cLa gente pensa che io continuassi a crederci pur perdendo, ma non era cos\u00ec. Quello che non facevo era lasciarmi andare, arrendermi. Sapevo di star perdendo e pensavo sarebbe finita, ma nulla mi impediva di provarci.<strong> Cercavo sempre di trovare soluzioni. Questo si ottiene comprendendo cosa sia lo sport, che \u00e8 cercare di dare del tuo meglio anche se sai che perderai.<\/strong> Quello che mi ha pi\u00f9 ossessionato nella carriera, o quel che mi ha sempre infastidito e non sopportavo, era che, una volta giocato un torneo, tornavo a casa sentendo di non aver fatto tutto ci\u00f2 che avevo tra le mani per far s\u00ec che le cose andassero bene. Tentavo di cercare soluzioni pi\u00f9 che pensare al risultato. Pensavo a cosa fare per cambiare la dinamica della situazione. Molte volte, quando stai perdendo, puoi provare cose, e quelle che funzionano valgono sempre la pena. Delle volte in quei momenti di sforzo mentale ottieni piccole vittorie che ti cambiano la vita nel corso di un anno\u201c.<\/p>\n<p>Come si vive il tennis cammin facendo? \u201cQuando ero pi\u00f9 giovane vivevo tutto in una maniera pi\u00f9 intensa. Pi\u00f9 andavo avanti e pi\u00f9 le cose si calmano. Il buono della nostra epoca \u00e8 che abbiamo finito le nostre carriere e ora possiamo andare a cena assieme senza problemi. Questo \u00e8 qualcosa di cui ci si pu\u00f2 sentire orgogliosi. <strong>Abbiamo lottato per i trofei pi\u00f9 importanti, ma non l\u2019abbiamo portato all\u2019estremo. La rivalit\u00e0 \u00e8 rimasta in campo e le relazioni personali sono sempre state di rispetto, ammirazione e anche una certa amicizia tra rivali. Mi sento felice di aver potuto far parte di questa storia.<\/strong> Senza togliere alcun merito a Sinner e Alcaraz, che vogliono fare le cose per bene, credo che noi (Big 3) abbiamo contribuito a far s\u00ec che le nuove generazioni potessero pensare di poter essere competitori feroci senza odiarsi come rivali. Si pu\u00f2 avere una relazione non di amicizia, ma ottima. Lasciamo questa bella eredit\u00e0\u201c.<\/p>\n<p>E sul Roland Garros: \u201cQuello che ho vissuto l\u00ec \u00e8 difficile da comparare. Quella storia si \u00e8 costruita dal 2005 fino a quest\u2019anno con l\u2019addio. Senza pensare al futuro, \u00e8 diventata la storia del record pi\u00f9 importante che ho. Quando ci penso, forse sono stato migliore di altri su quella superficie, ma devono capitare tante cose perch\u00e9 ci\u00f2 accada, ed \u00e8 successo\u201c.<\/p>\n<p>Inevitabile tornare anche sui suoi storici rituali in campo, rimasti molto famosi: \u201cNon sono praticamente per nulla superstizioso. Contrariamente a quel che si pu\u00f2 pensare, fuori dal tennis non ho routine o rituali. Quello che era sul campo restava l\u00ec, nella competizione. Mi serviva. Vorrei poter raggiungere quel livello di concentrazione senza le routine. Non erano cos\u00ec marcate a inizio carriera.<strong> Il tennis ti chiede molto e ti consuma dentro. Ogni giorno vai in campo sapendo che il tempo della notte e puoi essere a casa.<\/strong> Avevo bisogno di routine con cui sentirmi comodo, sicuro, con cui mi aiutavo a non perdere il focus su quello che stavo facendo, a isolarmi da tutto il resto. Ho tentato di diminuirle, perch\u00e9 quando mi vedevo in tv non mi piaceva quel che vedevo, ma non mi stavano male. Mi davano la sensazione di un focus al 100% su quel che facevo. Mi manteneva centrato sul momento. Copiare \u00e8 la cosa pi\u00f9 facile. Uno guarda le persone che fanno meglio di te quello che fai, tenta di fare le cose che di loro piacciono. Tennisticamente \u00e8 lo stesso. Chiaro, mi fissavo sulle cose che avevano i rivali per migliorare. Quando mi allenavo, giorno per giorno, non ci pensavo\u201c.<\/p>\n<p>L\u2019ultima riflessione \u00e8 sull\u2019evoluzione del tennis: \u201cNoi venivamo da <strong>Pete Sampras<\/strong>, che aveva 14 tornei del Grande Slam in bacheca. Ed \u00e8 umano che qualcuno della nostra generazione, arrivato a 14, poteva aver pensato di essere arrivato al massimo.<strong> Noi, essendo tre, e non due, non avevamo margine per rilassarci. L\u2019esigenza era massima. Non abbiamo mai smesso di esigere l\u2019uno dall\u2019altro. Non c\u2019era margine per perdere tornei. Questa \u00e8 stata la grandezza della nostra epoca.<\/strong> Eravamo sempre nelle fasi finali nei tornei pi\u00f9 importanti. Non credo che uno solo sarebbe stato capace di farlo. Non credo cambier\u00e0 molto. Il mondo cambia, il modo di giocare \u00e8 un po\u2019 diverso. Si colpisce pi\u00f9 forte, si serve pi\u00f9 forte. Continuo a credere nell\u2019intuizione, nel non giocare come un robot cercando di indovinare secondo le statistiche. Di questo ho parlato con Federer, a lui non piaceva avere troppe informazioni\u201c.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Una lunghissima intervista \u00e8 stata rilasciata da Rafael Nadal a Jorge Valdano, all\u2019interno del programma Universo Valdano in&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":231872,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1457],"tags":[1537,90,89,15583,245,244,1273],"class_list":{"0":"post-231871","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-tennis","8":"tag-it","9":"tag-italia","10":"tag-italy","11":"tag-rafael-nadal","12":"tag-sport","13":"tag-sports","14":"tag-tennis"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115611717191303945","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/231871","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=231871"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/231871\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/231872"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=231871"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=231871"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=231871"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}