{"id":234116,"date":"2025-11-27T05:23:14","date_gmt":"2025-11-27T05:23:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/234116\/"},"modified":"2025-11-27T05:23:14","modified_gmt":"2025-11-27T05:23:14","slug":"la-verita-19","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/234116\/","title":{"rendered":"| La Verit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Il colosso tedesco sta licenziando in Germania ma \u00e8 pronto a produrre le vetture elettriche a Pechino per risparmiare su operai, batterie e materie prime. Solito Elkann: spinge sull\u2019Ue per cambiare le regole green che ha sostenuto e sul governo per gli incentivi.\u00c8 la resa totale, definitiva, ufficiale, certificata con timbro digitale e firma elettronica avanzata. La Volkswagen \u2013 la stessa Volkswagen che per decenni ha dettato legge nell\u2019industria dell\u2019automobile europea, quella che faceva tremare i concorrenti solo annunciando un nuovo modello \u2013 oggi dichiara candidamente che intende spostare buona parte della produzione di auto elettriche in Cina. Motivo? Elementare: in Cina costa tutto la met\u00e0. La manodopera costa la met\u00e0. Le batterie costano la met\u00e0. Le materie prime costano la met\u00e0. Persino le illusioni costano la met\u00e0.A Wolfsburg devono essersi guardati allo specchio e aver capito che la rivoluzione elettrica, cos\u00ec come l\u2019ha disegnata Bruxelles, \u00e8 come una dieta a base di nulla. Siamo all\u2019assurdo: si licenzia in Germania per produrre in Cina un\u2019auto che in Europa non vuole nessuno.Volkswagen licenzia in Germania perch\u00e9 conviene produrre in Cina un\u2019auto elettrica destinata a un mercato europeo che si \u00e8 gi\u00e0 stufato dell\u2019auto elettrica. L\u2019elettrica in Europa tira come un trattore in tangenziale: ingombrante e fuori posto. Il presidente Oliver Blume in una nota annuncia tagli per 6 miliardi: \u00abI costi di un nuovo modello, in alcuni progetti chiave, possono essere ridotti fino al 50%\u00bb rispetto a quelli europei, grazie ai fornitori locali e alle infrastrutture cinesi. Le nuove strutture di Hefei contribuiscono inoltre a ridurre del 30% i tempi di sviluppo dei veicoli elettrici.\u00c8 il punto pi\u00f9 basso dell\u2019industria continentale da ottant\u2019anni a questa parte. Il campione tedesco, simbolo del miracolo produttivo, che scappa dall\u2019Europa come uno stagista che non sa me funziona la fotocopiatrice.E il bello \u00e8 che ce lo raccontano come una scelta inevitabile, razionale, \u00abnecessaria per la competitivit\u00e0 globale\u00bb. La realt\u00e0 \u00e8 semplice: l\u2019Europa ha imposto l\u2019elettrico come una religione, mentre il resto del mondo produce e compra ci\u00f2 che serve davvero, a Bruxelles hanno deciso che l\u2019elettrico era il nuovo Vangelo. Peccato che fuori dalla cattedrale europea il mondo continui a muoversi con ben altre liturgie.Gli Stati Uniti controllano tecnologia e semiconduttori. L\u2019Europa controlla i comunicati stampa. Ed eccoci qui: Volkswagen prepara i biglietti di sola andata per Shanghai. I manager studiano mandarino pi\u00f9 velocemente di quanto i loro operai imparino a leggere la lettera di licenziamento. \u00c8 la prima volta nella storia della Volkswagen che i veicoli possono essere costruiti interamente al di fuori della Germania. Blume spiega che l\u2019intenzione \u00e8 quindi \u00abconsolidare in modo duraturo\u00bb la posizione di Volkswagen nel pi\u00f9 grande mercato automobilistico al mondo nonostante i dazi americani e la lentezza del mercato europeo. In Italia si consuma la liturgia parallela: John Elkann, il presidente \u00abglobale e minimalista\u00bb, come lo definisce chi ha fantasia, spunta davanti alle telecamere e chiede ancora aiuti e una cambio delle regole Ue che lui aveva spinto.L\u2019industria automobilistica italiana sembra il Telethon permanente: ogni due mesi c\u2019\u00e8 una nuova raccolta fondi.Ieri a Mirafiori presentano la nuova 500 ibrida, la foglia di fico di un gruppo che con l\u2019elettrico cerca di salvare la faccia, ma con il termico non sa come salvare i conti. \u00c8 la tattica da mezzala stanca: buttare la palla avanti e sperare che succeda qualcosa.L\u2019Europa dell\u2019auto \u00e8 finita. \u00c8 finita quando ha deciso che l\u2019innovazione si fa con il moralismo. \u00c8 finita quando ha lasciato ai cinesi tutto ci\u00f2 che conta davvero: batterie, litio, terre rare, produzione di massa. \u00c8 finita quando il suo campione tedesco \u2013 Volkswagen \u2013 ha dichiarato fallimento culturale, industriale e simbolico. Il quadro \u00e8 tragicomico: l\u2019Europa non produce pi\u00f9 batterie; non controlla materie prime; non ha costosissime gigafactory ma solo costosi annunci; e ora non ha nemmeno pi\u00f9 gli stabilimenti, perch\u00e9 le aziende se li portano dove conviene. \u00c8 come guardare un chirurgo che, a forza di austerit\u00e0, decide di operare senza bisturi. Poi si lamenta del risultato.Volkswagen scappa in Cina. Elkann chiede soldi pubblici. L\u2019Europa promette incentivi. Gli acquirenti vogliono ibride. Le case automobilistiche vogliono Cina. La Commissione vuole elettrico. I tedeschi vogliono lavoro. Gli italiani vogliono modelli, non editoria finanziata. E i cinesi&#8230; vogliono tutto il mercato.\n<\/p>\n<p> Il ministro Nordio riferisce in Parlamento sulla famiglia Trevallion. L&#8217;attacco di Rossano Sasso  (Lega): ignorate le situazioni di vero degrado. Scontro sulla violenza di genere.<\/p>\n<p>Ecco #DimmiLaVerit\u00e0 del 26 novembre 2025. L&#8217;esperto di geopolitica Daniele Ruvinetti rivela dettagli e retroscena del piano di pace per l&#8217;Ucraina.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il colosso tedesco sta licenziando in Germania ma \u00e8 pronto a produrre le vetture elettriche a Pechino per&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":234117,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[172],"tags":[178,138463,177,3085,3738,1537,90,89,386],"class_list":{"0":"post-234116","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-affari","8":"tag-affari","9":"tag-automotive-ue","10":"tag-business","11":"tag-europa","12":"tag-industria","13":"tag-it","14":"tag-italia","15":"tag-italy","16":"tag-pechino"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115619994290735240","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/234116","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=234116"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/234116\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/234117"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=234116"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=234116"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=234116"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}